Il settore delle costruzioni in legno è ormai diventato uno dei pilastri per attuare la decarbonizzazione delle città. E i dati di mercato indicano che questo tipo di edilizia è in continua crescita. Il punto di svolta? È stato l’Expo 2015 di Milano
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Il settore delle costruzioni, anche in Italia, ha riscoperto il legno. Certo: le difficoltà attualmente provocate dai rincari e dall’approvvigionamento delle materie prime colpiscono anche questo comparto che però, ricordiamo, nel 2021 in Italia ha portato a termine oltre 3 mila realizzazioni solo nel residenziale, secondo i dati raccolti nel Rapporto Edilizia in Legno 2021 realizzato dal Centro Studi di Federlegno Arredo di Assolegno.
La riscoperta delle potenzialità del legno non riguarda solo la scala privata, dunque il settore residenziale, ma è destinata a estendersi anche livello urbano, dove i sistemi costruttivi in legno sono visti come alleati fondamentali per contribuire alla decarbonizzazione delle città, anche grazie alla loro naturale capacità di assorbimento di CO2.
YouTrade ne ha parlato con Guido Callegari, docente al Dipartimento di architettura e Design del Politecnico di Torino.

In che modo i sistemi costruttivi in legno possono contribuire positivamente all’obiettivo di un’edilizia più sostenibile?
Il contributo che il settore delle costruzioni in legno può dare è funzionale a una nuova definizione di sostenibilità che si è fatta strada in architettura e che è mutata nel corso degli anni. Fino a un decennio fa, infatti, il concetto di sostenibilità in edilizia era molto incentrato sull’efficienza energetica degli edifici che, gradualmente, ha lasciato spazio a una visione sempre più orientata alle ricadute di tipo ambientale. Il che significa partire dal presupposto che ciascun edificio deve essere inserito all’interno di un ecosistema, sia esso situato in un contesto urbano o rurale, ma comunque antropizzato. Il settore delle costruzioni in legno è diventato uno dei pilastri per attuare la decarbonizzazione delle città e, in particolare, per accompagnare l’attuazione di strategie di mitigazione e adattamento rispetto al cambiamento climatico. Ovviamente, per far sì che la scelta di utilizzare i sistemi costruttivi in legno sia coerente rispetto agli obiettivi e alle sfide poste, per esempio, da politiche quali il Green Deal ma non solo, è necessario avere una visione un po’ più ampia e articolata.
In che cosa consiste questa visione?
Non è sufficiente scegliere soluzioni costruttive in legno, ma bisogna estendere la consapevolezza ambientale rispetto alla scelta di altri materiali e componenti. È bene poi ricordare che i sistemi costruttivi in legno tendenzialmente sono inseriti nell’ambito di una delle aree più evolute del settore delle costruzioni, vale a dire quella della prefabbricazione e dell’edilizia off-site che oggi, tendenzialmente, sono sperimentate, accompagnate e supportate attraverso diversi sistemi costruttivi, ma con una prevalenza proprio di quelli in legno. Inoltre, uno dei temi più rilevanti in Europa e a livello internazionale, è l’attuazione di interventi di rigenerazione urbana. Dunque, la riqualificazione del patrimonio costruito e, anche in questo caso, le azioni di ampliamento e di sopraelevazione e di demolizione e ricostruzione vengono sempre di più attuate utilizzando tecnologie del settore legno, sia per le ricadute ambientali, sia per i vantaggi che si possono attuare attraverso dei processi di prefabbricazione con sistemi leggeri e fortemente industrializzati.
È possibile quantificare l’impatto che lo sviluppo dei sistemi costruttivi in legno, a livello nazionale ed europeo, potrebbe avere in termini di riduzione del totale dei gas serra relativi al settore dell’edilizia?
