Cresce ancora il settore distributivo della Grande distribuzione dell’edilizia per il comparto brico fai-da-te.
Il 2023 è stato il terzo anno di crescita per le prime cinque insegne del settore, dopo la flessione registrata nel 2020, unico anno in rallentamento in una progressione positiva decennale. Ma i dati, come vedremo, pur positivi, sono per alcune insegne migliori e per altre, invece, riflettono situazioni specifiche dell’insegna.
Dunque, al di là del dato complessivo, come al solito è utile analizzare i singoli bilanci nel dettaglio, al fine di valutare le performance delle diverse realtà e individuare elementi utili di riflessione per il mondo della distribuzione edile.
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Analizzando i dati di bilancio emerge un primo dato molto significativo: le cinque insegne analizzate complessivamente nel 2023 hanno realizzato un fatturato aggregato di oltre 4,44 miliardi di euro, in crescita del 6,2% rispetto al 2022 e del 17,0% rispetto al 2021.
Se si analizzano, tuttavia, gli andamenti delle singole distribuzioni emerge un quadro molto differenziato, nel quale si nota subito la grande crescita di Tecnomat, +13,2% nell’ultimo anno e del 26,1% nel biennio, contro dinamiche che nello stesso periodo per le altre insegne si fermano al pur ottimo +11,3% di Leroy Merlin, ma che scendono poi a incrementi positivi solo per Bricocenter, con un valore comunque relativamente modesto: +3,0% nel biennio, contro una diminuzione di fatturato per Obi Italia, ma che nell’ultimo anno presenta una crescita e, con dinamica contrapposta, con una perdita del 2,3% per Brico nel biennio, che vede nell’ultimo anno di fatto un consolidamento del fatturato 2023 sul 2022.


La corsa di Adeo
Come scrivevamo già lo scorso anno, sembra che le performance di Leroy Merlin e Tecnomat si stacchino decisamente da quelle delle altre tre insegne analizzate e che ciò possa dipendere anche dal fatto che sono entrambe insegne del Gruppo Adeo, leader francese ed europeo della distribuzione di prodotti per edilizia e fai-da-te, e terzo gruppo nel mondo.
Tuttavia, il dato di crescita va anche analizzato in relazione alle mire espansionistiche delle due insegne, che crescono nel numero di punti vendita e dunque incrementano le proprie quote di mercato.
In questa logica, e con i piani di espansione oggi a pieno regime, emerge chiaramente la dimensione finanziaria e la relativa forza di queste due insegne, che da sole fanno quasi il 79% del fatturato totale delle cinque realtà prese in esame. È un dato rilevante, che fa il paio con la capacità di produrre utili.
Analizzando le dimensioni dei profitti aziendali prodotti nel 2023, emerge come solo in termini di utili le due insegne maggiori hanno prodotto un volume pari a oltre 113 milioni di euro, un dato che da solo misura la forza finanziaria di queste aziende.
A parte il caso di Obi Italia, per il terzo anno ancora con bilancio in perdita, anche se con valori inferiori a quelli dell’anno precedente, negli altri due casi emerge una capacità di produrre utili non solo dimensionalmente inferiore, ma anche con un impatto sul fatturato che raggiunge percentuali molto basse, comprese tra lo 0,6% di Bricocenter e lo 0,8% di Brico Io.

Espansione
Da questo punto di vista i valori di redditività di Leroy Merlin e Tecnomat sono certamente migliori, rispettivamente 2,6% e 3,9%, ma sono ancora lontani dalla profittabilità dei migliori rivenditori di materiali edili e idrotermosanitari.
Dunque, la dimensione garantisce potenzialità di espansione, ma sul fronte vendite la distribuzione professionale edile e idrotermosanitaria, nei suoi migliori soggetti, ha ancora molte cose da dire. E questa per alcuni aspetti è una buona notizia.
Ma se vogliamo trovare la cattiva notizia, o perlomeno un red alert da tenere ovviamente sotto controllo, è che l’insegna che presenta la crescita di fatturato maggiore e la redditività migliore, e anche come vedremo i migliori indicatori di produttività, è Tecnomat, del gruppo Bricoman Italia, che non solo è cresciuta del 26,1% nel biennio, ma che ha aumentato la propria quota di utili sul fatturato dal 3,1% del 2021 al 3,9% del 2023, passando da quasi 40 milioni a quasi 67 milioni di utili, con un aumento del +67%.
In pratica, l’unica insegna che guarda non solo al mercato del fai-da-te, ma anche al mercato professionale, incrementa punti vendita e di conseguenza fatturato, occupando strategicamente sempre più aree commerciali e producendo incrementi di utili che non possono che far gioire i suoi azionisti.




