Il superbonus è stato seppellito, nonostante la mini proroga. Eppure, ci sono ancora incentivi che consentono di riqualificare o consolidare con vantaggi fino all’85% del costo. Sono opportunità che durano solo 12 mesi: una ragione in più per non farseli scappare.

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Prima o poi qualcuno dovrà scrivere la storia del superbonus 110%. Introdotto nel momento critico della pandemia per risollevare il settore dell’edilizia, ma poi prorogato,  ritoccato e, dopo due anni, ridotto prima al 90% dal nuovo governo e, poi, solo due mesi dopo malamente azzoppato.

Ma solo nelle intenzioni, perché il decreto del 17 febbraio 2023 che ha bloccato le cessioni (con alcune eccezioni), scritto male e praticato peggio, non è riuscito nell’intento di arginare la valanga di asseverazioni.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per questo motivo ha definito il superbonus «radioattivo» e si è impegnato a coprire con la terra la fossa in cui ha sepolto l’incentivo.

Con il risultato, però, di lasciare in mezzo al guado centinaia di imprese e migliaia di famiglie che, incolpevoli, si sono trovare con i lavori non ultimati. L’ennesima modifica è arrivata, quindi, a fine anno in contemporanea con il classico rito del Milleproroghe, un provvedimento omnibus che solo la creatività italica ha saputo creare.

Il risultato scontenta tutti, imprese e famiglie, ma consente a chi ha chiesto a gran voce una proroga di presentarsi come salvatore della patria.

Chi si salva

Il risultato maggiore è che tutti i lavori con il superbonus deliberati nel 2022 e che erano ancora in corso nel 2023 sono coperti con il 110%. Quindi, si tratta di quei lavori decisi quando era ancora in vigore il 110%, non quelli decisi successivamente (al 90%).

Per questo c’è già chi prevede raffiche di ricorsi e contenziosi che allieteranno la vita dei tribunali. Anche perché ci sono 13 miliardi di lavori non ultimati. Attenzione, però: chi avvia i lavori nel 2024, deve avere due requisiti: i soldi per pagare i lavori all’impresa e un’imposta lorda abbastanza capiente da potervi scaricare (in dieci anni) le rate di detrazione.

C’è, poi, il caso specifico dei 2 milioni di contribuenti a regime forfettario, che non possono scaricare le detrazioni dall’imposta sostitutiva. Risultato: si prevedono assemblee di condominio infuocate, con chi non può usufruire dello sconto fiscale pronto a bloccare l’avvio dei cantieri.

Poveri al 110%

Con il decreto del 28 dicembre scorso una piccola parte di utenti riuscirà ancora ad  avvalersi del 110%: si tratta di chi ha un reddito di riferimento fino a 15 mila euro (per i single) o 36 mila euro (per esempio, due genitori con un figlio a carico), al quale applicare il quoziente famigliare introdotto per le villette.

E solo se al 31 dicembre scorso fosse stato completato almeno il 60% dei lavori. Insomma, la proroga è ristretta a un pugno di casi: a  loro sarà garantito un contributo sulle spese sostenute da gennaio fino al 31 ottobre 2024.

C’è chi ha calcolato che solo lo 0,3%, cioè circa 50 milioni di lavori su 13 miliardi, può  avvalersi della proroga per il 110%. Ma non solo: funzionerà grazie al contributo di un fondo varato a fine 2022 dal Governo.

Peccato che il suddetto fonda abbia a disposizione solo 16 milioni di euro per finanziare l’anticipo delle spese da parte dei beneficiari. Somiglia tanto a una beffa.

superbonus

SANATORIA E CONTENZIOSI

Per gli altri, indietro tutta al 70% di copertura. Sempre che, appunto, le imprese contro i  crediti incagliati e le famiglie con redditi più alti non decidano di ricorrere visto che si trovano con i ponteggi e i lavori a metà, e con un conto più salato.

Ance voleva un intervento selettivo per aiutare solo i 30 mila condomini e le 300 mila famiglie vicine alla fine dei lavori e incolpevoli per i ritardi. Ma la proposta non è passata: arriva invece una sanatoria tombale che premia sia chi ha seguito le regole sia i furbetti.

Tutti quei lavori terminati entro lo scorso anno, anche se non efficienti energeticamente, saranno ripagati dallo Stato al 110%. Quello che manca sarà invece caricato sul 2024 al 70%. Chi pagherà la differenza, cioè il 40%? Le assemblee condominiali vedranno in campo chi vuole stoppare i lavori e chi vuole completarli.