Vi è una relazione specifica nota tra la CO2 equivalente stoccata all’interno del legno, sono incrementate le competenze dei protocolli di sostenibilità anche rispetto al calcolo Lca (Life Cicle Assessement, rispetto alla valutazione del ciclo di vita di prodotti e sistemi, ndr) ci sono diversi incentivi e accordi politici che sono stati siglati in Francia, in Austria, in Germania e anche nel Regno Unito. Per esempio, proprio in quest’ultimo è attivo il piano Timber First, attuato a Londra nel quartiere di Hackney per la pianificazione di una ‘timber first’ planning policy, che orienta sempre di più la scelta del legno nelle costruzioni in relazione al raggiungimento di obiettivi di tipo ambientale. Poi, vi è un mercato ancora volontario nell’ambito del quale è possibile vendere, attraverso cessione, i crediti di carbonio prodotti da un progetto edile ad aziende e imprese che si occupano di compensarle in attività di salvaguardia ambientale.
Quali sono stati i passi che hanno portato a uno sviluppo così rapido di questo settore negli ultimi due decenni?
Sono dovuti a una serie di concause. Sicuramente, una di queste è l’innovazione determinata dal settore della ricerca insieme al sistema impresa, che dall’inizio degli anni Duemila ha portato sul mercato nuovi componenti ingegnerizzati, che ovviamente prima non esistevano. Per fare alcuni esempi, il passaggio a tecnologie stratificate, oppure il fatto di disporre di software che permettono la gestione del progetto nelle sue diverse fasi di sviluppo con una crescente complessità di informazioni e di dati, ma anche un incremento e un’innovazione dei processi di elaborazione, lo sviluppo delle macchine a controllo numerico e, più in generale, anche tutto quello che rientra nell’ambito della digital fabrication. Un altro fattore è invece lo sviluppo di un quadro normativo, che nel frattempo ha consentito di realizzare edifici in legno sempre più complessi e persino multipiano. Tutti questi fattori, insomma, hanno portato negli ultimi 20 anni a una sperimentazione e un’innovazione nel settore AEC, vale a dire Architecture, Engeneering and Costruction Industry, che, ricordiamo, come indicano diversi report di ricerca a livello internazionale, è uno dei più arretrati rispetto all’integrazione delle tecnologie. Il settore delle costruzioni in legno ha sicuramente avviato un salto dal punto di vista tecnologico, ha stimolato una sperimentazione che evidentemente prima era meno presente e quindi il capitale umano rappresentato dal settore della ricerca, insieme a un sistema d’impresa qualificato e le competenze professionali che caratterizzano questo comparto hanno portato allo sviluppo di una rete di sostegno che accompagna questo processo di innovazione. Dall’inizio degli anni Duemila a oggi, l’Europa ha rappresentato un incubatore di competenze che oggi avvantaggiano anche altri mercati, come quelli del Nord America, dove dietro allo sviluppo di molti progetti di edifici multipiano o addirittura di quartieri, vi è spesso la presenza di professionisti e imprese europee.
Attualmente, in ambito accademico, quali sono i percorsi di ricerca più promettenti sui quali è puntata l’attenzione dei principali operatori del settore?
L’ambito accademico è un contesto nel quale sia a livello nazionale sia europeo si sono sviluppati percorsi specifici, più in generale sulla sostenibilità del progetto architettonico che nel settore specifico delle costruzioni in legno. Un aspetto sicuramente fondamentale è quello legato alla formazione specialistica e professionalizzante, rappresentata da percorsi di Master di secondo livello dedicati al settore del legno nelle costruzioni. La possibilità di seguire percorsi learning-by-doing, costruiti quindi molto più sull’esperienza, costituisce un’infrastruttura fondamentale per supportare questa tipologia di formazione. A cui concorre anche la possibilità di usufruire di laboratori, in contesti poli-formativi in cui poter fare sperimentazioni. Sono già attivi diversi modelli così strutturati in Europa e anche l’Italia, forse un po’ in ritardo, si sta comunque adeguando e investendo per poter garantire una formazione in grado di costruire figure professionali e tecniche fondamentali in un settore in continuo sviluppo come quello delle costruzioni in legno.
Può fare alcuni esempi di contesti in cui le componenti ingegnerizzate in legno hanno avuto un ruolo centrale in ambito di riqualificazione urbana?
