Il primo ranking dei grandi rivenditori nei Paesi del Vecchio Continente (compresa la Gran Bretagna) fa emergere non solo il nanismo dell’Italia, ma anche un diverso modo di comunicare la propria attività. In vetta un colosso con affari per 39 miliardi

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Da molti anni il Centro Studi YouTrade analizza il sistema distributivo dei materiali edili nei Paesi europei, ma per la prima volta sono stati raccolti e messi a sistema i dati principali di fatturato e di numero di punti vendita delle più importanti insegne e dei gruppi più significativi a livello di fatturato presenti nei Paesi europei.

Questa indagine, condotta mediante raccolta informativa presso i siti web delle singole insegne e dei singoli gruppi e integrata da analisi presenti nei diversi Paesi pubblicate su varie fonti informative, sia pubblicistiche sia su portali web dedicati ad analisi economiche e finanziarie di impresa, è la prima ricerca che è proposta su queste pagine in modo così strutturato.

L’obiettivo è non solo presentare questa prima classifica, che sarà integrata e aggiornata ogni anno con le ulteriori informazioni raccolte nel corso dell’anno, ma anche evidenziare la dimensione di questi gruppi e insegne come stimolo ai gruppi e alle insegne italiane per misurarsi a livello europeo. Tutti i dati raccolti, per uniformità di lettura, si riferiscono al 2020.

Prima in classifica Euro-Mat

La classifica mette assieme sia gruppi e centrali di acquisto sia singole insegne, e vede al primo posto la più importante centrale di acquisto europea, Euro-Mat, con sede in Olanda e con un fatturato complessivo di 39 miliardi di euro realizzati in 7.900 punti vendita da parte delle 21 insegne che fanno parte del gruppo, tra le quali BigMat France, BigMat Iberia, BigMat Italia, Dek, Grafton Group, Jts, Nmbs, Psb, Veris e altri che possono essere letti nelle varie caselle della classifica.

La scelta di mettere assieme sia gruppi e centrali di acquisto che singole insegne si deve alla volontà di evidenziare i modelli organizzativi legati alla distribuzione edile in Europa, che è strutturata su grandi centrali di acquisto e su gruppi e insegne che, sia singolarmente o facenti parte di qualche gruppo, agiscono condensando costantemente la scelta strategica in acquisto sui prodotti con gli obiettivi di vendita a livello di rete commerciale.

Questi elementi sono evidenti quando si parla, per esempio, di Groupe Adeo, ovvero del gruppo che tiene al suo interno sia Leroy Merlin sia Bricoman (oggi Tecnomat). Il gruppo evidenzia una forte diversità con il sistema distributivo delle insegne che fanno parte di Euro-Mat, sulla base del dato medio di fatturato per punto vendita: è pari a 4,4 milioni di euro per i soci Euro-Mat, mentre è di oltre 29 milioni di euro per le insegne del gruppo Adeo.

Tra il terzo e il quinto posto si trovano altre insegne che in realtà sono gruppi o insegne fortemente internazionalizzate, come Kingfisher, gruppo inglese che controlla catene come Brico Depot, Castorama, Screwfix, B&Q e altre, ed è presente in molti Paesi europei, o come Nmbs, altra centrale di acquisto con 1.150 rivenditori associati per un totale 3.236 punti vendita e un fatturato complessivo di 9 miliardi di euro, un fatturato medio per punto vendita di 2,8 milioni di euro. Oppure come Obi, catena tedesca che in Europa è presente capillarmente con oltre 6.600 punti vendita di diversa dimensione e che soprattutto all’estero è non solo legata al mercato del fai-date, ma anche a quello dell’edilizia.

Mentre, infatti, in Italia questi mercati sono ancora abbastanza separati, all’estero spesso sono sovrapposti con sistemi di offerta orientata sia alle imprese sia al cliente finale, senza distinzione di modelli di vendita. Una strategia che in Italia è perseguita da Bricoman Tecnomat, unica insegna «italiana» presente in classifica.

Nella top ten nessuno sotto i 500 milioni di euro

Ai primi posti, entro la top ten, si trovano altre catene internazionali molto importanti, come Saint-Gobain Distribution Building France, Bauhaus, Hagebau, Travis Perkins e Hornbach.

Un dato rilevante, in questa classifica, è che non vi è nessun gruppo o insegne che nel 2020 abbia presentato un fatturato inferiore a 500 milioni di euro: segno che vi è una soglia, alla quale alcune realtà italiane si stanno avvicinando, che è indicativa della dimensione che potremmo definire necessaria per poter essere imprese della grande distribuzione di materiali edili.

