L’analisi di Confcommercio sull’andamento del Pil e sulla gestione dei conti pubblici: moderato ottimismo, a patto che il governo intervenga per sciogliere i nodi che ostacolano la ripresa. Con il rebus di possibili shock di carattere geopolitico.

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L’Italia arriva all’attuale rallentamento dell’economia in ottima salute. L’inflazione è sconfitta salvo shock imprevedibili. Un dato molto importante per affrontare il 2024 con un po’ di spinta, altrimenti non riusciremo nemmeno a raggiungere l’1% di crescita.

Insomma, c’è incertezza, ma non pessimismo e dovremmo essere ragionevolmente soddisfatti dei risultati economici: tutti hanno cooperato bene, dalle istituzioni europee a quelle nazionali, e anche il settore dell’edilizia», ha esordito così Mariano Bella, direttore studi Confcommercio, nel suo intervento dal titolo Pil, consumi, inflazione: il quadro macroeconomico al convegno di Angaisa.

Bella ha mostrato una lunga serie di dati economici. Se nel 2019 l’Italia registrava una crescita modesta, mentre Francia e Germania evidenziavano un significativo aumento del reddito pro capite tra il 30% e il 40%, dalla pandemia le cose sono cambiate: nel terzo trimestre del 2023 l’indice valeva 100,3 per la Germania, 101,8 per la Francia, 103,3 per l’Italia: un risultato che dovrebbe continuare anche nel 2024 o, perlomeno, attestarsi sopra il valore 100.

Ciclo economico

Attenzione, secondo l’economista non si tratta del cosiddetto rimbalzo: nell’analizzare i periodi di crescita e contrazione del ciclo economico (business cycle dating effettuato dall’Ocse) e il Pil mensile Usc (Unità standard di conto, che tiene conto delle fluttuazioni nei tassi di cambio) dal 2008 al 2022 sembra che la capacità di tenuta del Paese tra picchi di recessione e ripresa sia molto migliorata: nel primo periodo critico tra maggio 2008 e aprile 2011, c’è stato un calo del 3,7%, il secondo ciclo negativo lungo è durato 93 mesi.

Poi, c’è stata una ripresa dell’1,2%, mentre da luglio 2019 ad agosto 2022 in 37 mesi l’Italia ha registrato +3,7%.

All’obiezione che il risultato è stato supportato da un enorme afflusso di denaro, quello stampato dalla Bce, la replica di Bella oppone altri numeri: «Nel primo ciclo 2008-2011 sono stati spesi 350 miliardi di debito pubblico in più, nel secondo 500 miliardi e nel terzo durante e dopo la pandemia 300 miliardi.

Chiaramente la spinta post pandemica si esaurirà progressivamente. È normale che ci siano oscillazioni, ma è auspicabile che il trend rimanga ragionevolmente crescente». E questo nonostante qualche ritardo nell’attuazione degli investimenti del Pnrr e le ingiustificate critiche alla politica monetaria restrittiva della Bce.

Secondo l’esperto sono rilievi insussistenti: che cosa sarebbe successo senza l’azione di Christine Lagarde? Senza un controllo sull’incremento di prezzi da parte di un’autorità centrale i tassi di riferimento, con tassi fermi allo 0%, l’inflazione sarebbe salita al 15% con aspettative al 20%.

Fattore tassi

E ora? Le previsioni indicano un rientro dei tassi ordinato al 2% per la primavera, sempre nel caso l’andamento dei prezzi dei beni e dei servizi sia moderato e stabile senza eventi improvvisi destabilizzanti, ossia in assenza di shock.

Purtroppo, dopo il 7 ottobre scorso questa ipotesi è diventata più incerta: a seguito del primo e dei successivi attacchi terroristici nell’area del Golfo ci sono state variazioni sui prezzi delle materie prime, oro compreso.

«Quando le quotazioni di questo metallo prezioso aumentano vuol dire che ci sono investitori istituzionali che hanno dei timori e questo può generare qualche difficoltà», ha spiegato Bella, rilevando però che il clima di aspettative negativo non sia attribuibile solo a eventi esterni: dalle passate guerre in Kuwait, in Bosnia in Afghanistan o in Libia, e persino dopo l’11 settembre 2001, non ci sono state oscillazioni rilevanti, fino al conflitto in Ucraina con la crisi del gas.

A novembre 2023 era aumentata la fiducia delle famiglie e diminuita quella delle imprese, con un rallentamento della crescita dell’occupazione e la produzione industriale non più in fase calante.

Evasione fiscale

Bella ne è convinto: una riduzione efficiente dei costi legati alla burocrazia fiscale potrebbe portare a significativi incrementi nelle entrate. Inoltre, al di là della flat tax o degli interventi sull’Irpef, che ancora presenta gravi incongruenze, secondo l’Ufficio studi Confcommercio va ridotto il tasso di evasione, che dipende da quattro fattori principali: l’efficacia della deterrenza rappresentata da controlli non blitz, la bassa qualità percepita dei servizi pubblici responsabile della maggiore evasione nel Sud, i costi troppo alti dell’adempimento degli obblighi fiscali e l’intensità della tassazione.

L’ottimizzazione di tutti questi elementi porterebbe a risultati positivi sorprendenti. Per quanto riguarda il Pil la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Nadef) a novembre indicava nell’analisi congiunturale una variazione del Pil dello 0,4% per il quarto trimestre 2023, mentre Usc, di solito più ottimista, segnava 0,2%:

«Un’analisi congiunturale seria può evidenziare differenze di un decimo di punto, da non sottovalutare per i loro impatti potenzialmente pericolosi per il percorso di rientro di finanza pubblica. Che fare? Puntare sul Pnrr attraverso riforme e investimenti, perché non c’è un piano B. O perlomeno io non lo vedo», ha concluso Bella

di Monica Battistoni

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