L’analisi dei campioni della distribuzione di materiali edili in Europa (Italia esclusa) mette in evidenza il modello transalpino. Ma è nei Paesi del Nord che la redditività per addetto è più elevata.
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Sei gruppi di vendita, cinque dei quali attivi su mercati multinazionali, 13 associazioni, consorzi e reti di imprese indipendenti, tre delle quali attive a livello multinazionale, 12 insegne singole e autonome operanti a livello non solo nazionale, ma anche multinazionale. Più altre 19 insegne autonome attive solo in campo nazionale, alcune delle quali frutto di fusioni e acquisizioni: è il quadro che presentiamo quest’anno relativo alla top 50 della distribuzione di materiali edili in Europa.
Come lo scorso anno, la classifica comprende insegne legate alla distribuzione di materiali edili, escludendo quelle specificatamente legate al solo settore Brico e fai-da-te, in quanto andrebbero a fuorviare la lettura e la comparazione dei modelli di vendita e di offerta di prodotti e materiali per l’edilizia.
La scelta è quella di mettere l’orientamento ai clienti professionisti al centro dell’attenzione, e solo in seconda battuta, nel caso, i clienti finali privati.
La raccolta informativa quest’anno ha visto porre l’asticella del fatturato minimo alzarsi da 500 a 750 milioni di euro, un segnale che anche in Europa, come del resto anche in Italia, è del tutto evidente: la competizione spinge le imprese a crescere in termini dimensionali, conquistando maggiore forza attraverso fusioni e soprattutto acquisizioni. Il caso spagnolo è emblematico in questo senso, come vedremo.
Dati del 2023
Un’altra novità importante è che, a differenza dello scorso anno, i dati relativi al giro d’affari, al numero di punti vendita e alla stima del numero di dipendenti fanno riferimento all’anno immediatamente precedente, il 2023.
In questo senso lo sforzo è stato rilevante, in quanto la raccolta informativa realizzata presso le singole insegne e dei singoli gruppi è stata integrata dalla ricerca di documenti e analisi presenti nei diversi Paesi su varie fonti informative, sia pubblicistiche che su portali web ufficiali, oltre ad analisi economiche e finanziarie di impresa.
In alcuni casi è stato possibile recuperare direttamente anche i bilanci delle insegne, anche se la differente formazione dei conti e delle relative analisi non consente di costruire quadri di maggiore dettaglio.
Rispetto allo scorso anno non sono state inserite insegne italiane, al fine di costruire il quadro europeo esterno al nostro Paese, e permettere così ai distributori italiani, ai multipoint e ai gruppi e consorzi, di analizzare eventualmente il proprio posizionamento rispetto alla classifica qui presentata.
Ricavi per 132 miliardi
Prima di commentare i risultati della ricerca, va sottolineato che la classifica mette assieme sia gruppi di vendita, sia consorzi o associazioni di imprese, oltre che insegne autonome, alcune delle quali operanti anche in campo internazionale.
Molte insegne fanno anche parte di gruppi di vendita, elemento che necessita nel calcolo complessivo di depurare alcuni valori ai fini di costruzione delle somme e dei risultati medi complessivi al netto delle duplicazioni dei giri d’affari e degli altri dati analizzati.
In questo senso sono quasi 132 i miliardi di euro di fatturato analizzato nelle tabelle presentate in queste pagine, distribuiti in 21.808 punti vendita presenti nei 13 Paesi nei quali le insegne sono presenti e attive, che coinvolgono una forza lavoro di quasi 460 mila addetti.
Il Paese più presente, che presenta le forme di organizzazione e vendita maggiormente strutturate, è la Francia, con 16 insegne e oltre 60 miliardi di giro d’affari (al lordo delle duplicazioni) realizzato dalle centrali di acquisto e vendita con sede nel Paese transalpino e operanti non solo nel mercato nazionale, ma anche internazionale.
Secondo Paese più rappresentato è la Germania, con dieci insegne e circa 50 miliardi di giro d’affari (sempre al lordo delle duplicazioni) sia a livello nazionale che internazionale, seguito dal Regno Unito con otto insegne e un relativo giro d’affari di oltre 21 miliardi.
Seguono Olanda e Spagna, entrambe con quattro insegne, la prima sede del più grande gruppo di acquisto europeo che porta a oltre 47 miliardi il giro d’affari che transita per questo Paese, mentre la Spagna somma 8,3 miliardi delle proprie insegne.
Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera sono tutte presenti e rappresentate con una sola insegna.
Fatturato per addetto
L’analisi dei valori medi di ricavi e addetti per punto vendita, oltre che del fatturato medio per addetto, evidenzia modelli diversi nelle modalità di offerta.