Analizzando i dati complessivi, se prendessimo tutti i fatturati e li dividessimo per il numero di imprese emergerebbe una media trilussiana di 3,7 miliardi di euro di fatturato medio per gruppo/insegna, un valore che ovviamente non ha alcun senso statistico, ma evidenzia quale sia la dimensione delle imprese top della distribuzione edile europea.

Altro dato molto interessante emerge invece dal confronto tra i fatturati medi delle singole insegne e gruppi, tra i quali spicca il primo posto di Saint-Gobain con le sedi in Germania e Austria, con oltre 50 milioni di euro, seguita da Bricoman Italia con oltre 35 e Hornbach con oltre 31, per poi scendere fino al decimo posto di Eurobastoff, con oltre 10 milioni di euro.

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Fatturato per addetto

Un dato particolarmente interessante, che non è stato possibile ricostruire per tutti i gruppi e insegne, è relativo alla dimensione degli addetti, non solo il fatturato per punto vendita, ma anche la produttività per singolo addetto.

L’analisi riportata in tabella evidenzia modelli molto diversificati nel campione di 19 imprese considerate. Si va dal top di classifica, Veris Bouwmaterialengroep, un rivenditore con 27 soci formati da aziende familiari con oltre cento punti vendita in Olanda e Belgio e con un fatturato di 950 milioni di euro nel 2020, dunque con un fatturato per punto vendita di 9,2 milioni di euro e una produttività altissima per singolo addetto, pari a 950 mila euro.

Automazione e organizzazione, oltre che digitalizzazione, sono le chiavi interpretative di questo risultato, che non è molto lontano dagli 866 mila euro per Hgc, rete distributiva
svizzera. Sono distanziati, ma con valori molto elevati, anche Optimera, catena di rivendite norvegese con 580 mila euro di fatturato per addetto e Baustoff+Metall, con 454 mila euro.

Su valori più vicini alle medie nazionali si trovano le altre insegne, dai 346 mila euro di Selco ai 237 mila di Buildbase, importante realtà inglese con 248 punti vendita. Agli ultimi due posti emergono Bauhaus, con 214 mila euro per addetto in una realtà che fattura 7,4 miliardi di euro su 280 punti vendita, mentre all’ultimo posto si colloca Psb, rivenditore polacco, a quasi 1,7 miliardi di euro e 667 punti vendita con fatturato medio per punto vendita pari a 2,5 milioni di euro, dunque piccole filiali distribuite su tutto il territorio nazionale.

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Paesi e giro d’affari

A livello di Paesi, emerge il ruolo che le grandi catene e gruppi di rivendite rivestono in Francia, con 19 insegne e gruppi sui 50 inseriti in classifica, per un totale di oltre 8.600 punti vendita e un numero medio di 455 punti vendita per insegna/gruppo.

Secondo Paese in classifica, per dimensione del giro d’affari è l’Olanda, sede di alcune centrali di acquisto, che fanno riferimento a oltre 8.800 punti vendita e con il numero medio di punti vendita per singola insegna/gruppo superiore a 2.900, valore che indica il modello di vendita: di fatto sono gruppi di gruppi, centrali di acquisto alle quali fanno riferimento a loro volta altri gruppi, ovviamente con il peso determinante di Euro-Mat, vero dominatore in Europa.

Al terzo posto la Germania con nove gruppi e insegne e un numero elevatissimo di punti vendita, oltre 12 mila, segno di una capillarità della rete, non solo nel paese di riferimento, ma anche negli altri Paesi nei quali le insegne tedesche sono presenti.

Al quarto posto il Regno Unito, nel quale sono presenti nove gruppi e insegne, con oltre 8.400 punti vendita e una media per singola insegna/gruppo di oltre 900 punti vendita.

A seguire gli altri Paesi europei, con valori molto diversificati solo nel caso di Italia (presente in classifica solo con Bricoman Italia), la Rep. Ceca (presente con Dek) e la Svizzera

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Dimensione di impresa come fattore strategico

Il confronto tra questi dati e questi indicatori con le nostre realtà nazionali evidenzia come a livello europeo e negli altri Paesi la competizione ormai sia non solo avviata, ma in alcuni casi anche consolidata sulla dimensione di impresa come fattore strategico per lo sviluppo delle reti commerciali e della competitività della rete di vendita.

