Si allarga il numero di imprese che utilizza l’Intelligenza artificiale. Ma non mancano gli ostacoli.
Se ne è parlato talmente tanto che, alla fine, l’argomento Intelligenza artificiale è diventato artificioso. Cioè complicato inutilmente, insincero, cerebrale. Roba da salotto, insomma, che nella realtà di tutti i giorni ha poca incidenza reale. Ma non è così. Anche se, probabilmente, alcune aspettative dovranno essere ricondotte a una dimensione con meno hype, l’Intelligenza artificiale ha già iniziato a incidere nella vita aziendale. Lo indica il risultato dell’indagine di Confindustria sul lavoro 2025. Non parliamo, quindi, di start-up californiane o di grandi aziende americane. Secondo l’indagine, in Italia, quasi un’azienda su due è coinvolta in un percorso di trasformazione tecnologica. È bene ricordare che il campione preso in esame riguarda aziende associate a Confindustria, quindi non si tratta di micro realtà. Ma è assodato che le soluzioni adottate dai big coinvolgono in un secondo momento anche le piccole aziende, come quelle che compongono la grande maggioranza del commercio.
Sono proprio le imprese di questo settore che dovrebbero prendere nota, dato che l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale coinvolge soprattutto i servizi. L’inchiesta è arrivata alla conclusione che l’11,5% delle imprese utilizza già l’Intelligenza artificiale o sta provando soluzioni basate su algoritmi avanzati e il 37,6% ne valuta l’introduzione. Quasi la metà del totale, appunto.

Ma quali sono le applicazioni più utilizzate? I dati raccolti indicano che le aziende impiegano l’Intelligenza artificiale per analisi dei dati, marketing, ricerca e sviluppo, automazione e assistenza ai clienti. Naturalmente, ognuna declina l’apporto dei modelli scalati secondo le proprie esigenze.
Sempre secondo l’indagine di Confindustria, non mancano anche le zone d’ombra: l’adozione di una nuova tecnologia è spesso anche causa di frizioni nel sistema aziendale. In particolare, emerge che l’adozione di soluzioni di Intelligenza artificiale deve spesso essere rettificata strada facendo, soprattutto a causa della scarsezza di competenze. Le aziende che introducono soluzioni di Intelligenza artificiale si trovano a fare i conti con l’aggiornamento delle competenze e necessità di formazione. Nello specifico, la mancanza di competenze interne è avvertita come il primo problema dal 36,7%, seguita dalla complessità dell’integrazione nei processi esistenti e dai costi ancora elevati. Il problema, inoltre, è che le competenze non si trovano abbastanza anche sul mercato del lavoro: il 67,8% delle imprese ha difficoltà nel trovare i profili adeguati. Nello specifico, è un problema reperire tecnici con le competenze tecniche adatte: è l’aspetto sottolineato dal 57,1%, oltre con le capacità manuali (46,3%), e le competenze digitali appropriata (circa 18%). Insomma, l’uso dell’Intelligenza artificiale procede, ma le aziende prima di adottarne le soluzioni farebbero bene ad accertarsi di poter contare sulle risorse umane adeguate.



