L’analisi delle performance del mercato delle costruzioni 2026 per Lazio, Toscana, Umbria e Marche indica uno sviluppo maggiore della media nazionale. E non spaventa il rallentamento dettato anche dalle tensioni provocate dalla geopolitica. L’analisi di Federico Della Puppa, coordinatore del Centro Studi YouTrade, al Primo Convegno YouTrade di Roma.


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La confusione geopolitica influenza anche il mercato delle costruzioni

La celebre massima «Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente» è da sempre attribuita al leader cinese Mao Zedong. Nel contesto della sua strategia politica, il caos e l’instabilità erano visti come una opportunità perfetta per eliminare il vecchio ordine costituito e innescare un cambiamento radicale.

Erano altri tempi, si dirà, eppure a ben guardare i corsi e i ricorsi storici ci stanno di nuovo riportando questa frase alla memoria, anche se chi sta attuando questa strategia, ammesso che sia una strategia pensata e studiata, sta dall’altra parte del mondo e sta pure dalla parte opposta sia dal punto di vista politico che economico rispetto alla Cina di Mao.

Donald Trump da oltre un anno sta attuando una strategia di destabilizzazione commerciale mondiale, attraverso l’introduzione dei dazi commerciali, che hanno colpito vari settori e varie economie. Ma il caos e la confusione sono stati portati a livello massimo per la politica costante e continua di annunci, imposizioni e sospensioni, oltre che di minacce e ritorsioni, che, di fatto, hanno minato la stessa credibilità dell’amministrazione americana.

Purtroppo, la dipendenza economica e politica delle nostre economie, europee e nazionali, dagli Usa è difficilmente modificabile, perlomeno nel breve tempo, e questo rappresenta un fattore di forza per l’amministrazione Trump.

Guerre, energia e nuovi squilibri economici

Proprio come diceva Mao, in un contesto complesso come quello attuale, una crisi o un profondo disordine aprono inaspettatamente la strada a nuove grandi opportunità. E dal punto di vista economico si è visto come in questo ultimo anno lo stesso Trump più volte ha sottolineato come gli Stati Uniti, ma sarebbe meglio tradurre con alcune persone e entità statunitensi, «stanno guadagnando un sacco di soldi».

La confusione certamente aiuta chi la genera, o perlomeno è quello che si pensa possa accadere, eccetto se la confusione sotto il cielo aumenta a livelli siderali grazie a nuove guerre, questa volta reali e non commerciali.

L’attacco scatenato il 28 febbraio dagli Stati Uniti verso l’Iran, indotto da Israele, ha aperto una breccia che Trump assicurava di chiudere in pochi giorni, ma che si è protratta per mesi e ancora oggi non solo non è stata chiusa, ma ha portato alla sottoscrizione (in digitale e a distanza, prima volta nella storia probabilmente) di un accordo tra i due paesi che in realtà è una completa ammissione di sconfitta degli Usa di fronte al regime iraniano, peraltro sempre più saldo.

Il paradosso di questa estrema confusione è il numero di volte che in questi ultimi mesi, dal 28 febbraio in poi, Trump ha dichiarato che la svolta con l’Iran era dietro l’angolo. La Cnn li ha contati: ben 38 annunci in tre mesi, in pratica un giorno sì e uno no. Paradossale.

Gli effetti della crisi energetica sull’economia italiana

Le conseguenze dell’attacco all’Iran e del conseguente blocco dello stretto di Hormuz da parte dei pasdaran prima e della stessa marina americana poi, hanno bloccato per mesi gli approvvigionamenti energetici e dei fertilizzanti a livello mondiale, un problema che si è immediatamente riversato nei nostri mercati con l’innalzamento di prodotti petroliferi ed energetici, compreso il gas, mettendo in evidenza la debolezza della nostra economia, dipendente quasi totalmente dall’estero per quanto riguarda l’energia.

Dopo la crisi russa con la guerra in Ucraina, l’azione statunitense ha amplificato la debolezza del nostro paese e l’impossibilità di intervenire in tempi brevi per sganciarsi da una dipendenza energetica che ha spinto immediatamente l’inflazione oltre il 3%, dall’1% dei mesi precedenti.

Economia europea e costruzioni: la crescita rallenta

In questo scenario la nostra economia arranca e si mostra come sempre più debole del resto d’Europa. A livello mondiale la crescita europea per il 2026 è pari a +1,1% e per il 2027 si aggira attorno all’1,2%. Di fatto l’Europa è il fanalino di coda delle economie mondiali e l’Italia lo è all’interno dell’Europa. La crescita attesa del Pil in Italia per il 2026 è di +0,5% e nel 2027 sarà, in assenza di cambiamenti repentini della situazione di instabilità mondiale, di +0,6%.

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Come sempre corriamo alla metà della velocità dei nostri partner europei. Il settore delle costruzioni, in questo complesso momento di fine dei bonus straordinari post pandemia e di inizio della fase finale del Pnrr, torna alla normalità. Dopo anni di crescita fuori scala rispetto alle medie europee, le attese per il 2026 e il 2027 sono di una debole crescita, sostenuta ancora da incentivi straordinari, in particolare quelli legati agli investimenti del Pnrr.

Il recente Piano Casa del Governo dovrà mostrare le sue potenzialità sul mercato e le mostrerà in futuro, ma saranno comunque molto contenute, nell’ordine di 1 miliardo aggiuntivo di giro d’a­ffari all’anno per i prossimi dieci anni su un mercato dell’edilizia che nel 2026 varrà quasi 240 miliardi, ben 110 miliardi in più del 2019, che secondo le previsioni saranno 118 miliardi alla fine del prossimo anno.

