Chiunque abbia frequentato ristoranti, bar o locali molto affollati conosce bene quella sensazione di stanchezza, irritazione o vero e proprio mal di testa che spesso accompagna la permanenza in ambienti rumorosi. Per non parlare della difficoltà di colloquiare. Dal punto di vista acustico questo fenomeno è riconducibile a una cattiva gestione del riverbero e delle superfici interne.
Negli ultimi anni l’attenzione verso il comfort acustico nei locali aperti al pubblico è cresciuta, ma resta ancora diffusa l’idea che il rumore sia una conseguenza inevitabile dell’affollamento. In realtà, prevenire i problemi acustici nei ristoranti è possibile, spesso con soluzioni semplici e integrate nella progettazione architettonica fin dalle prime fasi. Comprendere i meccanismi che generano il disagio è il primo passo per evitarlo.
Il vero protagonista
Quando si parla di acustica degli ambienti, il riverbero è uno dei parametri fondamentali. Il tempo di riverberazione descrive quanto a lungo il suono persiste in un ambiente dopo che la sorgente sonora si è fermata. In spazi caratterizzati da superfici rigide e riflettenti, come pavimenti in gres o pietra, pareti vetrate, cartongesso, soffitti lisci, il suono rimbalza ripetutamente, sommando energia sonora ad ogni riflessione e creando un ambiente acusticamente riverberante. Il disagio acustico non dipende solo dall’intensità del rumore, ma anche dallo sforzo cognitivo richiesto per comprendere il parlato. In un ambiente molto riverberante, le parole si sovrappongono, diventano meno intelligibili e il cervello è costretto a un lavoro continuo di decodifica. Questo sforzo, prolungato nel tempo, si traduce in affaticamento mentale, stress e, nei casi più evidenti, mal di testa. Dal punto di vista fisiologico, l’orecchio umano non è progettato per gestire ambienti in cui il rumore di fondo cresce costantemente e in modo disordinato. È per questo che locali apparentemente vivaci possono risultare insopportabili dopo poco tempo, mentre altri, pur affollati, vengono percepiti come confortevoli.

Effetto Lombard
Un fenomeno chiave per comprendere l’acustica dei ristoranti è il cosiddetto effetto Lombard. Si tratta di un meccanismo automatico e inconscio per cui le persone tendono ad alzare la voce quando il rumore di fondo aumenta, nel tentativo di mantenere intelligibile la comunicazione. In un ambiente riverberante, questo comportamento innesca un circolo vizioso. Più il locale è rumoroso, più le persone parlano ad alta voce. In assenza di superfici fonoassorbenti, questa energia si accumula, facendo crescere ulteriormente il rumore di fondo. Il risultato è una spirale diabolica che porta rapidamente a livelli sonori elevati e a un comfort acustico estremamente scarso. Nei luoghi affollati, come ristoranti, bar, questo fenomeno è particolarmente critico perché la sorgente principale di rumore è il parlato delle persone. Ogni conversazione genera energia sonora che, in presenza di un elevato riverbero, non è smorzata, ma continua a propagarsi nello spazio. Il risultato è un aumento progressivo del rumore di fondo, anche in assenza di musica o impianti particolarmente rumorosi. Più il livello di rumore di fondo si alza e più per farsi sentire dobbiamo alzare la voce, contribuendo ad alzare il rumore di fondo. Così anche gli altri avventori devono a loro volta alzarla, e così via. In pratica, si genera un circolo vizioso di continuo incremento del livello sonoro nel locale che impedisce all’interlocutore di ascoltare e capire le nostre parole e obbliga a sgolarsi per essere capiti. Questo meccanismo spiega perché molti ristoranti e locali pubblici risultino relativamente accettabili nelle prime fasi del servizio e siano via via sempre più rumorosi con l’aumentare dell’affluenza. Non è il numero di persone in sé a creare il problema, ma la risposta acustica dell’ambiente.