Proprio sulla dimensione si gioca una partita strategica nell’ottimizzazione della gestione delle vendite e nell’erogazione dei servizi, con la possibilità anche di poter reinvestire in processi di innovazione e formazione molti degli utili aziendali. E anche i profitti, riferiti a fatturati miliardari, sono ovviamente di grande dimensione.

Analizzando la comunicazione che alcune insegne e gruppi fanno attraverso i loro siti web emerge che è anche su questi dati che si mettono in evidenza le differenze con i nostri modelli di vendita. All’estero è facile trovare insegne e gruppi che evidenziano in primo luogo la loro filosofia commerciale, dove e come hanno reinvestito gli utili, in quali politiche e quali rapporti hanno con le grandi traiettorie di sviluppo europee, dalla sostenibilità all’innovazione.

L’idea di proporre questa classifica, al di là della sua completezza (che il Centro Studi YouTrade ha ovviamente cercato di tenere al massimo livello di accuratezza, in base ai dati disponibili) e in un mercato già difficile da analizzare nel nostro Paese, per cui non facile da analizzare a livello europeo, risiede nel tentativo di portare maggiore conoscenza e informazione a livello nazionale nella rete delle distribuzione di materiali edili che, imboccata la strada di una maggiore sinergia e crescita dimensionale, ancora non ha raggiunto livelli europei, ai quali comunque conviene guardare per strutturare le strategie di crescita e di ottimizzazione della propria presenza e capacità sul territorio nazionale.

Ma è necessario avere un occhio all’Europa e un occhio all’Italia, un modo di guardare al futuro con maggiore consapevolezza.

E in Italia? Il confronto con i rivenditori nazionali 

Potrebbe sembrare un confronto non facile quello tra i più importanti rivenditori multipoint e i più rilevanti gruppi e consorzi distributivi di materiali edili italiani con i grandi rivenditori e gruppi europei.

Tuttavia, bisogna sottolineare che, al di là della soglia dei 500 milioni di euro di fatturato per entrare nella Top 50, certamente la dimensione di alcuni rivenditori e di alcuni gruppi e consorzi italiani non sfigura, e soprattutto le strategie messe in campo evidenziano che la strada intrapresa segue proprio lo sviluppo anticipato dalle grandi realtà europee.

I temi di fondo a livello europeo sono in primo luogo la dimensione, raggiunta attraverso fusioni, incorporazioni o associazioni con una particolare attenzione all’espansione territoriale, ma dove i temi più strategici riguardano poi la gestione unitaria di alcuni servizi, in particolare la logistica e il marketing, con alcuni esempi molto interessanti di gestione centralizzata non tanto degli acquisti (tema ovvio) ma anche della gestione delle vendite, ovvero a livello di contabilità e anche fatturazione.

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La grande dimensione consente queste ottimizzazioni, che permettono anche di ridurre i costi di gestione attraverso le economie di scala, e la strada intrapresa dalla top ten italiana dei multipoint e dai più importanti gruppi e consorzi per dimensione di mercato, indicano che anche in Italia le scelte strategiche vanno in questa direzione.

Sono cinque le aziende multipoint che in Italia hanno fatturato nel 2021 oltre 100 milioni di euro e che potrebbero non sfigurare in una classifica della Top 100 europea. Si tratta di Idrocentro, Zanutta, Eternedile, Bauexpert e Orsolini Amedeo. Ma se confrontiamo i gruppi e i consorzi ci avviciniamo anche di più alla Top 50 europea, con BigMat, Dec, Gruppo Made, Game, MecStore e UniEdil, che in termini di fatturato entrerebbero anch’essi in una ipotetica classifica dei primi cento.

Il tema tutto italiano, in questo caso, è che per entrare in questa classifica bisognerebbe sommare i fatturati delle singole aziende che fanno parte dei gruppi e consorzi, che hanno tutte la loro partita Iva, mentre all’estero il meccanismo di fusione è avvenuto da tempo e non solo i fatturati sono proprio dei gruppi e consorzi, come realtà unitarie pur se costituite in alcuni casi da molte aziende familiari, ma anche temi come la comunicazione e l’immagine vanno di pari passo con questa unitarietà, con loghi, colori, insegne e immagine coordinata comune a tutti gli associati.

In Italia ancora pochi gruppi e consorzi stanno seguendo questa linea di sviluppo, una via obbligata in futuro per essere squadra e non solo fare squadra, un tema ovviamente più semplice per i grandi multipoint. Certamente le strategie di espansione e ottimizzazione dei servizi per i vari punti vendita sono strade comuni a quelle dei corrispettivi europei. Un bel segnale che fa ben sperare per il futuro. 

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