Il termine del Piano, fissato per il 30 giugno, non segna la chiusura di alcuni cantieri. Grazie a un escamotage.

È arrivato il momento di fare un bilancio del Pnrr. Ufficialmente il Piano da quasi 200 miliardi si è concluso il 30 giugno. Sempre ufficialmente, prima di luglio avrebbero dovuto essere terminati tutti gli obiettivi del Pnrr: 159 tra milestone (34) e target (125) concordati con l’Unione europea in cambio dell’ultima sospirata decima maxi-rata da 28,4 miliardi. Quindi cantieri fermi, impalcature smontate, tutti a casa? Non proprio. Anche luglio e agosto sono (o dovrebbero essere) stati utili per dare gli ultimi ritocchi, come concordato con la Ue. I committenti (comuni, le regioni, ministeri, Rfi, Anas), insomma, avrebbero dovuto ultimare al 31 agosto i lavori per quelli che sono stati definiti come casi limitati ed eccezionali. È arrivato quindi il momento della verifica.

Lavori in cantiere
Lavori in cantiere

Ma che cosa succede se si scoprirà che non tutti hanno fatto i compiti?

Bonariamente, la Commissione europea ha stabilito che la rata finale non sarebbe automaticamente azzerata, ma sarebbe avviata la procedura prevista, che può condurre a una riduzione parziale del finanziamento europeo. Una riduzione che sarà o sarebbe proporzionale all’importanza relativa dei milestone e dei target non raggiunti. E non si tratta di poca cosa, visto che si parla di una possibile riduzione di miliardi (dai 28,4 dell’ultima rata).

Per fortuna, sono consentite scadenze fino a tre anni per l’effettiva realizzazione degli interventi trasferiti alle facility. In sostanza, l’aiutino può arrivare da strumenti finanziari gestiti da Cassa depositi e prestiti, Invitalia e altri soggetti per i quali la scadenza di giugno era solo per l’attivazione delle risorse finanziarie, mentre l’effettivo impiego potrà proseguire fino al 2029. Non è cosa da poco, visto che si parla di interventi per 24 miliardi, relativi a residenze universitarie, infrastrutture idriche, alla banda larga e, ultimo ma non meno importante, il Piano casa. Insomma, la scadenza del 30 giugno si rivela più una formula ufficiale, ma non l’effettivo stop ai lavori. Un modo bizantino per non perdere la faccia e portare a casa altri fondi europei. Difficile dire se si tratta di un buona notizia (lavori che proseguono) o un’altra testimonianza dell’inefficienza pubblica. Decidete voi.