Il 2026 sarà l’anno della casa? La carenza di alloggi non è una specificità solo italiana, problema che vuole affrontare il Piano Casa. Si costruisce troppo poco anche nel resto d’Europa.
La buona notizia è che la Commissione Ue ha deciso di intervenire per colmare il deficit abitativo. Che poi ci riesca è un altro discorso, ma già esserne consapevoli e approntare una strategia è positivo.
Il Piano casa europeo annunciato a fine dicembre è una buona notizia per chi cerca un alloggio, oltre che per chi lavora nella filiera dell’edilizia:
- prevede una strategia comunitaria per la costruzione di abitazioni,
- per rendere più produttivi e innovativi cantieri e ristrutturazioni,
- semplificazione di regole e procedure per pianificazione urbana e titoli edilizi, attivazione di investimenti
- e revisione delle norme Ue sugli aiuti di Stato per facilitare il sostegno pubblico a progetti di edilizia accessibile e sociale.
Il punto di partenza è lo studio prodotto dalla Commissione Hous, l’organismo del Parlamento europeo incaricato di approfondire il problema della crisi degli alloggi.
Il Piano casa europeo, se la geopolitica non riserverà altre brutte sorprese nel corso del 2026 dirottando le energie altrove, può essere un motore da non sottovalutare per l’edilizia, perché affronta un nodo strutturale.
Il dossier preparato dalla Commission Hous indica che lo scorso anno il gap di tra fabbisogno e avvii di costruzione in Europa è stato di 925 mila abitazioni. Il numero è il risultato del fabbisogno europeo, che lo scorso anno è stato di 2,25 milioni di case, in rapporto al costruito o costruendo di 1,3 milioni di alloggi.
Insomma, si costruisce la metà di quanto necessario. E se in Italia ci si lamenta della difficoltà di acquistare una casa a prezzo accessibile, c’è chi sta peggio di noi, come Germania, Spagna, Francia e Paesi Bassi.
Il secondo aspetto del problema riguarda il crescente divario tra reddito disponibile e prezzo degli immobili.
Sempre secondo lo studio, nel 2024 l’8,2% degli europei ha speso oltre il 40% del reddito per la casa, mentre il 16,9% della popolazione Ue vive in abitazioni sovraffollate, con forti divari Est-Ovest. Nell’Europa meridionale e orientale i tassi raggiungono il 30-41%, mentre la grave deprivazione abitativa tocca l’11,6% in Lettonia, nonostante tassi di proprietà compresi tra 90 e 96%.
Numeri, insomma, che rendono urgente la politica Ue di social housing. Nella speranza che Bruxelles sappia essere più stringente di quanto è avvenuto (per ora) con la direttiva Case Green, che per ora sembra narcotizzata.
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