Pe il settore porte il 2021 è stato di rilancio, ma anche di crescita consistente, che ha consentito di recuperare il gap del 2020 e incrementare le attività delle imprese. Ma è stato anche un periodo di riorganizzazione. E il trend positivo continua ancora
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Se il buongiorno si vede dal mattino, per il settore delle porte si potrebbe proseguire dicendo che il pomeriggio è radioso. Dopo un 2020 oggettivamente difficile, con un calo del fatturato complessivo del 9,2%, il 2021 non solo mostra un segnale di forte ripresa, ma consente anche di recuperare tutto il gap pandemico e incrementare considerevolmente i fatturati delle imprese rispetto al 2019.
La buona congiuntura favorevole del mercato, trainata dai bonus fiscali, e una ripresa anche della nuova costruzione ha di fatto portato il settore delle porte fuori dalla palude innescata dal covid-19 e spinto le vendite al punto da far registrare un incremento complessivo del 27,7% rispetto al 2020 e di +14,2% rispetto al 2019. Dunque non solo recupero, ma anche rilancio.
Sono questi i risultati principali di un settore che, monitorato su un campione di 61 imprese con oltre 6 milioni di euro di fatturato, conta un numero molto consistente di imprese, secondo i dati di Unioncamere.
Settore porte: imprese attive e distribuzione territoriale
Il settore della produzione di porte nel suo complesso comprende la fabbricazione di porte, finestre, telai in legno, in plastica e in metallo, oltre a imposte e cancelli metallici, ma che contiene anche il settore delle porte metalliche blindate e al 31 marzo del 2023 contava in Italia 19.285 imprese attive, sette in meno rispetto allo stesso periodo del 2020, delle quali 5.498 (pari al 28,5%) del settore delle porte e finestre in legno, 4.442 (2,3%) delle porte e finestre in plastica, 13.111 (68,0%) delle porte e finestre, intelaiature e cancelli in metallo e 234 (1,2%) della fabbricazione di casseforti e porte blindate in metallo.
Se il settore lo scorso anno era cresciuto in tutti e quattro i segmenti, primo segno evidente della ripresa del mercato. Quest’anno si registra una sostanziale stabilità del numero totale di imprese, ma con alcuni cambiamenti relativamente ai diversi comparti produttivi.
Dal punto di vista delle dinamiche interne, infatti, emerge un aumento dell’1,4% delle imprese del settore del legno, un aumento del 4,0% di quelle dei prodotti in plastica per edilizia, mentre cala del 5,6% il comparto delle porte blindate e dello 0,6% quello dei prodotti in metallo.

I bonus per le ristrutturazioni di certo hanno una forte dominante in questa dinamica, prediligendo prodotti non metallici, dunque più adatti a garantire le prestazioni termiche oggi richieste dal mercato e dalle esigenze da rispettare in termini di trasmittanza relativamente ai lavori da asseverare per le detrazioni fiscali.
Ma, a ben guardare, è anche dal punto di vista territoriale che si notano alcune dinamiche a volte rilevanti. Il totale delle oltre 19 mila imprese dei quattro comparti produttivi risulta localizzato per il 21,1% nelle regioni del Nord Ovest, per il 17,6% in quelle del Nord Est, per il 17,0% nelle regioni del Centro, per il 30,6% al Sud e per il restante 13,6% nelle Isole.

Analizzando le dinamiche imprenditoriali dell’ultimo anno, nove regioni risultano in calo di imprese, con alcune dinamiche particolarmente negative per Valle d’Aosta e Liguria, con cali superiori al 5%, per il Friuli Venezia Giulia (-4,3%), per le Marche (-9,7%), per il Molise (-3,7%) e per la Sardegna (-3,8%). Più contenuto il calo in Trentino Alto Adige (-2,3%). In crescita significativa, invece, Piemonte (+1,5%), Lombardia (+2,1%) e Umbria (+3,1%). Il territorio dunque ha risposto in modo diversificato all’andamento positivo del mercato, con riorganizzazioni aziendali e nuove imprese avviate anche per sfruttare il momento congiunturale favorevole.