Dal punto di vista della dimensione media dei punti vendita è il modello svizzero a presentare i dati medi più elevati, con 14 milioni di euro e 47 addetti per negozio, pari a oltre il doppio della media complessiva fissata in 6,5 milioni di euro e 23 addetti.
Segue la Repubblica Ceca, con oltre 10 milioni di euro e 38 addetti, a sua volta seguita dai modelli francesi e tedeschi, rispettivamente con 9,4 e 9,0 milioni di euro, valori molto vicini tra loro, che tuttavia evidenziano una differenza se confrontati nella media degli addetti, che per la Germania è di 38 addetti per punto vendita contro i 31 della Francia.
Anche Finlandia e Norvegia presentano valori di fatturato medio per punto vendita superiori a quello medio complessivo, rispettivamente 8,7 e 8,0 milioni di euro, ma evidenziano anche un numero di addetti medi per negozio molto basso, in entrambi i casi pari a 13.
Questo porta i modelli scandinavi ad avere i valori medi di fatturato per addetto più elevati nel confronto, pari rispettivamente a 691 mila e 642 mila euro, più del doppio rispetto alla media complessiva di 283 mila euro.
Autonomi è meglio
Il dato forse più interessante nel confronto tra i diversi modelli dei diversi Paesi è proprio la produttività espressa dai punti vendita, con il valore medio di fatturato per addetto che varia dai valori massimi scandinavi al più basso rappresentato dal modello polacco.
In linea con le medie complessive, e con piccoli scarti in più o in meno, sono i modelli francesi, spagnoli, irlandesi, cechi e svizzeri, che rappresentano in un qualche modo la produttività media con la quale anche i nostri rivenditori possono confrontarsi, in particolare, con i modelli francesi e spagnoli che possono per molti versi essere presi a modelli di riferimento per analisi di benchmark, date le loro caratteristiche e date quelle relative alle insegne nazionali.
Anche il confronto tra i valori medi espressi dai gruppi di vendita, dalle reti di imprese, dalle insegne autonome operanti in campo multinazionale e quelle invece attive solo a livello nazionale, mette in evidenza delle significative differenze.
Si potrebbe essere portati a pensare che l’appartenere a gruppi di vendita o reti di imprese consenta maggiore produttività, mentre i dati dimostrano che sono proprio le insegne autonome a livello nazionale che hanno il valore medio di fatturato per addetto più elevato.
Segno di una struttura di offerta e una capacità organizzativa maggiore rispetto alle insegne che fanno parte di gruppi di vendita, dove lo scarto si vede già dal valore medio di fatturato per negozio: 7,3 per le insegne autonome contro 6,9 dei gruppi, presentando in entrambi i casi modelli con numero medio di addetti pari a 23.
Dove si differenzia molto il modello è nelle reti di vendita legate ai consorzi, dove il valore medio di fatturato per negozio scende a 3,5 milioni di euro, poco più della metà della media complessiva, dunque legato a rivendite di minore dimensione e diffuse nel territorio.
Il modello più performante in termini di fatturato medio per punto vendita è quello delle insegne autonome che operano a livello multinazionale: 9 milioni di euro, valore che esprime la necessità di modelli strutturati e organizzati secondo schemi specifici, con 31 addetti per punto vendita. Un valore che porta la produttività a restare di poco al di sopra della media generale.

I vincitori della distribuzione di materiali edili in Europa
In questi valori si esprimono in modo molto chiaro le differenze tra i diversi modelli di offerta, che l’analisi delle singole insegne mette ancora più in evidenza.
La classifica vede confermarsi al primo posto la più importante centrale di acquisto europea, Euro-Mat, con sede in Olanda e con un fatturato complessivo di 40 miliardi di euro realizzati in 8.500 punti vendita da parte delle insegne che fanno parte del gruppo, tra le quali in classifica si possono ritrovare Grafton Group, Nmbs, Psb Handel, BigMat Iberia, BigMat France, Veris e Hgc.
Secondo gruppo di vendita per dimensione è Adeo, con 31,8 miliardi di fatturato, mille punti vendita e 110 mila addetti.
Terza insegna in classifica è Leroy Merlin France (che fa parte del gruppo Adeo), seguita dalla tedesca BayWa (qui analizzata solo per le attività legate alla vendita di materiali edili e per le costruzioni, rinnovabili comprese, in quanto l’insegna presenta numerose e diversificate attività in tutto il mondo).
Tra i gruppi di vendita inseriti in classifica sono da segnalare, per strategie di azione e posizionamento, Bme, Stark Group, Mcd, Sgdb (ovvero Saint-Gobain Distribution Bâtiment), Vgh e Rewe.
