Entro giugno 2026 dovranno essere conclusi i progetti finanziati dal Pnrr – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ed, entro agosto, dovranno essere completate anche le procedure di pagamento e rendicontazione verso Bruxelles. Una scadenza che rappresenta molto più di un semplice termine amministrativo: è il vero banco di prova della capacità italiana di trasformare i fondi europei in opere, infrastrutture, servizi e investimenti concreti.


Il dossier del Governo sullo stato di avanzamento del Pnrr

Siamo agli sgoccioli. Entro giugno 2026 tutti i progetti relativi al Pnrr dovrebbero essere conclusi ed entro la fine del mese di agosto dovrebbero anche essere saldati i contributi spettanti ai progetti, in modo tale da rendicontare la spesa finale a Bruxelles.

L’ultimo rapporto sullo stato di avanzamento del Pnrr vede per certi versi alcuni dati confortanti, ma per altri si evidenzia ancora una soglia di raggiungimento della spesa lontana dagli obiettivi.

Il Governo il 13 aprile scorso ha pubblicato l’ultimo dossier sullo stato di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia, che come noto comprende sette missioni per un totale di 224 misure e consta di una dotazione finanziaria complessiva pari a 194,4 miliardi di euro. Il dossier è diviso in tre parti più un’appendice.

Nella prima parte contiene le modi che al Pnrr approvate il 27 novembre 2025 dal Consiglio dell’Ue e quelle approvate il 30 marzo 2026 con decisione del Consiglio Europeo.

La seconda parte tratta della programmazione finanziaria del Pnrr suddivisa per settore di intervento, con particolare riferimento alla Nona rata del 31 dicembre 2025, prendendo in considerazione anche le misure che sono state recentemente riprogrammate.

La terza parte illustra la gestione finanziaria del Pnrr su base regionale, proponendo un’analisi della distribuzione regionale dei finanziamenti per ciascuna delle sette missioni del Piano, evidenziando i finanziamenti, i soggetti attuatori e lo stato di avanzamento dei progetti.

Infine, l’appendice riguarda i 32 traguardi/obiettivi raggiunti a giugno 2025, a fronte dei quali il 30 dicembre 2025 la Commissione europea ha erogato all’Italia l’ottava rata, pari a 12,8 miliardi di euro.

Luci e ombre del Pnrr

Da tutto questo compendio informativo emergono alcune luci, ma anche alcune ombre e molte questioni non ancora chiare, che dovranno trovare nei prossimi mesi una risposta.

La scadenza di giugno 2026 apre a molti interrogativi sulla capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati dal Pnrr e il quadro normativo e operativo presenta ancora alcuni elementi di incertezza.

Il Governo sta facendo del suo meglio per aggirare criticità e ritardi, basti pensare al fatto che l’Italia ha recentemente chiesto e ottenuto una ulteriore revisione del proprio piano nazionale, dopo quelle già ottenute in passato, e un elemento sul quale concentrare l’attenzione è che nonostante la data di fine giugno 2026 sia ineludibile, in realtà (e in virtù degli accordi in essere) in molti casi i target europei non richiedono il raggiungimento del 100% degli obiettivi, ma il raggiungimento di obiettivi quantitativi minimi (per esempio, un certo numero di progetti completati) ma non la conclusione del 100% degli interventi finanziati.

Dunque, potrebbe darsi che il mancato completamento di alcune opere non sia un fatto negativo, ovvero retroattivo, ma semplicemente porti a una ricerca di ulteriori fondi per concludere le opere.

A questa, chiamiamola così opportunità, se ne aggiunge un’altra, ovvero la possibilità, suggerita dalla stessa Commissione europea, di suddividere i progetti più grandi in lotti. La suddivisione permetterebbe di concludere alcuni lotti e rendicontarli entro le scadenze del 2026, lasciando le parti residue alla caccia di altri fondi, nazionali o europei, per la loro conclusione.

In ballo ci sono 60,4 miliardi di fondi Pnrr

La domanda dunque è quali e quanti sono gli investimenti in scadenza al 30 giugno di quest’anno?

Una recente circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze indica che i soggetti attuatori devono completare gli interventi entro il 30 giugno 2026, al fine di permettere alle amministrazioni titolari dei controlli e dei pagamenti di chiudere la raccolta e la validazione della documentazione entro il 31 agosto. Qualsiasi spesa effettuata dopo tale data non potrà essere considerata ai fini del raggiungimento degli obiettivi e dei target europei.

