Risultati record. Grandi ancora più grandi. E più redditizi. Gli ultimi due anni hanno registrato risultati boom per la distribuzione edile. Ma mentre il trend sembra ancora non esaurito, occorre rimboccarsi le maniche.

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Ogni giorno ce n’è una, eppure il mondo delle costruzioni fino a oggi ha saputo rintuzzare tutti gli attacchi destabilizzanti della politica, che con cadenze sempre più ravvicinate cerca, e a volte riesce, a modificare le regole in corsa.

Sembra quasi che le azioni, e le numerose inazioni governative, siano fatte apposta per inaugurare una nuova stagione economica, quella dell’economia del gambero, o della cosiddetta shrimp economy (se volessimo darle una patina di ufficialità anglosassone).

Si tratta dell’economia retroattiva, quella nella quale vengono stabilite regole che poi sono cambiate in corsa, retroattivamente. Dall’introduzione del superbonus a oggi l’economia retroattiva sta diventando, per il settore delle costruzioni, una specie di normalità.

Le ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti relative alla cancellazione dello sconto in fattura e alla cessione del credito per le spese dal 2024, lanciato sui media con alcune anticipazioni, tipo che chi ha cantieri aperti e non riesce a chiudere i lavori entro il 31 dicembre prossimo, per le fatture che restano da pagare non potrà usufruire di sconti e cessioni, ma gli rimarrà esclusivamente la possibilità della detrazione diretta.

Questa è la linea annunciata dal ministro dell’Economia al termine del consiglio dei ministri che ha approvato la proposta di legge di Bilancio per il 2024, sulla quale ovviamente adesso si apre una fase di discussione e modifica con gli emendamenti che saranno promossi nel dibattito parlamentare e che vedranno la luce definitiva solo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per l'europa in 2024 in ripresa
Per l’Europa un 2024 in ripresa

Il malus del bonus

Una linea che, ovviamente, ha ripercussioni immediate non solo nella fiducia di imprese e consumatori, quanto anche su tutti gli operatori coinvolti, che si trovano a guidare un’auto in corsa alla quale, di fatto, sono stati sgonfiati gli pneumatici.

Il rischio derapata e uscita di strada è dietro alla prima curva, ovviamente. Otto mesi fa il problema dei crediti incagliati era sul tavolo di vari gruppi di lavoro, con ministeri, banche, costruttori e proprietari impegnati a salvare i bonus incagliati nei cassetti fiscali.

Dopo otto mesi, la situazione è ancora la stessa, ma nel frattempo le nuove norme che dovrebbero essere approvate entro la fine dell’anno modificheranno ancora una volta, e ormai abbiamo anche perso il conto di quante volte si è intervenuti, le regole del gioco.

Con la conseguenza che si rischia di togliere diritti acquisiti a chi ha iniziato i lavori, facendo quindi crollare la fiducia nel sistema. Il che potrebbe anche essere una strategia per bloccare definitivamente l’uso dei bonus per le ristrutturazioni, a patto di sapere che senza di essi è impensabile qualsiasi strategia di raggiungimento degli obiettivi del Pniec (Piano Energia e Clima), così come descritti nella direttiva Red II e nell’obiettivo Fit for 55, nei quali il patrimonio edificato deve dare un contributo significativo, come peraltro definito anche nelle strategie europee.

L'Italia in rallentamento per il FMI
L’Italia in rallentamento per il FMI

Economia internazionale

Nel frattempo, mentre a livello nazionale ci si diletta con annunci e contro annunci, a livello europeo le politiche antinflazionistiche messe in atto dalla Bce non stanno dando i risultati sperati, se non in un’ottica di lungo periodo, e dunque lasciando ancora per molto tempo imprese e consumatori alla prese con un aumento dei prezzi che, di fatto, non è più la speculazione post covid e post avvio della guerra in Ucraina alla quale ci eravamo, giocoforza, adattati in attesa di tempi migliori, ma una sorta di nuovo stato al quale dobbiamo, ancora una volta, abituarci.

