Il business dei dispositivi elettronici per l’abitazione connessa è in crescita, rileva il Politecnico di Milano. E il nuovo standard software dovrebbe eliminare uno degli ostacoli alla diffusione della domotica.
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In un’auto sono alloggiati in media circa 5 chilometri di cavi elettrici. Il motivo è semplice: le vetture in una decina d’anni si sono trasformate in computer con le ruote.
Sensori, software, elettronica, raffinati sistemi per ridurre rumori o aumentare il comfort, e contemporaneamente abbassare i consumi: il mondo della domotica e dell’automotive si è radicalmente trasformato. Perché non dovrebbe accadere lo stesso per le abitazioni? È proprio quello che succede.
Anche se il ritmo è diverso, perché un conto è acquistare un’automobile ogni cinque o sei anni, un altro è comprare un immobile, in molti casi già vecchio di anni o decenni.

Aumento della domotica del 5%
Eppure, nonostante questo limite strutturale, l’elettronica si fa strada nelle case di tutto il mondo, Italia compresa.
Cavo dopo cavo, da una presa elettrica all’altra, attraverso elettrodomestici, serrature smart o sistemi di climatizzazione: la mutazione di abitazioni e uffici è inarrestabile.
Lo testimonia anche l’ultimo rapporto del Politecnico di Milano, che ha un osservatorio sulla diffusione della domotica o, più precisamente, della home automation.
Secondo la ricerca, nel 2023 il mercato della smart home in Italia ha raggiunto 810 milioni di euro, +5% rispetto al 2022.
L’aspetto forse più sorprendente è che l’aumento della domotica indica un tasso di crescita più alto della media europea, anche se bisogna aggiungere che l’Italia deve recuperare ancora un bel po’ di strada.
Rispetto agli altri Paesi la spesa pro capite in elettronica per la casa rimane ancora la metà: 13,7 euro per abitante contro i 28,8 euro in media in Europa. Ma proprio per questo l’incremento della spesa potrà aumentare in futuro.
Risparmio energetico
Va annotato anche, per la verità, che la crescita della spesa è rallentata rispetto al boom dei due anni precedenti, quando era stata di +18% nel 2022 e +29% nel 2021. Attenzione, però: quelli erano gli anni post pandemici, in cui si è registrato un boom per l’elettronica a casa da effetto lockdown e, non da ultimo, giocavano anche gli incentivi.
Il decreto ammazzabonus di febbraio 2023 con il blocco della cessione del credito, in particolare, ha reso la vita difficile a molti lavori di riqualificazione. Di conseguenza, la frenata ha investito i dispositivi smart legati al risparmio energetico, come caldaie, pompe di calore, valvole termostatiche e termostati.
Nuovi servizi
In compenso, lo scorso anno ha registrato novità sul fronte della domanda e dell’offerta di soluzioni smart per la casa. Sempre secondo il rapporto del Politecnico di Milano, sono aumentate le aziende che propongono servizi innovativi grazie alla valorizzazione dei dati raccolti dai dispositivi e all’integrazione delle soluzioni IoT con algoritmi di Intelligenza Artificiale (Ai).
In questo caso la vendita dei dispositivi hardware è considerata anche un mezzo per ampliare la propria base clienti. Per questo le aziende iniziano a guardare con maggiore consapevolezza alle nuove soluzioni IoT basate sulla Generative Ai.
La ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano descrive il trend: «Il 2023 ha portato grandi novità sul fronte della domanda e dell’offerta di soluzioni smart per la casa. Lato domanda, si assiste a un consolidamento sempre più forte delle app come principale interfaccia tra smart home e utente. Lato offerta, cresce il numero di aziende che propone servizi innovativi, integrando all’interno delle soluzioni algoritmi di Intelligenza artificiale. L’obiettivo è fidelizzare i propri clienti, puntando su un’esperienza sempre più personalizzata e creando valore grazie ai dati raccolti», riassume Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio.
