Negli ultimi anni il tema dell’acustica degli studi di produzione musicale è tornato con forza al centro dell’attenzione, anche in conseguenza dell’evoluzione delle tecnologie, del cambiamento delle modalità di lavoro e di una profonda trasformazione degli spazi dedicati. Studi di registrazione, di produzione e ambienti per il sound design non sono più esclusivamente luoghi altamente specializzati, ma si integrano sempre più spesso in edifici esistenti, talvolta all’interno di abitazioni private o di spazi multifunzionali. Osservando questa evoluzione e confrontandosi con progettisti, fonici, musicisti e produttori, emergono alcune criticità ricorrenti che meritano una riflessione.

Terminologia

La prima riguarda l’uso della terminologia: parole ed espressioni legate all’acustica vengono frequentemente impiegate in modo improprio o semplificato, con ricadute dirette sull’approccio progettuale e sulla definizione delle prestazioni attese in relazione alla reale destinazione d’uso dello spazio. Un secondo tema riguarda la natura stessa degli studi musicali contemporanei. Accanto alle realtà imprenditoriali che progettano e realizzano ambienti dedicati alla produzione musicale in senso stretto, si diffondono sempre più richieste da parte di musicisti, producer e tecnici del suono che intendono ricavare uno spazio di lavoro all’interno della propria abitazione.

Elementi fonoassorbenti

In questi casi, l’idea di studio tende spesso a coincidere con l’inserimento di pochi elementi fonoassorbenti, nella convinzione che ciò sia sufficiente a rendere il locale idoneo alle attività previste. Il mercato ha risposto a questa domanda con un’offerta crescente di soluzioni standardizzate: kit di trattamento acustico, consulenze rapide, prodotti presentati come risolutivi, fino ad arrivare a dispositivi per la diffusione sonora realizzati con materiali leggeri e a bassa massa superficiale. Soluzioni che, se da un lato intercettano un’esigenza reale, dall’altro rischiano di alimentare equivoci sul ruolo, sulle potenzialità e sui limiti dell’acustica applicata agli spazi musicali. A partire da queste considerazioni, l’articolo propone alcune riflessioni maturate dal confronto tra figure professionali diverse, accomunate da esperienze e punti di vista complementari, con l’obiettivo di chiarire alcuni concetti di base, mettere in relazione destinazione d’uso e scelte progettuali e offrire spunti per una progettazione più consapevole degli ambienti dedicati alla produzione musicale.

Esempi di bass trapp
Esempi di bass trapp

Acustica architettonica e di interni

Nel linguaggio corrente della progettazione il termine acustica viene spesso utilizzato in modo generico, come se indicasse un ambito unico e omogeneo. In realtà, dietro questa definizione si celano discipline progettuali differenti, fondate su logiche fisiche, strumenti di analisi e obiettivi prestazionali profondamente diversi. In particolare, acustica architettonica e acustica di interni vengono frequentemente sovrapposte, se non addirittura confuse. Questa sovrapposizione porta spesso ad applicare criteri corretti in un ambito ma non appropriati nell’altro, con il rischio di interventi formalmente coerenti, ma acusticamente poco efficaci. La distinzione tra questi due ambiti non è quindi solo terminologica, ma rappresenta un passaggio fondamentale per impostare correttamente il progetto acustico, individuare i parametri significativi e scegliere strategie di intervento coerenti con la funzione dello spazio. Una delle principali cause di confusione è l’uso indistinto degli stessi parametri, in particolare il tempo di riverberazione, in contesti fisicamente diversi. Nel campo modale, ossia per frequenze inferiori a quella di Schroeder, i modelli dell’acustica architettonica non risultano più rappresentativi del comportamento reale del campo sonoro. Allo stesso modo, nel regime delle alte frequenze, gli interventi tipici dell’interior design mostrano limiti evidenti in termini di efficacia acustica. Confondere questi ambiti significa quindi rischiare soluzioni apparentemente corrette, ma incapaci di rispondere alle reali criticità del sistema ambiente‑sorgente‑ascoltatore.

