Il Pnrr e il superbonus danno ancora una spinta, ma non possono durare in eterno. Le aziende devono fare un passo alla volta all’interno di una gerarchia di azioni per focalizzare di più il ruolo della distribuzione come sistema integrato di servizi

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Non è una novità la crisi energetica. Molti ricordano il 1973, anno in cui la crisi petrolifera causata dalla guerra in Kippur colpì duramente la nostra economia, quando imparammo per la prima volta la parola austerity e quando per la prima volta ci scontrammo con la necessità di affrontare il risparmio energetico.

Il 1973 è stato l’anno della fine del lungo periodo di crescita economica e sociale post bellica, ma è stato anche l’anno della fine della guerra nel Vietnam e del premio Nobel per la Pace a Kissinger e Lê Ðức Thọ, della pubblicazione di The dark side of the moon dei Pink Floyd e del premio Oscar al Padrino, dell’inaugurazione delle torri gemelle del World Trade Center e dello scandalo Watergate, della fine dei bombardamenti statunitensi sulla Cambogia e di una rapina con ostaggi a Stoccolma e della conseguente nascita della omonima sindrome, dell’ascesa di Allende in Cile e del successivo colpo di stato di Pinochet, della nascita del compromesso storico tra Dc e Pci e dell’epidemia di colera a Napoli, Bari, Palermo e Cagliari a causa di cozze avariate provenienti dalla Tunisia, delle bombe a Belfast e dell’attacco terroristico palestinese con 30 morti all’aeroporto di Fiumicino

PROBLEMI IRRISOLTI

Ci ricordiamo il 1973 soprattutto per le domeniche a piedi, ma in quell’anno di cose ne sono successe molte, alcune belle e molte altre molto meno, e sulle quali poi la storia ha saputo, come sempre, intervenire con la sua capacità di giustizia.

Quasi 50 anni dopo ci troviamo ad affrontare una crisi energetica che ha tratti simili, ma che colpisce di più e più in profondità perché l’aumento dei prezzi non riguarda come allora il petrolio e la dipendenza della nostra economia da questa fonte fossile, ma dal gas e dall’energia elettrica spesso prodotta dal gas.

E la causa di tutto questo è ancora una volta una guerra, avviata per molti motivi dalla Russia in Ucraina, ma che in sostanza sancisce il ritorno sulla ribalta internazionale di Putin, dopo alcuni anni nei quali l’asse economico e politico mondiale si era spostato sul dualismo Usa-Cina, con la Russia di fatto terzo spettatore.

La nuova voglia di egemonia russa e l’attacco a un Paese di fatto alleato dell’Europa è la sfida di un potere politico che ha unicamente nelle risorse e nelle materie prime la sola arma vincente, perché in tutti gli altri settori, dalla tecnologia alla trasformazione delle materie prime e allo stesso commercio, Stati Uniti, Cina ed Europa di fatto sono leader mondiali. 

Lo scenario che la guerra in Ucraina ha aperto è certamente uno scenario fortemente instabile, del quale non conosciamo gli sviluppi, con la Russia che usa le risorse energetiche come mezzo di ritorsione verso l’Europa e con l’Europa e soprattutto l’Italia spiazzata di fronte alla dipendenza dal gas russo, a causa delle scelte energetiche del recente passato.

RICATTO RUSSO

Lo scenario è quanto mai incerto e lo spettro della terza guerra mondiale in realtà più che un fantasma sembra un incubo già reale e presente, anche se è una guerra diversa che inizia a colpire i veri nodi strategici di quell’occidente che Putin ritiene essere il male universale.

Oggi non si attaccano più i Paesi secondo il vecchio scenario da guerra termonucleare totale, che perfino i film dimostrano che è perdente per tutti su tutti i fronti, ma si colpiscono direttamente le reti di approvvigionamento dell’energia.

Il sabotaggio al gasdotto Nord Stream è il primo esempio di questa nuova forma di guerra terroristica, che non colpisce direttamente le persone uccidendole, ma le reti che consentono di trasportare fonti energetiche e dunque colpiscono anche più duramente la popolazione in quanto senza energia di fatto le persone sono in balia degli eventi.

Certo, si può pensare di sostituire, perlomeno temporaneamente, il gas con il carbone, ma verrebbe meno la sfida vera che abbiamo di fronte, quella della sostenibilità. Ecco, dunque, che il nostro esercito, con le sue navi, non pattuglia più i confini nazionali, ma è distaccato lungo le rotte dei gasdotti sottomarini, a difesa delle reti, la vera ricchezza nascosta.

SPETTRO RECESSIONE

In uno scenario come questo la nostra economia è di fatto in balia degli eventi e le fluttuazioni dei prezzi dei prodotti energetici colpisce non solo le famiglie, ma ancor di più il sistema produttivo, e dunque direttamente il lavoro.