Di tutte le imprese registrate presso le camere di commercio, poco meno del 12% risulta essere composto da società di capitali, evidenziando un settore fortemente frammentato e parcellizzato, spesso relativo a mercati molto localizzati.
Settore porte: analisi dei bilanci 2021
In questo ambito l’analisi dei bilanci di alcune tra le maggiori imprese di produzione presenti nel settore delle porte consente di raccontare le dinamiche imprenditoriali e di evidenziare lo stato di salute di questo ambito del comparto.
Il Centro Studi YouTrade ha selezionato 61 imprese del settore con bilancio superiore a 6 milioni di euro, per un giro d’affari complessivo nel 2021 (in attesa di poter analizzare i dati dei bilanci 2022, disponibili sono verso la fine dell’anno) pari a 1,8 miliardi di euro, in aumento del 25,7% rispetto al 2020 e del 14,2% rispetto al 2019.
Questa crescita è stata omogenea nelle diverse classi di fatturato delle imprese, con un incremento maggiore per quelle con fatturato tra 10 e 25 milioni di euro, in aumento del 29,8%. A questi incrementi si associano incrementi positivi nella redditività delle imprese, pari al 4,7% di utili in precentuale sul fatturato a livello complessivo, ma diversificati nelle dinamiche delle diverse dimensioni aziendali.
Le imprese oltre i 50 milioni di euro mettono a segno il 4,8%, quelle tra 25 e 50 milioni sono al 3,5%, e quelle delle due classi inferiori che presentano i valori maggiori, compresi tra il 5,4% della prima da 5 a 10 milioni di euro e il 5,5% della classe tra 10 e 25 milioni di euro. Sono dati positivi e interessanti, pur trattandosi di medie, che riflettono comunque andamenti positivi che, tuttavia, hanno ovviamente dinamiche diverse nell’analisi dell’andamento e dei risultati delle singole imprese.

Una sola azienda, Assa Abloy Italia, presenta cali di fatturato in entrambi gli anni monitorati e perdite di bilancio, mentre in soli altri sette casi vi sono imprese che, nonostante il buon andamento del 2021, non sono riuscite a recuperare il valore di fatturato del 2019.
Sono invece tre le imprese che presentano perdite, comprese le prime due della classifica presentata, ma con valori in ogni caso molto contenuti rispetto al fatturato, mentre per la già citata Assa Abloy Italia le perdite nel 2021 sono state pari al 6,4% del fatturato e in aumento dell’80% rispetto alle perdite dell’anno precedente.
Al netto di questa unica situazione critica, la classifica vede invece la maggior parte delle aziende segnare performance di mercato molto rilevanti, con Gasperotti in crescita del 72,9%, seguita da E’Kasa Group a +68,1% e Nusco a +61,6%. Segue Ermetika, in aumento del 52,2%, mentre oltre la soglia di crescita media del campione si registra la presenza di altre 27 aziende.
Sul fronte della redditività sono 24 le imprese con valori degli utili sul fatturato superiori alla media del campione, con alcune aziende particolarmente performanti, tra le quali Pail Serramenti, Cce Costruzioni Chiusure Ermetiche, Ermetika, Falerlegno, Gasperotti, Peli, Rubner Tueren, Rimadesio, Eclisse, Securemme, Scrigno e Vienne Porte tutte con valori pari o superiori al 10% degli utili sul fatturato.
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In sintesi, il settore delle porte, dopo un 2020 particolarmente difficile, nel 2021 ha innestato una marcia consistente di incremento dell’operatività sui mercati e, al di là di singoli e specifici casi, può guardare al futuro certamente in modo più positivo del passato, grazie anche al prolungamento degli incentivi.
I dati di bilancio del 2022, appena disponibili, certamente confermeranno questo trend positivo. Il Centro Studi YouTrade proseguirà nel monitorare questo settore, al fine di raccontarne le dinamiche ed evidenziare la competitività delle imprese, soprattutto rispetto alle aspettative di un mercato che chiede sempre più qualità in tempi certi e a costi definiti, obiettivi che impegnano le imprese a sforzi organizzativi che le imprese stano dimostrando di saper affrontare, anche con investimenti consistenti al fine di consolidare non solo la propria operatività ma anche la propria presenza nei mercati di riferimento.
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