Dobbiamo sicuramente ricordare una tappa fondamentale: l’Expo Milano 2015, dove il costruire in legno ha consentito di sviluppare processi che hanno permesso di rispettare i tempi in un contesto in cui le procedure avevano portato a un certo ritardo. Sempre in Italia, i piani di ricostruzione post sisma, e più in generale la necessità di dover raggiungere degli obiettivi rilevanti di neutralità climatica entro il 2050, partono dal presupposto di dover mettere in scena delle soluzioni in modo assolutamente tempestivo. Da alcune ricerche condotte a livello internazionale, il settore delle costruzioni è quello all’interno del quale sono attuabili più velocemente dei cambiamenti per arrivare alla decarbonizzazione rispetto ad altri settori: ciò significa attuare degli interventi rilevanti anche da un punto di vista quantitativo come la costruzione e rigenerazione di quartieri e la realizzazione di edifici multipiano pubblici. Quindi, anche grazie alla snellezza e alla precisione che comporta un processo off-site, i sistemi costruttivi in legno avranno sicuramente un ruolo sempre più rilevante.

Il rincaro delle materie prime, tra cui il legno, può avere un impatto negativo?
Certamente ha avuto un impatto negativo, ma lo stesso vale per le altre materie prime, come rappresenta bene lo spaccato dell’ultima parte della storia del settore edilizio a partire dall’avvento del superbonus 110%. L’aumento dei prezzi delle materie prime non consente di avere un controllo nella pianificazione dei progetti, dove i costi e i tempi di approvvigionamento sono alcuni parametri fondamentali. Su questo aspetto, forse, i temi sono due: il primo è quello di attuare i dovuti controlli da parte degli organismi preposti, in modo tempestivo e concreto. Secondo, per quanto riguarda nello specifico il legno, attuare delle politiche rispetto alla valorizzazione della materia prima a livello nazionale che possano sostenere la produzione di componenti ingegnerizzati in legno attraverso materia prima nazionale. Nell’ultimo anno c’è stato un dibattito che, fortunatamente, tende a sviluppare nel prossimo futuro delle azioni volte a sostenere un processo di sviluppo industriale e di valorizzazione della materia prima anche in Italia. Ovviamente, questo non porterà mai a un’autonomia nel fabbisogno della materia prima legnosa italiana, ma porterà sicuramente a un controllo delle condizioni di mercato che a oggi dipendono quasi esclusivamente da altri Paesi.
Il legno è sostenibile, ma quanto è sicuro, per esempio sotto il profilo del rischio incendi?
La correlazione tra rischio incendi e legno credo che ormai sia superata. Ormai è stato dimostrato da un punto di vista scientifico e sintetizzato a livello normativo, come sia possibile progettare e realizzare edifici in legno in totale sicurezza. L’Iter di ricerca, avviato a livello nazionale direi in tempi non sospetti, dal Cnr-Ivalsa a San Michele all’Adige prosegue a livello europeo e dobbiamo anche ricordare come gli incidenti più rilevanti evidenziati dalla cronaca negli ultimi anni, come nel 2017 a Londra nel caso della Grenfell Tower e più recentemente la Torre del Moro a Milano, non riguardano edifici in legno. La prevenzione incendi fa parte di una cultura tecnica, di una conoscenza dei quadri normativi di riferimento e anche delle competenze progettuali che devono essere presenti, sia che si tratti di edifici in legno, sia con altri tipi di materiale. Per concludere, questa equivalenza tra rischio o maggiore probabilità di rischio correlato alla presenza del legno è ormai stata superata da un punto di vista culturale.

Costruire in legno significa anche avere specifiche professionalità. In Italia ce ne sono a sufficienza?
