Il settore delle malte nell’analisi delle prime 27 aziende del settore: accanto a risultati positivi per tutti con il boom dell’edilizia, emerge una polarizzazione tra i pochi big che competono sulla piazza internazionale e le altre realtà
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Il 2021 è stato non solo un anno di ripartenza dopo lo stop pandemico, ma per alcuni settori del sistema delle costruzioni è stato un anno di forte incremento della produttività e dei fatturati, ben oltre la dinamica media dell’edilizia. E questo grazie al traino importante della crescita della nuova costruzione, in aumento dopo anni di stallo, e all’uso di molti prodotti anche nelle ristrutturazioni e nel consolidamento statico degli edifici, grazie a bonus e superbonus.
Come ogni anno il Centro Studi YouTrade analizza, nella consueta pubblicazione allegata a YouTrade, i bilanci delle imprese delle costruzioni, tra le quali sono presenti molte aziende di produzione di malte premiscelate. Da quelle classifiche abbiamo dunque estrapolato 27 realtà che nel proprio catalogo propongono e producono malte premiscelate.
Ovviamente i dati di bilancio dati si riferiscono al totale delle voci di bilancio delle imprese selezionate, pertanto fanno riferimento a tutti i prodotti e servizi offerti dalle imprese e non solo al comparto delle malte premiscelate, ma la proxy è molto interessante per analizzare questo subcomparto, estratto dal più ampio settore dei prodotti chimici e degli intonaci per l’edilizia.
Malte: i dati di 27 imprese del settore
Il 2021 per queste 27 imprese è stato di grande sviluppo, dopo un 2020 difficile, al punto tale che abbiamo rivisto le categorie relative alle classi dimensionali delle imprese, per analizzare le dinamiche per segmenti. Tutte le imprese, grazie alla crescita rilevata nel 2021, hanno di fatto incrementato il loro fatturato in modo consistente, superando le vecchie e più basse soglie utilizzate nel periodo precedente nelle descrizioni degli andamenti di mercato.
Il 2021 ha segnato un incremento record nel fatturato aggregato del campione di imprese del 34,4%, con un aumento del valore della produzione del 34,8% e del valore aggiunto del 32,9%. Sono numeri eccezionali di un anno altrettanto eccezionale, che segue un altrettanto eccezionale, ma ovviamente in senso negativo, 2020.
Al di là del dato medio complessivo, ciò che emerge è una distribuzione comunque uniforme della crescita di mercato, della quale hanno beneficiato soprattutto le imprese di minore dimensione, con fatturati inferiori a 30 milioni di euro, che hanno fatto registrare un incremento del 38,0%, seguito dall’incremento del 36,9% delle aziende con ricavi compresi tra 100 e 200 milioni. Terza dinamica, per consistenza, è quella delle società con fatturato tra 100 e 200 milioni di euro, in aumento del 35,0%, mentre i big crescono del 33,1%.
Sono progressi molto consistenti, che si ritrovano anche nei dati relativi agli andamenti del valore della produzione e del valore aggiunto, dove in particolare emerge la capacità dei big di essere più capaci di produrre profitto, segno indiretto di una organizzazione aziendale che nella dimensione riesce a ottimizzare i fattori produttivi.

Indicatori finanziari
Ma il dato forse più interessante, e collegato a questo ragionamento, emerge dalla lettura della capacità remunerativa delle produzioni, con il margine operativo lordo che, a valere sul valore della produzione, presenta dati diversificati per i quattro segmenti dimensionali delle imprese.
Rispetto al valore medio del campione pari al 13,7%, ovviamente i valori dei big pesano molto. Pertanto, si nota come le prime tre aziende (Mapei, Fassa e Kerakoll) presentino un Mol sul valore della produzione del 15,2%, contro il 12,3% del secondo gruppo di aziende e contro il 10,7%-10,8% di quelle con fatturati inferiori a 100 milioni. Questa differenza si amplifica analizzando i risultati relativi agli utili in rapporto ai fatturati. Le prime tre aziende, i big, nel 2021 hanno fatto registrare utili per 176 milioni di euro e pari all’11,4% del fatturato, mentre le altre aziende, quelle al di sotto dei 200 milioni, presentano profitti mediamente compresi tra il 4,4% e il 5,4%.
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Molto interessanti i dati relativi ai risultati finanziari, che registrano nella media generale un Roe (il ritorno sul capitale proprio investito in azienda) dell’11,3%. Solo due aziende presentano un valore negativo, mentre 19 imprese su 27 presentano un valore del Roe superiore al 6%, con 16 aziende oltre il 10% e ben cinque oltre il 20%.
Estremamente interessanti che i dati relativi al Roa (l’indicatore che misura il ritorno sul totale degli asset aziendali), che presenta un valore medio del campione pari al 6,6%, ma che mostra una estrema variabilità, con due aziende con valori negativi, 15 aziende con positivi, ma inferiori alla media di comparto e le altre dieci rimanenti con valori superiori alla media, mentre due (Roefix e Kimia) con percentuali superiori al 20%.
Rispetto alle dinamiche di mercato un indicatore di grande rilevanza è il Ros, che misura il ritorno sulle vendite. L’indicatore globale è salito dal 6,7% del 2020 all’8,2% del 2021, con dieci aziende con dati superiori alla media generale e in particolare con Fassa, Kerakoll e Roefix con valori oltre il 10%, e con Kimia e Opera con Ros sopra il 20%.