In questo quadro, nel quale anche il recente conflitto israelo-palestinese rischia di velocizzare spirali e avvitamenti economici mondiali, sia a livello geopolitico che geoeconomico, il quadro europeo presenta un’economia che, dopo la crescita del 3,5% del 2022, nel 2023 dovrebbe portare a un ulteriore +0,9%, per crescere più significativamente nel 2024 del +1,5%, secondo le ultime stime del Fondo monetario internazionale.

Ma se l’economia europea riprende vigore, per l’Italia le previsioni del Fmi sono debolmente positive, con il Pil a +1,1% nel 2023 e a +0,9% nel 2024. Migliori, invece, le previsioni della Commissione Europea, con +1,2% per il 2023 e +1,1% per il 2024. Certamente, il ritorno alle condizioni di crescita economica del nostro Paese ai valori dei due anni pre-covid sembrano inevitabili.

L'Italia nelle previsioni Europee
Per l’UE l’Italia rallenta meno

Scenario positivo

In Italia il settore delle costruzioni presenta un andamento altalenante nell’ultimo anno, dovuto a un rallentamento della produzione edilizia, che potrebbe sembrare molto consistente se non venisse dal confronto con i valori eccezionali della produzione nel 2022, che avevano fatto segnare indici di crescita mensili sullo stesso mese dell’anno precedente di quattro-cinque volte superiori a quelli medi europei.

L’eccezionalità e la straordinarietà del mercato, dovuta al superbonus, sta tutta in quelle cifre. Lo scenario delle costruzioni in Italia, sempre secondo le stime della Commissione Europea, dopo le notevoli crescite del 2021 e del 2022 dovrebbe assestarsi per quest’anno a un «misero» +1,0%, seguito dallo stesso valore il prossimo anno.

Ma se pensiamo a quanto deve essere ancora speso per chiudere i lavori già asseverati relativi al superbonus, 15,5 miliardi di euro entro la fine dell’anno, e gli investimenti partiti con i primi veri lavori relativi al Pnrr, i cui effetti reali si vedranno solo nel 2024, 2025 e nei primi mesi del 2026, è chiaro che queste previsioni non tengono conto di questi fattori.

Se guardiamo alle stime dell’Ance, riviste recentemente e che vedono il 2023 a +5,4% (dopo una previsione fatta a fine del 2022 di un 2023 a -5,7%, con un andamento fortemente sottostimato dai costruttori), e soprattutto alle stime di Unicmi, con i propri approfonditi aggiornamenti trimestrali, lo scenario che abbiamo di fronte è certamente più roseo sia nel 2023 che nel 2024.

L'italia delle costruzioni 2022 - 2023
L’Italia delle costruzioni nell’ultimo anno

Le previsioni

Secondo queste previsioni, che tengono conto dello scenario di rallentamento dell’inflazione previsto dalla Commissione Europea e dalla Banca Mondial per il 2024, fissata al +2,9%, associato alla stabilità dei tassi di interesse e alla riduzione dei costi energetici e dell’acciaio (cartina di tornasole del sistema prezzi in edilizia), il 2023 e il 2024 vedrà tassi positivi di crescita, con +8,0% nel 2023 e +4,8% nel 2024, con uno scarto ancora significativo delle
costruzioni rispetto alla dinamica del Pil.

Sempre secondo le previsioni di Unicmi, il mercato, trainato soprattutto dal Pnrr, crescerà nel residenziale dai 102 miliardi del 2023 agli oltre 106 del 2024, nel non residenziale da 74 a quasi 77 miliardi e nelle infrastrutture da 33,7 a 37,1 miliardi.

Sono valori che trovano conferma anche nelle nostre analisi, ma sui quali ancora una volta vogliamo mettere l’accento dal punto di vista della necessità di aggiornare e rivedere costantemente queste previsioni, in quanto rispetto all’economia pre-covid, oggi è quanto mai necessario riaggiornare almeno ogni tre mesi queste letture, proprio in ragione di ciò che accade nel mondo e non solo in Italia a livello geopolitico e geo economico.

