Il calcestruzzo armato è uno dei materiali più diffusi al mondo per la costruzione di edifici e infrastrutture. Tuttavia, può andare incontro a fenomeni di degrado, dovuti alle condizioni ambientali, alle sollecitazioni e alla qualità dei materiali e delle tecniche costruttive utilizzate. Comprenderne l’importanza è fondamentale per poter intervenire in modo efficace e prevenire conseguenze più gravi nelle strutture esistenti.

 

a cura della Divisione Ingegneria e Ricerca & Sviluppo di General Admixtures


Le principali cause di degrado nel calcestruzzo

Come è noto, le principali cause di degrado nel calcestruzzo sono:

  1. Carbonatazione;
  2. Penetrazione dei cloruri;
  3. Degrado fisico (come cicli di gelo e disgelo);
  4. Aggressioni chimiche (come solfati, acidi, acque aggressive);
  5. Cause meccaniche e costruttive (come sovraccarichi, urti, vibrazioni, errori nella fase di posa in opera).

Gli effetti di questi fenomeni si manifestano soprattutto con fessurazioni, distacchi del copriferro e corrosione delle armature (Figura 1), che a loro volta compromettono le proprietà meccaniche dell’acciaio e riducono la sicurezza strutturale e la durabilità degli edifici e delle infrastrutture.

Strutture a telaio e criticità

Il problema del degrado del calcestruzzo riguarda in modo particolare il patrimonio edilizio italiano, gran parte del quale realizzato proprio con questo materiale tra gli anni Trenta e gli anni Ottanta del secolo scorso, utilizzando il sistema costruttivo a telaio.

Queste strutture si compongono di una maglia portante di pilastri e travi collegati tra loro, capace di sostenere i solai e trasmettere i carichi verticali e orizzontali in fondazione.

In passato l’attenzione era rivolta soprattutto alla funzionalità e alla rapidità costruttiva, piuttosto che alla durabilità a lungo termine, con il risultato che molti edifici a telaio oggi mostrano limiti costruttivi e progettuali, che diventano più critici in presenza di eventi sismici o, semplicemente, con il passare del tempo.

Tra le principali criticità troviamo:

  1. Scarsa qualità dei materiali dovuta, ad esempio, a una inadeguata compattazione in cantiere, che comporta porosità e nidi di ghiaia;
  2. Copriferro di dimensioni ridotte, non in grado di proteggere le armature dai fenomeni di degrado;
  3. Scarsa duttilità delle sezioni, dovuta ad armature insufficienti o mal disposte, che possono favorire il manifestarsi di comportamenti fragili, causa di rotture improvvise;
  4. Carenza di confinamento alle estremità degli elementi strutturali del telaio, dove possono originarsi, a causa delle alte sollecitazioni, fessurazioni e perdite di resistenza.

Per questi motivi, è necessario intervenire con azioni mirate. Da un lato occorre sanare le condizioni di degrado già presenti; dall’altro, è fondamentale consolidare la struttura, migliorandone la resistenza, la duttilità e il confinamento, ad esempio con tecnologie moderne quali i compositi fibrorinforzati. Solo con questa doppia strategia si può garantire una maggiore sicurezza e una più lunga vita alle opere in calcestruzzo armato.

La norma EN 1504

La norma EN 1504 rappresenta il riferimento tecnico per la protezione e la riparazione delle strutture in calcestruzzo. Questo documento, recepito in Italia dalla corrispondente norma UNI, definisce i princìpi (ossia gli obiettivi da raggiungere) per poter realizzare soluzioni efficaci in base alla tipologia di degrado.

Tra questi troviamo:

  1. Proteggere il calcestruzzo dagli agenti aggressivi (come carbonatazione, cloruri, umidità, gelo, solfati…);
  2. Sanare le armature compromesse dalla corrosione;
  3. Ripristinare la geometria e la funzionalità degli elementi strutturali danneggiati;
  4. Migliorare la durabilità globale della struttura, prolungandone la vita.

Soluzioni per il rispristino del calcestruzzo

La norma Uni En 1504 traduce quindi i principi in metodi operativi chiari, collaudati e altamente efficaci.

Tra le soluzioni più efficaci troviamo:

  • Rivestimenti protettivi, filmogeni e impregnanti, progettati per respingere umidità, cloruri e altri agenti chimici aggressivi. Questi prodotti creano una barriera sulla superficie del calcestruzzo, impedendo la penetrazione di sostanze nocive. Tra i prodotti più innovativi sul mercato troviamo i prodotti delle Linee SKIN FLEX, SKIN PROTECT E AQUA FOBIC di General Admixtures, pensati per adattarsi a diverse condizioni ambientali e necessità progettuali.