Sicurezza top
Nel dettaglio, sono le soluzioni per la sicurezza, con videocamere, sensori per porte o finestre e serrature connesse che hanno trainato le vendite del mercato smart home nel 2023, con un business valutato 195 milioni di euro (24%) e un tasso di crescita superiore al 2022 (+30% in confronto a +20% nel 2022).
Sempre nell’ambito della digitalizzazione della casa, la ricerca rileva il trend dell’attivazione di abbonamenti che consentono di archiviare su cloud immagini e video, di fare chiamate automatiche di emergenza o di attivare servizi di pronto intervento in caso di allarme.
Un altro trend connesso alla domotica riguarda le nuove offerte in grado di integrare l’Intelligenza artificiale per rilevare potenziali violazioni di sicurezza e proteggere la casa.
La home automation, inoltre, comprende un progressivo ampliamento dell’offerta da parte dei principali produttori con il lancio di nuove offerte basate su servizi e utilizzo di algoritmi di Ai non necessariamente relativi alla sicurezza.
Per esempio, lavatrici che dosano in autonomia la corretta quantità di detersivo secondo il carico oppure elettrodomestici che riconoscono la tipologia di guasto e inviano informazioni puntuali per la riparazione.
Così gli elettrodomestici smart sono valutati con un giro d’affari di 151 milioni di euro di mercato (19%) e una crescita dell’8%, nonostante la flessione delle vendite degli elettrodomestici in Europa (-5% ne 2023). Un risultato dovuto al progressivo ampliamento dell’offerta dei principali produttori, che hanno reso sempre più connessa la gamma.
Climatizzazione
Al terzo posto nelle preferenze degli italiani ci sono i sistemi di riscaldamento e climatizzazione smart, con un giro d’affari di 148 milioni di euro (18% del mercato, ma in diminuzione del 5% per i motivi elencati in precedenza).
Nonostante la riduzione degli incentivi statali abbia contribuito al rallentamento delle vendite, il risparmio energetico resta al centro dell’attenzione dei consumatori: caldaie, pompe di calore, termostati, valvole termostatiche e condizionatori più efficienti grazie alla connessione in rete non sono passati di moda.
Gli utenti rimangono sempre più attenti a questa tematica, sia per i costi associati ai consumi sia per la crescente attenzione alla sostenibilità: il 17% dei consumatori associa il concetto di smart home alla gestione dei propri consumi (+5% rispetto al 2022). E il 24% degli utenti individua come servizio di maggiore interesse per il futuro proprio l’analisi in tempo reale dei consumi energetici.
Smart speaker
Al quarto posto nelle preferenze si trovano gli smart speaker come Homepod (Apple) o Alexia (Amazon). Gli italiani hanno speso lo scorso anno 130 milioni di euro per averli in funzione su qualche mobile domestico: 16% del mercato ha un assistente vocale in casa.
Anche se il dato segna una riduzione del 5% dell’incremento, con un rallentamento del trend di crescita, in linea peraltro con i numeri a livello internazionale, che è dovuto in gran parte alla progressiva saturazione del mercato: chi ha uno speaker difficilmente ne riacquista un altro a breve. In Italia, però, solo il 17% dei possessori di smart speaker li utilizza poi per gestire altri oggetti della casa.

La distribuzione della domotica
Che cosa significa l’avanzata della domotica per la distribuzione?
La ricerca del Politecnico di Milano rileva che dopo la forte crescita registrata nel 2022 (+40%), tra i canali di vendita dei prodotti smart home nel 2023 in Italia è relativamente rallentata la filiera tradizionale (360 milioni di euro, 44% del mercato, con un incremento del 5%).
Inoltre, sempre più aziende cercano di valorizzare il ruolo degli installatori, proponendo un ventaglio di benefici legati alle soluzioni offerte.
In forte crescita è il canale delle vendite online (310 milioni di euro, 38% del mercato, +20%). È abbastanza scontato che i prodotti più venduti siano i piccoli elettrodomestici smart per la casa, tra cui friggitrici ad aria, macchine per il caffè e microonde.
