La privacy acustica è spesso trascurata, ma è essenziale in molti ambienti, soprattutto in ambienti lavorativi del settore terziario. Ma che cosa significa lavorare in un ambiente acusticamente confortevole? Significa non essere disturbati da colleghi vicini di postazione, permettendo loro nel contempo di lavorare, telefonare e svolgere tutti i compiti lavorativi senza doversi preoccupare di disturbare e deconcentrare gli altri e viceversa. Non solo: significa anche poter svolgere riunioni in sale riunione-conferenza e capire perfettamente ogni parola pronunciata dall’oratore senza alcuna fatica in quanto l’ambiente consente una buona intelligibilità del parlato (oggigiorno soprattutto durante riunioni virtuali, call telematiche), nonché poter discutere di aspetti sensibili senza che negli uffici adiacenti si percepiscano i contenuti, in virtù di un’elevata privacy.
Impianti e noising
Significa anche non percepire come disturbante il rumore degli impianti, sia di tipo continuo quali impianti di ventilazione, sia di tipo discontinuo come scarichi idrici, rubinetti. Se lavorate in un ambiente acusticamente confortevole, significa che qualcuno, in genere un professionista acustico, lo ha concepito e progettato anche considerando tale aspetto. La cosa particolarmente interessante è che uno studio acustico in sinergia con il design d’interni permette (spesso senza costi aggiuntivi) di ottimizzare lo spazio ed i materiali riuscendo anche a plasmare la propagazione del suono nell’ambiente in modo non visibile agli occhi ma positivamente percepibile dal nostro udito.
Il controllo del suono in un ambiente è una progettazione invisibile, difficilmente descrivibile con parole, ma immediatamente apprezzabile per chi prova l’esperienza di trovarsi immerso in un ambiente acusticamente confortevole. Il consiglio, se si vogliono degli ambienti confortevoli, è quindi non improvvisare bensì affidare congiuntamente al progetto architettonico dell’edificio anche la consulenza in ambito di acustica ad uno specialista in materia, riportando le esigenze e definendo a quattro mani il capitolato prestazionale acustico che sarà la base di una corretta progettazione e costruzione. Detto ciò, si riportano alcune considerazioni e suggerimenti che possono essere utili per impostare una corretta pianificazione di ambienti in relazione alla privacy.
Ambienti contigui
Il concetto di comfort si porta appresso svariati aspetti che è necessario esplorare non solamente per quanto attinente al disturbo acustico. Tra gli aspetti maggiormente rilevanti negli edifici adibiti a destinazione terziaria vi è certamente quello correlato alla privacy della parola, tipi¬camente tra uffici adiacenti ma non solo. La legislazione nazionale non contempla il rispetto di prestazioni minime di isolamento acustico da parte degli elementi di partizione tra differenti ambienti, a meno che non appartengano a differenti unità immobiliare o nel caso degli edifici pubblici adibiti a scuole o ospedali se soggetti ai Cam (Criteri ambientali minimi per edilizia). Ne consegue che la maggior parte degli edifici appartenenti al settore terziario, non dovendo sottostare ad alcun tipo di requisito in termini di prestazioni minime di isolamento acustico tra differenti ambienti, risul-tano costituiti da ambienti nei quali non è stata posta alcuna attenzione al tema della privacy tra ambienti confinanti. In assenza di prescrizioni normative è comunque possibile guidare la progettazione acustica degli ambienti partendo dal presupposto che la privacy della parola si può ritenere rispettata nel caso in cui si riesca ad impedire ad estranei l’ascolto e la comprensione di una conversazione. Per misurare il livello di privacy è possibile utilizzare il cosiddetto rapporto segnale/rumore (Snr) il quale esprime approssi¬mando il concetto, per non addetti ai lavori la differenza aritmetica tra il livello della parola trasmesso nel locale adiacente attraverso l’elemento di partizione (Signal S) e il livello di rumore di fondo ivi presente (Rumore – Noise N). Di seguito si riporta un prospetto riassuntivo, meglio chiarito nell’altra immagine, del livello di intelligibilità della parola corrispondente a differenti valori raggiunti dal rapporto segnale-rumore, per persone con udito normale. Al fine di ottenere un buon livello di privacy, per individui con normali facoltà uditive, viene normalmente raccomandato un rapporto Snr < -5 dB, ovvero che il livello del parlato negli ambienti contigui sia inferiore al rumore di fondo presente. In pratica, a partire dai livelli di rumorosità del parlato nell’ambiente emittente e considerando i livelli di rumore di fondo (ipotizzato o misurato in loco) è possibile ottenere una stima dell’isolamento acustico minimo che l’elemento di partizione deve fornire al fine di garantire la privacy tra un ambiente e l’altro e, di conseguenza, progettarlo correttamente.