Il focus

Un’ulteriore criticità ricorrente riguarda la tendenza, da parte di musicisti e tecnici del suono, a concentrare la maggior parte dell’investimento economico sulla strumentazione e sulle tecnologie di produzione, piuttosto che sulla progettazione e sul trattamento acustico dell’ambiente. Monitor, interfacce hardware, sistemi di conversione e software vengono spesso considerati determinanti per la qualità del risultato finale, mentre il locale di ascolto è percepito come un elemento secondario, demandato a successive correzioni.

In questo contesto si inserisce il crescente utilizzo di sistemi di correzione elettronica della risposta della stanza, basati su misure della risposta all’impulso e su filtri di equalizzazione applicati al segnale riprodotto. Tali strumenti possono contribuire alla linearizzazione della risposta in frequenza nel punto di ascolto, e alla riduzione di alcune irregolarità, in particolare nella gamma medio-alta. Tuttavia, la loro efficacia è strettamente legata alla consapevolezza dei limiti fisici del sistema. La correzione elettronica non interviene sui meccanismi di accumulo energetico, sui tempi di decadimento modali, sulle prime riflessioni né sulla distribuzione spaziale del campo sonoro, che restano governati dalla geometria del locale e dalle caratteristiche delle superfici.

Il rischio

In assenza di un adeguato controllo passivo dell’ambiente, il rischio è quello di ottenere un ascolto apparentemente corretto in condizioni specifiche e localizzate, ma poco rappresentativo in contesti di riproduzione acusticamente controllati. Questo diventa evidente quando il progetto musicale realizzato in ambienti fortemente compensati viene riprodotto in studi di riferimento, dove emergono discrepanze significative in termini di equilibrio timbrico, profondità e percezione spaziale. Ne deriva la necessità di considerare il trattamento acustico dell’ambiente non come un complemento opzionale alla tecnologia, ma come una componente strutturale del sistema di ascolto e di produzione, con ricadute anche di natura artistica. L’ambiente acustico non è infatti soltanto un fattore di controllo, ma parte integrante del processo creativo e percettivo.

Fase di collaudo
Fase di collaudo

Regimi del campo sonoro

Molti ambienti reali presentano condizioni ibride. Riconoscere quale regime sia prevalente consente di impostare il progetto in modo più consapevole e coerente. All’interno dell’acustica di interni rientrano, da un lato, gli ambienti destinati prevalentemente al parlato, aule scolastiche, mense, uffici, sale riunioni, per i quali l’obiettivo principale è il comfort acustico, la riduzione del livello sonoro e il miglioramento dell’intelligibilità. In questi casi il progetto assume un carattere correttivo e prestazionale.

Dall’altro lato, l’acustica di interni comprende anche la progettazione di ambienti destinati alla produzione, registrazione e controllo del suono, (regie, sale di ripresa, studi di registrazione e post-produzione) ambito comunemente indicato come room acoustics. Qui l’obiettivo non è la mitigazione di un problema, ma la costruzione intenzionale di un campo sonoro controllato, neutro e ripetibile, in cui il progetto acustico diventa parte integrante del funzionamento dello spazio, influenzando direttamente geometria, stratigrafie e soluzioni costruttive.

Metodo di analisi e progettazione

Una buona analisi acustica dell’ambiente consente di calibrare in modo affidabile il modello previsionale e aumenta significativamente le probabilità di successo dell’intervento. Non è sempre necessario ricorrere a software proprietari particolarmente onerosi: risultati efficaci possono essere ottenuti anche con strumenti open source, purché l’analisi sia impostata correttamente dal punto di vista concettuale e sperimentale.

