I numeri sono numeri e raccontano, in modo chiaro e senza ambiguità, molte cose. Nel campo del drenaggio i numeri servono, o possono servire, da un lato a cogliere l’importanza e la necessità di investire in soluzioni per ridurre i problemi derivanti dal mancato drenaggio delle acque e, dunque dal rischio alluvioni e, nei casi peggiori, dalle loro conseguenze, comprese frane e smottamenti.
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Ma da un altro lato i numeri possono anche raccontare come le aziende impegnate in produzione e distribuzione di prodotti per il drenaggio stiano affrontando il mercato, un elemento che può aiutare a comprendere come questo settore, sia prima che durante il covid, abbia intrapreso una strada positiva di sempre maggiore promozione e supporto di prodotti e materiali adatti a ridurre l’impatto delle acque meteoriche, sia quelle superficiali che quelle sotterranee incontrollate.
Ispra: Rapporto nazionale sulla situazione del dissesto idrogeologico in Italia
Partiamo dai primi numeri che esemplificano perché il drenaggio è una delle soluzioni più importanti per prevenire danni da concentrazione dell’acqua nel terreno e da aumenti della velocità di scorrimento sia nel sottosuolo che a livello supeficiale.
Ogni due anni l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) presenta il Rapporto nazionale sulla situazione del dissesto idrogeologico nel Paese.
Gli ultimi dati disponibili sono quelli presentati alla Camera dei deputati nel luglio del 2018, secondo il quale è a rischio il 91% dei comuni italiani (erano l’88% nel 2015) e oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in aree ad alta vulnerabilità.
Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, per un totale di 50 mila chilometri quadrati. Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.
Le industrie e i servizi ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono quasi 83 mila, mentre sono 596.254 quelle esposte al pericolo di inondazione nello scenario medio (12,4% del totale). I beni culturali a rischio frana sono 11.712, quelli con pericolo alluvioni 31.137.

Monitoraggio interventi sulla piattaforma ReNdis
La piattaforma informativa ReNdis fornisce un quadro sulla distribuzione e sullo stato di attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico ed è attualmente l’unico strumento di monitoraggio, tra quelli a scala nazionale, orientato agli aspetti tecnici e progettuali, come la gestione degli elaborati di progetto, la tipologia dei dissesti, delle opere, la posizione geografica degli interventi. L’obiettivo della piattaforma è contribuire a rendere più efficiente l’azione contro il dissesto idrogeologico, favorendo una maggiore trasparenza informativa soprattutto verso i cittadini.
Analizzando la sezione Monitoraggio, emerge che in Italia dal 1999 a oggi sono stati realizzati 6.063 interventi contro il dissesto idrogeologico, che hanno sommato 6,59 miliardi di euro di investimenti, con un valore medio annuo di poco superiore ai 300 milioni e uno medio per intervento pari a poco più di 1 milione di euro.

Le alluvioni sono la categoria di dissesto maggiormente finanziata, con il 49% del totale degli investimenti. Gli interventi mediamente hanno tempi di attuazione molto lunghi, la durata media è pari a 4,8 anni, ma vi sono anche casi critici, che si protraggono da oltre dieci anni e rappresentano circa il 10% degli interventi.
Nella piattaforma informativa vi sono attualmente oltre 7.800 schede progettuali di richiesta di finanziamento, per un importo complessivo pari a 26,6 miliardi, e questo numero rappresenta un indicatore del fabbisogno per la difesa del suolo sull’intero territorio nazionale da attuarsi attraverso piani pluriennali di finanziamento.
Riguardo ai livelli di progettazione, il 73% delle schede si trova nella fase progettuale di fattibilità/preliminare, il 15,8% nella definitiva e l’11,2% in quella esecutiva.
Il progetto Trig-Eau per la prevenzione del rischio idrogeologico
Il monitoraggio di questi dati, come recita il rapporto della Camera, risulta particolarmente importante per gli aspetti connessi alla cantierabilità e alla capacità di spesa, che può oggi contare anche su soluzioni innovative e sperimentazioni che diventano buone pratiche da replicare.
Come nel caso del progetto Trig-Eau (Transfrontalierità, Resilienza, Innovazione& Governance per la prevenzione del Rischio Idrogeologico), un progetto che ha l’obiettivo di migliorare la capacità delle istituzioni pubbliche di prevenire e gestire il rischio idraulico nelle aree urbane e periurbane, nonché di fronteggiare le nuove sfide poste dai cambiamenti climatici in quattro regioni, tre italiane (Liguria, Sardegna, Toscana) e nella Région Sud francese.
L’obiettivo finale di questo progetto finanziato dal Programma comunitario marittimo Italia Francia 2014-2020, è la formulazione di un documento di raccomandazioni politiche (policy paper) che renda replicabile il modello sperimentato presso altre istituzioni nell’area transfrontaliera, favorendo l’attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE).