Si registrano purtroppo le prime chiusure di aziende dovute all’aumento esorbitante dei costi energetici, con bollette quadruplicate e decuplicate nel giro di un anno, che di fatto mettono fuori mercato molte attività economiche, prime fra tutte quelle già colpite duramente dal covid-19, dal lockdown alle restrizioni, come il settore della ristorazione e dell’accoglienza turistica.

Ma le aziende produttive non sono da meno, anch’esse esposte a variazioni di prezzi dell’energia e delle materie prime che di fatto possono compensare solo con un conseguente aumento dei prezzi dei prodotti. Una sorta di cane che si mangia la coda in una spirale sempre più veloce e stretta che rischia di strozzare la nostra economia che, dopo la pandemia, aveva iniziato a intravvedere uno scenario di sviluppo mai così intenso e positivo.

Uno scenario nel quale il settore delle costruzioni, grazie alla straordinarietà degli strumenti messi in atto, dal 110% alla cessione dei crediti fiscali e fino al Pnrr, aveva intrapreso una strada di crescita a due cifre mai vissuta nella sua storia, una crescita non facile da affrontare, se non mettendo a segno scelte strategiche e gestionali in grado di ottimizzare le risorse a disposizione.

LE INSIDIE

Perché se alle crisi ci siamo abituati, per restare a quelle recenti dal 2008 in poi, purtroppo e per forza di cose, nella crescita ci sono insidie ancora non bene individuate che rischiano di evidenziare molti nodi problematici delle nostre catene del valore, in particolare nella filiera delle costruzioni, che da sempre gioca la sua partita su reti lunghe e dunque su una complessità elevata di fronte alle esigenze crescenti di ottimizzazione delle relazioni e della gestione dei processi.

Perché se le crisi mettono in evidenza i problemi legati alla gestione dei processi, la crescita evidenzia ancora di più la necessità di recuperare competitività vera, e non dovuta a fattori extraziendali, come la produttività, che nelle costruzioni rimane ancora molto bassa.

Da dove partire dunque? Non è pensabile che la soluzione sia il Pnrr o il 110% per sempre. Anzi, rischiano di essere elementi destabilizzanti e negativi, se non interpretati correttamente, ovvero per ciò che sono, un extra aiuto al sistema in un momento di necessaria ripartenza.

Per esempio, è come se noi usassimo solo il motorino d’avviamento per muovere la nostra auto. Il motorino durerebbe molto poco e faremmo poca strada. Serve mettere in moto un sistema più efficiente di gestione delle risorse, da quelle finanziarie a quelle commerciali, fino a quelle più importanti oggi e che riguardano il personale e la formazione.

SOSTENIBILITÀ

Perché i nodi sono quelli del funzionamento delle nostre aziende come quello delle nostre auto, ovvero chiedersi come è pensato e costruito il motore, non solo la carrozzeria. E deve essere un motore che permetta di mantenere per lungo tempo la velocità massima, così come essere capace di girare a bassi regimi. E soprattutto che produca poche emissioni. 

Esattamente come le auto che oggi devono rispettare giustamente norme sempre più restrittive, le nostre aziende devono sfruttare questo momento positivo di mercato, in uno scenario incerto e difficile da interpretare, per rafforzarsi, consolidare le proprie posizioni e studiare come aumentare la produttività, al fine di ottimizzare il proprio ruolo all’interno della filiera e a livello territoriale.

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Nel settore della distribuzione dei materiali da costruzione queste azioni sono ancora più necessarie e importanti perché un punto debole, molto debole, del sistema distributivo e delle rivendite dei materiali edili è l’estrema parcellizzazione e frammentazione delle imprese, che comporta una esposizione più accentuata rispetto alle dinamiche positive e negative del mercato.

PICCOLI A RISCHIO

Gli effetti critici di una riduzione della domanda e di un ritorno «alla normalità» metterà i soggetti di più piccola dimensione di fronte alla difficoltà, quando non impossibilità, di sostenere i costi di gestione della propria attività, sempre più schiacciata tra catene corte e lunghe della distribuzione, gestione del personale e richiesta di qualità del servizio. E all’interno di una filiera che non potrà che operare sulla qualità complessiva, di prodotto e di processo, per garantirsi valori aggiunti in grado di rendere la loro attività competitiva.

Come affrontare questo momento molto particolare di mercato? Facendo un passo alla volta all’interno di una gerarchia di azioni che devono focalizzare sempre più il ruolo della distribuzione come sistema integrato di servizi a supporto della clientela, prima ancora di fornitura di prodotti.

Il servizio è e sarà sempre di più il vero elemento distintivo, capace di generare valore aggiunto e differenziare la propria proposta commerciale. 

Servizio significa anche organizzazione, e dunque puntare sulla logica del servizio è anche puntare su azioni di ottimizzazione della gestione, da quella economico-finanziaria a quella dell’assetto proprietario, da quella relativa alla promozione e comunicazione a quella legata al personale, alle competenze e alla formazione.

La sfida è molteplice, i passi da compiere molti. Uno alla volta, per non inciampare.

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