Siamo abituati a pensare al bagno in due momenti distinti: quello del cantiere, fatto di polvere, massetti e tubature, e quello dello showroom, dove dominano il design e il benessere. Ma che cosa succede quando questi due mondi si fondono? Elia Vismara, presidente di Assobagno, descrive un settore che non è più solo una questione di rubinetti e mobili, ma un laboratorio di innovazione tecnologica e sostenibilità normativa.
Dalle nuove etichette per il risparmio idrico (Unified Water Label) alla sfida dei mercati emergenti, Vismara traccia la rotta per i distributori che vogliono navigare con successo tra la complessità degli impianti e l’eleganza del made in Italy. Un viaggio che parte dall’edilizia per arrivare ai palcoscenici del Salone del Mobile, svelando come la stanza più intima della casa sia diventata la nuova frontiera della competitività globale.
Intervista a Elia Vismara, presidente di Assobagno

La rivendita edile è il luogo dove nasce il bagno (impianti, massetti, impermeabilizzazioni). Come si sta muovendo il vostro settore per aiutare il rivenditore a connettere la parte invisibile dell’edilizia con il design d’alto livello che vediamo nei padiglioni 6 e 10?
Le aziende del nostro settore si occupano prevalentemente della componente di arredo bagno e, in genere, non intervengono direttamente nella parte strettamente impiantistica. Tuttavia, i nostri prodotti sono a tutti gli effetti terminali d’impianto e, proprio per questo, nel tempo hanno dovuto sviluppare una grande capacità di adattamento alle diverse configurazioni tecniche.
La nostra forte vocazione all’export ci porta a confrontarci con contesti edilizi molto differenti tra loro, caratterizzati da standard costruttivi e normative che variano sensibilmente da Paese a Paese. Questo scenario ci ha spinto a progettare e sviluppare soluzioni in grado di garantire sempre le stesse prestazioni in termini di qualità, design e robustezza, pur integrandosi efficacemente con le diverse situazioni impiantistiche che incontriamo nei vari mercati.
Il tema del risparmio d’acqua non è più solo marketing ma una necessità normativa. Quali soluzioni concrete presentate quest’anno, che possono diventare un argomento di vendita per il banco dell’edilizia professionale?
La stanza da bagno è uno degli ambienti domestici che registra i maggiori consumi idrici, ma grazie all’innovazione dei prodotti è possibile ottimizzare l’uso quotidiano. Le aziende di Assobagno sono da tempo impegnate nel promuovere il risparmio idrico e i loro prodotti sono tra i più avanzati del settore. È necessario certificare i loro prodotti e le best practices adottate.
In quest’ottica, come associazione che rappresenta i principali produttori italiani di arredamento e articoli per il bagno, è stato firmato un importante accordo con l’Unified Water Label Association (Uwla) per promuovere l’etichettatura sul risparmio idrico nel settore.
La partnership mira a diffondere la Unified Water Label tra le imprese italiane, ponendo così le basi per un’impronta ambientale più sostenibile nel settore. L’etichettatura fornisce informazioni chiare e standardizzate sui consumi di acqua ed energia dei prodotti per il bagno, consentendo ai consumatori di compiere scelte più consapevoli e sostenibili.
Dal gres sottile alle resine, il bagno è un laboratorio di materiali. Come possono i distributori orientarsi tra le infinite proposte per selezionare prodotti che garantiscano durabilità in cantiere e facilità di manutenzione?
Oggi le proposte disponibili, sia dal punto di vista dei materiali sia delle tecnologie e delle finiture, sono oggettivamente numerosissime. Questo può rendere apparentemente complesso orientare la scelta verso un prodotto piuttosto che un altro. Tuttavia, a mio avviso, rappresenta soprattutto una straordinaria libertà decisionale, sia per il distributore sia per l’utente finale.
Oggi è infatti possibile scegliere all’interno di una gamma praticamente infinita di soluzioni, permettendo di personalizzare il bagno e costruirlo realmente su misura delle proprie esigenze: una grande opportunità progettuale oltre che estetica.
Il mio consiglio è di orientarsi verso prodotti realizzati da aziende di fascia qualitativa elevata, preferibilmente di origine europea, così da avere maggiori garanzie non solo sulla qualità del prodotto finale, ma anche sull’affidabilità dei processi produttivi e sugli standard costruttivi adottati.
Il Salone del Bagno è sempre più un luogo di relazione. Quale messaggio invia la fiera ai titolari delle rivendite che devono formare i propri venditori showroom per gestire la complessità dei nuovi sistemi doccia e dei sanitari intelligenti?
Il Salone del Bagno rappresenta un’opportunità quasi unica per vedere da vicino, conoscere e approfondire l’offerta di produttori e prodotti, con la possibilità di confrontarli direttamente e di scoprire soluzioni nuove. È davvero una grande Wunderkammer, uno spazio ricco di stimoli dove entrare in contatto con una quantità straordinaria di proposte.
Il suggerimento ai visitatori è quindi quello di non limitarsi a incontrare le aziende già conosciute o più note, ma di muoversi con curiosità tra gli stand, esplorando e scoprendo il maggior numero possibile di aziende e di prodotti esposti. Proprio in questa apertura alla scoperta risiede uno dei valori più interessanti della manifestazione.
In che modo l’eccellenza dell’arredobagno italiano sta rispondendo alla sfida della competitività globale e quali garanzie offrite ai partner internazionali spaventati dalle ritorsioni tariffarie?
I produttori italiani di arredo bagno rappresentano senza dubbio un punto di riferimento internazionale, distinguendosi per qualità, ricerca estetica, innovazione tecnologica e forte tradizione artigianale, una consolidata capacità di industrializzazione e una crescente attenzione alla sostenibilità. Ritengo che proprio l’integrazione equilibrata tra design, competenze manifatturiere, innovazione e responsabilità sociale renda il modello italiano un unicum a livello mondiale.
Quali strumenti mette in campo il Salone per favorire l’incontro tra la produzione italiana e i grandi buyer dei mercati emergenti che non sono ancora stati toccati dalle politiche dei dazi?
Come ogni anno, un programma strutturato di incoming coinvolge in fiera una selezione di operatori internazionali e top player globali. Parliamo di 370 operatori (250 buyer e 120 giornalisti) provenienti da circa 50 Paesi. A questo si affiancano le numerose iniziative che coinvolgono il Salone del Mobile all’estero, dall’India agli Emirati Arabi. Basti pensare che a partire da settembre 2026, il Contract sarà protagonista di un road tour internazionale nelle geografie chiave dei giga-project, con momenti di approfondimento su scenari globali, dinamiche emergenti, investimenti in corso e a venire, con l’obiettivo di costruire progressivamente un’audience internazionale consapevole e profilata in vista della prima edizione della manifestazione nel 2027.
di Alice Fugazza
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