Progettare l’acustica
La prevenzione del disagio sonoro passa innanzitutto da una progettazione consapevole. L’acustica non dovrebbe essere considerata un aspetto secondario o un problema da risolvere a posteriori, ma un aspetto sinergico del progetto architettonico ed estetico, integrando elementi fonoassorbenti con l’estetica, soprattutto oggigiorno dove esistono materiali fonoassorbenti che permettono infinite possibilità estetiche. Il primo obiettivo è il controllo del tempo di riverberazione, che deve essere adeguato alla destinazione d’uso e al volume del locale. Valori troppo elevati sono quasi sempre la causa principale del rumore eccessivo. Ridurre il riverbero significa rendere l’ambiente più piacevole dal punto di vista acustico, migliorando l’intelligibilità del parlato e riducendo la tendenza ad alzare la voce.
Mitigare il riverbero
La mitigazione del riverbero si ottiene introducendo superfici fonoassorbenti in grado di dissipare l’energia sonora. Le soluzioni possono essere molteplici e compatibili con l’estetica del locale. Controsoffitti fonoassorbenti, pannelli fonoassorbenti a parete, elementi sospesi, contribuiscono in modo significativo a ridurre il tempo di riverberazione. Esistono anche elementi che all’apparenza sembrano normali intonaci, indistinguibili alla vista, ma che assorbono il suono.
È importante sottolineare che non è necessario rivestire interamente le superfici dell’ambiente con materiali fonoassorbenti. Spesso è sufficiente intervenire in modo mirato, distribuendo correttamente le superfici assorbenti e privilegiando le aree più critiche, come soffitti e pareti. Dal punto di vista dell’efficacia è meglio ubicare le superfici fonoassorbenti in modo diffuso, sia a soffitto che a parete. Il trattamento di una sola superficie, ad esempio del solo soffitto, potrebbe non essere sufficiente.
Anche l’arredo gioca un ruolo importante. Tavoli, sedute imbottite, tende, librerie e elementi decorativi contribuiscono, seppur in misura minima (minima perché in genere la superficie è limitata), all’assorbimento acustico. Una progettazione attenta può integrare questi elementi senza comprometterne la funzionalità o l’estetica. In misura minore anche la geometria dello spazio influisce sul comportamento acustico. Ambienti molto alti, con superfici parallele e prive di interruzioni, favoriscono la formazione di riflessioni multiple e di un campo sonoro diffuso riverberante. La suddivisione degli spazi, anche tramite elementi leggeri o arredi, può aiutare a limitare la propagazione del rumore e a creare zone acusticamente più confortevoli.

Il Fonoassorbimento

Piccola precisazione terminologica: spesso si usano i termini fonoassorbente e fonoisolante in modo equivalente, ma sono due termini opposti. Nel caso si voglia ridurre il riverbero occorre impiegare elementi fonoassorbenti, in grado di catturare il suono che giunge dall’ambiente e non rifletterlo verso l’ambiente stesso, mentre elementi fonoisolanti servono a isolare tra ambienti diversi e frenare il passaggio di rumore attraverso, risultando quasi sempre non fonoassorbenti. La capacità di un materiale di assorbire il suono è individuata dal coefficiente di assorbimento acustico apparente.
Prendendo in esame la figura, in cui sono indicate la potenza sonora incidente (Wi), la potenza riflessa (Wr), la potenza trasmessa (Wt) e la potenza dissipata nel materiale (Wd), l’assorbimento acustico apparente rappresenta la quantità di potenza sonora non riflessa, ovvero la quantità Wi – Wr, definibile anche come Wi – (Wt + Wd). La somma delle potenze riflessa, trasmessa e dissipata è ovviamente pari alla potenza incidente, ovvero Wi = Wr + Wt + Wd.
Nella pratica acustica si utilizza infatti l’assorbimento acustico apparente, che è relativo alla quantità non riflessa, indicato con il termine αapp, definito come:
![]()
In pratica indica quanta energia non viene riflessa. Il coefficiente di assorbimento acustico può assumere valori che vanno da 0 ad 1.
Il valore 0 rappresenta un assorbimento acustico nullo, ovvero una riflessione perfetta del suono. Se un ambiente avesse tutte le superfici con assorbimento acustico pari a 0 (e se l’aria non assorbisse anch’essa il suono, come invece avviene, avendo l’aria una sua capacità di assorbimento acustico), un qualunque suono immesso nell’ambiente non decadrebbe mai e permarrebbe all’infinito nell’ambiente.
Il valore 1 rappresenta invece l’assorbimento acustico massimo possibile, ovvero riflessione nulla. Un materiale con coefficiente di assorbimento acustico pari a 1 non riflette alcun suono incidente. Se un ambiente avesse tutte le superfici con assorbimento acustico pari a 1 un qualunque suono immesso nell’ambiente non potrebbe riflettersi, decadendo immediatamente dopo la sua stessa generazione una volta raggiunte le superfici dell’ambiente.