Con la prospettiva di una paralisi dei lavori in corso. L’idea era introdurre una norma salva-liti: chi ha esercitato la cessione del credito e sconto in fattura con i Sal entro la fine del 2023 ha a disposizione un salvacondotto: le agevolazioni già maturate non saranno oggetto di recupero nel caso in cui i lavori non siano ultimati e, quindi, non portino al miglioramento delle due classi energetiche previste dalla legge.

Questo dovrebbe servire a evitare contenziosi con il fisco e in tribunale, tra committenti e imprese per la mancata ultimazione dei lavori entro i termini. E la cessione del credito? Bloccata ormai da un anno, sarà consentita per le parti comuni dei condomini con uso abitativo e alle persone fisiche con redditi inferiori a 15 mila euro (ma non applicato alle persone con disabilità).

È una misura che ha fatto ribollire il sangue alle imprese: FederlegnoArredo e Unicmi hanno subito scritto (invano) al ministero dell’Economia, rappresentando una forte preoccupazione per un intervento improvviso che rischia di mettere in difficoltà gli operatori rispetto a ordinativi già avviati e contratti già firmati con i clienti.

Stretta per i terremotati

Un’altra sgradita novità decisa dal Governo riguarda la limitazione sul superbonus per le aree terremotate. È stata esclusa la cessione del credito nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione in zone sismiche per le quali non sia stato richiesto il titolo
abilitativo prima dell’entrata in vigore del provvedimento.

Non solo: sono state aggiunte verifiche più puntali per limitare l’agevolazione (che era ancora al 110%) soltanto agli edifici effettivamente danneggiati da eventi sismici. Chi vuole costruire, ma non ricostruire, è escluso.

Inoltre, i contribuenti che usufruiscono dei benefici fiscali nei comuni dei territori colpiti da terremoto dopo l’entrata in vigore del decreto saranno tenuti a stipulare, entro un anno dalla conclusione dei lavori, contratti assicurativi a copertura dei danni provocati ai relativi immobili da calamità naturali e catastrofi sul territorio nazionale.

Un decreto del ministero dell’Economia e di quello delle Imprese e del made in Italy fisserà le modalità attuative. Si tratta di un provvedimento passato in sordina, ma che ha un grande impatto per chi possiede una casa in vaste zone del Paese: il vantaggio del bonus sarà bilanciato (o vanificato) dalla necessità di stipulare un’assicurazione sulla casa.

Il punto

Bisogna ricordare, però, che a fronte del pasticcio per imprese e famiglie c’è un quadro disastroso per le casse pubbliche. Secondo quanto emerso al question time in commissione Finanze alla Camera a novembre, se si considerano tutte le cessioni comunicate all’Agenzia delle entrate dal 15 ottobre 2020 fino al 14 novembre 2023 per tutti i bonus casa (superbonus 110%, bonus facciate, ristrutturazioni ed ecobonus), si arriva a un monte agevolazioni da 160,7 miliardi di euro.

E per il solo superbonus i lavori ammessi hanno raggiunto 102,7 miliardi al 31 dicembre 2023, secondo l’ultimo report dell’Enea. Soldi, insomma, che non entreranno nelle casse dello Stato, a parte quelli relativi ai lavori che sarebbero comunque stati eseguiti, con il bonus o senza.

Sempre il ministero dell’Economia ha precisato che, a novembre, la quota di crediti inutilizzati era altissima: più di 135 miliardi di euro in attesa di transitare sul modello F24 per essere spesi. Tutti quei soldi, naturalmente, sono rateizzati e, quindi, saranno distribuiti anno per anno. Però il conto resta. Quelli compensati, invece, ammontano solo a 25,5 miliardi.

È normale, quindi, che una parte di agevolazioni sia ancora in attesa di utilizzo. In ogni caso, rappresentano un enorme problema per le migliaia di imprese che non riescono a liquidare i loro crediti fiscali.

Se a questo si aggiunge il timore della riclassificazione dei crediti fiscali da parte di  Eurostat, che peggiorerebbe tra il rapporto debito pubblico e il Pil (con conseguenze nefaste sullo spread, eccetera), si capisce perché Giorgetti tenga tanto a ribadire che i cordoni della borsa rimangono stretti.

