La tradizione artigianale del cotto calabrese, l’innovazione tecnologica, l’appartenenza a un gruppo solido e diversificato (Gruppo Cusimano). Nel cuore della Calabria, a Settingiano (Catanzaro), c’è un’azienda che da oltre mezzo secolo trasforma l’argilla locale in superfici senza tempo. Cotto Cusimano, fondata nel 1972 e oggi giunta alla terza generazione, è molto più di una fornace: è la custode di una tradizione artigianale che ha saputo evolversi. Parte integrante del Gruppo

Cusimano, una holding solida e diversificata che spazia dal retail (con marchi come Upim, Conad, Trony) alle energie rinnovabili e all’edilizia, Cotto Cusimano rappresenta l’anima manifatturiera e storica della famiglia. Abbiamo incontrato i vertici dell’azienda per parlare di radici, innovazione e del valore di fare rete al Sud, come spiega Giovanni Cusimano, direttore vendite di Cotto Cusimano.


Intervista a Giovanni Cusimano, direttore vendite di Cotto Cusimano

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Giusy Cusimano, direzione personale, e Antonino Di Giovanni, direzione commerciale, di Cotto Cusimano

Siete una realtà alla terza generazione. Può raccontarci brevemente la storia dell’azienda e come si è arrivati al Gruppo Cusimano?

L’azienda nasce nel 1972. Il fondatore è mio padre Andrea, un ragazzo siciliano che dalla Sicilia si trasferisce in Calabria, dove insieme a mia madre prende in affitto una fornace e inizia a fare investimenti, portandola pian piano a diventare un’azienda industriale. Nel 1990 mio padre acquista definitivamente la fornace. In quel momento entra mio fratello Francesco, che aveva già iniziato a lavorare in azienda a 15 anni. Poi siamo entrati io e mia sorella Giusy.

Da lì abbiamo cominciato ad aumentare i collaboratori e a espandere la rete commerciale: inizialmente lavoravamo solo in Calabria, poi siamo arrivati in Sicilia, e dal 2002, con l’ingresso di Antonino Di Giovanni nella direzione commerciale, abbiamo coperto tutto il Centro-Sud. Oggi arriviamo fino all’Emilia Romagna, con 35 agenti sul territorio. L’obiettivo è raggiungere tutta l’Italia.

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Giovanni Cusimano con la famiglia festeggia i 50 anni dell’azienda

Il vostro claim sottolinea l’utilizzo del 100% di argilla calabrese. Quanto è importante questo legame con il territorio e in che modo la materia prima locale fa la differenza nei vostri prodotti?

La nostra fortuna è stata avere la cava di argilla a chilometro zero, proprio dietro lo stabilimento. Questo ha abbattuto enormemente i costi di trasporto della materia prima, che in questo settore rappresentano una barriera d’ingresso insormontabile. Ma non è solo una questione di costi: dalla nostra argilla viene fuori una colorazione rosata, a tratti giallo paglierino, che caratterizza fortemente i nostri prodotti. È una cromia molto richiesta al Sud, in Sicilia, in Campania, ma anche nelle Marche e in Umbria, e ci differenzia molto dal classico cotto toscano rosso monocromatico. Questo ci ha aiutato ad inserirci in mercati che altrimenti sarebbero stati difficili da conquistare.

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Coppi dell’azienda con la caratteristica colorazione rosata-paglierino

Siete famosi anche per restauri di altissimo profilo, come i bessali, laterizi quadrati di circa 20 centimetri di lato, per il Colosseo o gli embrici per la Reggia di Caserta. Come riuscite a bilanciare questa eredità artigianale con le esigenze di un mercato moderno?

Ci definiamo artigiani industrializzati. È la sintesi perfetta di quello che siamo. Quando si lavora su un capolavoro come il Colosseo o la Reggia di Caserta, non esistono soluzioni standardizzate: ogni pezzo nasce dalle mani dei nostri artigiani, seguendo i dettami dell’antica tradizione. Allo stesso tempo, abbiamo investito nell’innovazione tecnologica, nelle certificazioni, tra cui la certificazione Cam, ormai richiesta in tutti i capitolati pubblici, e nella capacità di rispondere a grandi volumi. È un equilibrio difficile, ma è esattamente ciò che ci rende unici.

Cotto Cusimano è il cuore di un Gruppo molto diversificato, dal retail alle energie rinnovabili. Quali sono i vantaggi concreti di questa struttura per un’azienda manifatturiera come la vostra?

La risposta è in quello che è successo dal 2008 in poi. Il settore dei laterizi ha perso in quegli anni il 75% del fatturato e dei volumi. Noi ne abbiamo risentito, ma la nostra forza è stata diversificare le attività. Anziché licenziare i collaboratori, li abbiamo trasferiti nelle nuove attività: abbiamo aperto punti vendita Upim, ci siamo affiliati a Brico.io, abbiamo creato supermercati Conad. Questo ci ha permesso di mantenere l’unità aziendale e di attraversare la crisi senza perdere le persone. Il cuore pulsante di tutto è la società Pra-Service, che gestisce amministrazione, contabilità e personale per tutte le aziende del Gruppo. È il nostro staff direttivo, il motore che fa muovere tutto.

Come valuta l’attuale stato di salute del mercato dell’edilizia e della distribuzione nel Mezzogiorno?

È un momento molto particolare. La situazione internazionale ha creato ulteriore instabilità e timore nei consumi. Le aziende come la nostra devono fronteggiare costi energetici altissimi e variabili: noi utilizziamo il metano per la cottura, e l’incidenza di questo costo sul prodotto finale è enorme.

Detto questo, l’azienda è assolutamente viva e molto dinamica. Abbiamo beneficiato indirettamente del Pnrr, che ha finanziato la ristrutturazione di tanti immobili, monasteri, chiese, centri storici, dove i nostri materiali sono stati impiegati. E nel 2025 abbiamo raggiunto il nostro picco storico di fatturato, intorno ai 6,8 milioni di euro. Per il 2026 l’obiettivo è consolidare quanto costruito.

Quali sono i prossimi passi sul fronte della sostenibilità?

L’azienda è impegnata su questo fronte da anni. Abbiamo un impianto fotovoltaico da un megawatt che ci aiuta a compensare i consumi aziendali. Utilizziamo materiali riciclati negli impasti, il che ci ha permesso di ottenere la certificazione Cam. E non dimentichiamo che la nostra materia prima di base (argilla, sabbia di fiume, acqua e fuoco) è il materiale più naturale che esista. Siamo pienamente nella logica della bioedilizia.

Un’ultima domanda: che messaggio vuole lanciare ai distributori edili del Mezzogiorno?

Che la flessibilità è il nostro valore aggiunto più grande. Molte realtà produttive sono state assorbite da gruppi esteri o multinazionali, e questo ha irrigidito enormemente i rapporti commerciali: gli affidamenti, i pagamenti, l’elasticità nelle produzioni. Noi siamo ancora un’azienda di famiglia, presente, reattiva, capace di rispondere rapidamente alle esigenze dei nostri clienti. Questo ci differenzia e dobbiamo assolutamente mantenerlo.

Aggiungo che in Calabria si può fare impresa di qualità: noi contiamo 150 dipendenti nel Gruppo, stiamo riportando in azienda giovani talenti che erano emigrati al Nord, e stiamo aprendo un hotel business a Giovino (Catanzaro). Chi dice che al Sud non si può fare, si sbaglia.

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