Il sismabonus ha convinto molti italiani della necessità urgente di intervenire con opere legate al rischio terremoto. Lo scivolo fiscale al 110% dovrebbe avere inciso sul mercato per circa un quinto degli investimenti, intorno ai 5,7 miliardi
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Nonostante tutti i tentativi del Governo di limitare l’utilizzo dei bonus, con provvedimenti che ogni mese cercano di mettere un freno all’uso del superbonus e dell’istituto della cessione del credito fiscale, sia per motivi ufficiali e reali legati al contrasto alle frodi, sia per motivi meno ufficiali legati al costo eccessivo che questi bonus avrebbero per le casse dello Stato, l’analisi dei dati a disposizione mette in tutta evidenza che senza questi strumenti nessuna politica pubblica di intervento garantirebbe il raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni che il nostro Paese si è dato per il 2030 e per il 2050.
Inoltre, di fronte a un territorio ampiamente esposto ai terremoti e ai movimenti sismici, continui e costanti come testimoniano le recenti scosse in provincia di Firenze, alcune regioni come il Veneto, che un tempo potevano garantire aree esenti da rischio sismico, hanno rivisto la propria classificazione alla luce degli eventi più recenti, come il terremoto dell’Emilia Romagna del 2012, classificando di fatto tutto il territorio a rischio sismico, in base alle diverse scale di rischio.
E questa classificazione permette peraltro a tutti gli edifici di tutto il territorio di accedere ai bonus fiscali per la messa in sicurezza antisismica degli edifici, incentivi senza i quali sarebbe di fatto impossibile iniziare a percorrere quella strada di miglioramento della sicurezza statica degli immobili capace di salvare tante vite umane.
Prevenzione antisismica
Ogni terremoto grave lascia dietro sé una scia non solo di danni fisici agli edifici, ma anche di morti e feriti che una adeguata politica di prevenzione antisismica potrebbe ridurre. E il nostro territorio, ampiamente esposto al rischio, ha necessità di migliorare queste condizioni, sia negli edifici privati che in quelli pubblici.
Ecco, dunque, che i bonus sono uno strumento che oggi ha un costo per lo Stato, che domani diventerà un risparmio in termini di vite umane salvate, di minori spese per il ripristino delle aree colpite e in minori investimenti per la ricostruzione.
Ma noi difficilmente siamo il Paese della prevenzione: preferiamo sempre affidarci alla speranza e, nel migliore dei casi, alla provvidenza di manzoniana memoria. Niente di più sbagliato quando si tratta di politiche di messa in sicurezza antisismica e di prevenzione dai terremoti, e per fortuna nel recente passato i Governi che si sono succeduti dal 2013 in poi, con l’introduzione del sismabonus, hanno previsto e via via confermato negli anni detrazioni maggiori e regole più specifiche per usufruire degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni.
Come noto, infatti, a seconda del risultato ottenuto con l’esecuzione dei lavori, della zona sismica in cui si trova l’immobile e della tipologia di edificio, sono concesse detrazioni differenti, che sono state estese anche all’uso anche del superbonus del 110%, definendo gli interventi antisismici come interventi trainanti e dunque attivatori della maggiore aliquota.

Sismabonus: i dati dell’Agenzia delle Entrate
Queste potenzialità e prospettive sulla carta si stanno traducendo, nella realtà, in una azione di positiva accelerazione degli interventi antisismici, come testimoniano i dati dell’Agenzia delle Entrate, che con riferimento agli interventi realizzati alla data dello scorso mese di settembre, evidenziano come il superbonus abbia di fatto impresso una forte accelerazione alla messa in sicurezza degli edifici.
Uno sprint che si traduce in maggiore sicurezza antisismica futura e, ovviamente, opportunità di lavoro per le imprese coinvolte e per i produttori di soluzioni di messa in sicurezza degli edifici.
Al 30 settembre 2021, dato più recente certificato dall’Agenza delle Entrate, sono stati 84.311 gli interventi antisismici incentivati: una piccola percentuale (3,3%) se confrontata con il totale degli interventi di riqualificazione realizzati con i bonus ordinari e con il superbonus, ma quota che sale al 9,5% se consideriamo il totale degli investimenti messi in campo, pari a oltre 1,8 miliardi di euro.
