Il passaggio generazionale nelle imprese rappresenta una delle sfide più delicate e decisive per il sistema produttivo italiano. In media, infatti, la vita di un’impresa nel nostro Paese si aggira intorno ai 12 anni e soltanto il 25-30% riesce a superare la naturale selezione del mercato e ad arrivare alla seconda fase della propria esistenza imprenditoriale.
Il passaggio generazionale resta il principale ostacolo alla continuità delle imprese italiane
In media, la vita delle imprese in Italia è di circa 12 anni. Più o meno il 25-30% sopravvive alla selezione darwiniana. Ma i problemi non sono finiti, perché a un certo punto il fondatore, o i fondatori, raggiungono un’età che non consente di proseguire l’attività. È il momento della vendita, della chiusura o del passaggio generazionale. Non è un appuntamento facile, come sanno tutti i proprietari di un’impresa di distribuzione.
Secondo le statistiche, il tasso di sopravvivenza alla prima generazione, quella del fondatore, è del 25-30%. Sono le aziende che hanno preparato per tempo la successione o che, più fortunate, hanno fatto crescere in casa un imprenditore junior. Se, poi, si guarda avanti nel tempo, sempre statisticamente si scopre che la seconda generazione lascia il posto alla terza solo nel 13-15%, e quelle giunte al quarto ricambio, cioè al traguardo di un secolo, sono solo il 4%. E non è detto, inoltre, che in questa nicchia di sopravvissute si trovino gli eredi in linea diretta.
Chi è affezionato alla propria creatura farà bene a riflettere: per durare è necessario preparare al meglio e per tempo il passaggio generazionale.
L’analisi CNA: quasi una PMI su tre incontra difficoltà nella successione
Il problema è comune a tutta Italia. Una recente ricerca della CNA su 2 mila imprese italiane è giunta alla conclusione che quasi il 30% delle Pmi affronta forti difficoltà nel percorso di trasmissione. Ma c’è anche una buona notizia: oltre il 63% dei processi già avviato ha un esito positivo.
Ma questo riguarda il passaggio dell’azienda nelle mani di figli o parenti stretti. Quando si tratta di una transizione verso dipendenti o terzi emergono le vere criticità: per esempio, mancano le risorse finanziarie (banalmente i quattrini per acquistare l’azienda), un autentico interesse o accordi sostenibili. Peggio ancora: spesso l’azienda non trova acquirenti interessati.
I dati raccolti sembrano espliciti: tra gli imprenditori che hanno cercato di passare l’azienda ai propri dipendenti (61,8%), in circa la metà dei casi il tentativo è fallito a causa del disinteresse a subentrare (23,4%) o perché mancavano le risorse economiche per procedere all’acquisto (9,5%).
Ci sono, però, anche un quarto di casi virtuosi (25,2%) in cui il passaggio da imprenditore a dipendente o collaboratore va a buon fine. Nei dati raccolti da Cna, la trasmissione imprenditore-dipendente è già in atto nel 17,2% dei casi, in cui i titolari dell’azienda stanno preparando i dipendenti a dirigere la propria creatura. Come? Il 7,0% li coinvolge nelle scelte decisionali, mentre nel 4,7% il processo è entrato nella fase di studio in cui si valutano le modalità finanziarie per rendere possibile la trasmissione.
Una criticità diffusa in tutta Italia
Questa delicata fase della vita aziendale è vissuta in tutta Italia più o meno allo stesso modo. Per esempio, nella provincia di Treviso ha calcolato che meno del 10% degli imprenditori è under 35, mentre gli over 60 sono il 25%. È evidente che manchi il ricambio, insomma. Sempre secondo l’analisi di Cna, nel Trevigiano sono almeno 8 mila le imprese che rischiano la chiusura nei prossimi cinque anni a causa del pensionamento dei titolari senza un ricambio generazionale.
E dire che, secondo il censimento della Confederazione nazionale dell’artigianato, si registra anche il contemporaneo aumento degli imprenditori over 90, che continuano a tenere in vita l’impresa in mancanza di una successione. Questo perché, a livello nazionale, oltre l’80% degli imprenditori over 40 è conscio del problema della successione, ma più della metà non ha ancora individuato un percorso per pianificare il passaggio.
Cambiando area geografica il problema rimane lo stesso: a Milano e provincia sono 35 mila le aziende con imprenditori ancora al lavoro che hanno festeggiato 70 compleanni. Sono inevitabilmente imprese che vedono all’orizzonte il momento del ricambio. E quelle guidate da over 60 sono 135 mila: anche per loro si avvicina il momento del passaggio. Nei prossimi dieci anni, secondo il censimento dell’associazione, nella provincia di Milano si aggiungeranno altre 125 mila Pmi prossime al capolinea, a meno che abbiano previsto una soluzione che offra continuità.
