Aumenta il numero dei rivenditori che offrono pannelli solari e fotovoltaico. E i dati ufficiali confermano l’aumento di installato nel residenziale. Un trend che coinvolge anche i produttori di laterizi e lattoneria.
«Poiché la crescita della produzione da fonti rinnovabili è per lo più imputabile a impianti fotovoltaici, in tutte le zone di mercato del Paese aumenta la porzione di carico soddisfatta dalle fonti rinnovabili non programmabili; inoltre, continua a essere evidente la pendenza del profilo di carico residuo nelle ore preserali.
In alcune zone di mercato (in particolare le zone del Sud Italia e le isole), in parecchie ore, la produzione da impianti fotovoltaici ed eolici è superiore rispetto al carico totale (soprattutto nei giorni festivi)». Parola dell’Authority per energia e reti, cioè Arera. Che nella sua relazione del 30 luglio ha fatto il punto sulla pannellificazione, per usare un neologismo, dell’Italia.
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«La potenza efficiente lorda relativa a impianti alimentati da fonti rinnovabili in Italia è pari a circa 61,1 GW nel 2022, corrispondente al 49,5% della potenza efficiente lorda complessiva (pari a 123,3 GW).
Sulla base dei dati preliminari al momento disponibili, nel 2023, tale percentuale supererà il 50%, grazie all’installazione di + 5,2 GW di impianti fotovoltaici e + 0,5 GW di impianti eolici», precisa la relazione.
Non è una coincidenza, insomma, che molti proprietari di immobili abbiano iniziato l’installazione di pannelli fotovoltaici, ed è anche il motivo per cui cresce il numero di rivenditori di materiali che aggiungono il fotovoltaico nella loro offerta.
Sono in prima fila grandi realtà come Bigmat, Idrocentro o Zanutta, passando per singoli rivenditori come De Masi o Gde (giusto per citarne alcuni, l’elenco è molto lungo).
Ma sono coinvolti anche produttori nel settore dei laterizi e delle superfici metalliche: la generazione di energia dalla luce solare è il nuovo business che non si può tralasciare.
Pannellificazione
Il boom è stato confermato da Terna, secondo cui nei primi sei mesi dell’anno la produzione da fonti rinnovabili (+27,3% rispetto al primo semestre 2023) ha superato per la prima volta la produzione da fonti fossili.
Non si può dire che il balzo in avanti sia dovuto agli impianti condominiali, perché gran parte è attribuibile ai grandi parchi fotovoltaici.
Ma certo le installazioni casalinghe, quando non sono limitate al pannello fai-da-te sul terrazzo, aggiungono un consistente contributo. E possono aumentare ancora notevolmente il peso nella economia generale grazie al decollo delle Comunità energetiche.
Le Cer, dopo due faticosi anni di attesa delle norme attuative, in aprile hanno finalmente avuto il definitivo via libera con la pubblicazione di tutti i passaggi da compiere per costituirle. Risultato: in soli tre mesi, a giugno, sono state un migliaio le iniziative per formare Cer.
Non tutte le domande al Gse si tradurranno in Comunità energetiche, dato che si tratta semplicemente di richieste che devono completare la procedura, ma il segnale è forte.
Chi Cer dietro l’angolo
Anche perché durante il regime transitorio, cioè il periodo che è intercorso tra la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge che introduce le Cer e il via libera alle norme, c’erano già in coda 150 iniziative in tutta Italia, in un mix di gruppi di autoconsumatori e comunità di energia rinnovabile.
I progetti presentati sono distribuiti su tutto il territorio, ma circa il 40% al Nord. Curiosamente, visto che un altro 40% di richieste è targato Sud e Isole, è il Centro Italia con il 20% che sembra, per ora, meno interessato alle Comunità.
L’interesse per trasformare il condominio in un soggetto che produce energia, oltre a consumarla, inoltre, è testimoniato anche dai circa 3.500 quesiti sottoposti al Gse con richieste di chiarimenti, da 5 mila partecipanti ai webinar dedicati, e da circa 200 tra imprese, pubbliche amministrazioni e rappresentanti di Cer o Gruppi di autoconsumo che hanno preso contatto con i tecnici della società pubblica.
Norme favorevoli
L’aumento dei pannelli fotovoltaici in ambito condominiale è favorito anche dalla legge in vigore: un singolo condòmino può liberamente installare un impianto fotovoltaico sul lastrico solare comune a suo beneficio, naturalmente sostenendo le spese e a patto che non impedisca l’utilizzo di spazi comuni ad altri condomini.
Ma, in alternativa, anche un gruppo di condomini può decidere di installare pannelli solari, per esempio per far funzionare le luci delle zone comuni, l’ascensore e i cancelli, favorendo così una riduzione delle spese comuni per la bolletta.
Per installare i pannelli basta comunicare l’intenzione durante un’assemblea di condominio, in modo trasparente e chiaro, e ottenere il consenso da almeno la metà dei condomini più uno tra quelli presenti o rappresentati in assemblea.
I condomini contrari all’installazione non dovranno, ovviamente, sostenere pro quota le spese relative all’impianto, ma neppure beneficiare dei vantaggi.
Il costo deve invece essere ripartito tra i favorevoli. La parte dell’energia non utilizzata né eventualmente accumulata può essere venduta alla rete con il meccanismo dello Scambio Sul Posto.
Incentivi fiscali per il fotovoltaico
Bisogna ricordare che installare pannelli sul tetto è ancora un intervento incentivato dai bonus fiscali. E se la fine del superbonus ha rallentato la corsa al fotovoltaico, non l’ha fermata.