Anche perché, come accennato, il decreto ammazzabonus del febbraio scorso, che aveva lo scopo di arrestare l’emorragia di crediti fiscali, è stato un gigantesco flop: dopo il blocco deciso a sorpresa, con l’effetto di spiazzare imprese e proprietari di casa, grazie alle molte eccezioni non calcolate nel testo legislativo sono state comunicate opzioni per altri circa  33,5 miliardi di euro.

Solo a ottobre sono stati approvati nuovi lavori per altri 4,3 miliardi,  con un’accelerazione prima che scattasse la tagliola della riduzione prevista per quest’anno.

E ci sono stati anche 6.500 condomìni che hanno comunicato solo a ottobre il primo Sal. Insomma, il risultato è stato quello di far arrabbiare tutti e non ottenere i risparmi previsti.

I bonus del 2024

Superbonus condomìni

La legge di Bilancio non ha previsto proroghe al superbonus, come sperava qualcuno. Il programma prosegue la exit strategy delineata nel a fine 2022, dopo che il superincentivo era già stato ridotto dal 110% al 90%.

Sempre la prima legge di Bilancio dell’attuale governo aveva stabilito per il 2024 la riduzione al 70% per quest’anno, e un’ulteriore riduzione al 65% nel 2025. Quindi, le spese sostenute dai condomìni dopo il 31 dicembre sono oggi agevolate al 70%. E senza cessione del credito: per chi fa lavori di riqualificazione e ha capienza fiscale lo sconto sull’Irpef è distribuito su dieci anni.

Sono spalmati anche i benefici fiscali per le spese sostenute nel 2022, a condizione che nella dichiarazione 2023 sia stato saltato un turno, ossia non sia stata effettuata alcuna scelta.

Il 70%, inoltre, vale solo per i condomini. C’è, però, un’eccezione: il 110% è ancora valido per Onlus, associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato che siano proprietarie o usufruttuarie di immobili nelle categorie catastali B/1, B/2 e D/4.

Per loro il 110% varrà anche 2025. Infine, il 110% per quest’anno e il prossimo vale ancora per gli interventi di ricostruzione post terremoto 2009, nelle aree in cui è stato dichiarato lo stato d’emergenza. Sconto che, però, riguarda solo l’importo eccedente al contributo previsto per la ricostruzione.

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Ecobonus

Veniamo alle buone notizie. È vero che il superbonus non c’è più ma, in base alla legge di Bilancio 2022, rimangono in vigore incentivi molto vantaggiosi. L’agevolazione al 65% riguarda immobili abitativi e no, di qualsiasi categoria catastale e si recupera in dieci anni.

Attenzione, però: il tetto massimo agevolato è diverso in base al tipo di intervento. Vale la pena di riassumere quanto previsto. L’isolamento di tetti e pareti gode di un’agevolazione al 65%, il cambio di finestre con infissi isolanti il 50% con detrazione massima di 60 mila euro. Ancora: la riqualificazione di un edificio resta al 65%, con detrazione massima di 100 mila euro.

L’installazione di pannelli solari per acqua sanitaria al 65% con detrazione massima di 60 mila euro. Prevista anche l’installazione di schermature solari (50%, detrazione di 60 mila euro), l’acquisto e la posa in opera di dispositivi per la domotica (65%, massimo di 15 mila euro) per lavori avviati dal 6 ottobre 2020 (in precedenza, nessun limite).

La sostituzione di impianti termici con caldaie a condensazione resta al 50% o 65% se c’è sistema di termoregolazione evoluto o generatore d’aria calda a condensazione, detrazione massima di 30 mila euro, e questo vale anche per pompe di calore ad alta efficienza o sistemi geotermici o scaldaacqua a pompa di calore, sistemi ibridi con pompa di calore e caldaia a condensazione.

Per i generatori di calore a biomassa si scende invece a 30 mila euro, mentre per microcogeneratori si risale al 65% con una detrazione massima di 100 mila euro. Tutto va messo al vaglio di Enea, come richiesto dal Dm Requisiti 6 agosto 2020.

Per i condomini nel loro complesso le regole sono le stesse, ma l’incentivo è più conveniente: riguardano gli incentivi per gli interventi sulle parti comuni del condominio, sull’involucro dell’edificio per oltre il 25% della superficie disperdente lorda: il classico esempio è il cappotto.