Il coefficiente di assorbimento acustico è determinato in frequenza, in banda di ottava o in banda di terzi di ottava, come esemplificato nell’immagine, dove sulle ascisse sono indicate le frequenze in bande di terzi di ottava, mentre sulle ordinate il coefficiente di assorbimento acustico, da 0 (nullo) a 1 (massimo).
Per esempio, il materiale rappresentato nel grafico non assorbe nulla alla frequenza di 100 Hz, ovvero tutto il suono diretto su una superficie trattata con tale materiale alla frequenza di 100 Hz verrebbe completamente riflesso. La capacità di assorbire aumenta quasi linearmente fino a 630 Hz, dove raggiunge il suo massimo, pari a circa 0,95, che si mantiene fino a circa 1250 Hz, dove avviene un ulteriore riduzione, lieve, fino a circa 3150 Hz, da cui poi torna ad aumentare.
Se utilizzassimo questo materiale per ridurre il livello di rumorosità all’interno di un locale prodotta da un compressore che emette rumore alla frequenza di 100 Hz non otterremmo alcun giovamento, in quanto a tale frequenza il materiale non assorbe energia. Viceversa, se il rumore da ridurre fosse concentrato alla frequenza di 1000 Hz il beneficio sarebbe elevato, in quanto a quella frequenza il materiale, avendo un valore del coefficiente di assorbimento acustico di poco inferiore a 0,95, assorbirebbe quasi il 95% dell’energia incidente e ne verrebbe riflessa poco più del 5%. È pertanto fondamentale scegliere materiali che assorbano in maniera significativa alle frequenze di interesse, tipicamente per il parlato tra circa 400 e circa 4000 Hz.

Coefficiente di assorbimento
Per una più agevole comunicazione delle caratteristiche di fonoassorbimento di un materiale e facilitare il paragone tra diversi materiali, è possibile determinare un indice di assorbimento acustico, che in un singolo valore permette di caratterizzare, seppur in modo grossolano, ma rapido, la maggiore o minore capacità di un materiale di assorbire acusticamente. L’indice che ne è scaturito prende il nome di coefficiente di assorbimento acustico apparente ponderato, indicato con il termine αw (alfa w). Rap¬presenta una sorta di media tra i coefficienti di assorbimento acustico alle diverse frequenze, ma anziché essere una media aritmetica semplice utilizza un metodo assimilabile ad una media ponderata grafica, mediante un procedimento che utilizza una curva di riferimento per determinare il valore unico secondo la norma Iso 11654. Attraverso il parametro αw, in base al valore risultante dello stesso, è anche stata definita una scala di efficienza nell’assorbimento acustico. La classificazione prevede cinque classi, come descritto nell’immagine, dalla A (migliore) alle E (peggiore), oltre alla classe NC (non classificabile, ovvero di prestazione fonoassorbente pressoché nulla). In pratica, per ottenere una efficacia nel trattamento del riverbero occorre impiegare materiali e componenti che abbiano valori elevati del coefficiente di assorbimento acustico. A parità di scelte estetiche del materiale, l’uso di materiali con il coefficiente più elevato maggiora l’efficacia acustica. Oltre alla performance acustica ed all’estetica il materiale scelto dovrà anche possedere altre caratteristiche, tra cui la classe di reazione al fuoco, la durabilità, la resistenza meccanica agli urti. Anche tali aspetti sono importanti, in alcuni casi previsti dalla legislazione (es. per la classe di reazione al fuoco) ed è opportuno che la scelta venga eseguita da professionisti che conoscono anche ambiti non solo acustici.
Approfondimenti collegati
Questo articolo fa parte del dossier dedicato alla correzione e all’isolamento acustico. Per completare il percorso di lettura, è utile approfondire anche:
- Una necessità invisibile e sottovalutata
- Nuove regole per l’isolamento acustico
- Quei bollini blu che aumentano anche il valore
- Contro il disturbo un diritto a tutto volume
- È un problema se l’edificio si dà una mossa
- Troppi decibel possono frenare i lavori in corso
- Meglio accertarsi se il suono diventa rosso
- L’agenda per un corretto risultato
- Errare è umano ma fa anche molto rumore
- Parole chiare o confusione a tutto volume
- Suoni e parole da lasciare inascoltati
- Il rumore che scaccia il rumore
- Le regole per i suoni salvavita
- Note dolenti per chi non isola il proprio studio
- Come eliminare il fastidio dei passi di troppo
Articoli correlati
ProduzioneMateriali e sistemi costruttivi
Agosto 13, 2026
Rivestimenti in resina: il sistema Nativus di Nord Resine per superfici continue personalizzate
Rivestimenti in resina, superfici continue e sette texture decorative: scopri il sistema Nativus di Nord…
ProduzioneMateriali e sistemi costruttivi
Agosto 3, 2026
Parquet resistente all’acqua: IdroWood di Meg Living unisce estetica e alte prestazioni
IdroWood di Meg Living supera il concetto tradizionale di parquet combinando il fascino del legno con…
ProduzioneMateriali e sistemi costruttivi
Luglio 27, 2026
Facciate ventilate efficienti con le soluzioni RoofRox
RoofRox propone una linea di prodotti dedicata esclusivamente al mondo delle facciate ventilate: RoofRox…



