A distanza di un paio di mesi si possono trarre conclusioni sul caso Milano? Naturalmente no, se si considera un piano strettamente giudiziario. Si può dare un giudizio su quanto riportano le cronache ma non, certo, sulle responsabilità penali o, viceversa, sull’innocenza degli accusati di corruzione.

Però si può valutare quella che, al di là delle sterili polemiche di partito, pro o contro, è stata la politica urbanistica della città.

Milano ha un volto diverso da quello di dieci anni fa. E, se non siete amanti di edifici malmessi con i ballatoi a ringhiera, del grigiore post industriale e della mediocrità urbana, dovete riconoscere che oggi è molto meglio.

Non a caso attira, per lo stupore dei milanesi, frotte di turisti. Sono sorti grattacieli, palazzi residenziali in classe A, sono stati riqualificati edifici cadenti o che erano fabbriche in disuso. Grandi progetti hanno cambiato il volto a interi quartieri, altri sono pronti a partire.

È andato tutto bene? Certo che no. La cosiddetta gentrificazione ha trasformato zone popolari in quartieri per un ceto medio-alto, con una difficile mutazione sociale.

Molte famiglie sono state costrette a cercare casa nell’hinterland o addirittura a molti chilometri di distanza perché i prezzi degli immobili sono schizzati in alto.

Milano skyline

Ma proprio qui sta il punto. Chi critica la politica urbanistica del comune di Milano, troppo acquiescente nel concedere permessi di costruire e ricostruire con una semplice Scia, tralascia di dire che, semmai, il problema non è stato quello di aprire le porte all’ingordigia delle società immobiliari, ma di aver lesinato le concessioni.

Insomma, a Milano c’è fame di case e si è costruito poco, non troppo come chi dipinge un quadro da «mani sulla città», di speculazione selvaggia, di stravolgimento del territorio.

Vogliamo negare che i costruttori e le società immobiliari abbiano cercato, e forse sono riuscite, a fare pressione sui componenti della ormai famigerata commissione paesaggio?

Ovviamente no. Se ci sono state responsabilità ed eventuali correità di professionisti pronti a concedere il via libera in cambio di qualche consulenza lo stabilirà il tribunale. Ma non per questo è lecito dare un giudizio negativo su tutto quello che è stato fatto.

Perché, è bene ricordarlo, l’inchiesta è nata dal caso di un palazzo con più piani costruito in un cortile vicinissimo ad altre case. Ma è solo uno su 300 interventi degli ultimi anni a Milano.


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