Marta Fortunato, 30 anni, è responsabile e consulente tecnica di Fortunato (Gruppo Made) a Trepuzzi, Lecce. «Sono entrata in azienda da giovanissima, iniziando dalle basi e costruendo il mio percorso passo dopo passo, tra magazzino, vendita e formazione continua. Ho voluto conoscere davvero ogni dinamica del lavoro, perché credo che, per guidare un’azienda, bisogna prima viverla».
In tre parole, come descriverebbe l’evoluzione della sua azienda da quando è entrata rispetto alla gestione precedente?
Crescere in un settore tradizionalmente maschile mi ha spinto a portare uno sguardo diverso: più aperto, più attento alla relazione con il cliente, ma anche più orientato al cambiamento.
Nel tempo ho sentito forte l’esigenza di evolvere l’azienda: ho introdotto l’e-commerce, sviluppato la comunicazione sui social, inserito nuovi brand e soprattutto trasformato l’approccio alla vendita in una consulenza più moderna e personalizzata, costruita sulle reali esigenze del cliente. Oggi rappresentiamo un punto di incontro tra due mondi: da una parte la solidità e l’esperienza di un’azienda con oltre 30 anni di storia nel settore edile, dall’altra una visione contemporanea, dinamica e digitale, capace di adattarsi al mercato e anticiparne i cambiamenti.
Che cosa significa per un giovane imprenditore fare rete oggi all’interno di una realtà come il Gruppo Made?
Per un giovane imprenditore oggi fare rete non è solo importante, è strategico. All’interno di una realtà come Gruppo Made significa avere accesso continuo al confronto: con aziende strutturate, con esperienze diverse, con visioni che ti permettono di uscire dai tuoi schemi e crescere più velocemente.
Per me, che ho portato in azienda un approccio più innovativo e digitale, fare rete è stato fondamentale proprio per questo: ti aiuta a vedere oltre, ad anticipare i cambiamenti e a prendere decisioni con maggiore consapevolezza. Non si tratta solo di fare business, ma di creare connessioni vere, basate su scambio, fiducia e crescita reciproca. È proprio da queste connessioni che nascono le idee più forti e le innovazioni che fanno davvero la differenza. Oggi da soli si cresce, ma insieme si accelera.
Qual è la sfida numero uno che la sua generazione deve vincere nel mondo della distribuzione edile?
La sfida principale è cambiare mentalità, ma soprattutto avere il coraggio di farlo davvero. Il settore della distribuzione edile è ancora molto legato al «si è sempre fatto così», e spesso quello che manca non è la capacità, ma un passaggio generazionale costruito nel modo giusto. Confrontandomi con tanti rivenditori, ho visto che c’è ancora molta paura nel lasciare spazio ai figli: paura che sbaglino, che non siano pronti.
Io oggi posso dire che sono quella che sono grazie a mio padre, che mi ha sempre lasciato fare, anche sbagliare, senza mai smettere di esserci. Mi ha osservata, guidata e, dopo ogni errore, mi ha aiutata a capire. Ed è proprio questo che mi ha fatta crescere davvero.
Per questo mi sento di dire due cose. Ai genitori: non abbiate paura di dare fiducia e responsabilità alla nuova generazione, perché è proprio lì che nasce il vero cambiamento. E ai miei coetanei: non abbiate paura di cogliere questa opportunità. Dietro c’è un mondo che ci aspetta, e abbiamo tutte le possibilità per costruirlo in modo nuovo. La nostra generazione deve portare innovazione, digitalizzazione e un modo diverso di comunicare: il futuro non è solo nei prodotti, ma nell’esperienza che siamo in grado di offrire. Il futuro siamo noi, ma solo se abbiamo il coraggio di prendercelo.
Che cosa significa concretamente rendere green un magazzino edile?
Rendere green un magazzino edile per noi significa intervenire su tutta la filiera con scelte pratiche e misurabili, non solo dichiarazioni di principio. Partiamo dagli imballaggi: privilegiamo soluzioni plastic free o con la percentuale di plastica più bassa possibile. Utilizziamo nastro in carta e recuperiamo materiali semplici come la carta di vecchi giornali per proteggere i prodotti nelle spedizioni, in Italia e all’estero, riprendendo un approccio concreto e sostenibile, proprio come si faceva una volta nelle ferramenta.
Ma la sostenibilità, nel nostro settore, non si ferma al packaging. Riguarda soprattutto la gestione dei rifiuti edili. Per questo siamo stati tra i primi ad aderire al Consorzio Rec: crediamo che una rivendita edile abbia anche una responsabilità civile verso il territorio in cui opera. Attraverso il consorzio contribuiamo a ridurre l’abbandono dei rifiuti da piccoli lavori in economia, un problema reale nelle aree rurali, e allo stesso tempo offriamo un servizio strutturato alle imprese locali, aiutandole a gestire correttamente gli scarti di cantiere. In sintesi, essere green per noi significa unire attenzione ambientale e responsabilità territoriale, trasformando ogni scelta operativa in un impatto concreto.
Qual è lo strumento digitale che ha cambiato di più il suo modo di lavorare?
Sicuramente i social. Oggi sono parte integrante del nostro business: ci permettono di fidelizzare i clienti, acquisirne di nuovi e comunicare il nostro valore. Abbiamo anche introdotto sistemi digitali e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per ottimizzare diversi processi aziendali. Chi oggi non investe nel digitale, rischia di restare indietro.
Come riesce a rendere attrattivo il lavoro in rivendita per i suoi coetanei o per i ragazzi ancora più giovani?
Bisogna cambiare il modo in cui raccontiamo questo settore. L’edilizia non è solo fatica, è innovazione, problem solving e crescita. Ai giovani bisogna dare spazio, responsabilità e la possibilità di sentirsi parte di un progetto. Noi lavoriamo molto sul team building e sulla condivisione degli obiettivi.
Che tipo di capo cerca di essere? Qual è il valore umano che non deve mai mancare in azienda?
Cerco di essere un leader aperto, che ascolta e cresce insieme al proprio team. Credo molto nella comunicazione: i problemi si affrontano e si risolvono insieme. Il valore umano che non deve mai mancare è il rispetto. Senza rispetto, non si costruisce nulla di solido.
Quale cambiamento strutturale vorrebbe vedere nel settore edile italiano nei prossimi cinque anni?
Vorrei vedere un settore completamente rinnovato: più aperto al digitale, più innovativo e più attento all’esperienza del cliente. Il mio obiettivo è far crescere l’azienda Fortunato fino a diventare un modello, un punto di riferimento e un’ispirazione per gli altri. Sogno uno showroom sempre più grande e un’azienda in continua evoluzione.
Che cosa direbbe a un giovane che oggi eredita l’azienda di famiglia e si sente schiacciato dalle responsabilità?
Direi di non avere paura di cambiare. Io stessa ho affrontato molte difficoltà, soprattutto legate alla mia età e al fatto di essere donna in un settore ancora molto maschile. Spesso entravano in azienda chiedendo del capo e il capo ero io! Non è stato semplice, ma con determinazione e competenza ho trasformato quella difficoltà in forza. Il consiglio è: credere in sé stessi, formarsi continuamente e non smettere mai di innovare.
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