Realizzazione delle partizioni
Come desumibile dai paragrafi precedenti, la scelta della stratigrafia della partizione è cruciale ai fini del raggiungimento di prestazioni minime di isolamento acustico tra differenti ambienti, sia per evitare il mutuo disturbo sia per evitare che quanto discusso verbalmente in determinati ambienti possa risultare comprensibile e intelligibile negli ambienti confinanti. Una volta scelta la corretta stratigrafia per l’elemento di partizione è tuttavia necessario curare adeguatamente i dettagli costruttivi, pena il rischio di vedere completamente inficiata la prestazione di isolamento acustico che la stratigrafia sarebbe di per sé in grado di sviluppare qualora correttamente posata. Ed è qui che si vedono commettere da progettisti e maestranze errori banali, che inficiano drasticamente la qualità del risultato. Alcune casistiche di errori acustici tipici degli ambienti appartenenti a edifici del terziario sono quelle riscontrabili in presenza dei punti di contatto tra elementi divisori verticali e controsoffitti o pavimenti sopraelevati oppure in presenza di passaggi di tubazioni impiantistiche attraverso elementi di partizione, con la duplice conseguenza che le partizioni vengono indebolite e che i canali che si creano possono veicolare il passaggio di rumore e di messaggi verbali. Nell’immagine è possibile vedere uno schema grafico esplicativo delle «difettologie» tipiche di pareti divisorie in presenza di controsoffitti e/o pavimenti sopraelevati o altri ponti acustici laddove i nodi costruttivi non siano stati curati con la debita attenzione fin dalla fase progettuale. Le pareti divisorie tra differenti ambienti […] devono essere infatti posate da solaio a solaio e non da pavimento a controsoffitto. Se la parete non viene realizzata da solaio a solaio essa verrà di fatto scavalcata dal passaggio di rumore attraverso l’intercapedine del soffitto o attraverso l’intercapedine al di sotto del pavimento sopraelevato, inficiando completamente qualsiasi scelta in termini di stratigrafia. In alternativa, quando la parete poggia sul pavimento e arriva al controsoffitto, è possibile utilizzare dei cosiddetti setti acustici, con minor performance. In tal caso il consiglio è di impiegare setti rigidi, in cartongesso o altri materiali equivalenti, possibilmente in più strati con interposti materiali fibrosi fonoassorbenti. Per le porte di accesso da corridoi e spazi comuni occorrerà scegliere porte con un buon potere fonoisolante (> 40 dB) e soprattutto con guarnizioni su tutto il perimetro e ghigliottina acustica alla base, che andranno poi posate sigillando giunti tra controtelaio/parete e telaio fisso del serramento.

Occorre poi prestare attenzione ai passaggi impiantistici. In presenza di canalizzazioni e tubazioni impiantistiche (in particolare di tipo aeraulico o cave), è purtroppo frequente osservare situazioni nelle quali il passaggio impiantistico attraverso la parete divisoria non viene in alcun modo curato e pertanto attraverso il foro si ha passaggio di rumore (e di messaggi verbali) da un ambiente all’altro. Il suggerimento è quello di far passare gli impianti in dorsali che si sviluppano nei corridoi o locali tecnici e poi entrano nei singoli locali. Qualora un’installazione di canali passanti di questo tipo fosse una necessità inderogabile, ancorché fortemente sconsigliata, risulta necessario curare l’interfaccia partizione/tubazione evitando vuoti attraverso i quali il rumore possa transitare e progettare sistemi con silenziatori intermedi nel punto in cui i canali attraversano la partizione, rivestimenti fonoisolanti di un buon tratto di canale. Da tenere in conto che, anche realizzando le reti aerauliche nei corridoi, in presenza di impianti di tipo aeraulico (ventilazioni meccaniche o impianti di riscaldamento-raffrescamento ad aria) il rumore penetra facilmente nelle bocchette ed entra nei canali-condotti che tipicamente lo trasportano con facilità sulla rete aeraulica e tramite essa nei vari ambienti a cui essa è asservita. Il fenomeno maggiormente critico è denominato cross talk e avviene quando la voce passa direttamente da una bocchetta all’altra (anche in locali tra loro distanti), ma possono esservi anche effetti indesiderati in presenza di condotti aeraulici con un involucro scarsamente fonoisolante in cui si verifica l’ingresso e/o l’uscita del suono direttamente dal condotto, denominati break in e break out.