Se gli interventi raggiungono una qualità media in linea con i parametri fissati dal ministero dello Sviluppo economico con il decreto 26 giugno 2015, per i condomini si sale fino al 75%.

Combinando la riqualificazione energetica con il consolidamento antisismico, si può arrivare fino all’80% o all’85% secondo le classi di rischio che si recuperano (una o due). Per le singole unità immobiliari resta in vigore per il 2024 l’incentivo sulle spese per gli interventi di efficientamento energetico di abitazioni e imprese: la detrazione è del 50% o del 65%.

Sismabonus

Per tutto il 2024 resta in vigore il sismabonus nelle zone sismiche 1, 2 e 3. Di base la detrazione Irpef e Ires è del 50% e si applica su immobili residenziali o commerciali e produttive su un ammontare complessivo di 96 mila euro per unità immobiliare.

Ma aumenta con il miglioramento di due classi di rischio per le singole unità immobiliari si sale al 70 o 80% e per gli edifici condominiali si arriva a 75 o 85%.

È previsto anche un sismabonus acquisti per chi compra immobili demoliti e ricostruiti da imprese, con miglioramento di una o due classi di rischio sismico (detrazione al 75% o 85%).

Gli ultimi dati disponibili assegnano a questi cantieri circa 25 miliardi di crediti fiscali. Non va dimenticato lo sconto per l’acquisto di case a prova di terremoto nelle zone sismiche 1, 2 e 3, che fino al 31 dicembre 2024 prevede la detrazione Irpef calcolata sul prezzo di vendita dell’unità immobiliare, che al momento è ancora pari all’85%.

Ristrutturazione

Nel 2024 resta in auge la detrazione del 50% per chi fa lavori in casa. Lo sconto si calcola su una spesa massima di 96 mila euro spalmato su dieci anni. Riguarda gli interventi di manutenzione ordinaria, restauro e risanamento e ristrutturazione su singole unità immobiliari residenziali o sulle parti comuni di un condominio.

Sono compresi anche gli interventi sugli immobili danneggiati dalle calamità naturali, lavori per la sicurezza, la cablatura digitale e la riduzione dell’inquinamento acustico. Infine, sono scontabili al 50% anche la bonifica dall’amianto e gli interventi anti-infortunio.

La cattiva notizia è che, salvo modifiche, a patire dal 2025 la detrazione scenderà al 36% su un tetto di spesa do 48 mila euro.

Che cosa riguarda? Il bonus ristrutturazione comprende i lavori definiti all’articolo 16-bis del Tuir (recupero edilizio, prevenzione sicurezza, infortuni domestici). La manutenzione ordinaria, invece, gode del bonus solo per le parti comuni condominiali.

Sempre al 50% è il bonus per la costruzione o l’acquisto di box auto pertinenziali e l’acquisto di case in edifici ristrutturati. In questo caso il bonus si applica sul 25% del prezzo.

Sconto acquisto

Il 50% sul 25% del prezzo di vendita è l’incentivo previsto anche l’acquisto di immobili ristrutturati dall’impresa di costruzione.

Bonus barriere

Il decreto di fine anno riformula la norma che ha creato lo sconto fiscale. Il bonus barriere aveva consentito di applicare il 75% a casi per i quali non era stato immaginato all’inizio, come la sostituzione di infissi. Il decreto mette un punto con l’elenco degli interventi che hanno accesso all’agevolazione.

Il bonus barriere si potrà utilizzare solo per i lavori che riguardano scale, rampe e installazione di ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici. Addio infissi. L’incentivo rimane spalmato in cinque rate.

Tra l’altro, per questo incentivo dovrebbe essere ancora possibile scegliere tra detrazione dall’Irpef e lo sconto in fattura. Nota positiva: il bonus barriere è già confermato per il 2025.

ristrutturazione

Case unifamiliari, villette

Al 31 dicembre sono scadute le due versioni del superbonus per le villette: sia quello al 110% prorogato più volte per i ritardatari, sia il 90% previsto per il solo 2023 per i nuclei familiari con un reddito di riferimento non superiore a 15 mila euro, peraltro scarsamente utilizzata. In tutto il 2023 l’Enea ha rilevato solo 30 mila nuove pratiche su abitazioni monofamiliari.

Più tasse

Altra novità riguarda l’aumento della ritenuta sui bonifici per lavori edilizi agevolati, che passa dall’8 all’11%.

