La crescita della consapevolezza sul ruolo della distribuzione edile nell’ambito della sicurezza sul lavoro rappresenta un argomento di grande attualità. O forse sarebbe più corretto dire che dovrebbe diventarlo ancora di più. Da impacciato elemento facoltativo a requisito indispensabile, il percorso della tutela degli operatori edili è anche una grossa opportunità per il settore della distribuzione.


La sicurezza come vantaggio competitivo

La crescita della consapevolezza del ruolo della distribuzione edile in ambito sicurezza sul lavoro credo sia un argomento di grande attualità. Per meglio dire, mi piacerebbe tanto che diventasse un argomento di grande attualità.

In un settore produttivo come il nostro, dove i rischi di incidenti sono purtroppo all’ordine del giorno, coltivare il principio della sicurezza può diventare, oltre che cosa buona e giusta, anche un elemento di vantaggio competitivo.

L’orientamento alla sicurezza deve nascere prima di tutto nei nostri magazzini, individuando le situazioni di criticità e coinvolgendo i collaboratori per contribuire a risolverle. Agire in sicurezza non può semplicemente essere una disposizione, ma un sentimento, un impegno condiviso, sennò non funziona.

L’immagine del nostro punto vendita, agli occhi dei clienti ma anche dei fornitori, e soprattutto di banche e assicurazioni, molto attente oggi ai comportamenti nei riguardi delle persone e anche dell’ambiente, cambia così radicalmente. Perché è vero che siamo un soggetto economico, e la prima cosa che banche e assicurazioni guardano è la nostra capacità di creare profitto, ma c’è anche grande attenzione a come vengono gestiti i rischi, perché eventuali incidenti e relative sanzioni pesano non poco sul giudizio globale delle nostre aziende, e quindi sulla loro affidabilità, nonché sui bilanci.

Assodati e compresi questi principi, il discorso potrebbe anche finire qui, ma in realtà c’è ancora molto da dire, perché per le rivendite di materiali edili che hanno voglia di distinguersi la sicurezza è anche un progetto economico, perché i nostri magazzini sono i luoghi ideali per promuovere i dispositivi di protezione individuale e i vari sistemi di sicurezza.

Mettere bene in evidenza l’attenzione che riserviamo alla salvaguardia dei nostri collaboratori, ma anche dei clienti stessi che frequentano i nostri negozi e soprattutto i nostri piazzali, per usare una definizione contemporanea ci rende influencer della sicurezza, la migliore pubblicità possibile che possiamo mettere in campo per coinvolgere su queste tematiche anche i nostri clienti, soprattutto gli artigiani e le piccole imprese, che in fatto di sicurezza non è che, in generale, brillino. Di queste tematiche si sta occupando da tempo la “Fondazione Regolino” di Empoli, presieduta da Fabio Ciaponi, il cui obiettivo principale è proprio quello di contribuire a cambiare la cultura della sicurezza nel mondo del lavoro, attraverso progetti innovativi e una assidua campagna di sensibilizzazione.

Far riflettere i nostri clienti sulla sicurezza sul lavoro certamente male non può fare. È un po’ come incoraggiarli a prendere seriamente in considerazione un principio di responsabilità che dovrebbe essere umanamente facile da condividere.

Da quel che so, e se so male mi scuso, non mi risulta che i fatturati del settore dei prodotti per l’antinfortunistica nelle rivendite di materiali edili siano particolarmente significativi. Parlo ovviamente in linea generale.

Rispetto a trent’anni fa, quando per far indossare un elmetto protettivo in cantiere si doveva litigare (e qualcuno potrebbe anche confermare che si continua a litigare anche oggi) c’è stata una forte evoluzione dell’offerta di prodotti e soluzioni per la protezione degli operatori e, volendo, utilizzandoli correttamente si potrebbero evitare molti incidenti.

E non si può dire che manchino le normative, per certi versi siamo anche all’avanguardia in questo campo, ma come sempre invece di attuare una cultura preventiva degli infortuni si aspetta il fattaccio e poi si chiudono i cantieri.

Qualcuno potrà obiettare che non è compito della distribuzione edile mettere il becco in queste faccende, ma siamo sempre lì a parlare di cambiamento, facendo voli pindarici sul perché e sul percome, cercando significati occulti e riempendoci la bocca di mille auspici.

Un impegno sulla diffusione dei principi che devono regolare l’attività in cantiere e la protezione di chi ci lavora credo che sia un buon esempio di cambiamento dell’approccio al mercato della distribuzione edile. Potremmo anche rischiare di diventare utili per una presa di coscienza condivisa con il resto della filiera, e potremmo, già che ci siamo, incrementare anche i fatturati di questo particolare e al momento ancora poco considerato settore della produzione.

di Roberto Anghinoni

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