La data di riferimento è quella relativa alla certificazione di ultimazione dei lavori o alla dichiarazione asseverata di «regolare esecuzione per servizi e forniture», anche se ulteriori lavorazioni, purché limitate e concluse entro 60 giorni, non comprometterebbero la validità della certificazione. Ecco dunque una sorta di salvagente per le opere e la loro realizzazione in quanto se vi saranno spese oltre le scadenze, esse non potranno essere rendicontate nell’ambito del Pnrr. Da cui l’esigenza di trovare fonti alternative per finanziare la fine effettiva dei lavori.

Le analisi più recenti, in particolare quelle svolte da Openpolis su dati Italia Domani, evidenziano che in totale sono 60 le misure del Pnrr per le quali la scadenza del 30 giugno è tassativa. Si tratta di 45.506 progetti che sommano investimenti per 96,4 miliardi di euro, 60,4 miliardi dei quali sono riferiti a fondi Pnrr, pari al 63% circa del valore totale di questi progetti. Allo stato attuale, per tutte queste misure da rendicontare tassativamente entro il 30 giugno 2026 il livello di spesa effettiva dei pagamenti è pari al 49%.

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Stato di avanzamento procedurale dei progetti finanziati con il Pnrr. Fonte OpenPolis su dati Italia Domani

Progetti Pnrr rendicontati: l’Italia è ferma al 19,7% delle risorse assegnate

Al di là delle scadenze e dei calcoli per rientrare negli obiettivi e target europei, analizzando i dati pubblicati nel monitoraggio del Pnrr di marzo 2026, pubblicati dal Governo il 13 aprile, evidenziano che siamo molto lontani da una effettiva attuazione e che i progetti effettivamente conclusi e rendicontati rappresentano a livello nazionale il 19,7% delle risorse assegnate (con riferimento ai 167 miliardi di fondi Ue), se non si contano i progetti relativi all’ambito nazionale, elemento che se inserito nella statistica porta il totale concluso al 18,4%.

La tabella complessiva conta 632.261 progetti dei quali 107.278 in Lombardia, la regione con più dotazione di progetti e di fondi, pari a 21,3 miliardi, seguita per numero di progetti dal Veneto con 64.891 progetti per 14,3 miliardi e per investimenti dalla Campania con 49.942 progetti per 14,9 miliardi.

Lo stato di attuazione nelle diverse regioni varia molto, con il Trentino Alto-Adige primo con il 34,2% di progetti conclusi, seguito dalla Lombardia con il 29,8% e dall’Emilia Romagna con il 28,2%. Seguono poi Friuli Venezia-Giulia e Veneto, uniche due regioni assieme a quelle già citate a superare il 25% di progetti conclusi. Dalla parte opposta, al di là del valore molto basso di conclusione dei 2.913 progetti di ambito nazionale che sommano 12,1 miliardi, pari all’1,7%, l’unica regione sotto il 10% di realizzazione è la Liguria, con il 7,9%.

Mappa-regionale-Pnrr

tabella-regionale-Pnrr

Perché il traguardo del 100% appare ancora lontano

Dall’analisi dei dati e dalle previsioni di spesa da realizzarsi entro i temi dettati dalle norme e dalle regole del Pnrr è di tutta evidenza che il traguardo del 100% dei progetti e della spesa è lungi dall’essere raggiunto. Tuttavia, rimane la possibilità, per molti progetti, di essere conclusi anche successivamente, con l’individuazione di altre risorse e questo è, come detto, una sorta di salvagente per quei progetti avviati ma che non hanno ancora trovato non solo la conclusione, ma spesso sono ancora alle fasi iniziali.

La cattiva notizia in questo ambito è che le scarse risorse finanziarie disponibili in tempi di crisi energetica globale dovuta alla guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, con il blocco dello stretto di Hormuz, possa portare a una diffcoltà nel concludere opere che sono state progettate e avviate con l’intento di aumentare la competitività del paese.

La buona notizia è che gli investimenti per queste opere potranno costituire una base economica per il proseguimento degli investimenti in costruzioni, garantendo al sistema delle imprese un atterraggio più morbido di quello atteso con la fine del Pnrr e dei relativi fondi.

Una magra consolazione di fronte a un’opportunità, quella del Pnrr, che l’Italia ha giocato costruendo un dossier che ha visto poi la necessità di ben nove, ad oggi, revisioni e ricontrattazioni con Bruxelles. Ovviamente la speranza è che nel rush finale l’Italia mostri come sempre una capacità inattesa di produttività e che si riesca, almeno per la maggior parte dei progetti, a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Sarebbe un bel segnale, soprattutto perché le opere progettate e realizzate devono servire per aumentare e migliorare il nostro assetto economico e sociale. Ed è lì che si gioca la sfida per il futuro, un futuro nel quale comunque quanto speso dovremo ripagarlo e sarebbe quanto mai imbarazzante dover pagare debiti per opere non concluse.

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