A parte questi ultimi due, molto più attivi nel settore retail e in quello del turismo, gli altri gruppi evidenziano una forte specializzazione sui materiali per edilizia e analizzando le strategie si evidenzia soprattutto la crescita molto consistente di Stark Group che, con l’acquisizione di alcune reti di vendita afferenti a Saint-Gobain, ha di fatto rafforzato la sua presenza sui mercati internazionali in Paesi strategici per la crescita del marchio e della rete di vendita.
Al contrario, prosegue la focalizzazione di Saint-Gobain in alcune aree e mercati, di fatto dismettendo parte della sua rilevante rete di vendita, con una strategia che mantiene il focus su alcuni Paesi (per esempio, Norvegia e Francia, qui in particolare con la rete di vendita Point P), ma che sembra essere figlia di una decisione di concentrarsi maggiormente sulla produzione che sulla distribuzione, come peraltro già accaduto anche qui in Italia.


Modelli di vendita
Il quadro forse più interessante che emerge, come già evidenziato lo scorso anno, è la presenza a livello multinazionale di molte insegne, sono 20 quest’anno contro le 18 dello scorso anno, delle quali cinque sono gruppi di vendita, tre associazioni e consorzi o reti di imprese individuali e ben 12, due in più dello scorso anno, sono insegne autonome, per lo più aziende familiari con una lunga storia imprenditoriale alle loro spalle, che spesso supera i cento anni di attività.
Dal punto di vista dei sistemi di vendita, un dato assolutamente rilevante è analizzare la diversa composizione dei modelli di offerta, con le prime dieci insegne per dimensione media del fatturato almeno doppio rispetto alla media complessiva per punto vendita, che presentano valori molto diversificati tra loro, passando dai 53,8 milioni di euro di Leroy Merlin ai 45,7 di Obramat (il corrispondente spagnolo di Tecnomat in Italia, ovvero la rete internazionale Bricoman facente parte del gruppo Adeo) e di Hornbach, la rete tedesca con 34 milioni di euro di fatturato per punto vendita.
Seguono tra i primi dieci le insegne del gruppo Adeo, Bauhaus, Leroy Merlin Spagna, Bricoman Francia, il gruppo Saltoki, che con le recenti acquisizioni ha fatto un grande salto di scala, e che oggi rappresenta il 24% del giro d’affari della distribuzione edile in Spagna, Hgc e BayWa.
Analizzando i dati di fatturato medio per addetto, emerge in assoluto la produttività di VERIS, insegna olandese già al primo posto lo scorso anno, con 950 mila euro per addetto, seguita da K-Group, insegna finlandese con 691 mila euro e da Optimera, insegna norvegese con 642 mila euro.
L’inglese Wolseley è al quarto posto con 596 mila euro, seguita da France Materiaux con 592 mila euro. Ottima la performance di Saltoki, 567 mila euro, e di Highbourne Group, insegna inglese con 515 mila euro per addetto.
Sotto i 500 mila euro, ma sopra i 400 mila si trovano altre tre aziende della top ten, Stark Deutschland (parte del gruppo Stark), Sig, insegna inglese, e Baustoff & Metall, altra società tedesca.
A parte i casi francese e spagnolo, tutti i modelli che presentano le migliori performance di produttività in Paesi del Nord Europa, con ben tre insegne presenti nel Regno Unito.
Va anche segnalato che le aziende più performanti sotto questo punto di vista sono anche quelle con le migliori reti di commercializzazione, che utilizzano a fondo e in modo molto strutturato il web e l’e-commerce.

Dimensioni in campo
Il confronto tra questi dati e questi indicatori con le nostre realtà nazionali mette in luce ancora una volta come a livello europeo la competizione ormai sia consolidata sulla dimensione di impresa come fattore strategico per lo sviluppo delle reti commerciali e della competitività delle reti di vendita.
Ma analizzando le tipologie di offerta delle diverse insegne emerge anche il ruolo dominante dei servizi e in particolare della logistica a supporto delle strategie di sviluppo.
Come nel caso di Saltoki, che in Spagna sta facendo un grande investimento di 100 milioni di euro per una sede logistica posizionata strategicamente a Saragoza.
Nel confronto tra i modelli di offerta, certamente i Paesi più avanzati in questo senso sono Francia, Gran Bretagna e Germania, anche se il modello forse più prossimo all’evoluzione delle reti di vendita di materiali edili in Italia rimane certamente quello dei nostri cugini francesi, dai quali possiamo sicuramente imparare a come strutturare reti e modelli di offerta in un territorio diffuso e complesso come quello italiano.
a cura del Centro Studi YouTrade
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