Il sistema dei gruppi e consorzi della distribuzione edile continua a evolversi rapidamente, segnando un consolidamento del mercato e un aumento del numero di punti vendita e showroom.
Nel 2025, l’analisi di 29 gruppi e consorzi del settore rivela una tendenza chiara: l’aggregazione è sempre più una strategia di forza e di sopravvivenza competitiva.
Con 1.179 rivenditori associati e 1.564 punti vendita complessivi (648 dei quali showroom), il fatturato aggregato stimato raggiunge 4,5 miliardi di euro, con 2,69 miliardi dichiarati ufficialmente.
Una fotografia che mostra un comparto in trasformazione: da semplici gruppi d’acquisto a strutture di vendita integrate e orientate all’innovazione.
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Il sistema di offerta aggregato dei gruppi e consorzi del settore della rivendita di materiali edili evidenzia un’evoluzione che è diretta conseguenza della necessità di fare squadra e di consolidare le posizioni di mercato, con un aumento significativo del numero di punti vendita, con una dinamica doppia a quella della crescita delle rivendite associate.
Segno che ci si aggrega anche tra medio-grandi e non solo tra piccoli. E questa strategia permette di consolidare le posizioni di mercato, in particolare in termini di giro d’affari.
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DEI GRUPPI ANALIZZATI – Pdf
Gruppi e consorzi della distribuzione edile in crescita
Il sistema dei 29 gruppi e consorzi analizzati, dunque, cresce ancora in peso e in potenza, passando da 1.045 nel 2022 a 1.179 associati e affiliati nel 2025 (dato riferito al mese di giugno), con una crescita nel triennio del 12,8% e del 10,4% nel biennio 2023-2025, alla quale si è accompagnata un aumento del numero dei punti vendita tra il 2023 e il 2025 del 17,1%, passati da 1336 a 9999, e con un incremento della presenza di showroom del 18,0% nel biennio 2023-2025, con un incremento da 549 a 648 showroom presenti nei diversi punti vendita e un’incidenza media di due show room ogni cinque store.
L’accelerazione della crescita dei punti vendita associati è particolarmente rilevante nell’ultimo anno, segno di strategie di crescita dei gruppi che in questo momento si stanno velocizzando, con un incremento molto sostenuto nell’ultimo anno delle showroom, cresciute del +11,1% nel solo 2025.

Dati di sintesi e percezioni del mercato
Come sempre, le tabelle introduttive mostrano alcuni dati di sintesi, tratti dalle singole schede e interviste specifiche riferite a ogni gruppo, e consentono di confrontare dimensioni e dinamiche, ma anche di individuare alcuni elementi utili a comprendere le evoluzioni complessive del mercato.
Confrontando i dati a consuntivo per il 2023 e il 2024 e quelli previsionali per il 2025, rilevabili dalle interviste di quest’anno, emerge una diminuzione del consuntivo e delle aspettative positive per il 2024 e il 2025, con una riduzione fisiologica che passa dal 100% del biennio 2021-2022 al 48,3% in termini di gruppi e consorzi, ma al 76,6% in termini di rivendite associate.
La quota di giudizi di stabilità passa dal 20,7% di gruppi e consorzi che sommavano il 9,0% di punti vendita associati nel 2023 rispettivamente al 31,0% e al 15,5% nel 2024 e al 44,8% e al 34,9% nel 2025.
Per quanto riguarda i gruppi e consorzi con giudizi sull’andamento di mercato in flessione, si registrano valori costanti intorno al 30%, passando dal 31,0% del 2023 al 34,5% del 2024 al 27,6% del 2025.
Cifre che corrispondono a un numero di punti vendita, che registrano consuntivi in flessione pari al 14,4% del totale nel 2023, al 33,6% nel 2024, per scendere al 15,0% nel 2025.
Quest’ultimo è un buon segnale, sancito nelle affermazioni dalla capacità di sfruttare il mercato attivato dal Pnrr, dopo le forti crescite generate dal superbonus.
E-commerce e digitalizzazione: il cambio di passo
Lasciando come sempre al lettore le considerazioni specifiche relative alle strategie dei singoli gruppi e consorzi per quanto riguarda le singole azioni messe in campo, un altro dato complessivo emerge in modo molto significativo.
Su 29 gruppi e consorzi analizzati emerge come si riduca progressivamente la soglia di imprese associate o affiliate che non usano sistemi di e-commerce, percentuale scesa dal 42,4% del 2023, quando su 29 gruppi e consorzi con 1.336 punti vendita complessivi, 17 con 566 store dichiaravano di non fare uso del commercio digitale, al 13,2% del 2024, con otto realtà per 188 punti vendita che non usano e-commerce.
Resta stabile la quota di gruppi e consorzi e relativi punti vendita che invece utilizzano sistemi di e-commerce, sette sia nel 2023 sia nel 2024, ma con un aumento dei punti vendita coinvolti, passati da 503 a 531. In sostanza, due negozi su cinque hanno a disposizione sistemi di e-commerce.
Molto interessante è vedere la dinamica di crescita di gruppi e consorzi che hanno messo allo studio e stanno pensando di attivarsi anche attraverso l’e-commerce, con valori che salgono considerevolmente, passando da un gruppo nel 2023 a ben sette nel 2024, coinvolgendo da 37 fino a 135 punti vendita.
Significativa anche la crescita di chi utilizza in parte l’e-commerce, per specifiche linee di prodotto oppure lasciando ai propri associati la scelta, valore che passa da quattro a sette gruppi e consorzi, per un totale di punti vendita che passa da 230 a 570.