Effetto rebranding
È di tutta evidenza che Tecnomat, che non a caso ha cambiato insegna nel corso degli ultimi due anni, ha cercato di svincolarsi nell’immaginario collettivo da semplice protagonista del brico per trasformarsi in una rivendita percepita come più tecnica, adatta al mercato professionale.
Oggi è orientata a seguire anche in Italia quanto avviene nelle sue sedi all’estero, come in Francia, dove i magazzini Bricoman sono molto frequentati dalle imprese.
L’allargamento al mercato edile e professionale con un’offerta specializzata e ben organizzata ha dato un impulso determinante nel successo del modello Tecnomat, i cui dati finanziari di redditività dimostrano la capacità e la forza di questa insegna nell’operare in un mercato ormai consolidato del fai-da-te, trovando in questo modo nuove opportunità e spunti di competitività nel mercato.
Basta peraltro confrontare i dati finanziari per vedere la diversa capacità di Tecnomat, non solo in confronto ai competitor ma anche rispetto alle altre insegne brico del gruppo Adeo.
Carrello vuoto per Obi
In linea generale, gli indici finanziari evidenziano un miglioramento e un incremento per tutte le insegne, con piccole eccezioni per alcuni indicatori, ma con segno generale di un buono stato di salute.
In termini di ritorno sul capitale proprio (Roe) Leroy Merlin ha incrementato tra il 2022 e il 2023 di 3,4 punti percentuali la propria performance, con Tecnomat che mette a segno la crescita maggiore con +5,8 punti percentuali.
Ottima anche la performance di Obi, che guadagna 2,6 punti percentuali, pur restando in redditività negativa. In crescita anche Bricocenter, +1,2%, e Brico Io, che segnala crescita minore, +0,5%, ma che raggiunge il buon risultato dell’8,3% di redditività sul capitale proprio: un valore, tuttavia, molto lontano da Tecnomat, che fa segnare il 23,6%, mostrando la potenza del modello di vendita.
Dal punto di vista del Roi (ritorno sugli investimenti), le insegne presentano tutte dati positivi, con Brico Io che mostra il dato migliore, seguita da Tecnomat e da Obi, che presenta un valore superiore a quello di Leroy Merlin.
Sul fronte del Ros, ovvero l’indicatore del ritorno sulle vendite, i dati sono positivi e leggermente in crescita per Obi, Bricocenter e Brico Io, che presentano i valori tuttavia più bassi, mentre sia Leroy Merlin che Tecnomat consolidano i risultati raggiunti, rispettivamente a 4,1% e 5,4%.

Costi e ricavi
Mettendo a confronto i dati di produttività, calcolati nel rapporto tra costo del personale sul fatturato, emerge un dato anche quest’anno molto interessante, ovvero di come per tutte le insegne si sia raggiunto un livello di produttività che è sempre non più comprimibile, eccetto per Tecnomat, che evidenzia non solo il dato migliore, ma anche in costante miglioramento, passando dall’11,6% al 9,8% nel biennio.
Da questo punto di vista il dato peggiore lo presenta Bricocenter, con un valore pari a 21,4%, superiore sia a quello di Obi che di Brico Io.
Ovviamente, i diversi modelli di vendita incidono molto in questa particolare classifica, che fa il paio con il quadro relativo ai parametri medi di competitività delle cinque insegne, dall’analisi dei quali emerge la grande diversità proprio dei modelli di vendita.
Sottolineiamo che questi valori sono utili proprio per confrontare queste performance con le proprie performance aziendali.

Tre modelli
La dimensione dei fatturati per singolo punto vendita evidenzia tre modelli completamente differenti:
- il primo, relativo alle due principali insegne, con fatturati di grande dimensione (33 e 55 milioni di euro medi per negozio),
- il secondo dal sistema brico riferito a Obi e Bricocenter, compresi tra 5 e 8 milioni di euro (in crescita di 1 milione di euro rispetto alla rilevazione dello scorso anno)
- il terzo il modello di Brico Io, che supera di poco 1,7 milioni di euro per punto vendita.
È di tutta evidenza la differenza tra modelli in rapporto alla superficie media di vendita, che passa da 8 mila metri quadrati circa di Leroy Merlin e Tecnomat ai 2.500-4.500 di Bricocenter e Obi, per scendere ai 1.500 di Brico Io.
Anche la distribuzione degli addetti per punto vendita mette in evidenza le diverse modalità di gestione e organizzazione delle superfici di vendita, con Leroy Merlin e Tecnomat a circa 150 adetti per negozio, con Obi a 42, Bricocenter a 21, mentre il modello con meno superfici è ovviamente anche quello con meno addetti, ovvero Brico Io, con nove dipendenti.

Le differenze
Anche dal punto di vista della redditività, ovvero calcolando il fatturato prodotto per metro quadrato, si evidenziano le grandi differenze e la produttività delle insegne, con Tecnomat a oltre 7 mila euro a metro quadrato (in crescita di mille euro rispetto all’anno precedente), mentre Leroy Merlin supera di poco i 4.000 euro/mq.
Le altre insegne producono valori compresi tra i 1.150 euro/mq di Brico Io e i 2.000 euro/mq di Bricocenter, con Obi a 1.800 euro per metro quadrato.
Il corollario a questi indicatori è dato dal fatturato medio per addetto, massimo per Tecnomat, oltre 365 mila euro, e minimo per Obi Italia, a 190 mila euro circa.
I diversi modelli di vendita e di organizzazione delle vendite e degli stessi spazi di vendita giocoforza incidono fortemente in termini di produttività e di performance, con valori che nell’analisi possono essere molto utili come parametri di confronto per il settore della distribuzione edile, che a livello di redditività e di produttività in molti casi non ha nulla da invidiare e anzi molto da insegnare anche a questi grandi gruppi della distribuzione organizzata.
a cura del Centro Studi YouTrade
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