Se si vogliono limitare questi effetti è suggerito realizzare reti distinte a servizio degli ambienti che necessitano una privacy assoluta, mentre negli altri casi si può procedere inserendo, in posizioni adeguate, alcuni tratti di tipo fonoassorbente, in modo tale che la voce passante attraverso di esse sia assorbita e quindi attenuata, riducendo la percezione della stessa negli altri ambienti. I condotti aeraulici normalmente utilizzati non sono fonoassorbenti, ovvero non attenuano il suono che passa al loro interno, che si può quindi propagare anche per lunghe distanze nella rete.
Esistono però elementi da posizionare lungo i condotti per assorbire la rumorosità transitante. Si tratta di elementi fonoassorbenti. Tra i più impiegati vi sono setti fonoassorbenti, silenziatori oppure canali/condotti fonoassorbenti. Sono anche utilizzati plenum, ovvero box con aumento di sezione rivestiti internamente con materiale fonoassorbente, con ingresso ed uscita dei condotti spesso disassati.
Possono essere messe in atto anche commistioni di diverse tipologie di interventi. Nei casi A) e B) sono utilizzati silenziatori, ovvero elementi rigidi costituiti da condotti rivestiti in materiale fonoassorbente oppure contenenti setti distanziati tra loco sempre in materiale fonoassorbente, dotato di rivestimento fono-trasparente (come velovetro, a volte con reti metalliche di contenimento).
Nei casi C) e D) si tratta di condotti fonoassorbenti, flessibili o rigidi, le cui superfici a differenza dei condotti non fonoassorbenti sono microforate o rivestite da materiali compatti ma fono-trasparenti, dietro a cui sono presenti materiali fonoassorbenti, come fibre di poliestere, lane di roccia o di vetro, come visibili nella figura 9.36, dove è rappresentato un condotto flessibile. Con i numeri sono codificati: 1) il rivestimento esterno, senza fori; 2) materiale fonoassorbente, fibroso; 3) rivestimento interno, micro-forato per permettere al suono di permeare allo strato fonoassorbente.
Uno schema rappresenta la criticità di un passaggio di condotti attraverso partizioni, nell’esempio tra locali a uso comune e un alloggio, ma sarebbe analogo tra un corridoio o un atrio ed un’aula scolastica o una camera di degenza o un ufficio o sala riunioni.

Aggiungendo un silenziatore rigido con un suo involucro sufficientemente fonoisolante oppure un condotto fonoassorbente rivestito con materassini fonoisolanti si limita di molto la potenziale criticità e si riduce il livello di pressione sonora proveniente dal ponte acustico. Il silenziatore va posto contro la partizione e ben sigillato, per evitare che ci sia un tratto di condotto con scarse caratteristiche acustiche, oppure se non potesse essere collocato a contatto il tratto di tubazione che va dalla partizione al silenziatore andrà rivestito con elementi fonoisolanti, per evitare fuoriuscita di rumore dall’involucro del condotto. In tal modo si evita la perdita di prestazione acustica della partizione. Salvo dimensionamenti più precisi un silenziatore da 1 m di lunghezza è generalmente adeguato nella maggior parte delle situazioni.

Ultima nota importante è che gli elementi fonoassorbenti aiutano l’acustica, ma in generale hanno perdite di carico maggiori rispetto a elementi lisci non fonoassorbenti. In pratica, frenano il passaggio dell’aria che attraversa i condotti stessi e se il freno è troppo elevato il passaggio di aria e le relative portate vengono ridotte. Per tale motivo il progetto acustico deve essere sviluppato di pari passo e in sinergia con il progettista della rete aeraulica, al fine di poter verificare che le perdite di carico dei silenziatori e dei condotti fonoassorbenti siano idonee a non inficiare la prevalenza dei ventilatori. È quindi buona prassi che il progettista acustico nell’indicare gli elementi “afonici” scelga tra quelli che hanno la minore perdita di carico a parità di prestazione acustica.