 

  • Malte e betoncini speciali per il ripristino delle parti ammalorate. Questi prodotti premiscelati, facenti parte della Linea Structure di General Admixtures, sono formulati per aderire perfettamente al calcestruzzo esistente e fornire elevate resistenze meccaniche e ottima compatibilità con il materiale originale. Consentono di ricostruire elementi strutturali ripristinandone la geometria e la continuità in modo sicuro e duraturo (Figura 2).
  • Passivanti e inibitori di corrosione, ideali per salvaguardare le armature. Prodotti come quelli della Linea STRUCTURE PROTECT e INHIBITOR di General Admixtures ripristinano la passivazione superficiale proteggendo le barre di armatura anche in presenza di ambienti particolarmente aggressivi.

 

  • Ancoranti per armature integrative o sostitutive, indispensabili quando è necessario inserire nuove barre di armatura in sostituzione di quelle danneggiate o corrose, o per integrare la capacità resistente della struttura. I prodotti delle Linee ANKOR e STRUCTURE BOND di General Admixtures forniscono elevate prestazioni di adesione e trasferimento degli sforzi, permettendo un perfetto collegamento tra calcestruzzo e acciaio, anche in condizioni di esercizio gravose.

 

  • Iniezioni per sigillare le fessure. I prodotti della Linea STRUCTURE FILL di General Admixtures consentono di riempire eventuali microfratture in profondità, ripristinando la continuità del materiale, con interventi rapidi, precisi ed efficaci.

 

  • Malte e betoncini speciali per il ripristino delle parti ammalorate. Questi prodotti premiscelati, facenti parte della Linea STRUCTURE di General Admixtures, sono formulati per aderire perfettamente al calcestruzzo esistente e fornire elevate resistenze meccaniche e ottima compatibilità con il materiale originale. Consentono di ricostruire elementi strutturali ripristinandone la geometria e la continuità in modo sicuro e duraturo (Figura 2).

Incamiciature delle strutture a telaio

Anche a seguito del risanamento la struttura potrebbe non soddisfare i requisiti di sicurezza previsti dagli attuali standard normativi a causa delle criticità strutturali precedentemente evidenziate.

In queste circostanze è possibile realizzare interventi di rinforzo strutturale mirati, che incrementano le prestazioni globali dell’opera e ne modificano il suo comportamento meccanico, ad esempio impedendo modalità di collasso fragili, in favore di meccanismi duttili e controllati.

Tra le tecniche più efficaci e innovative, vi sono le incamiciature in HPFRC degli elementi delle strutture a telaio (nodi, travi e pilastri).

L’HPFRC (High Performance Fiber Reinforced Concrete) è un calcestruzzo speciale, additivato con fibre in acciaio che gli conferiscono caratteristiche fisiche e meccaniche superiori rispetto al calcestruzzo tradizionale.

I suoi maggiori punti di forza sono:

  • Elevate resistenze a compressione, grazie alla presenza di leganti e additivi di ultima generazione;
  • Elevate resistenze a trazione e flessione, grazie alla presenza delle fibre, che ne migliorano il comportamento post-fessurativo.
  • Ottima durabilità, con ridotta permeabilità e maggiore resistenza agli agenti chimici e ambientali.
  • Elevata duttilità, che consente al materiale di impedire le rotture fragili tipiche dei conglomerati cementizi tradizionali, dissipando efficacemente l’energia del sisma.

Micro-calcestruzzi COMPOSITE

Nell’ambito degli HPFRC, l’innovazione è rappresentata dai micro-calcestruzzi della Linea COMPOSITE di General Admixtures. Questi prodotti premiscelati e pronti all’uso, rispetto ai conglomerati cementizi tradizionali, offrono vantaggi concreti negli interventi di incamiciatura, come:

  • Ridotti spessori applicativi: grazie alle elevate prestazioni meccaniche, spesso è sufficiente realizzare camicie dello spessore di qualche centimetro, per ottenere risultati anche superiori a quelli ottenibili con camicie di 8-10 centimetri di calcestruzzo tradizionale.

 

  • Riduzione della necessità di armature aggiuntive: grazie all’azione delle fibre, in molti casi si può limitare o ridurre l’inserimento di barre di armatura e staffe, semplificando e velocizzando l’intervento. Tale aspetto è possibile grazie alla certificazione Cvt di cui è dotato il micro-calcestruzzo Composite M130 di General Admixtures (Figura 3).

 

  • Compattezza e adesione al supporto: i micro-calcestruzzi HPFRC hanno granulometria ridotta (generalmente inferiore ai 4 millimetri) e sono caratterizzati da un’ottima adesione al calcestruzzo esistente, grazie anche alla loro capacità di riempimento di cavità e interstizi.