Il progetto prende avvio da una riflessione sulla progressiva espansione delle aree urbanizzate che comporta una forte accelerazione del processo di impermeabilizzazione del suolo a causa della copertura permanente con materiali artificiali per la costruzione di edifici, spazi pubblici e infrastrutture.
Se a questo uniamo gli effetti dei cambiamenti climatici, con precipitazioni sempre più intense e improvvise, la strategia di intervento che ne deriva è quella di aumentare i tempi di corrivazione delle acque meteoriche e le quantità d’acqua che si infiltrano naturalmente nei suoli e nelle falde, diminuire il flusso che scorre superficialmente (run-off), con conseguente aumento dell’erosione del suolo, del trasporto solido e dell’inquinamento delle acque, diminuire l’impermeabilizzazione dei suoli aumentando il drenaggio.
Detombamento dei corsi d’acqua
Una delle strategie proposte dal progetto è il «detombamento» dei corsi d’acqua, per riportare a condizioni di una maggiore naturalità corpi idrici fortemente alterati, riportando un fiume o un canale a cielo aperto e trasformandolo in un’infrastruttura blu-verde per favorire la riduzione del rischio idraulico, allargando la sezione di deflusso, riprofilando il letto fluviale e riconnettendo il corso idrico con le piane alluvionali e, soprattutto, avviando azioni di riqualificazione ecologica e urbana.
Alcune esperienze positive di detombamento di corsi idrici sono, per esempio, i tratti urbani di alcuni fiumi come la Dora Riparia a Torino e il Marzenego a Mestre, oppure il Ru d’Orval a Cannectancourt nella regione Picardie e l’Ondaine a Chambon Feugerolles nella regione di Auvergne Rhône-Alpes in Francia e il Ravensbourne a Bromley (Londra).
A questi interventi si associano altre buone pratiche di gestione del rischio idraulico con sistemi di drenaggio sostenibile (chiamati convenzionalmente Suds) come il parcheggio permeabile e il bacino di ritenzione a San Giuliano Terme in Toscana o la gestione innovativa delle acque meteoriche nell’area metropolitana di Nizza, in Costa Azzurra.
Progetti innovativi della gestione degli eventi meteorici
Molti altri progetti possono essere individuati nella ampia ed estesa progettazione europea a sostegno dell’innovazione della gestione degli eventi meteorici e di quelli di gestione dei cicli delle acque.
Un esempio in questo senso è l’ampio ventaglio di studi e soluzioni proposte dal programma Life dell’Unione Europea, che propone azioni innovative e sostenibili per l’ambiente e all’interno del quale troviamo buone pratiche come nel caso del progetto Life Ww‐Sip From Urban Wastewater Treatment Plant to Self Sustainable Integrated Platform for Wastewater Refinement, ovvero dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane a una piattaforma integrata e autosostenibile per il trattamento delle acque reflue.
O come il progetto Life Cersuds, Sistemi Urbani Sostenibili di Drenaggio a base Ceramica, finanziato dalla Commissione Europea, che sta sviluppando un sistema sostenibile urbano di drenaggio (Suds) che riutilizza materiale ceramico come sistema di filtrazione a pavimento. Questo interessante progetto mira a rafforzare l’adattabilità delle città ai cambiamenti climatici, promuovendo al contempo l’utilizzo di infrastrutture verdi nella pianificazione urbana.
Nuove soluzioni e i materiali per il drenaggio
Oltre alle buone pratiche nazionali ed europee, con la Francia che è in prima fila in queste azioni legate al miglioramento della gestione delle acque meteoriche, ci sono poi le soluzioni e i materiali che possono essere utilizzati per migliorare la regimentazione delle acque nei processi ordinari di manutenzione stradale o nuova realizzazione di strutture e infrastrutture.
In questo ambito alcuni numeri indicano la nuova attenzione del mercato per questi prodotti e queste soluzioni che, se diffuse su tutto il territorio nazionale, permetterebbero di migliorare la gestione delle acque meteoriche e superficiali, riducendo i rischi alluvionali anche di modesta entità ma che, dal punto di vista della sicurezza, permetterebbero ad esempio un migliore e più coerente deflusso delle acque soprattutto, ma non solo, nelle sezioni stradali e autostradali, riducendo di molto il rischio allagamenti e le conseguenze di strati d’acqua non drenati dove viaggiano automezzi.
In questo ambito i numeri che testimoniano la crescente attenzione verso il mercato del drenaggio possono essere rappresentati dall’andamento di mercato delle principali società che trattano prodotti per il drenaggio, sia dal punto di vista produttivo che distributivo.
Drenaggio. le aziende specializzate
Dal punto di vista produttivo una prima analisi, effettuata sulla banca dati dei bilanci del Centro Studi YouTrade, può essere fatta su un insieme di aziende che si occupano principalmente di produzione e vendita di prodotti e soluzioni per il drenaggio.
