La rigenerazione urbana di un ex sito industriale in Belgio trova una nuova espressione nello Snake Building, progettato da C+S Architects all’interno del masterplan De Torens, nel centro di Aarschot. L’intervento trasforma un’area dismessa in un nuovo frammento di città, fatto di abitazioni, commercio e spazio pubblico, con un’architettura che rafforza la continuità con il tessuto urbano storico.
Snake Building: la rigenerazione urbana del masterplan De Torens
Rigenerazione urbana in Belgio con l’apporto di C+S Architects, studio di progettazione con sede a Treviso e Londra. L’operazione riguarda lo Snake Building, presente all’interno della rigenerazione urbana del masterplan De Torens, nel centro di Aarschot. L’intervento ha previsto la trasformazione di un ex sito industriale in un nuovo frammento di città fatto di abitazioni, commercio e spazio pubblico.
Lo Snake Building nasce da una collaborazione con a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens. Ad Aarschot è stato assegnato allo studio C+S un lotto di bordo con la città storica all’ingresso del nuovo quartiere. Puntando sul rafforzamento della continuità urbana, lo studio italiano ha deciso di manipolare i volumi prolungando la Leuvenstraat, spina dorsale della città, all’interno dell’area.
«Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale», spiega Maria Alessandra Segantini, fondatrice di C+S Architects.
La professionista aggiunge che la scelta del materiale è caduta sul mattone «non perché sia di moda, ma perché è durevole. «Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale».
L’edificio diventa così una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea, tutti materiali riciclabili al 100%, introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.
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