In conclusione, i passaggi aeraulici diretti in partizioni di distinte unità immobiliari sono sempre da evitare, ma anche in presenza di partizioni interne alla stessa unità immobiliare, come ad esempio per locali ufficio, scolastici, camere di degenza, è buona prassi evitare conformazioni analoghe a quanto rappresentato nell’immagine A, prediligendo sempre configurazioni come quella dell’immagine B. Ovviamente va sempre curato l’ingresso delle canalizzazioni secondarie, dove viene riprodotto il triangolo giallo di attenzione.

Open space
La problematica del disturbo reciproco non è presente solo tra ambienti ufficio confinanti e separati tra loro partizioni, in cui con piccoli accorgimenti visti in precedenza è relativamente agevole risolverla, bensì deve essere tenuta in debita considerazione anche (e soprattutto) negli ambienti open space. Qui la difficoltà di garantire un giusto comfort è più impegnativa, soprattutto con postazioni di lavoro tra loro ravvicinate. In essi il tempo di riverberazione (ossia il parametro acustico che indica quanto tempo dopo la cessazione di un suono esso rimane udibile all’interno di un locale chiuso per via delle riflessioni sulle superfici che lo delimitano) deve essere adeguatamente calibrato in maniera tale da non favorire la propagazione dei suoni né al contempo essere smodatamente basso da far sì che il parlato dei colleghi, anche lontani, risulti eccessivamente intelligibile e pertanto fonte di disattenzione.
Intellegibilità
In relazione agli aspetti legati all’intelligibilità, nel caso di ambienti open space risulta opportuno mantenere il tempo di riverberazione e l’indice di intelligibilità del parlato su valori non eccessivamente spinti, in quanto ciò implicherebbe la possibilità di riuscire a comprendere bene anche suoni e voci emessi non nelle immediate vicinanze. Tale esigenza risulta opposta rispetto a quella tipica di ambienti come le sale riunioni o le sale conferenze, dove è importante che il suono rimanga intelligibile per ogni ascoltatore.

Il rumore caratteristico degli open space può consistere di numerosi suoni differenti quali conversazioni e risate, suonerie di telefoni, passi, rumore di ventilazione, rumore esterno, rumori di elettrodomestici, rumori di pulizia, suoni di mascheramento artificiali. Secondo diversi studi sul campo, il parlato costituisce tuttavia la più fastidiosa delle sorgenti sonore. Nel caso in cui il lavoro richieda concentrazione e risorse cognitive (invece di essere lavoro di routine), le conversazioni intelligibili circostanti costituiscono infatti un forte fattore di distrazione che influisce sulle prestazioni lavorative. Sulla base di consolidati studi, è stata determinata una correlazione tra la riduzione delle prestazioni del compito lavorativo e il valore dell’indice Sti (che rappresenta un indicatore della facilità di comprensione del messaggio parlato, con un valore che va da 0 (nessuna intelligibilità) fino a 1 (massima intelligibilità). In pratica, negli open space è meglio che la intelligibilità sia bassa. Più è bassa, più sarà difficile comprendere il parlato dei colleghi e aumenterà la disattenzione. Sulla base del diagramma, è possibile affermare che:
- gli effetti negativi del parlato sulle prestazioni del lavoro si riducono se il valore Sti è minore di 0,50;
- gli effetti negativi del parlato sulle prestazioni del lavoro scompaiono se il valore Sti è minore di 0,20.
In base a queste considerazioni è possibile stimare, anche con modelli acustici tridimensionali in fase di progetto di uffici e ambienti terziari, che distanza è necessario mantenere tra due postazioni di lavoro affinché non vi sia eccessiva distrazione (distanza di disattenzione rD) e anche la distanza a cui si può ritenere la privacy adeguata (distanza di privacy rP). Pertanto:
- la distanza di disattenzione rD è stata fissata al punto nel quale il valore Sti arriva a 0,50;
- la distanza di privacy rP è stata fissata al punto nel quale il valore Sti arriva a 0,20.