Molti sono i vantaggi che spingono le famiglie, sia quelle che vivono in edifici unifamiliari sia quelle che alloggiano in condominio, a puntare sull’efficienza del pannello solare: autosufficienza nella produzione di energia, bolletta azzerata o quasi, ammortamento dell’investimento rapido, che nei casi di installazione a regola d’arte dura solo una manciata di anni prima che l’impianto diventi un investimento completamente in attivo.
Certo, è necessario che il pannello sia disposto in maniera adeguata. E qui entrano in gioco le imprese chiamate a installare gli impianti sul tetto.
Fattori favorevoli
In effetti il mercato del fotovoltaico, come indica il numero di installazioni registrato da Terna, la società di distribuzione dell’elettricità, rimane vivace.
E se il taglio delle detrazioni fiscali ordinarie, che secondo le norme attuali dal 2025 scenderanno dal 50 al 36% (ma il governo sta ripensando l’intera materia degli sgravi) ha frenato il boom vissuto negli anni scorsi, ci sono altri elementi che incentivano l’installazione del fotovoltaico.
Un aspetto riguarda i prezzi dei pannelli, che sono scesi nettamente grazie soprattutto ai costi dei moduli, crollati del 48% in un anno. Non solo: sono diminuiti anche i prezzi degli inverter e altri cali sono previsti per la componentistica.
Inoltre, all’orizzonte c’è la direttiva europea Case Green, che prevede un sempre maggiore utilizzo di energie alternative: dovrebbe spingere a un uso maggiore del fotovoltaico che, abbinato alle pompe di calore, è una soluzione relativamente semplice per tagliare i consumi. Sempre che l’Italia non si metta di mezzo per cercare di stoppare la transizione green.
In ogni caso, anche con meno incentivi fiscali, secondo i tecnici del settore, installare il fotovoltaico resterà vantaggioso.
Per esempio, un piccolo impianto da 3 kW installato in una regione del Nord, con un costo totale di 5 mila euro e un prezzo dell’energia dalla rete a 20-21 centesimi, con la prevista aliquota al 36% si dovrebbe ammortizzare in circa sette anni.
Per contro, uno dei fattori che, secondo gli analisti, frena il mercato, è la scarsezza di manodopera specializzata e il relativo alto costo.
Ampio spazio
Fatto sta che sui tetti degli edifici compaiono sempre più spesso pannelli, per la verità non sempre installati a regola d’arte. Più in generale, secondo i dati del Gse, nel 2023 in Italia erano installati 1,6 milioni di impianti fotovoltaici.
Sembrano tanti, ma sono ancora pochi: uno studio dell’Enea indica che per soddisfare l’intero fabbisogno elettrico del settore residenziale nazionale basterebbe installare pannelli fotovoltaici sul 30% circa della superficie complessiva dei tetti degli edifici a uso abitativo. In pratica, sulla quasi totalità delle superfici a tetto idonee.
Lo studio indica che, senza consumare suolo, le superfici dei tetti potrebbero rappresentare il traguardo da raggiungere per una transizione che sia green e allo stesso tempo economicamente conveniente.
Il potenziale è, quindi, enorme: gli edifici residenziali in Italia sono oltre 12 milioni e la superficie complessiva dei tetti è stimata in 1.490 chilometri quadrati.
Di questa area, 450 chilometri quadrati, cioè il 30% circa, ha caratteristiche considerate idonee all’installazione di pannelli fotovoltaici.
Se si utilizzasse tutto questo spazio libero sui tetti si potrebbero generare oltre 79 mila GWh di energia elettrica, per una potenza complessiva installata di 72 GW.
Ma, sempre secondo l’Enea, anche con una superficie inferiore, circa 310 chilometri quadrati, l’energia prodotta sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico del settore residenziale, che ha un consumo medio annuo di circa 65,5 mila GWh.
Isolamento e antincendio
Tutto facile, insomma? Il boom del fotovoltaico significa lavoro in più, ma da eseguire con attenzione. Un pannello non deve inficiare l’isolamento della copertura né risultare un rischio, per esempio per quanto riguarda gli incendi.
Una possibilità remota, tanto che gli impianti fotovoltaici non rientrano fra le attività soggette a controllo di prevenzione incendi. Ma, allo stesso tempo, gli impianti di una certa consistenza sono soggetti a controlli che potrebbero comportare una modifica per renderli più sicuri.
Per quanto riguarda la sicurezza dal fuoco, potrebbe essere necessario presentare una nuova Segnalazione certificata di inizio attività, la Scia, e nei casi di modifica maggiori del progetto potrebbe occorrere di presentare una nuova valutazione.
I controlli di prevenzione incendi devono essere affidati a un professionista che possa suggerire le soluzioni migliori per raggiungere gli obiettivi di sicurezza antincendio.
Va precisato, quindi, che la valutazione del rischio incendio non può essere affidata all’installatore.
Gli impianti che rientrano sotto l’obbligo di controllo sono quelli i cui moduli ricadono, anche parzialmente, nel volume delimitato dalla superficie cilindrica verticale che ha come generatrice la proiezione in pianta del fabbricato, inclusi aggetti e sporti di gronda.
In ogni caso, il pannello va fissato almeno a 1 metro di distanza dagli evacuatori di fumo e calore, lucernari o cupolini. Ma possono esserci eccezioni, secondo la conformazione della copertura.
Infine, c’è la questione delle linee vita, necessarie per operare correttamente sui tetti in sicurezza. Insomma, bollette meno care sì, ma meglio godere dei vantaggi del fotovoltaico da vivi.
di Alessandro Bonvicino
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