Un andamento decisamente diverso è stato registrato invece dai retailer multicanale, con una riduzione del fatturato legato a prodotti smart (115 milioni di euro, -10%). I due poli sono le catene del fai-da-te, decisamente in frenata, rispetto ai rivenditori di elettronica, che vanno alla grande.

Difficoltà d’uso
Un altro business connesso con l’avanzata della home automation è quello della vendita di servizi delle utility (fornitori di gas, elettricità, acqua), assicurazioni e telco, che complessivamente pesano il 4% del mercato.
La novità è che le utility stanno iniziando a offrire nuove soluzioni che grazie all’installazione di sensori smart sono in grado di inviare dati real time sui consumi, migliorando i limiti degli attuali contatori elettrici intelligenti.
Premesso questo, il mercato italiano non fa eccezione rispetto a un problema rilevato dalle ricerche in tutto il mondo: i consumatori non sanno utilizzare bene i dispositivi smart. E non solo per ignoranza digitale.
Secondo i risultati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio del Politecnico in collaborazione con Bva Doxa, il 59% dei consumatori italiani dichiara di possedere almeno un oggetto smart all’interno della propria abitazione, il 70% è molto soddisfatto degli acquisti, eppure sono ancora pochi gli utenti che hanno effettivamente connesso i loro dispositivi (38%).
La propensione all’attivazione delle funzioni smart dipende dalla tipologia di prodotto acquistato: è elevata per le soluzioni di controllo e gestione della casa (68%) e di sicurezza (64%), risulta molto più bassa per gli elettrodomestici (32%). In compenso, chi ha attivato le funzionalità smart la utilizza con una certa costanza: il 63% lo fa frequentemente.
Con matter
«L’app si conferma la principale interfaccia tra utente e i vari dispositivi smart (54%), ma c’è ancora del lavoro da fare per quanto riguarda l’integrazione», spiega Angela Tumino, direttrice dell’Osservatorio Internet of Things. «Guardando alle aspettative dei consumatori per il futuro, il desiderio rimane quello di poter connettere tutti i dispositivi e poterli comodamente programmare in perfetta autonomia (32%), mantenendo sempre una certa attenzione sul livello di sicurezza interna all’abitazione (30%) e il pieno controllo sui consumi energetici (24%)».
Il 92% dei consumatori è molto soddisfatto del livello di usabilità delle app relative ai dispositivi, come interfaccia tra smart home e utente, tanto che l’81% le utilizza almeno una o due volte a settimana (il 60% ogni giorno).
Per esempio, per controllare elettrodomestici (93%) e dispositivi per la sicurezza (84%). Solo l’11% (-1% rispetto al 2022) però usa una stessa app per gestire dispositivi di brand differenti, a conferma di come l’esperienza utente risulti ancora troppo frammentata. Una situazione che, però, potrebbe cambiare con l’introduzione del sistema operativo Matter (ne abbiamo parlato su YouTrade di aprile 2022).
Il nuovo software, che ha messo d’accordo i principali produttori di dispositivi smart, consente la interoperabilità tra prodotti di marche diverse. Non è poco.
«Negli ultimi mesi, il protocollo Matter ha subito aggiornamenti e innovazioni sostanziali attraverso le due successive Release avvenute nel corso del 2023, a maggio e ottobre», precisa Antonio Capone, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things.
«Grazie all’ultima versione, l’ecosistema incorpora un’ampia gamma di prodotti, che vanno dagli altoparlanti e termostati intelligenti alle serrature smart, fino ai grandi e piccoli elettrodomestici. Mentre procede l’evoluzione dello standard, però, le applicazioni e le prime esperienze di integrazione da parte delle aziende non sono state prive di difficoltà e c’è ancora molto lavoro da fare su questo aspetto». È però un buon passo avanti per avere abitazioni con dotazione elettronica almeno equivalente a quella della propria automobile.
di Giuseppe Rossi
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