A confronto le strategie su ambiente, tecnologia e aggregazioni di BigMat, Made e Tecnomat. Che seguono strade parallele, ma con un obiettivo in comune: un business più efficiente, attrattivo e che rispetti il concetto di sostenibilità.

[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”2,4,5″ ihc_mb_template=”1″ ]

Gdo e aggregazioni della distribuzione edile si sono incontrati sul palco del XVI Convegno Nazionale YouTrade per discutere di innovazione, tecnologia, formazione e sostenibilità.

Tecnomat, Bigmat e Gruppo Made a confronto al XVI Convegno Youtrade
Tecnomat, Bigmat e Gruppo Made a confronto al XVI Convegno Youtrade

Tanti gli spunti interessanti emersi durante la discussione che ha visto la partecipazione di Alan Andreotti e Angela Antonini, rispettivamente capo prodotto edilizia e responsabile positive impact di Tecnomat, Gianluca Bellini, direttore generale Gruppo Made e Matteo Camillini, direttore BigMat Italia e International.

Gianluca Bellini, direttore generale Gruppo Made
Gianluca Bellini, direttore generale Gruppo Made
Matteo Camillini, direttore BigMat Italia
Matteo Camillini, direttore BigMat Italia

A che serve il web

Tecnomat, nuova ragione sociale che da febbraio 2023 identifica gli ex punti vendita Bricoman, offre a professionisti e piccole imprese più di 25 mila prodotti tecnici all’interno dei reparti idraulica, elettricità, edilizia, falegnameria, sanitari, piastrelle, ferramenta, utensileria, vernici e un ampliamento dei servizi con banchi dedicati e prodotti su misura per personalizzare i progetti di lavoro.

Parte del gruppo francese Adeo, che comprende anche le insegne Bricocenter e Leroy Merlin, Tecnomat è oggi attivo con 31 punti vendita, che aumenteranno nei prossimi anni come suggerito dal piano di espansione lanciato dalla casa madre che intende investire nel nostro Paese 1 miliardo di euro.

Le principali aree di intervento riguarderanno: il rafforzamento di un approccio omnicanale, il potenziamento del B2C e dei prodotti voluminosi, il lancio di nuovi formati e il rilancio della formula franchising per Bricocenter, la revisione della struttura IT e logistica che sarà potenziata con nuovi Market Delivery Center e punti di redistribuzione regionali e l’apertura di circa 50 nuovi punti vendita nel prossimo triennio.

In tutto questo l’integrazione delle nuove tecnologie giocherà un ruolo molto importante. «L’innovazione per Tecnomat è legata principalmente al prodotto», ha spiegato il capo prodotto edilizia, Alan Andreotti. «Siamo molto concentrati sulla qualità dei prodotti che offriamo, senza tralasciare tutto il mondo della digitalizzazione. Fortunatamente siamo nati digitali per la parte che riguarda il rapporto fornitore-negozio, quindi tutta la parte dei listini. Da alcuni anni a questa parte, ed è il nostro obiettivo anche per gli anni futuri, stiamo lavorando per rendere più concreta la digitalizzazione del rapporto dei negozi con il cliente finale, spingendo molto il canale web».

Che non vuol dire solo e-commerce «Se per web intendiamo solamente l’e-commerce limitiamo molto le potenzialità dello strumento. Il web è fondamentale per offrire un servizio: inserire un ordine da ritirare la sera prima di tornare a casa, così da avere il materiale già pronto per il mattino successivo, oppure consultare il listino per verificare la presenza dei prodotti a stock, sono servizi molto apprezzati. Noi vendiamo online, ma non viviamo di questo. Il nostro zoccolo duro è il cliente artigiano che tutti i giorni viene a rifornirsi con continuità in negozio, vuole trovare il prodotto che conosce, vuole controllare lo stock. Il nostro business model si basa sul self-service, non facciamo il mercato ma lo seguiamo: per questo per spingere nuovi prodotti è fondamentale il lavoro delle rivendite edili specializzate».

Ma qual è il trend che caratterizzerà l’edilizia nei prossimi anni? «Le nostre proiezioni per il prossimo anno sono in crescita. Parliamo ovviamente di quantità, non di fatturati, che possono essere condizionati dalle variazioni di listino. Toccando principalmente il mercato della ristrutturazione, e non tanto quello del nuovo, dunque per Tecnomat anche l’anno prossimo il mercato sarà positivo».

Alan Andreotti, capo prodotto Tecnomat
Alan Andreotti, capo prodotto Tecnomat

Impatto positivo

Per Tecnomat Angela Antonini è invece responsabile positive impact. Ma che cosa vuol dire impatto positivo nella grande distribuzione? «Significa fare responsabilità sociale e ambientale, rimanendo economicamente profittevoli. Avere rispetto delle risorse sociali, quindi delle persone intese come risorse umane, clienti, stakeholder e fornitori, e delle risorse ambientali», ha spiegato la manager.

«Tecnomat si trova un po’ a metà della catena di valore: noi rivendiamo prodotti che non produciamo, ma evidentemente questi prodotti impattano sulle risorse del Pianeta, che a un certo punto finiranno e non possiamo non considerarlo».

Ma la sostenibilità è sostenibile? «La sostenibilità si può fare solo se è sostenibile. La sostenibilità costa e si può fare solo se si trova il breakeven che permette comunque all’azienda di mantenere i suoi profitti. La sostenibilità a tutti i costi significa inficiare il business anziché amplificarlo. Ogni azienda, nel suo modo di fare business, deve trovare le sue leve e scegliere iniziative specifiche. Fare tutto a tutti i costi rappresenta soltanto un’emorragia di soldi e di energie che non si concretizzano in qualcosa di ambientalmente impattante ed economicamente performante».

Angela Antonini, responsabile positive import Tecnomat
Angela Antonini, responsabile positive import Tecnomat

Per far sì che l’impegno nella sostenibilità abbia un riscontro concreto è inoltre necessaria la tecnologia. «Intraprendere un cammino di maggiore o migliore sostenibilità senza avere dei dati effettivi è impossibile, anche perché lo richiedono le norme. Gli stessi report Esg sono di fatto lunghe liste di numeri. Poi, i numeri di per sé non hanno cuore, dipende da che cosa ne facciamo e quali iniziative mettiamo dietro i budget. Le misurazioni servono anche a capire se il cammino intrapreso è corretto o va aggiustato. Quindi, senza dati, la sostenibilità è teoria, non è business. Dopodiché bisogna anche costruire i dati per la sostenibilità: le normative cambiano velocemente, a brevissimo dalla Comunità Europea arriveranno degli imperativi ancora più stringenti, quindi gli adempimenti che verranno richiesti alle aziende saranno importanti e impattanti. Senza sistemi informativi che permettano non solo di reportizzare i dati, ma anche di certificarli, sarà impossibile agire di
conseguenza. Insomma, digitalizzazione e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia».

di Veronica Monaco

[/ihc-hide-content]


Articoli correlati