Tra problemi di governance e di gestione, qual è il ruolo delle imprese produttrici nel drenaggio? Toni Principi, vicepresidente Aises (Associazione Italiana Segnaletica e Sicurezza) e coordinatore nazionale Uni per la normativa sul drenaggio lineare puntuale e separatori, non ha dubbi:
«Da anni sostengo che le imprese hanno un ruolo importante. Va bene le istituzioni, va bene che i rivenditori si diano da fare, ma gli imprenditori devono cercare di creare una catena fondamentale di comunicazione con le istituzioni. Le associazioni servono a questo», ha asserito durante il workshop sul drenaggio seguito al Convegno YouTrade Roma. «Esiste una norma specifica sul drenaggio lineare puntuale, ma su altri come accumuli o sistemi di infiltrazione d’acqua, non ci sono leggi, a parte quelle dei separatori. Quindi unirsi è molto importante, gli imprenditori dovrebbero raccogliersi in un’associazione specifica e portarla nei tavoli che contano. Se facessimo questo, potrebbero arrivare anche dei finanziamenti specifici e non a largo raggio», ha insistito.
Un’associazione di settore per dialogare con le istituzioni
Mentre si spendono milioni di euro per fare pubblicità e trattare il tema del dissesto idrogeologico a livello mediatico, gli investimenti istituzionali sono pochi e difficili da intercettare. Da tempo dico che le imprese dovrebbero unirsi e creare un’associazione specifica per comunicare con le istituzioni e per portare il tema ancora di più nei tavoli che contano.
«È inutile continuare a dire che i rivenditori si devono specializzare. Il primo passo lo devono fare i produttori. Siamo in un settore di nicchia, ma che può dare tantissimo al mercato italiano. Tuttavia, sembra che non siamo ancora pronti. La scusante è la mancanza di cultura e di interesse. Il primo interesse di un imprenditore è fare business, però forse oggi è cambiato il modo di poterlo fare», ha commentato Principi.
Perché il drenaggio lineare è fondamentale per la sicurezza delle infrastrutture
Una cosa è certa, quando l’acqua scende, va raccolta. «In caso contrario viene danneggiato il manto stradale, con un danno economico strutturale. A questo si aggiunge il problema dell’acquaplaning, con un tasso di incidenti di circa il 17-18%, degli allagamenti, delle buche che diventano un ulteriore costo per le tasche nostre e dei comuni», ha aggiunto il relatore, ricordando che in Italia il drenaggio lineare copre il 5-6% delle superfici pavimentate. «Di questo il 4% non è a norma, quindi immaginate quanto mercato ci possa essere», ha sottolineato Principi.

«Negli altri paesi, come Germania e Polonia, il 20% del territorio cementificato viene drenato, viene fatta la prima raccolta delle acque e questo business lo fanno i rivenditori. Pensate che dal 2005 abbiamo pagato 800 milioni di euro di multa per non essere di regola in questo campo».
Come risolvere il problema? «È importante gestire il deflusso delle acque meteoriche per rendere le strade più sicure. Abbiamo bisogno di una rete di professionisti preparati, occorre agire in un’ottica di filiera creando modelli gestionali standard ricavati dall’esperienza. Ci dobbiamo muovere tramite le istituzioni. In qualche caso mancano le norme, e in qualche caso i produttori dovrebbero avere il coraggio di far emergere il tema nei tavoli istituzionali in maniera più concreta».
La norma UNI EN 1433: il riferimento per il drenaggio lineare
La Uni En 1433 è la norma che definisce requisiti, classi di carico e criteri di progettazione per i sistemi di drenaggio lineare destinati alla raccolta e convogliamento delle acque superficiali. «È una delle norme migliori che c’è in Europa. È una norma europea armonizzata e definisce tutti i requisiti su come debba essere costruito un manufatto e come debba essere installato per essere in regola e certificato. Si parla di resistenze ai carichi, resistenza ai carichi dinamici, resistenza agli agenti corrosivi.
Sono rilevanti Dop (Dichiarazione di prestazione), certificazioni di enti terzi, la Iso 9001 e, all’interno anche dei nuovi Cam Edilizia, nel mondo del drenaggio lineare puntuale si parla anche di Leed e di Breeam», ha evidenziato il vicepresidente Aises, che quest’anno ha pubblicato Vigili della pioggia, un vademecum dedicato al drenaggio lineare con informazioni pratiche e aggiornate rivolto a progettisti, tecnici, operatori pubblici e privati.
Secondo la legge i prodotti per il drenaggio devono essere garantiti fino a dieci anni, ma le tecnologie attuali sono in grado di rispondere in maniera efficiente anche in tema di manutenzione. «Come facciamo a fare manutenzione se i sistemi che installiamo sono difficilissimi da smontare e aprire? L’imprenditore non deve pensare solo a fare business one to one, deve anche pianificarlo per il futuro. Negli altri Paesi il problema della manutenzione se lo sono posto negli anni Ottanta e ci sono manufatti dove la manutenzione è ridotta al 7-8%. In Inghilterra il drenaggio lineare è quasi obbligatorio», ha risposto Principi, che ha lanciato un messaggio.
Cultura tecnica e collaborazione: la sfida per far crescere il mercato
«Se vogliamo creare business e dare supporto ai rivenditori, dobbiamo unirci. I numeri del drenaggio lineare possono essere 40 volte superiori. Invece siamo ancora un settore di nicchia perché manca la cultura. Dobbiamo portare conoscenza: in primis, lo devono fare gli imprenditori; in secondo luogo serve la collaborazione delle associazioni e, in terzo luogo, bisogna far sì che le norme siano complete, adeguate e vengano rispettate. Infine, serve il contributo delle imprese attraverso una divulgazione prettamente tecnica».
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