Secondo i calcoli, questa misura non dovrebbe penalizzare i proprietari, se si esclude il rincaro dei prezzi, ma peserà sulle somme che le imprese si vedranno accreditate sui conti correnti.

Una fregatura per i futuri proprietari è, invece, la fine dell’agevolazione sull’acquisto delle case in classe energetica A e B dal costruttore.

Solo per i rogiti stipulati entro il 31 dicembre scorso il compratore potrà scaricare (sempre in dieci anni) dall’Irpef metà dell’Iva versata all’acquisto. Una penalizzazione che potrebbe scoraggiare gli acquisti, visto che su un’abitazione (prima casa) acquistata per 250 mila euro, il bonus vale 5 mila euro con Iva al 4% e fino a 12.500con l’Iva al 10%.

Chi vende una seconda casa (a meno non sia stata ereditata) in quest’arco temporale andrà incontro al prelievo del 26% sulla plusvalenza generata dall’operazione, come reddito diverso. L’intento del Governo è colpire gli interventi di messa a nuovo e rivendita fatti con intento speculativo.

A questo si aggiunge anche l’indeducibilità dei costi sostenuti: per i primi cinque anni solo per gli interventi al 110% che abbiano utilizzato cessione del credito o sconto in fattura (escluso, quindi, chi avendo la capienza fiscale ha sfruttato la detrazione nel modello 730 o in Redditi) è previsto un regime di indeducibilità delle spese effettuate dalla base imponibile.

ristrutturazione

Ristrutturazioni: alle banche l’11%

Negli anni scorsi la ritenuta che le banche e gli altri intermediari applicano sui bonifici tracciabili, con cui i privati pagano i lavori di ristrutturazione, è passata un paio di volte dal 4 all’8%. Ora questa ritenuta sale all’11%.

L’aumento si applicherà ai bonifici effettuati da gennaio. I clienti non avranno adempimenti particolari, ma i fornitori si vedranno accreditate somme inferiori.

Meno ai giovani

Lo scorso dicembre è scaduto lo sconto sulle imposte per l’acquisto oggi concessi agli under 36, alle giovani coppie, a nuclei familiari monogenitoriali con figli minori e conduttori di alloggi Iacp (con un Isee fino a 40 mila euro e loan to value superiore all’80%).

Il bonus consisteva nella possibilità per l’acquirente di detrarre dall’Irpef (in dieci rate annuali) il 50% dell’Iva pagato al momento dell’acquisto.

Addio anche alla copertura rafforzata del Fondo Gasparrini per chi sospende le rate dei mutui. Ai giovani è rimasta, però, la garanzia statale all’80% sui mutui.

Affitti

Altra novità poco piacevole è l’aumento della cedolare secca dal 21% al 26% sugli affitti brevi per chi ha oltre due case, introdotta dal governo. I canoni relativi alla prima fra le case in locazione breve rimangono però al 21%.

Bonus mobili

La spesa massima su cui calcolare l’incentivo per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici scende a 5 mila euro dagli 8 mila euro del 2023. Il bonus mobili è una detrazione Irpef del 50% e si abbina obbligatoriamente a lavori di ristrutturazione iniziati dal 1° gennaio dell’anno precedente l’acquisto.

In pratica significa un abbattimento del plafond massimo di 3 mila euro e una minore detrazione d’imposta di 1.500 euro da utilizzare in dichiarazione dei redditi, nell’arco di dieci anni.

Il limite massimo di spesa riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione.

Il pagamento va effettuato con bonifico, o carta di debito o credito, mentre non è consentito pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi. Riguarda l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici almeno in classe A per forni, classe E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori.

Bonus verde

Il bonus destinato alle aree verdi residenziali scade il 31 dicembre prossimo. Lo sconto è stato ridimensionato in una detrazione Irpef del 36% spalmata su dieci anni. Bonus che ha un tetto di 5 mila euro per unità immobiliare, quindi con agevolazione fiscale di 1.800 euro.

Come negli anni scorsi, le spese riguardano interventi su aree all’aperto private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi, realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili, progettazione e manutenzione.

Gli interventi non devono essere obbligatoriamente abbinati ad altri lavori edilizi detraibili. Le spese possono essere pagate con bonifico ordinario, carte di credito e debito (bancomat).

Di Giuseppe Rossi

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