Ne abbiamo scritto più volte su YouTrade: ci vuole un Piano Casa. Nel deserto delle proposte, l’amministrazione di Milano ha avuto il merito di mettere sul piatto un progetto che prevede la realizzazione di 10 mila abitazioni in social housing in un decennio. Ottima e lodevole iniziativa.

Peccato che nessuna impresa o quasi sia interessata a parteciparvi. Le offerte di adesione, con una manifestazione di interesse, arrivate a Palazzo Marino in 12 mesi sono state 24. Eppure, solo una aderisce ai parametri richiesti dal Comune.

Le altre 23 non ottemperano ai paletti posti dall’amministrazione: il 65% degli alloggi sono da riservare all’edilizia calmierata (ipotizzati circa 400 euro di affitto per 60 metri quadrati).

L’idea del Piano Casa di Milano è quella di realizzare appartamenti da offrire in locazione per chi ha uno stipendio compreso tra i 1.500 e i 2.500 euro, secondo il principio che il costo di affitto di un’abitazione non dovrebbe superare un terzo delle entrate familiari. Un principio di equità sociale, ma che non entusiasma (si fa per dire) i costruttori.

Di due avvisi pubblicati l’anno scorso e chiusi a maggio, relativi alle prime otto aree, solo un’offerta è andata a buon fine, quella della cooperativa Uniabita. Il Comune però non si dà per vinto e punta a trovare altri soggetti disposti a partecipare al bando.

Il problema è però di difficile soluzione: a Milano i prezzi delle case sono lievitati e, di conseguenza, il social housing è diventato poco o nulla vantaggioso per chi costruisce su terreni che valgono cifre a molti zeri.

Inoltre, il mercato predilige edifici di qualità alta o medio-alta. Ma, inevitabilmente, il Comune fa il suo mestiere, che non è quello di costruttore. Oltretutto, anche se in buona parte sgonfiato, il caso delle presunte speculazioni e attività corruttive ha reso più delicata ogni decisione in materia urbanistica.

Per ora, insomma, il progetto di social housing sotto la Madonnina rimane in vita: la delibera di Giunta prevede 10 mila alloggi di cui 6.500 a Milano e 3.500 nell’hinterland, con progetti a regia pubblica e una partnership pubblico-privato che guardi alle fasce di reddito medio-basse.

Ci riusciranno?

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