 

  • Premiscelati a qualità controllata: essendo forniti già premiscelati in sacchi, i micro-calcestruzzi HPFRC della Linea COMPOSITE garantiscono omogeneità e costanza delle prestazioni, a differenza dei calcestruzzi tradizionali, soggetti a maggiore variabilità in cantiere, anche in funzione delle abilità degli operatori.
Micro-calcestruzzo-Hpfrc-Composite-M130-di-General-Admixtures
Fig. 3 - Micro-calcestruzzo HPFRC COMPOSITE M130 di General Admixtures

Della Linea COMPOSITE di General Admixtures fanno parte:

  • COMPOSITE M130, micro-calcestruzzo fibrorinforzato con fibre di acciaio, tricomponente, colabile, autocompattante e a ritiro compensato. Certificato Cvt dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con classe di resistenza a compressione (massima) C90/105 e classe di resistenza residua a trazione 8b. È ideale per interventi di consolidamento e incamiciatura in basso spessore di travi e pilastri (Figura 4), nonché per ripristinare nodi, fondazioni, infrastrutture stradali e ferroviarie, o per effettuare rinforzi con cappe collaboranti in basso spessore in solai di qualunque natura.

 

  • COMPOSITE TIXO, malta cementizia bicomponente, tixotropica, a ritiro compensato, elevatissime prestazioni e fibrorinforzata con fibre in acciaio e di poliacrilonitrile. Classificata R4 secondo Uni En 1504-3, con resistenze medie a compressione superiori ai 100 MPa. È ideale per completare gli interventi realizzati con COMPOSITE M130 in quelle situazioni in cui non sia possibile predisporre le casserature.
Interventi-di-rinforzo-e-incamiciatura-in-basso-spessore-di-pilastri
Fig. 4 - Interventi di rinforzo e incamiciatura in basso spessore di pilastri con il micro-calcestruzzo HPFRC COMPOSITE M130 di General Admixtures

Software di calcolo

Per mettere a punto un intervento di rinforzo ottimale, è necessaria un’attenta fase progettuale. A supporto del progettista, l’Ufficio Tecnico di General Admixtures ha sviluppato STRUCTURE.4R, un software di calcolo gratuito specifico per analisi e verifiche di sezioni in calcestruzzo rinforzate corticalmente con prodotti a base cementizia, tra cui gli HPFRC della Linea COMPOSITE.

Il software, attraverso una discretizzazione a fibre della sezione e l’implementazione dei legami costitutivi conformi alle vigenti normative di progettazione strutturale, permette di:

  • Gestire sezioni di diverse geometrie e inserire armature esistenti e integrative (sia longitudinali che trasversali), rappresentando anche sezioni non simmetriche; • Inserire le prestazioni meccaniche di calcestruzzi e acciai derivanti da prove in situ;
  • Inserire situazioni di degrado del calcestruzzo e dell’acciaio esistente;
  • Effettuare Verifiche a Flessione, a Pressoflessione Retta e Deviata e a Taglio;
  • Costruire i diagrammi Momento-Curvatura, ottenendo valutazioni sulla Duttilità delle Sezioni;
  • Esportare Relazioni di Calcolo e Voci di Capitolato in formato testuale modificabile, comprensive di formule, grafici, immagini e tabelle.

Intervento di incamiciatura di un pilastro esistente

incamiciatura-di-un-pilastro-esistente
Fi. 5 - Caso Studio

Domini-a-Pressoflessione-Retta
Fig. 6 - Domini a Pressoflessione Retta

Diagrammi-Momento-Curvatura
Fig. 7 - Diagrammi Momento-Curvatura per uno sforzo normale agente di 1000 kN

In Figura 5 è possibile osservare un intervento di incamiciatura di un pilastro esistente con soluzione tradizionale e con micro-calcestruzzo a basso spessore COMPOSITE M130. Inserendo le geometrie e le resistenze indicate all’interno del software STRUCTURE.4R, è possibile ottenere, per la sezione originaria e per quelle rinforzate, i domini di resistenza a pressoflessione retta (Figura 6).

È possibile osservare come a parità di altre condizioni, l’utilizzo di COMPOSITE M130 permette di dimezzare lo spessore della camicia di rinforzo, fornendo prestazioni pari o superiori a quelle ottenute con una soluzione tradizionale.

Infine, in Figura 7 è rappresentato un confronto tra i diagrammi momento-curvatura, dove è evidente come l’utilizzo di COMPOSITE M130 consenta di ottenere, a parità di momento resistente, valori di curvatura molto maggiori, e, di conseguenza, valori di duttilità superiori alla soluzione tradizionale, la quale non è in grado di modificare sostanzialmente il comportamento del pilastro esistente (in termini di modalità di rottura).

Dai confronti di cui sopra si può concludere che un intervento con COMPOSITE M130 permette di risolvere in maniera efficace molte delle criticità (Tabella 1) degli edifici esistenti con struttura a telaio. Il tutto senza comportare oneri aggiuntivi rispetto alla soluzione di incamiciatura tradizionale, ma anzi, facilitando le operazioni di realizzazione e messa in opera dell’intervento.

Va ricordato infine come COMPOSITE M130 sia un prodotto dalla reologia fluida, applicabile tramite colatura. Non sempre però è possibile l’installazione di casseri: in questi casi è possibile utilizzare COMPOSITE Tixo, che grazie alla sua reologia tixotropica può essere applicato sia a mano (a rinzaffo) che a spruzzo direttamente sulla superficie dell’elemento da consolidare.

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