In ambienti dedicati alla produzione musicale, l’impiego di sorgenti impulsive semplificate risulta generalmente inadeguato a descrivere il comportamento reale del campo sonoro. L’ottimale per essi è una acquisizione multicanale, con acquisizione simultanea in più punti e l’utilizzo di sorgenti acustiche quali ad esempio sorgente dodecaedro e subwoofer, che consentono una lettura più efficace sia della risposta energetica sia della distribuzione spaziale del suono. L’ideale sarebbe affiancare una serie di misure di verifica in corso d’opera mentre lo studio musicale viene realizzato, in modo da ricalibrare progressivamente il modello e verificare la coerenza tra comportamento previsto in progetto e comportamento reale.

Materiali, soluzioni e limiti

Per quanto riguarda le soluzioni progettuali, non verranno affrontate in questa sede le buone pratiche né le tipologie di intervento più idonee alla risoluzione di problematiche acustiche specifiche, temi ampiamente trattati dalla letteratura tecnica e dall’esperienza consolidata dei professionisti del settore.

Merita invece uno spazio di riflessione il tema della ricerca e dello sviluppo di materiali stand-alone in grado di rispondere in modo mirato a problematiche acustiche specifiche, quali il controllo delle basse frequenze e la diffusione sonora.

In molti contesti reali, in particolare negli ambienti ricavati all’interno di civili abitazioni, risulta infatti complesso, se non impraticabile, proporre soluzioni architettoniche invasive o volumetricamente rilevanti, come la realizzazione di contropareti inclinate o superfici non parallele. In questi casi, l’impiego di elementi capaci di integrare funzioni di assorbimento alle basse frequenze e di diffusione sonora può rappresentare una strategia efficace, purché tali dispositivi vengano inseriti all’interno di un progetto coerente e consapevole.

È fondamentale non dare per scontato il funzionamento di queste tecnologie: i dispositivi dedicati al controllo delle basse frequenze e alla diffusione sonora operano sempre all’interno di intervalli di frequenza definiti e la loro efficacia dipende strettamente dalla corretta individuazione delle criticità da affrontare e dalla loro integrazione nel sistema ambiente.

Modello per studio delle geometrie e analisi della distribuzione della pressione sonora
Modello per studio delle geometrie e analisi della distribuzione della pressione sonora

Progettazione

Dal punto di vista del progettista, l’obiettivo non si limita al conseguimento di specifici requisiti prestazionali in termini acustici, ma comprende l’individuazione e la definizione di soluzioni progettuali il cui rapporto costo–beneficio risulti coerente con le esigenze funzionali e le aspettative del committente.

Il disturbo verso i vicini

Un ulteriore aspetto, tutt’altro che secondario, riguarda l’isolamento acustico necessario a evitare il disturbo verso i vicini, siano essi strutturalmente connessi o meno con l’ambiente destinato alla musica. In ambito residenziale, questo tema assume un peso determinante e condiziona spesso in modo significativo la fattibilità stessa dell’intervento. Anche in questo campo, l’ingegneria acustica consente di progettare soluzioni dedicate, calibrando sistemi, stratigrafie e disaccoppiamenti in funzione delle specifiche criticità del singolo spazio.

L’isolamento acustico non può essere affrontato come un elemento indipendente dal progetto della stanza, ma deve essere integrato sin dalle fasi iniziali, tenendo conto delle prestazioni richieste, dei vincoli strutturali e delle interazioni con il trattamento acustico interno. A titolo esemplificativo, di seguito si condivide il progetto di isolamento della facciata di una sala prove localizzata in un contesto residenziale caratterizzato da un rumore di fondo molto basso.

L’aspetto particolarmente interessante del caso studio risiede nella richiesta del committente di realizzare il locale con una facciata vetrata molto grande, soluzione generalmente critica dal punto di vista dell’isolamento acustico.