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Le opportunità di cessione del credito e dello sconto in fattura hanno di fatto velocizzato l’uso degli incentivi antisismici, dato che confrontando i soli dati del superbonus 110% emerge come queste percentuali salgano in modo significativo all’11,4% degli interventi e al 21,1% degli investimenti sui lavori trainanti.
Il supersismabonus, dunque, rappresenta una componente importante degli interventi legati alla maggiore aliquota incentivante, segno che non tutti hanno solo cambiato la caldaia per raggiungere il 110%, ma che di fronte a una opportunità straordinaria e all’effettiva convenienza di messa in sicurezza con la detrazione massima le famiglie italiane hanno risposto in modo positivo.
Basta confrontare le percentuali di interventi antisismici realizzati con i bonus ordinari, pari allo 0,7% degli interventi e al 3,5% della spesa, per comprendere come senza superbonus la propensione all’investimento in sicurezza antisismica scenda drasticamente.
Certo questo è un problema soprattutto culturale che andrà risolto in futuro, ma il traino del 110% sarà determinante in futuro per far comprendere che anche l’85% di detrazione è un’ottima opportunità.
Scendendo nel dettaglio, i dati indicano anche altre cose interessanti, prima fra tutte la preferenza, e non potrebbe essere altrimenti, di utilizzazione dello sconto in fattura rispetto alla cessione del credito, anche se con alcuni distinguo.
Infatti, se complessivamente il 79,9% degli interventi ha optato per lo sconto in fattura, per un totale del 67,2% degli importi, c’è una grande differenza di approccio tra condomini e singole unità immobiliari.
Infatti, mentre nel caso dei condomini la percentuale di sconto in fattura sale all’88,1% in termini di interventi e all’84,2% in termini di importi, nel caso delle singole unità immobiliari queste percentuali scendono rispettivamente al 50,9% e al 47,7%, segno che questa doppia opportunità ha traduzioni diverse nei diversi mercati di riferimento, condomini o singole unità, e questo è anche un tema interessante dal punto di vista dello sviluppo futuro e della futura evoluzione dello strumento incentivante, senza il quale questi edifici non sarebbero stati resi sicuri dal punto di vista antisismico.
Ma i numeri raccontano anche come la straordinarietà dello strumento fiscale del 110% si traduca in una crescita rilevante del numero degli interventi. Infatti sul totale degli 84 mila interventi oltre 70 mila fanno riferimento al sismabonus trainante e poco meno di 14 mila ai bonus ordinari.
Ancora più interessante è vedere la ripartizione tra interventi sui condomini e sulle singole unità immobiliari, con i condomini che in termini di interventi rappresentano il 77,8% del totale (65.637 interventi), ma in termini di spesa rappresentano il 53,4% degli investimenti totali (973,7 milioni di euro), segno che le singole unità immobiliari rappresentano un ambito di intervento molto significativo sotto tutti gli aspetti.

Molto interessante anche la differenziazione degli importi medi degli interventi, ovviamente più elevata per le singole unità immobiliari in quanto la singola operazione, che fa riferimento al singolo soggetto fiscale, presenta una media di spesa di oltre 45 mila euro, che sale a 56 mila nel caso di uso del superbonus trainante se utilizzato con la cessione del credito e scende a 42 mila euro se con sconto in fattura.
Cifre diverse dicevamo per gli interventi nei condomini, con una media di spesa per singola operazione pari a poco meno di 15 mila euro, cifra che sale a 25 mila euro nel caso dei bonus ordinari con l’opzione dello sconto in fattura.
Mercati e modalità di intervento completamente diverse, dunque, per i condomini e per le singole unità immobiliari, e modalità differenti anche nell’uso del superbonus e dei bonus ordinari.
In attesa di avere dati più aggiornati a disposizione, considerando che siamo giunti a fine aprile a 27,5 miliardi di investimenti totali con il superbonus 110% e i dati al 30 settembre consideravano poco più di 6,5 miliardi di investimenti, si può comunque ipotizzare che, se le percentuali d’uso sono rimaste le stesse, il mercato dell’antisismica dal 110% ha ricevuto un impulso notevole, pari a circa un quinto degli investimenti totali.
Si tratterebbe di una cifra intorno ai 5,7 miliardi di euro. Una piccola cifra rispetto alla grande sfida di mettere in sicurezza antisismica il nostro patrimonio edificato, ma è da piccoli (neppure troppo) e concreti passi come questi che si può tracciare una strada finalmente positiva e in controtendenza, quella della prevenzione, tema sul quale abbiamo tutti molto da imparare.
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