Secondo i dati Ance, il settore è cresciuto del +21,1% nel 2021 e del +12% nel 2022. Ma le imprese hanno difficoltà a individuare chi può ricoprire ruoli come muratore specializzato, carpentiere, cappottista, saldatore, idraulico o pavimentista.
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Muratori specializzati e qualificati, manovali, carpentieri, cappottisti, saldatori, idraulici, pavimentisti, addetti agli impianti elettrici e meccanici, tecnici specializzati nella conduzione e a manutenzione di macchine movimento terra e capo cantieri. Sono tra le mansioni più ricercate e anche quelle più difficili da trovare.
Già, perché dopo dieci anni di crisi quando tra il 2008 e il 2018 le imprese furono decimate e più della metà della manovalanza fu costretta a cercare altre collocazioni e molti stranieri rientrarono nei Paesi di origine, dal 2021 due eventi straordinari come il superbonus e il Pnnr hanno rianimato il mercato (secondo i dati dell’Osservatorio Ance tutto il settore è cresciuto del +21,1% nel 2021 e del +12% nel 2022).
Eppure, il mondo delle costruzioni in generale è in forte affanno. Le imprese non riescono a crescere o perdono opportunità di acquisire commesse stando ai dati dall’Osservatorio Saie, che evidenzia come il 53% delle aziende di produzione, distribuzione e servizi nei comparti edilizia e impianti, abbia dovuto rinunciare a dei lavori per mancanza di personale, aspetto che per il 46% è uno degli ostacoli rispetto alle prospettive di crescita.
Secondo Unioncamere e Formedil da qui al 2027, costruzioni e infrastrutture avranno bisogno di 269 mila nuovi lavoratori: quattro su dieci saranno però difficili da trovare. Si tratta di un grande freno alla crescita del comparto e all’attuazione di alcuni progetti del Pnrr, ossia in relazione al segmento delle infrastrutture e delle opere pubbliche della Missione 3, ma anche alle opere di rigenerazione e riqualificazione urbana, edilizia scolastica, sanitaria specifiche della Missione 5.
Un dato ancora più preciso per il 2023 indica la mancanza di circa 90 mila figure specialistiche che arrivano a circa 150 mila considerando il pieno sviluppo del Piano.

Disallineamento
Da un lato le scuole edili e tecniche non riescono a offrire tutte le figure necessarie e non sempre hanno collegamenti validi con il mondo del lavoro, dall’altro i lavoratori specializzati sono quasi tutti over 50 e i giovani non sono attratti da queste mansioni.
Un cortocircuito che affligge tutta la filiera, dove a sopperire la carenza di manodopera sono i cittadini immigrati, e il rischio di improvvisazione e scarsa qualificazione e specializzazione sono sempre più diffusi.
Attenzione, non mancano solo operai edili di cantiere: in tutto l’indotto c’è carenza di ingegneri, project manager, contabili, tecnici specializzati in gare e appalti sostenibili come suggerisce l’indagine condotta dal colosso Webuild.
Non bisogna sottovalutare il problema culturale: l’edilizia è ancora vista da molti giovani come un lavoro di serie B. Non vengono percepite le evoluzioni tecnologiche e le opportunità economiche, anche perché, secondo l’Osservatorio Fillea Cgil Nazionale, che ha incrociato dati forniti dai rapporti dell’Ance, gli indicatori Istat, i dati del sistema delle Casse Edili, i dati rilevati da Banca d’Italia e dal Cresme, i principali motivi di scarsa attrattività sono i salari più bassi della media, la scarsa prospettiva di carriera e di crescita professionale proprio per le dimensioni aziendali, assieme alla gravosità del lavoro.
Il rapporto dell’Osservatorio evidenzia un’altra contraddizione: il settore cresce di più della dimensione media d’impresa, e nota che «il nanismo aziendale in termini di sottocapitalizzazione, la poca capacità di innovazione da un lato e il sotto inquadramento del 49% delle maestranze complessive che arriva al 60% per le figure operaie, rappresenta il principale gap industriale».
Come colmare il gap
Cambiare immagine del mondo edile, promuovere lo spirito associativo, spiegare l’innovazione tecnologica che sta trasformando il comparto, puntare sugli stipendi e sul welfare.
E soprattutto focalizzarsi sulla formazione con un progetto che individui le competenze tecnico-professionali necessarie per stare sul mercato e trasferisca questi fabbisogni formativi nei piani di studio per aumentare la qualità del servizio offerto dall’istruzione tecnica e professionale.
Le aziende di maggiori di dimensioni chiedono ad associazioni ed enti un piano di formazione e riqualificazione professionale che tenga conto del ricambio generazionale e dei cambiamenti anche nel modo di costruire per garantire un futuro al settore. Perché nel giro di qualche anno il grido d’allarme diventerà emergenza.

Chi manca all’appello
La mancanza di candidati qualificati rappresenta il 31,7% della difficoltà di reperimento delle figure richieste. Uno dei motivi è la preparazione inadeguata.
Un’ombra sul sistema educativo e sulla formazione professionale in Italia e sulla necessità di allineare queste aree con le esigenze del mercato del lavoro? Tra le specializzazioni più richieste spiccano i tecnici specializzati sui nuovi materiali e sulle nuove tecniche costruttive: la carenza è stimata in 30 mila posti.
Ma sono i muratori specializzati e qualificati quelli che il mercato ha più difficoltà a individuare: ne mancano 70 mila. All’appello risultano assenti anche carpentieri, cappottisti, idraulici, pavimentisti: il mercato avrebbe necessità di 30 mila specialisti.
Seguono addetti alle macchine complesse e autisti (-8 mila), assistenti cantieri (-8 mila), gruisti, palisti, minatori, fresisti, fuochini (-7 mila), impiegati e specialisti digital/Bim (-4 mila), esperti di pianificazione energetica (-3 mila) e geologi-topografi (un migliaio).
di Monica Battistoni
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