C’è un Sud raccontato e un Sud da raccontare. C’è il Sud narrato nelle iconografie ufficiali e c’è un Sud che va raccontato perché rovescia alcuni luoghi comuni. È il Sud delle costruzioni, dove i numeri raccontano di un settore che, dopo la grande corsa degli anni precedenti, nel 2024 ha mostrato ancora segnali positivi, in controtendenza rispetto a quelli delle regioni del Nord. Ma prima di addentrarci nella lettura di quanto è accaduto nelle regioni del Sud in questi ultimi anni, vediamo qual è il sistema di mercato complessivo nel quale si inseriscono le dinamiche che analizzeremo.
Lo scenario europeo delle costruzioni
A livello europeo, dopo le forti crescite 2021-2024, il mercato delle costruzioni vede l’Italia sempre in terza posizione per dimensione del mercato e degli investimenti, dopo Germania e Francia, mostrando una dinamica per il 2025 e il 2026, secondo le previsioni della Commissione Europea, ancora positiva rispetto, ad esempio, proprio alle dinamiche di Francia e Germania, e inferiore alla dinamica della Spagna. In ogni caso la prospettiva per i due anni analizzati è migliorativa rispetto alle precedenti previsioni della scorsa primavera.
Lo scenario europeo delle costruzioni è in ogni caso uno scenario positivo, con una tendenza alla crescita di lungo periodo, ma con un cambiamento strutturale della ripartizione degli investimenti. Analizzando infatti la crescita del mercato, emerge una riduzione degli investimenti nel comparto del residenziale e della produzione di edifici, mentre crescono in modo significativo gli investimenti in opere infrastrutturali e del genio civile. Stabili gli investimenti in ristrutturazioni. Questo cambiamento epocale della ripartizione degli investimenti, come vedremo, ha riflessi anche nella nostra realtà nazionale.

Investimenti in costruzioni e impatto del PNRR
Osservando la dinamica degli investimenti in costruzioni, così come analizzata e stimata dalla Commissione Europea nell’ultimo Outlook di fine novembre, dunque prima degli ultimi e sconvolgenti accadimenti legati alla guerra avviata dalla coalizione israelo-statunitense nel Medio Oriente ai danni dell’Iran, con il blocco dello stretto di Hormuz e le conseguenze globali sull’aumento dell’inflazione e dei prodotti energetici, emerge come dal 2021 al 2027 per il settore delle costruzioni non si preveda un calo, come preannunciato nelle precedenti previsioni dell’anno precedente, ma un incremento anche significativo, determinato dalla velocizzazione degli investimenti legati al Pnrr.
Analizzando e confrontando le dinamiche del prodotto interno lordo e degli investimenti in costruzioni, emerge un quadro positivo per il settore ma negativo per l’economia italiana, in quanto la scarsa crescita, oggi già ridotta dalla Bce da +0,8% a +0,5% per il nostro Paese, mostra che al netto degli investimenti del Pnrr l’economia italiana è già in recessione, prima ancora dello scatenarsi della guerra di Israele e Usa verso l’Iran.
La crescita di mezzo punto percentuale per il 2025 (peraltro stimata dall’Ufficio parlamentare di bilancio) sarebbe già negativa di almeno due decimi senza i fondi straordinari europei a debito (che in futuro comunque dovremo ripagare). Le attese per il 2026 secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio sono più prudenziali di quelle europee, +0,4%, che al netto dei fondi del Pnrr portano a una crescita di fatto pari a zero.

