La trasformazione degli spazi di lavoro e la crescente diffusione di uffici open space hanno portato alla luce problematiche che vanno ben oltre il semplice controllo dei livelli sonori. In molti casi il disagio percepito dagli utenti non è legato tanto all’intensità del rumore quanto alla sua qualità e, in particolare, alla presenza costante di parlato intelligibile dei colleghi: chiacchiere, telefonate, comunicazioni di servizio creano distrazione. In questo contesto si inserisce il sound masking, una tecnologia ancora poco conosciuta in Italia ma capace di offrire risposte efficaci in termini di comfort e privacy acustica, tant’è che in molti protocolli di sostenibilità (come Leed, Well) la presenza di impianti di sound masking viene premiata con punteggi aggiuntivi.

In ufficio

Negli uffici moderni il rumore dominante non è quasi mai quello prodotto dagli impianti o dalle apparecchiature, bensì quello generato dalle persone. Conversazioni telefoniche, riunioni informali, scambi tra colleghi creano un sottofondo continuo che si propaga facilmente negli spazi aperti come gli uffici open space. Anche quando i livelli sonori complessivi risultano contenuti, la presenza di voci chiaramente comprensibili può essere estremamente disturbante. Il cervello umano è infatti naturalmente portato a prestare attenzione al parlato, rendendo difficile ignorare le conversazioni altrui e compromettendo concentrazione, benessere e produttività.

Privacy acustica

Quando si affronta il tema della privacy acustica, è importante distinguere questo concetto da quello di isolamento, che riguarda la capacità di una partizione di impedire il passaggio del suono tra ambienti diversi. La privacy acustica, invece, è legata alla possibilità che un messaggio sonoro, in particolare il parlato, sia comprensibile o meno da parte di chi non è coinvolto nella comunicazione. Negli open space, anche in presenza di un tempo di riverbero controllato, il parlato può rimanere intelligibile a distanze significative, generando una percezione di scarsa riservatezza e distraendo chi svolge compiti che necessitano di concentrazione.

Aspetto percettivo

Il sound masking interviene proprio su questo aspetto percettivo. Si tratta di un sistema che introduce nell’ambiente un rumore di fondo artificiale, controllato e progettato appositamente per ridurre l’intelligibilità del parlato. Il termine rumore può risultare fuorviante: il suono emesso non è fastidioso né invasivo, ma è generalmente assimilabile a un leggero fruscio, privo di contenuti informativi. Il suo scopo non è quello di aumentare il rumore percepito, ma di rendere le conversazioni meno distinguibili al di fuori dell’area immediatamente circostante a chi parla.

L’impianto

Un sistema di sound masking è solitamente composto da una rete di piccoli diffusori installati a soffitto o all’interno del controsoffitto, col¬legati a un’unità di controllo centrale. Il segnale emesso è attentamente studiato dal punto di vista spettrale, ovvero come tipo di rumore, e viene distribuito in modo uniforme nell’ambiente. La fase di taratura è fondamentale: livelli troppo bassi rendono il sistema inefficace, mentre livelli eccessivi possono diventare a loro volta fonte di disturbo. Una regolazione corretta tiene conto delle caratteristiche acustiche dello spazio, del rumore di fondo esistente e dell’uso previsto degli ambienti. La taratura del livello e del tipo di rumore impiega anche alcune ore, proprio perché il suono emesso viene regolato per coprire gli altri rumori, parlato in particolare, ma non disturbare.

Frequenze controllate

Il principio di funzionamento del sound masking è legato al rapporto tra il segnale vocale e il rumore di fondo. Introducendo un rumore controllato che si sovrappone alle frequenze tipiche della voce umana, si riduce questo rapporto e, di conseguenza, la comprensibilità del parlato a distanza. Questo meccanismo consente di migliorare la privacy senza ricorrere a barriere fisiche o a interventi edilizi invasivi e, soprattutto, può essere facilmente modificato nel tempo, anche in funzione delle necessità o delle modifiche degli ambienti. L’ambito di applicazione più diffuso del sound masking è quello degli uffici open space, ma il sistema trova impiego anche in call center, spazi di co-working, uffici amministrativi aperti al pubblico e sale operative. In tutti questi contesti, la possibilità di controllare l’intelligibilità del parlato rappresenta un valore aggiunto rilevante per aumentare la privacy. Un ulteriore vantaggio è la possibilità di installare il sistema anche in edifici esistenti, rendendolo particolarmente adatto agli interventi di riqualificazione.

Complemento

È importante sottolineare che il sound masking non deve essere considerato un’alternativa al trattamento acustico tradizionale, bensì un complemento, soprattutto in caso di edifici realizzati con scarso isolamento acustico. Il sound masking interviene successivamente come strumento di affinamento, quando sono richieste prestazioni superiori in termini di privacy o di riduzione di disturbo tra colleghi.

Dal punto di vista progettuale, l’integrazione di un sistema di sound masking richiede il coordinamento tra progettista acustico, architetto e impiantista. La posizione dei diffusori, la configurazione del controsoffitto e la distribuzione delle postazioni di lavoro influiscono direttamente sull’efficacia del sistema. La taratura in opera, supportata da misure strumentali, è una fase cruciale per garantire un risultato ottimale.

La percezione

Un aspetto delicato riguarda l’accettazione del sistema da parte degli utenti. In assenza di una corretta informazione, il sound masking può essere inizialmente percepito come un rumore aggiuntivo. Tuttavia, l’esperienza dimostra che, dopo un breve periodo di adattamento, la maggior parte delle persone apprezza il miglioramento del comfort e della privacy. Una comunicazione chiara data agli utenti finali sugli obiettivi e sul funzionamento del sistema contribuisce in modo significativo al successo dell’intervento. È fondamentale che l’impianto copra a pioggia tutte le aree dell’edificio, ad esempio non solo gli open space, ma anche uffici, zone di passaggio, locali igienici, per creare una continuità di percezione e non produrre zone differenziate che indurrebbero gli utenti a percepire differenze mentre si spostano da un’area all’altra, rendendo di conseguenza percepito come disturbo il “rientro” nell’area in cui il sistema è attivo.

Potenzialità

In conclusione, il sound masking rappresenta uno strumento ancora poco conosciuto sul territorio nazionale, ma di grande potenzialità. In un contesto in cui gli ambienti di lavoro condivisi sono sempre più diffusi, la possibilità di migliorare comfort e privacy senza interventi invasivi costituisce un’opportunità concreta. L’avvertenza è che tale sistema sia correttamente progettato ma soprattutto tarato e regolato di fino, in modo da divenire un rumore quasi impercettibile dagli utenti ma presente per il miglioramento acustico degli ambienti.

Approfondimenti collegati

Questo articolo fa parte del dossier dedicato alla correzione e all’isolamento acustico. Per completare il percorso di lettura, è utile approfondire anche:

Come eliminare il fastidio dei passi di troppo


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