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Il mercato delle costruzioni resta su livelli record

È questo un primo dato di grande interesse sul quale riflettere. Il mercato delle costruzioni tra il 2019 e il 2027 sarà cresciuto del 92,7%, con il residenziale a +82,4%, il non residenziale a +77,6% e le opere infrastrutturali del 162,5%.

Immaginare che l’economia delle costruzioni si espanda ai livelli di crescita degli ultimi anni è non solo impensabile ma, come ben sappiamo grazie alle teorie economiche, l’economia a espansione infinita non esiste.

L’economia, e quella delle costruzioni in particolare, viaggia a cicli. Il ciclo più recente, quello previsto tra il 2024 e il 2027, vede ridursi a -6,4% gli investimenti nel residenziale, mentre sono in crescita negli altri due comparti.

Ma il punto focale è che in un’economia edilizia residenziale, il mercato principale di riferimento dei distributori di materiali edili, che in otto anni sarà cresciuta di +82,4%, una riduzione tra il 2024 e il 2027 del 6,4% degli investimenti non può e non deve costituire un approccio critico al mercato.

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Perché le aziende devono puntare sulla competitività

In altre parole, in questi anni la crescita è stata talmente rilevante che ha raggiunto un livello di produzione che, rispetto alla media già ottima del 2021, oggi posiziona il mercato a oltre 40 punti percentuali in più.

La perdita di 5 ma anche 10 punti percentuali di produzione, in un contesto solido, non dovrebbe costituire un problema. Lo è solo se la crescita delle imprese in questi anni è stata totalmente dipendente dal mercato, dunque per fattori esogeni, e non ha consolidato e costruito propri driver di crescita, ovvero puntando sui fattori endogeni all’impresa.

L’economia delle costruzioni, al di là di queste variazioni di breve periodo, è e rimane un’economia forte e in un’economia forte bisogna lavorare sui punti deboli e il punto debolissimo è che se è il mercato e solo il mercato (con i suoi incentivi) che ti ha fatto crescere e non sei tu, azienda, a essere cresciuta per le tue capacità, il rischio è che il tuo andamento sarà sempre dipendente da ciò che accade al di fuori dell’azienda, e ciò che accade è la confusione sotto il cielo innescata e costantemente alimentata da Trump, che gioca sulla nostra scarsa capacità di reazione.

Crescere non basta, bisogna avere una strategia e non adattarsi al mercato «fin che ce n’è» e in questo scenario incerto di permacrisi, ovvero di crisi permanente, la competitività alle nostre aziende non la darà il mercato ma la nostra stessa organizzazione di impresa.

E da questo punto di vista bisogna dire che le nostre imprese in questi anni hanno sì approfittato delle positive condizioni della congiuntura economica, ma lo hanno fatto non solo in termini di aumento del giro d’a­ffari, ma anche di crescita della redditività, reinvestendo nelle aziende per consolidare l’organizzazione e i processi.

È questo il dato più confortante che esce dalla lettura dell’andamento non solo dell’economia ma soprattutto delle dinamiche delle aziende di distribuzione di materiali edili nelle regioni del Centro d’Italia. In questa sede si vuole sottolineare e aggiungere che l’Italia è un paese molto di­fferenziato per dimensione delle sue economie e per andamenti delle stesse.

Le costruzioni nel Centro Italia

Il confronto tra l’andamento del valore aggiunto delle costruzioni nelle regioni del Centro, messo a confronto con quello delle altre macroaree, evidenzia come nel mercato delle costruzioni il Centro nel dopo covid abbia corso un po’ di più della media nazionale, con +80,4% tra il 2020 e il 2024 contro il 77,1% a livello italiano e oltre 11 punti percentuali in più delle regioni del Nord.

A livello regionale la situazione è anch’essa diversificata, con Toscana e Marche in forte crescita nel lungo periodo, +94,5% il valore aggiunto delle costruzioni in Toscana tra il 2015 e il 2024, e +95,8% nelle Marche, con Umbria e Lazio a livelli inferiori alla media nazionale. Tuttavia, se si osservano i dati di breve periodo, emerge come tra il 2020 e il 2024 il Lazio presenti un valore superiore alla media nazionale, con la Toscana ancora in forte crescita.

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Le prospettive per il mercato delle costruzioni

Se Mao diceva che le prospettive erano eccellenti rispetto alla confusione esistente, anche noi possiamo asserire che, se non eccellenti, sicuramente in questo momento il rallentamento atteso potrà esserci, ma sarà un rallentamento dipendente dalle grandi e straordinarie crescite degli anni recenti. Ma sarà anche un rallentamento che, nel breve periodo, non riporterà il mercato ai livelli produttivi pre-covid.

Tra il 2019 e il 2026 il mercato ha aggiunto 110 miliardi ai 130 che produceva nel 2019. Al netto degli impatti inflazionistici e di altre destabilizzazioni trumpiane, certamente la situazione per il mercato delle costruzioni e della distribuzione dei materiali edili è una situazione ottimale per costruire adeguate strategie di consolidamento, prima ancora che di crescita, agendo e lavorando sui processi aziendali al fine di ottimizzare la gestione, aumentare la produttività (che è cosa diversa dalla produzione, ricordiamolo) e mantenere adeguate redditività, che sono il vero motore delle aziende.

Parafrasando Mao, ma evitando iperboli, in questo scenario confuso e incerto la situazione del settore nelle regioni del Centro e nel resto d’Italia è sicuramente buona, e in alcuni casi anche ottima. Sfruttiamola per ra­fforzarci e costruire spalle più larghe, pronte ad aff­rontare il prossimo delirio trumpiano. Perché ci sarà, questa sì è una certezza.

di Federico Della Puppa

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