Con poche ma marcate differenze fra Nord, Centro e Sud, il settore della distribuzione edile nostrano si trova ancora una volta a fare i conti con le bizze della congiuntura. In un mercato che funziona a macchia di leopardo e con un’incertezza che invece è omogeneamente diffusa su tutto il territorio nazionale diventa difficile programmare e investire.
Mentre anche il mondo della distribuzione edile sembra stregato dall’intelligenza artificiale, tanto che la Federazione nazionale ci ha addirittura dedicato un convegno, sottolineando anche una certa urgenza a prendere in forte considerazione la faccenda, il popolo della distribuzione edile cerca di vivere la sua contemporaneità e di risolvere i problemi che ne derivano.
Dopo una rapida ma significativa indagine posso azzardare qualche considerazione relativa al nostro mercato, a livello nazionale, perché le analogie fra Nord, Centro e Sud non mancano, anche se tutti sappiamo che le differenze sono morfologicamente sensibili.
L’elemento dominante è l’incertezza e i punti di domanda sul proseguo dell’attività per i prossimi mesi si sprecano. Se al Nord, nonostante le nefaste previsioni, i volumi sono più o meno simili a quelli dello scorso anno (e i lavori per le Olimpiadi stanno dando una grande mano in questo senso), la stessa cosa non si può dire per il Sud, mentre le regioni del Centro vivono entrambe le situazioni: quelle interessate dal sismabonus vanno bene, le altre meno bene. Quel che è certo è che nessuno si azzarda a fare previsioni e, di conseguenza, vengono a mancare anche i presupposti per fare investimenti e programmi.
Chi invece vive un momento di congiuntura favorevole, soprattutto al Nord, ma il problema riguarda tutta la penisola, e sarebbe anche disposto per esempio ad assumere personale, non riesce a trovarlo.
Del resto, le giovani generazioni, a meno di non essere nate e cresciute nei magazzini edili, difficilmente riescono a trovare affascinante un lavoro che si preannuncia piuttosto faticoso. Evidentemente, l’appeal è scarso.
Il tessuto produttivo a macchia di leopardo è quindi tornato di gran moda. Non è una grande consolazione perché una settimana si lavora e l’altra no.
E purtroppo tornano di moda anche le apprensioni sul credito, visto che le imprese edili lamentano una scarsa liquidità, soprattutto quelle che si erano imbarcate nel mercato dei bonus edilizi. Questa fragilità finanziaria sta causando l’inevitabile stretta sui fidi delle banche, famose e apprezzate perché sempre pronte a dare una mano. Quindi, l’attenzione alla gestione del credito, che è comunque buona prassi sempre, nei prossimi mesi dovrà essere attentamente monitorata.
E passiamo alla produzione che, a sua volta, qualche problema lo deve affrontare. Possiamo dire che siamo in pieno boom promozioni.
A termine, come tutte le promozioni, ma dispensatrici di proroghe assortite. Come era facile immaginare, i contraccolpi maggiori li stanno avendo i settori dei cappotti, degli isolanti e di tutti i prodotti che avevano una forte incidenza nei capitolati del Superbonus.
I sistemi a secco stanno andando bene al Nord, a Milano per esempio la crescita è molto forte, mentre al Sud non si può dire la stessa cosa. In ogni caso, chi ne soffre è la marginalità, e per far fronte alla flessione degli utili è ripresa alla grande la presenza diretta della produzione nei cantieri.
Ovviamente non è una novità, ma la conferma che le tradizioni sono dure da smantellare. Per amor di obiettività, è anche giusto rimarcare che oggi i punti vendita che fanno magazzino, per usare un po’ di slang distributivo, sono sempre meno, a causa della già menzionata mancanza di prospettive certe. Qualcuno potrebbe obiettare che le prospettive non sono eventi legati al fato, ma valori che si devono individuare e costruire.
Ma un mercato che si è un po’ smarrito certe sottigliezze non le può percepire. Così, la storia si ripete, noiosamente prevedibile e strettamente legata alle leggi di mercato. Ma il nostro mondo è questo, si vede proprio che ci siamo affezionati.
di Roberto Anghinoni