Le dimensioni economiche: un mercato che si consolida
In continuità con quanto già osservato lo scorso anno, una riflessione va fatta relativamente alle dimensioni dei gruppi in termini di fatturato.
Al netto dei gruppi che hanno dichiarato ricavi relativi alla sola gestione del gruppo, emerge come i risultati raggiunti in questi anni sono di una crescita e consolidamento del mercato, che ha portato il valore medio di fatturato per punto vendita a crescere considerevolmente.
La forza dei gruppi e dei consorzi sta nella possibilità di essere grandi, pur restando nei limiti di aziende tarate su una media annua di fatturato che prima della pandemia era pari a poco più di 1,8 milioni di euro, valore poi salito a 2,3 milioni nel 2022, per crescere fino a quasi 3 milioni nel 2023, valore nel 2024 salito a 3,9 milioni di euro (al netto dei gruppi che hanno dichiarato solo il fatturato del gruppo o consorzio e non quello complessivo aggregato degli associati).
In pratica, un raddoppio nell’arco di sei anni, un dato agevolato sì dalle dinamiche di mercato, ma anche dalla forza che i gruppi hanno saputo imprimere al rafforzamento aziendale in termini di presenza e capacità operativa sul mercato.
Questo elemento si evince soprattutto se si analizzano i valori medi di fatturato dei singoli gruppi e consorzi, per i quali il range di variazione viaggia tra i 1,8 e i 6,6 milioni di euro.

Effetto Gdo
Questi valori indicano anche un quadro competitivo nel quale la grande distribuzione specializzata sta ampliando sempre più la sua portata nel mondo professionale. Prova ne è il nuovo format inaugurato lo scorso anno a Corsico (Milano) e poi replicato a Marghera (Venezia) da parte di Leroy Merlin, con l’apertura di punti vendita specializzati per il mondo professionale e non più solo orientati al fai-da-te.
L’aggregazione è capace di costruire una forza di vendita in grado di essere modello non solo estrattivo, ma anche propositivo sul mercato.
La differenza evidente è nella trasformazione, lenta e graduale, dei gruppi e consorzi da gruppi di acquisto a gruppi di vendita, con le dovute eccezioni, ovviamente. Ma questa trasformazione è l’unica strada per affrontare le sfide di un mercato che sta cambiando rapidamente e cambierà ancora di più alla fine dell’ultimo momento di straordinarietà garantito oggi dal Pnrr e dai residui del superbonus.
Se lo scorso anno scrivevamo che la vera sfida è diventare gruppi di vendita, perché essere gruppi di acquisto non basta più, dobbiamo anche sottolineare ancora una volta che è necessario sempre più innovare i modelli commerciali e agire per ottimizzare le reti associate e affiliate, prendendo spunto dai tanti gruppi esteri che presentiamo su queste pagine e che mostrano come un altro modello è possibile.
Un modello basato su servizi orientati al cliente e al territorio di riferimento, ma con una gestione logistica, di marketing e finanziaria centralizzata, perché l’unione fa la forza solo se c’è una capacità di regia e di coordinamento adeguata, una regia che punti non solo sulla quantità dei numeri, ma soprattutto sulla qualità dei servizi.
a cura del Centro Studi YouTrade
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