La diffusione della domotica offre infatti vantaggi concreti in termini di efficienza, praticità e gestione intelligente degli ambienti. Tuttavia, come accade per ogni innovazione tecnologica, esistono anche aspetti che richiedono particolare attenzione. Tra questi, il più rilevante riguarda senza dubbio la sicurezza informatica.


Sicurezza domotica: quando la casa intelligente può diventare vulnerabile agli hacker

La digitalizzazione domestica, inarrestabile, pervasiva, necessaria, offre un evidente miglioramento del benessere, oltre al risparmio energetico. Ma, come tutte le cose, ha anche aspetti da migliorare.

Il più importante è quello della sicurezza, un fattore che all’inizio dell’introduzione della home automation non è stato considerato abbastanza dai progettisti dei software che regolano il funzionamento di luci, meccanismi di chiusura o apertura delle finestre, termostati smart. Nonché aspirapolvere.

Come nel caso reso pubblico recentemente. Tutto è nato da un ingegnere informatico che, per curiosità, ha cercato di capire come manovrare il suo aspirapolvere-robot, quelli che percorrono il pavimento in autonomia, tramite un gamepad. Una volta compilato facilmente il software per il controllo remoto, l’ingegnere è stato messo in condizione di manovrare a distanza altri 7 mila aspirapolvere-robot venduti da un’azienda cinese nei più disparati angoli del mondo, per la precisione in 24 nazioni del globo.

spirapolvere-con-videocamera

Raccontata così sembra una curiosità: chi mai avrebbe interesse a mettere in funzione l’aspirapolvere di un’altra casa, se non per fare uno scherzo? Invece no.

Il problema non è solo che il software creato dall’ingegnere fosse in grado di comandare, anche contemporaneamente, un esercito di robot addetti alla pulizia, ma anche di privacy, perché questi dispositivi sono dotati di videocamera. A che serve?

Una videocamera come quelle presenti su ogni smartphone è in dotazione sui modelli alto di gamma, che utilizzano le immagini riprese per orientarsi meglio nell’ambiente domestico e schivare oggetti sul pavimento, cavi o tappeti. E alcuni modelli dispongono di microfoni per rispondere ai comandi vocali. In breve: l’aspirapolvere domestico, se il software con cui funziona non prevede limiti di sicurezza, potrebbe rivelare ad altri le immagini e i suoni di un’abitazione. Il modello dell’aspirapolvere, in questione, invece, poteva ottenere piantine 2D delle case dov’erano presenti i robot e ricavare dall’indirizzo Ip, anche la posizione approssimativa.

Nel caso specifico, Sammy Azdoufal, questo il nome dell’ingegnere, si è premurato di avvertire l’azienda produttrice, che dovrebbe aver provveduto ad aggiornare il software dei dispositivi. Ma quanti altri prodotti con elettronica per la casa potrebbero essere hackerati?

di Giuseppe Rossi

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