Secondo il presidente di CNA, Dario Costantini, «il passaggio generazionale non è solo una questione privata delle imprese, ma una sfida strategica per l’intero Paese». Proprio i dati dell’indagine, ha spiegato Costantini, confermano che la consapevolezza c’è, «ma manca ancora una pianificazione concreta e, soprattutto, un contesto favorevole che accompagni questo processo. Servono meno burocrazia, più accesso al credito e strumenti mirati per sostenere chi vuole rilevare un’impresa. Solo così possiamo garantire continuità al nostro sistema produttivo e valorizzare quel patrimonio di competenze che rende unico il Made in Italy».
La consapevolezza esiste, ma manca la pianificazione
La pianificazione e la consulenza sono un argomento ricorrente: «La pianificazione tempestiva e la consulenza professionale diventano leve decisive nel passaggio tra generazioni non solo per la sopravvivenza, ma anche per la crescita futura», è il commento di Andrea Moggi, head of private banking region Sud UniCredit.
Il gruppo bancario ha sciorinato dati che confermano l’urgenza del problema, specialmente nel Mezzogiorno. «Le imprese familiari costituiscono circa il 90% delle aziende italiane e impiegano oltre il 75% dei lavoratori. Nonostante ciò, più del 70% non supera il primo passaggio generazionale», ha spiegato Moggi. «Il rischio di dispersione patrimoniale, perdita di competitività e declino aziendale è concreto se la successione non viene gestita efficacemente. L’iniziativa rappresenta dunque non solo un momento di confronto, ma una chiamata all’azione per imprenditori, famiglie imprenditoriali e istituzioni del Sud: oggi, più che mai, pianificare è strategico».
La parola magica, insomma, è pianificare, per non trovarsi spiazzati quando giunge il momento critico, perché se figli e nipoti hanno intrapreso un’altra strada difficilmente saranno poi disposti a entrare in azienda. E questo comporta anche un’attenta gestione patrimoniale, ha sottolineato Matteo Pomoni, head of investment and wealth di Ing Italia, durante il Salone del Risparmio.
Ci sono anche buone notizie. Dalla ricerca emerge anche che sono le attività di minori dimensioni che hanno più facilità nel ricercare un successore. Per artigianato e piccolo commercio i giovani imprenditori sono il 68,1%, anche se lamentano ostacoli strutturali, come la solita burocrazia eccessiva (46,2%), la pressione fiscale (44%), il costo del lavoro e difficoltà nel reperire personale qualificato. Ma questo è un altro problema.
Per la prima volta convivono quattro generazioni in azienda
Un altro aspetto interessante della ricerca di CNA riguarda il fatto che, storicamente, per la prima volta nella storia delle imprese convivono quattro generazioni diverse, complici le tecnologie digitali (che accelerano l’ingresso di giovani in azienda) e l’aspettativa di vita più lunga, grazie a una migliore qualità della vita e ai progressi della medicina.
Naturalmente, non è un assetto che coinvolge tutte le Pmi, ma in molti casi è presente. Tanto che, sempre secondo l’analisi, non è infrequente un passaggio generazionale direttamente da nonno a nipote, saltando per qualche ragione la generazione intermedia. Potrebbe essere un trend anche per i prossimi anni.
C’è, poi, una contraddizione tra il dire e il fare. In sostanza, in Italia oltre l’80% degli imprenditori over 40 ha ben presente che dovrà far fronte a un passaggio generazionale, non nasconde la testa sotto la sabbia. Ma, nonostante questo, il tema della trasmissione della propria attività è poi nel concreto ignorato o accantonato da oltre il 50%, con il risultato di perdere tempo prezioso e rischiare di arrivare senza una soluzione quando l’età è avanzata. Formare e inserire nuovi collaboratori e individuare nuove figure da mettere alla guida delle aziende è, in breve, la soluzione inevitabile.
Il decalogo di Assolombarda per un passaggio generazionale efficace
Assolombarda, l’associazione degli industriali della città metropolitana di Milano e delle province di Lodi, Monza e Brianza e Pavia, che per dimensioni e rappresentatività è l’associazione più importante di tutto il sistema Confindustria, ha messo a punto un decalogo per un corretto passaggio generazionale.
- Distinguere l’impresa dalla famiglia
- Formalizzare le aspettative della nuova generazione
- Applicare un sistema di governance moderno
- Implementare un processo di pianificazione e sostentazione della carriera
- Valutare la competenza più dell’appartenenza
- Definire regole condivise per il cambiamento
- Adottare un paradigma sostenibile
- Prepararsi all’imprevisto: le condizioni patrimoniali
- Pianificare l’obiettivo ed il processo
- Coinvolgere «attori terzi»
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