Premesso che un ambiente open space non è il luogo ideale per svolgere conversazioni confidenziali o compiti che richiedono alta concentrazione, per le quali è invece opportuno scegliere un ambiente ufficio singolo chiuso e separato dagli altri, si riportano alcune indicazioni di buona prassi per il trattamento degli uffici open space, che andrebbero comunque verificate e dosate da uno specialista in acustica, anche mediante modellazioni e simulazioni tridimensionali.
Separazione in sotto aree
All’interno degli uffici open space al fine di limitare il parlato diretto tra gruppi di postazioni vicine si raccomanda l’inserimento di elementi che fungano da barriere fonoisolanti (che non facciano passare il rumore attraverso di essi) e, se possibile, anche fonoassorbenti (che non riflettano il suono nell’ambiente in cui si è generato).
Tale funzione può essere assolta da armadiature divisorie tra le differenti postazioni di lavoro, sufficientemente alte da offrire una schermatura acustica e visiva tra le postazioni. È buona prassi che unitamente a tale accorgimento il soffitto presenti un buon valore di assorbimento acustico, per evitare che le riflessioni della voce prodotte dal soffitto scavalchino con facilità i divisori.
Arredi fonoassorbenti e rivestimenti
È altresì possibile utilizzare elementi di arredo e di servizio sia fonoisolanti (con un’anima interna piena, per esempio, pannelli in legno o cartongesso) con superficie fonoassorbente, in grado di fungere sia da schermatura acustica sia da superfici fonoassorbenti per la riduzione del riverbero.
Sound masking

Il sound masking consiste nell’aumentare artificialmente il livello di rumore di fondo mediante riproduzione di segnali sonori specifici riemessi da altoparlanti, tipicamente a soffitto. In tal modo, generando artificialmente un rumore di fondo sufficientemente elevato in relazione alla rumorosità presente e alle attività svolte nell’ufficio, viene meno la percezione della rumorosità e del parlato provenienti dalle postazioni degli utenti circostanti, la quale viene per l’appunto mascherata dal suono artificiale. Per chi vuole approfondire rimandiamo all’articolo dedicato.
Schermatura delle postazioni
Per limitare al massimo il disturbo tra postazioni vicine e contrapposte è suggerito l’inserimento di elementi schermo direttamente posizionati sopra la scrivania, possibilmente con rivestimenti fonoassorbenti. Più alta è la schermatura maggiore è l’effetto di mitigazione del disturbo reciproco tra gli utenti. Aspetto che, però, spesso non è gradito in quanto limita la visione reciproca con gli altri colleghi.
Studio previsionale
Con l’interazione delle opportune scelte è anche possibile sviluppare dei modelli acustici tridimensionali e verificare le diverse ipotesi e layout distributivi, valutando i risultati di diversi scenari di progetto, per garantire il giusto comfort, integrando anche l’aspetto estetico lavorando fianco a fianco di architetti, designer ed ergonomi. Tutto ciò prima di realizzare le opere, per indirizzare la scelta ottimale in fase di progettazione ed evitare costi successivi alla realizzazione dei lavori, quando risulterebbe troppo tardi correggere realizzazioni inadeguate salvo interventi sostanziosi e spesso invasivi esteticamente. L’uso delle attuali tecnologie permette di valutare previsionalmente diversi scenari di intervento, tra cui trattamento di superfici, impiego di determinati arredi, distribuzione interna degli uffici etc. e di definire quale sia la scelta migliore.

Approfondimenti collegati
Questo articolo fa parte del dossier dedicato alla correzione e all’isolamento acustico. Per completare il percorso di lettura, è utile approfondire anche:
- Una necessità invisibile e sottovalutata
- Nuove regole per l’isolamento acustico
- Quei bollini blu che aumentano anche il valore
- Contro il disturbo un diritto a tutto volume
- È un problema se l’edificio si dà una mossa
- Troppi decibel possono frenare i lavori in corso
- Meglio accertarsi se il suono diventa rosso
- L’agenda per un corretto risultato
- Errare è umano ma fa anche molto rumore
- Se nel menu c’è anche troppo rumore
- Parole chiare o confusione a tutto volume
- Il rumore che scaccia il rumore
- Le regole per i suoni salvavita
- Note dolenti per chi non isola il proprio studio
- Come eliminare il fastidio dei passi di troppo
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