Gli immobili a rischio catastrofe in Italia sono circa 41 milioni. Una cifra enorme che racconta meglio di qualsiasi previsione il livello di esposizione del patrimonio edilizio nazionale ai terremoti, alle alluvioni e agli eventi atmosferici estremi che negli ultimi anni stanno diventando sempre più frequenti e distruttivi.
La stima arriva da Unipol, compagnia assicurativa che opera anche nel mercato delle coperture contro terremoti, alluvioni e tempeste convettive. Il dato potrebbe apparire, almeno in parte, funzionale al business assicurativo dell’azienda, ma liquidarlo come semplice operazione promozionale sarebbe un errore.
Gli immobili a rischio catastrofe in Italia rappresentano una delle principali emergenze economiche e territoriali del Paese
In Italia ci sono 41 milioni di immobili a rischio catastrofe, che quindi richiedono manutenzione o strutture più solide, quando non anche abbattimento e ricostruzione. La stima, un po’ pro domo sua, d’accordo, è di Unipol. La compagnia è ovviamente sul mercato con una polizza per la protezione dei danni da terremoti, alluvioni e tempeste convettive. Ma la ricerca non va presa come uno spot pubblicitario.
La società ha sviluppato un apposito Natural Risk Index, per misurare il rischio sul territorio nazionale. E dall’analisi emerge che negli ultimi 12 anni gli eventi naturali estremi hanno generato oltre 100 miliardi di euro di costi, con una media annua di circa 7 miliardi, per una spesa spalmata pro capite tra 100 e 200 euro.
Per affrontare le emergenze delle alluvioni nel Centro-Sud (ciclone Harry, frane a Niscemi e in Molise), per esempio, nel primo trimestre dell’anno sono stati già previsti 1,2 miliardi. Valore che supera i 933 milioni stanziati con la legge di Bilancio per affrontare le emergenze in tutto il 2026.
Nonostante quanto si potrebbe supporre non sono le terre ballerine del Sud quelle più a rischio, ma Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, se si considera il mix di eventi, vulnerabilità del patrimonio edilizio ed esposizione economica, con la maggiore concentrazione di abitazioni, imprese e immobili pubblici.
L’analisi mette in luce quanto ci sarebbe bisogno di intervenire sul patrimonio immobiliare. La risposta è che, purtroppo, ci vogliono un sacco di soldi. Il costo di ricostruzione degli immobili considerati dall’analisi è stimato in 14.400 miliardi di euro, sette volte il Pil nazionale. E tra le città con la maggiore concentrazione di immobili a rischio ci sono Roma, Milano e Napoli.
La polizza anti-rischio introdotta da poco, e obbligatoria (ma sarebbe interessante scoprire quanti l’hanno sottoscritta), è solo una piccola pezza: su 100 euro di potenziali danni, solo 21 risultano coperti da assicurazione, con oscillazioni che vanno da 72% del Trentino-Alto Adige al 93% della virtuosa Calabria.
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