I dati Unicmi: evoluzione del mercato italiano
Ma al di là dei dati generali, emerge come anche in Italia lo scenario delle costruzioni vede negli ultimi anni progressivamente uno spostamento dagli investimenti nel settore residenziale a quelli nel non residenziale e nelle infrastrutture.
Utilizzando i dati dell’Osservatorio Unicmi, infatti, si può notare come nel periodo 2019- 2026 gli investimenti nel residenziale siano cresciuti del 94,4%, a fronte di crescite nel non residenziale del 62,1% e nelle infrastrutture del +132,5%.
Tuttavia, analizzando la dinamica 2024-2026 emerge come complessivamente si registri una sostanziale stabilità degli investimenti (-0,3% il totale), ma come nello stesso periodo il residenziale perda il 12,5% di investimenti, mentre il non residenziale cresce del 9,1% e le infrastrutture del 27,7%. Questo cambiamento, simile a quello europeo, nel nostro Paese è frutto della fine del superbonus e dell’avvio della fase operativa e di cantiere del Pnrr.
Costruzioni al Sud Italia: un motore di crescita
In questo scenario il Sud delle costruzioni mostra dinamiche di lungo periodo molto più significative di quelle della media nazionale e delle regioni delle altre aree del Paese. I dati sul valore aggiunto delle costruzioni prodotto tra il 2020 e il 2024 in Italia evidenziano una crescita del 77,1%, con il Sud a +92,6%, ben 15,5 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.
Confrontando la crescita di lungo periodo 2015-2024, il Sud presenta un aumento del valore aggiunto dell’86,4% contro l’84,0% medio a livello nazionale, dunque migliore di 2,4 punti percentuali. Da segnalare come rispetto alle regioni del Nord la differenza salga a +3 punti percentuali per il Sud, segno di una accelerazione degli investimenti in queste regioni maggiore di quelle delle regioni del Nord.

La differenza tra le letture evidenzia che il trampolino del superbonus è stato per il Sud uno strumento straordinario, ma assolutamente efficace per agganciare le dinamiche più positive fatte registrare negli ultimi dieci anni dalle regioni del Nord e del Centro, e in qualche modo chiudere il gap produttivo.
Ma il dato, se letto in ottica regionale, mostra come le regioni abbiano dinamiche molto diversificate, sia nel lungo che nel breve periodo. In questo quadro, il 2024 è stato un anno di rallentamento per Abruzzo, Molise e Calabria, di galleggiamento per Puglia e Basilicata, mentre Campania, Sicilia e Sardegna hanno mostrato ancora tassi interessanti di crescita.
La Top 200 della distribuzione edile
Su queste dinamiche si inseriscono gli andamenti delle imprese della distribuzione edile, analizzate nelle dinamiche delle prime 200 aziende per dimensione del fatturato.
Se nel 2024 il campione di 200 imprese ha fatto registrare complessivamente una riduzione del giro d’affari del -5,7%, un valore in linea con il dato medio nazionale, e una riduzione dei margini e degli utili (come abbiamo raccontato nell’articolo sulle classifiche delle aziende distributive del Sud pubblicato lo scorso mese su YouTrade) il dato più importante è che le imprese hanno saputo mantenere un buon cashflow, riducendo il tasso di indebitamento e aumentando l’indipendenza finanziaria.
Ma l’elemento sul quale oggi concentrare l’attenzione non è tanto la dinamica biennale del fatturato, ben rappresentata dal grafico a bolle che evidenzia uno spostamento verso il centro del grafico e verso i quadranti che indicano una riduzione del giro d’affari, quanto la dinamica biennale degli utili, ovvero della redditività delle imprese, che mostra come in entrambi gli anni nessuna azienda della classifica Top 200 abbia fatto segnare perdite, e come pochissime aziende abbiano fatto registrare perdite nel 2023 o nel 2024, mentre la maggior parte delle aziende, in pratica il 97,5% del totale, abbiano fatto registrare utili in entrambi gli anni.


Dunque, pur in uno scenario di riduzione del giro d’affari, le imprese della distribuzione edile del Sud hanno mostrato di fatto un miglioramento strutturale che è determinato da una migliore capacità operativa e da una migliore gestione imprenditoriale che, anche in presenza di una riduzione del giro d’affari, consente di mantenere le aziende remunerative.
Di fatto è un rafforzamento del sistema di offerta che potrà garantire in futuro migliori risposte ai cambiamenti e alle dinamiche che si genereranno nel post superbonus e post Pnrr, in attesa delle prospettive, che potrebbero essere molto positive, legate all’avvio degli obiettivi della direttive europea Epbd IV (Case Green), per la quale oggi siamo ancora in attesa di notizie da parte del Governo, per questo recentemente messo in mora dall’Ue.
Il Sud delle costruzioni e anche della distribuzione di materiali edili dunque mostra segnali di positivi, un ottimo segnale per le sfide future che attendono le imprese.
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