Si tratta di imprese come Aco, Centraltubi, EJ Italia, F.lli Moro, Greenpipe, Gridiron, Hauraton Italia, Italiana Corrugati, Mcp, Picenum Plast, Pircher, Redi, Saint-Gobain Pam, che complessivamente nel 2019 hanno realizzato un fatturato pari a oltre 346 milioni di euro, in crescita di oltre il 10% sul 2018, con utili pari all’1,3% del fatturato.
Per cinque di queste aziende (Aco, EJ Italia, Hauraton Italia, Pircher, Saint-Gobain Pam) sono già disponibili i bilanci relativi al 2020 e dunque il confronto con gli andamenti complessivi di quelle per i quali sono disponibili i bilanci fino al 2019 permette anche di fare un primo, se pur limitato, confronto tra il trend pre e quello durante la pandemia.
Tra il 2018 e il 2019 le aziende considerate hanno mostrato un incremento del giro d’affari complessivo del 10,4%, un valore che indica la forte performance positiva del settore, che si esprime anche in un incremento complessivo molto elevato dell’utile netto, in crescita di oltre sette volte, con un aumento molto significativo in termini di peso percentuale degli utili sul fatturato, che nel 2018 era pari allo 0,2% e che nel 2019 è salito all’1,9%.
Osservando i valori complessivi delle cinque aziende per le quali sono già disponibili i dati di bilancio 2020 si può osservare come, al di là delle singole variazioni, il valore complessivo del giro d’affari sia comunque positivo, con una crescita dello 0,8%, trainata soprattutto dalla ottima performance di Saint-Gobain Pam, con utili netti in aumento e una performance positiva in termini di peso percentuale degli utili sul fatturato, passato dal -0,5% complessivo per queste cinque imprese nel 2019 al +0,3% del 2020.
Lo scorso anno, dunque, la dinamica del drenaggio in Italia, secondo questo primo e parziale campione di imprese, è stata comunque positiva, nonostante la riduzione del mercato delle costruzioni dovuta al blocco dei cantieri per la pandemia. Ovviamente il blocco non ha interessato le opere pubbliche e, dunque, il sistema del drenaggio potrebbe aver beneficiato di questa da un lato negativa, ma da un altro positiva congiuntura.
Performance per la distribuzione di materiali specializzata in drenaggio
Queste dinamiche positive si inseriscono in un trend di lungo periodo che, per i distributori di materiali edili specializzati in sistemi di drenaggio, vede una crescita forte e continua della dimensione del giro d’affari, con aumenti del 7,8% nel 2017, del 6,6% nel 2018 e del 10,6% nel 2019, con i distributori di maggiore dimensione che presentano crescite ancora più consistenti, nell’ordine del 14,2%, segno che la dimensione aziendale è anche in questo settore un elemento strategico per la competitività sul mercato.
A questo proposito, gli indicatori di performance per la distribuzione di materiali per trattamento acque e drenaggio evidenzia che circa otto imprese su dieci del campione analizzato dal Centro Studi YouTrade nella pubblicazione relativa ai bilanci del 2019 ha un fatturato in aumento (erano sei nel 2018), ma il dato eclatante è che oltre il 92% delle imprese ha avuto un budget in utile.
Questo dato è significativo perché indica che in questo settore anche nel caso di diminuzione del fatturato la capacità operativa e gestionale dei distributori è in grado comunque di produrre profitti. Appare molto significativo il Ros (redditività sulle vendite) positivo per la quasi totalità delle imprese, con poco meno di un sesto di esse con indicatore buono o ottimo.
Ottima performance anche per il Roe (redditività sul capitale impiegato), positivo per quasi il 93% delle imprese e per quasi tre quarti di esse molto buono se non ottimo, con una redditività pari al 10,9%.


Molto bene anche l’indipendenza finanziaria, soprattutto considerando che oltre la metà dei distributori di materiali per trattamento acque e drenaggio hanno una solidità patrimoniale buona o ottima. Anche sul fronte della liquidità aziendale la situazione è positiva, con oltre sette aziende su dieci per le quali la situazione è di tranquillità, mentre circa una su sei può dire di avere una solvibilità buona o ottima.
Il drenaggio è dunque un segmento che oggi non solo esprime grande potenzialità, ma nel quale le nuove soluzioni e le buone pratiche anche europee possono ulteriormente rafforzare. Ce n’è bisogno, non solo per mere questioni economiche e di mercato, ma perché è il nostro Paese ad aver bisogno di più soluzioni e più diffuse, perché l’Italia è un paese a rischio idrogeologico e un aumento dell’uso di questi sistemi aumenta la qualità del nostro territorio dal punto di vista della sicurezza e, in definitiva, della qualità della vita.
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