Di altrettanto interesse il valore del cash flow sul fatturato, che misura la capacità dell’azienda di gestire la cassa, con un valore medio di comparto del 10,5%, ma con alcune imprese con indicatori decisamente migliori, in particolare le prime tre in classifica (Mapei, Fassa, Kerakoll) e a seguire, scorrendo la graduatoria, Laterlite (che ha beneficiato di un incremento di fatturato notevole dato anche dall’acquisizione di Gras Calce), Roefix, Litokol, Cugini, Vimark, Ferri, Kimia e Opera.
La buona situazione, già riscontrata nel 2020 a livello di indipendenza finanziaria, è confermata anche nel 2021, con un indicatore pari al 49,2% (era il 45,8% nel 2020). Va segnalata la performance assolutamente rilevante di Torggler, pari al 69,1%, elemento che in qualche modo riequilibra gli indicatori negativi registrati dall’azienda, fattore peraltro evidenziato anche dall’indice di liquidità immediata (acid test), che per questa azienda è molto positivo e tra i più alti del settore. Il valore medio dell’acid test è pari peraltro a 1,2, indicando un valore medio decisamente ottimale, che tuttavia per la maggior parte delle aziende è migliore e superiore.
Ben 17 aziende infatti hanno questo valore pari a 1,2 o superiore, con il picco di cinque società che superano il valore di 2, ovvero Master Building Solutions Italia, Litokol, Vimark, Kimia e Opera, segno di un’ottima capacità di queste aziende in termini di solvibilità e dunque di ulteriori potenzialità di sviluppo in futuro, su base economiche e finanziarie molto solide.

Infine, un discorso a parte riguarda la dimensione di impresa un settore fortemente concentrata in poche aziende. Le prime sette, tutte quelle con fatturati superiori a 100 milioni di euro, rappresentano il 79,8% del giro d’affari del campione. Le prime tre (Mapei, Fassa, Kerakoll) da sole compongono il 59,3% del fatturato del campione, segno di una concentrazione molto forte.
Associando questa analisi ai risultati relativi alla redditività aziendale, emerge in modo molto chiaro come la dimensione, e dunque le economie di scala che sono in grado di attivare, rappresenti un fattore strategico di sviluppo, soprattutto in termini di redditività e di capacità di generare utili. Ovvero, di poter agire anche in termini di investimenti, per esempio in ricerca e sviluppo, con una dimensione potenzialmente pari all’intero fatturato di imprese che si collocano nella fascia media della produzione. Le prime tre aziende a livello di utili sommano 176 milioni di euro, pari al totale del fatturato delle 13 imprese, nell’intervallo tra i 5,6 milioni di fatturato di Opera e i 23,2 di Litokol.
Al di là delle capacità delle singole aziende di produrre e di essere protagoniste nei propri mercati con i propri specifici prodotti, si evince in modo ancora più rilevante come oggi in alcuni ambiti produttivi la dimensione aziendale sia uno dei maggiori fattori di successo non solo per lo sviluppo aziendale, ma anche e soprattutto per la capacità di produrre valore economico e finanziario: un fattore sempre più rilevante anche per la possibilità delle nostre aziende di operare non solo nel contesto nazionale, ma anche internazionale.
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