Certamente. Il settore del legno è un settore che richiede delle competenze specifiche, nelle varie fasi dell’intero processo progettuale. Dalla parte iniziale, quella propriamente di progetto, allo sviluppo e produzione di componenti, alla gestione della logistica, al cantiere, a quello che può e deve essere un progetto manutentivo nel tempo. Aggiungerei anche la progettualità nella gestione della fine del ciclo di vita, che deve rispettare logiche di economia circolare. In Italia ci sono delle competenze riconosciute anche a livello internazionale. Sicuramente, un aspetto fondamentale per valorizzare ulteriormente queste competenze e professionalità presenti è la costruzione di un sistema sinergico tra ricerca privata e pubblica, sistema di imprese e politiche che è una condizione che avvantaggia sicuramente altri paesi rispetto al nostro. Per poter formare le professionalità necessarie, a fronte di una crescita del mercato nei prossimi anni di questo settore, è necessario predisporre centri di formazione specifici, di cui esistono già diversi modelli in Europa, anche molto diversi tra loro e riferiti a poli formativi. In Francia, per esempio, questi poli formativi sono centri dove figure come architetti, designer, ingegneri, artigiani e carpentieri seguono dei percorsi differenziati, ma all’interno del medesimo contesto formativo e questo costruisce delle sinergie. In particolare, il politecnico di Torino è attualmente impegnato nell’accompagnamento di un progetto di un polo formativo nel nord-ovest del nostro Paese e questa è sicuramente una delle traiettorie fondamentali per la costruzione di professionalità.
C’è legno e legno: un rivenditore come può distinguere la qualità?
C’è una questione culturale e tecnica, legata al riconoscimento delle specie legnose, che è fondamentale per chi si occupa di questo settore. Ma anche un riconoscimento delle caratteristiche specifiche delle diverse componenti ingegnerizzate che fanno parte del settore, che sono molte e sono in continua crescita e non si tratta di competenze necessarie solo al rivenditore, ma a tutte le diverse figure impiegate in un progetto del settore edilizia, a partire da quelle più tecniche quali architetti e ingegneri, ma anche chi sovrintende i lavori che deve essere in grado di attuare un riconoscimento dei materiali e dei componenti in cantiere, aspetto che troppo spesso viene banalizzato. In Italia, rispetto alla qualità delle costruzioni in legno abbiamo anche un protocollo, denominato Arca. Anche in questo caso specifico, uno degli aspetti più importanti è la formazione e questa può essere attuata all’interno del settore sia dall’ambito universitario, sia, più in generale, dalla formazione permanente per i professionisti e le figure tecniche.
Quanto cresce il settore delle costruzioni in legno
Secondo il Report Edilizia in Legno 2021, realizzato per Assolegno, Associazione Nazionale Industrie Prime Lavorazioni e Costruzioni in Legno, una delle associazioni sotto l’egida di FederlegnoArredo che rappresenta circa 500 imprese della filiera, nel 2020 a fronte di un calo del 7,8% del volume delle costruzioni nell’area Ue (e del 10,1% in Italia), il settore delle costruzioni in legno ha segnato una produzione da 1,39 miliardi di euro, +3% rispetto al 2019.
Di questi, 817 milioni provengono dal comparto edifici (+10% rispetto al 2019), mentre i restanti 573 milioni dalle coperture (-6,1% rispetto al 2019).
Il report ha considerato 312 imprese per un totale di 628 milioni di euro di fatturato. Delle aziende mappate, il 47% presenta un fatturato inferiore a 1 milione di euro e il 30% presenta invece un fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di euro. Tra i 5 e i 10 milioni di fatturato rientra il 13% delle aziende del campione analizzato, mentre nella fascia di fatturato più alta, oltre i 10 milioni di euro, si colloca il restante 10%.

Il Trentino- Alto Adige è l’area che ospita le più grandi imprese specializzate del settore, che da sole realizzano il 49% della produzione complessiva nazionale.
Un dato interessante messo in evidenza dal report riguarda i driver di sviluppo del comparto delle costruzioni in legno: al primo posto, troviamo il rispetto dei criteri Esgs (Enviromental, Social and Governance, le tre dimensioni fondamentali per verificare e misurare l’impegno in termini di sostenibilità di una impresa o di una organizzazione), seguito dall’attenzione alla decarbonizzazione, secondo gli obiettivi di neutralità climatica previsti dal piano europeo Next Generation. Seguono nella classifica il superbonus, anch’esso legato alle questioni della sostenibilità in edilizia e, infine, il caro materiali.
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