Inoltre, in questi anni abbiamo imparato anche come le tensioni politiche nazionali e le indecisioni e incertezze governative sulle norme diventino di fatto uno dei principali sistemi di instabilità per il settore, che costringono alla prudenza nell’elaborazione di dati previsionali. Certamente il 2021 e il 2022 sono anni che non si ripeteranno più, ma lo scenario non è certamente negativo, anche se andremo incontro a un necessario e inevitabile riallineamento.

Investimenti oggi e previsioni nell'edilizia
Siamo in ritardo ma abbiamo ancora 2 anni emmezzo per spendere il 65 delle risorse a disposizione

Big vincenti

Ma se il mercato si riallinea, come dobbiamo agire? Certamente i risultati economici e finanziari delle imprese della distribuzione edile nel 2021 e nel 2022 fanno guardare con positività al futuro, anche se i risultati migliori vengono dalle imprese di maggiore dimensione e da quelle più strutturate.

Potrebbe sembrare paradossale, ma in una fase di forte crescita, che ha premiato tutti, sono proprio le imprese più organizzate e dimensionalmente più importanti ad aver fatto segnare le crescite migliori. Se mettiamo a confronto un campione di 450 distributori, per le imprese fino a 2 milioni di euro di fatturato la crescita 2020-2022 è stata «solo» del 10,3%, contro un aumento record del +91,1% delle imprese con oltre 100 milioni di euro di fatturato.

Ma ciò che colpisce e che va sottolineato è che mentre le aziende di piccola dimensione nel 2022 hanno fatto segnare un valore degli utili netti sul fatturato del 3,9%, quelle di grande dimensione hanno realizzato utili pari all’8,8%. In pratica, ben oltre il doppio e soprattutto su volumi di fatturato che assegnano a queste aziende risorse per investimenti in innovazione che le piccole aziende non possono permettersi.

Costruzioni crescita nominale
Possiamo dire con certezza che per l’edilizia inizia una fase di riallineamento, con il 2024 al +4,8%

Costruire il futuro

La riflessione finale è diretta conseguenza di quanto evidenziato. Ovvero, che se negli ultimi tre anni (possiamo definire anche il 2023 come un anno molto positivo per il settore) il giro d’affari delle imprese della distribuzione edile è fortemente aumentato, non possiamo dire che siano cresciuti conseguentemente e in modo omogeneo anche altri indicatori.

Analizzando un campione di 450 aziende emerge, per esempio, come all’aumento del fatturato sia anche corrisposto una crescita del costo dei materiali, che solo per le aziende di grandi dimensioni è inferiore a quello del giro d’affari.

Questo evidenzia già una prima difficoltà delle imprese di piccola dimensione, che si evidenzia anche in una minore capacità di generare valore aggiunto. Altro dato molto rilevante è che le imprese più strutturate hanno anche investito sul personale e, di conseguenza, sull’organizzazione del lavoro, come si evince dalla dinamica dell’aumento dei costi del personale, più che doppio tra le aziende con oltre 50 milioni di euro e quelle con meno di 5 milioni.

Della dinamica degli utili e del loro peso sul fatturato abbiamo già commentato, ma un ultimo e significativo valore indicativo della competitività delle grandi aziende è di creare cassa. Infatti, il peso percentuale del cash flow sul fatturato per quelle di grandi dimensioni è pari al 10%, mentre per le piccole è solo del 5,7%.

Federico Della Puppa, coordinatore del centro studi Youtrade
Federico Della Puppa, coordinatore del centro studi Youtrade

Tutti questi indicatori mettono in evidenza alcune questioni fondamentali per lo sviluppo e il consolidamento del settore. Questioni che possono essere riassunte in alcune domande: quante aziende hanno utilizzato la crescita di questi ultimi tre anni per rivedere e ottimizzare il proprio modello organizzativo?

Quante hanno rafforzato la propria struttura in termini di personale e di competenze, migliorando il valore aggiunto e il cash flow?

Quante possono essere sicure di poter proseguire a correre a tutta velocità senza rischiare di mandare fuori giri il motore o uscire di strada alla prima curva?

Sembra paradossale, ma non lo è: in tempi così buoni per l’edilizia, per il settore della distribuzione edile è il momento di rimboccarsi le maniche per allinearsi con un mercato che si riallineerà e per costruire un futuro più solido.

di Federico Della Puppa

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