Aumenta la richiesta di energia e delle relative strutture logistiche dedicate ai centri di calcolo.
E se il vero business del 2027 fossero i data center? Piano Casa a parte, intelligenza artificiale e rinnovabili stanno spingendo i paesi, Italia compresa, a una rincorsa alla realizzazione di grandi data center. Ma non solo: in campo ci sono società di progettazione e sviluppatori di impianti anche da fonti rinnovabili, o società di scopo e del real estate. Al fenomeno dell’Ai è riconducibile il 10% circa delle strutture per iniziativa di operatori di data center o fondi di investimento, ma il restante è l’obiettivo di società di progettazione, sviluppo e di scopo (30% circa), mentre il grosso (60%) è di società più grandi di real estate e logistica e di operatori privati.

Un trend che non accende solo le vendite dei produttori di chipset e memorie ssd, ma anche di chi realizza le nuove strutture. Basta qualche numero per rendersi conto che non si tratta di un’attività marginale per il mondo dell’edilizia. È Terna ad aver fatto il punto sul fenomeno: ad agosto le richieste di connessione di nuovi progetti di centri dati alla rete elettrica hanno toccato i 95,38 gigawatt. In tutto si tratta di 531 domande, di cui 300 da gennaio a oggi. Per dare un’idea, nel 2021 le richieste sono state di 1 gigawatt. Da allora la fame di energia per alimentare processori e operazioni di calcolo sempre più intense hanno spinto la richiesta: 5,40 GW nel 2023, 31,28 GW nel 2024. A questa escalation di consumi elettrici corrisponde un’analoga crescita di edifici creati ad hoc per ospitare i server dedicati.
Da notare che la costruzione di data center si concentra soprattutto al Nord: la Lombardia da sola ha registrato 290 domande per 46 GW, specie nella zona di Milano e dintorni, seguita da Lazio, Piemonte e Puglia.
A offrire uno zoom sul fenomeno è la regione con maggiore concentrazione di data center. La Lombardia ne ospita 49, di cui 33 nell’area di Milano. Ma ci sono complessi infrastrutturali che ne possono ospitare anche più di dieci: se si contassero anche questi la cifra salirebbe a un centinaio, secondo il censimento del Politecnico di Milano, che ha messo a punto la prima mappa delle nuove strutture. La diretta conseguenza è che il capoluogo della Lombardia consuma il 68% del totale nazionale di energia destinata al calcolo digitale. E ci sono ancora 207 richieste di connessione alla rete elettrica di alta tensione concentrate, oltre a Milano, anche nelle province di Pavia, Lodi, Monza e Brianza e Bergamo. Per questo la Regione sta studiando 34 procedimenti autorizzativi e ambientali tra Valutazioni di impatto ambientale, Autorizzazioni integrate ambientali, verifiche di assoggettabilità e varianti urbanistiche. La costruzione di data center, insomma, non va dimenticata.