Impatto acustico delle studio musicale
Impatto acustico delle studio musicale

Case history

In tale contesto si riportano i risultati intermedi di un intervento progettuale nel quale è stato possibile intervenire sulla geometria del locale, introducendo un non parallelismo tra le superfici dell’ambiente (da evitare sempre in ambienti musicali) e interrompendo la condizione di simmetria tra soffitto e pavimento, con benefici sul controllo delle riflessioni e delle risonanze modali; la geometria del soffitto è stata dimensionata sulla base di un’analisi modale condotta sulla stanza a geometria irregolare mediante il software di modellazione agli elementi finiti Audieum, sviluppato dall’ingegner Andrea Cicero. Oggigiorno i software previsionali permettono analisi molto dettagliate e facilitano il compito dei progettisti.

Le finiture interne sono state realizzate mediante sistemi a secco costituiti da lastre di cartongesso forato, accoppiate a strati di lana minerale alloggiati in intercapedine, al fine di combinare effetti di assorbimento acustico e controllo della risposta in frequenza. L’unica condizione di parallelismo residua all’interno dell’ambiente riguarda la facciata vetrata e la parete di fondo; per tale motivo è stata suggerita l’installazione di un diffusore a residui quadratici di tipo Qrd11, finalizzato alla riduzione delle riflessioni speculari e al miglioramento della diffusione del campo sonoro. Un’ulteriore implementazione progettuale ha riguardato la realizzazione di bass trap mediante soluzioni ibride basate su meccanismi di risonanza di membrana e cavità, anch’esse realizzate attraverso sistemi in cartongesso forato, con l’obiettivo di incrementare l’efficacia del controllo alle basse frequenze.

L’adozione acritica di soluzioni leggere e standardizzate, spesso presentate come universali, rischia invece di produrre interventi parziali, incapaci di incidere sui fenomeni dominanti del campo sonoro, in particolare nella regione modale. Il risultato è stato un ambiente economicamente poco costoso in proporzione alla elevata qualità voluta dalla committenza e in linea con la sua richiesta di pulizia formale dell’ambiente.

Grazie a un progetto acustico dedicato la soluzione per non disturbare i vicini in piena notte è scaturita in un doppio serramento (non doppio vetro, ma proprio doppio serramento), distanziando i due infissi di circa 30 centimetri per ottimizzare l’isolamento anche alle basse frequenze. Tutto il perimetro verticale e orizzontale superiore del vano è stato rivestito con materiale fonoassorbente (fibra minerale) protetta da una lamiera microforata.

La scelta dei serramenti, dei vetri e della soluzione è scaturita a seguito di diverse modellazioni di propagazione acustica sviluppate con software di calcolo previsionale nelle quali sono state via via testate le diverse possibilità in termini di tipologia di vetri.

Superfici fonoassorbenti e diffusori
Superfici fonoassorbenti e diffusori

Conclusioni

In conclusione, il progetto acustico di un ambiente dedicato alla musica difficilmente può essere affrontato come un intervento standardizzato: si tratta piuttosto di un prodotto artigianale, costruito su misura, in cui ogni scelta è il risultato di un equilibrio tra vincoli architettonici, prestazioni richieste e obiettivi funzionali ed espressivi. È infine significativo osservare come, in un Paese che ha sviluppato una cultura acustica di rilevanza mondiale, il numero di spazi realmente idonei all’ascolto musicale sia oggi limitato.

Troppo spesso ambienti progettati per altre destinazioni d’uso vengono adattati a posteriori, costringendo l’impianto elettroacustico a compensare carenze strutturali dello spazio, con esiti a volte insoddisfacenti per il pubblico. Questo scenario evidenzia come, nell’acustica architettonica contemporanea, sia ormai imprescindibile un approccio multidisciplinare, in cui progetto dello spazio e progetto elettroacustico vengano concepiti in modo integrato fin dalle fasi iniziali.

di Leonardo Lococciolo
Tecnico competente in acustica
specializzato in trattamenti di ambienti per la musica

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Questo articolo fa parte del dossier dedicato alla correzione e all’isolamento acustico. Per completare il percorso di lettura, è utile approfondire anche:


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