Quali sono le trappole in cui può incorrere un magazzino? Quali strategie può mettere in atto un’azienda di distribuzione per operare in maniera efficace su un mercato e quali insidie si nascondono dietro l’angolo? A rispondere a queste domande è salito sul palco del Convegno YouTrade Roma Alberto Bubbio, professore associato di economia aziendale e responsabile del corso di programmazione e controllo, presso l’Università Cattaneo – Liuc, oltre che responsabile scientifico del programma YouTrade Education.
«Il magazzino è il cuore delle vostre aziende. Operare sul cuore, nonostante i notevoli progressi scientifici, rimane una questione delicata», ha scherzato il professore, ricordando che il magazzino è come il nucleo centrale della Terra. «Se si ferma, finisce il mondo. Quindi è un elemento da tenere sotto osservazione. Il suggerimento? Fate in modo che i vostri magazzini non rallentino».

Servizio e specializzazione: il primo equilibrio da trovare
Non si può parlare di servizi e avere il magazzino che non funziona. «Avere tutto a magazzino è probabilmente una soluzione un po’ onerosa, bisognerebbe avere delle piazze d’armi in cui poter inserire tutti i prodotti. Forse è più facile fare una scelta di specializzazione. Nella gestione dei magazzini, oggi alcune scelte di nicchia sono potenzialmente interessanti. E se poi la nicchia si trasforma in loculo? Bisogna riuscire a trovare la combinazione corretta rispetto al mercato che si decide di servire», ha chiarito Bubbio.
«Non vuol dire essere mono-settore o monoprodotto, ma fare delle scelte. Non si può essere bravi in tutto, la strategia Rai “di tutto, di più”, non funziona».
La prima trappola: considerare la redditività come un obiettivo
La prima trappola in cui si rischia di incorrere è quella di porsi come obiettivo la redditività. «La redditività non è un obiettivo, è un mezzo per poter procedere nel tempo. Senza, chiudete», ha ribadito il professore.
«Fino a poco tempo fa ritenevo che un tasso di rotazione pari a quattro fosse un buon risultato, vuol dire avere un magazzino con 90 giorni vendite. Quando mi sono trovato un distributore con una rotazione a otto sono rimasto allibito: aveva siglato un patto con i fornitori che fornivano la merce in conto vendita, senza andare a dimensionare il magazzino. I fornitori possono essere molto interessanti da questo punto di vista, soprattutto se vogliono lanciare prodotti nuovi. Inserendo a magazzino tutto, o sono fortunato e tutto gira almeno quattro volte, o se c’è qualcosa che frena, rallenta tutto. Anche la rotazione, dunque, non è un obiettivo, è un mezzo».

Le scorte speculative: un rischio spesso sottovalutato
Seconda trappola: le scorte speculative, soprattutto con l’inflazione in crescita. «È un problema di Next In, First Out», ha commentato Bubbio. «Per capire se si fanno bene scorte speculative, bisogna capire se si vende a un prezzo superiore a quello di riacquisto. Sapete perché le scorte speculative sono pericolosissime? Perché si dimenticano gli oneri finanziari che per ora sono bassi, ma posso assicurarvi che se riparte l’inflazione, torniamo sopra al 6%. I prezzi di tutte le materie prime, compresi i materiali energetici crescono, e ci sarà una certa ripercussione sull’Italia. Non fatevi prendere alla sprovvista», ha ammonito il professore, annunciando la terza trappola: navigare a vista.

Gestire il magazzino con i dati: la terza trappola è navigare a vista
«Il magazzino può essere gestito solo utilizzando i dati che raccogliete in azienda. Il prodotto che non gira almeno una volta, cancellatelo. Se il fornitore insiste, fatevelo dare in conto vendita. Dovete capire che cosa tenere a magazzino. Purtroppo, non si può tenere solo ciò che si vende, ma bisogna disporre anche di prodotti con potenziali di vendita per cercare di anticipare la domanda e farsi trovare pronti quando arriva l’ordine», ha proseguito.


«Bisogna essere selettivi con i fornitori, scegliere bene i propri partner. Esiste il divorzio, ma è sempre particolarmente dispendioso e faticoso. Se fossi in voi, sceglierei fornitori puntuali nelle consegne e che ogni tanto inseriscono prodotti nuovi. La vostra salvezza per riprendere rotazione a livello di nucleo centrale è quello di avere prodotti che ruotano, cioè prodotti innovativi che hanno successo. È molto importante oggi innovare», ha ribadito il professore, riportando l’esempio della Fernet Branca Distillerie.
Il caso Fernet-Branca: quando l’innovazione sostiene la crescita
Fernet Branca Distillerie opera dal 1845 e ha superato i 420 milioni di fatturato con 44 milioni di utile netto, grazie a un ampio portafoglio di etichette e una gamma unica di prodotti da sviluppare, anche in ottica internazionale.
In poco più di 25 anni l’azienda ha portato la quota di export al 91% del fatturato, anche grazie al successo di cocktail come il Fernandito, long drink composto da Fernet Branca e Coca-Cola, molto popolare in Argentina, dove l’azienda ha uno stabilimento e dove realizza oltre 305 milioni di euro di vendite (+19%).
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