Il Codice dell’edilizia è destinato a diventare uno degli strumenti normativi più rilevanti per il settore delle costruzioni in Italia, soprattutto alla luce del caso Milano e del blocco di oltre 150 cantieri disposto dalla magistratura. Questo episodio ha evidenziato criticità profonde nel sistema attuale, contribuendo ad accelerare una riforma attesa da anni.

In attesa del testo definitivo, che dovrebbe nascere dalla delega legislativa entro la fine dell’anno, le bozze già circolate offrono indicazioni chiare sulle direzioni intraprese: semplificazione, uniformità normativa e maggiore chiarezza nelle definizioni degli interventi edilizi. Ma le implicazioni vanno ben oltre, toccando aspetti urbanistici, fiscali, sanitari e persino sociali.


Il caso Milano, con il blocco da parte della magistratura di 150 cantieri, è uno dei fattori che contribuirà a determinare il nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni.

In attesa del testo definitivo, che scaturirà dalla delega legislativa entro l’anno, le bozze circolate offrono spunti di riflessione.

Il Codice conterrà, per esempio, il riordino e la semplificazione dei titoli edilizi necessari per realizzare ogni intervento, con una omogeneizzazione delle norme e delle leggi a livello regionale.

Oggi ognuno fa più o meno quello che vuole, dato che le Regioni hanno una delega per l’autonomia legislativa in materia. Risultato: un pasticcio e, come nel caso di Milano, interpretazioni estensive che la magistratura ritiene un abuso.

Secondo quanto trapelato, il nuovo testo prevede cinque tipi di interventi. Di questi, tre sono considerati di trasformazione e autorizzano le contestate sostituzioni. Gli altri due tipi di pratiche riguardano invece la manutenzione.

Dal testo della legge delega, sempre che il governo trovi il tempo di approvarla (non occorre neppure il successivo ok parlamentare, basta un «sì» in consiglio dei ministri), sembra invece eliminato il concetto di ristrutturazione.

È stato proprio quello uno dei punti caldi del caso Milano: ristrutturazioni che si sono rivelate costruzioni da zero. Ora il Codice riparte con le nuove definizioni degli interventi edilizi da corrispondere nel titolo abilitativo: edilizia libera, Cila, Scia, Pdc.

Una volta individuato il tipo di intervento si potrà procedere più tranquilli. Anche perché è prevista l’abolizione del regime di deroghe e semplificazioni regionali che rende complicato e vulnerabile il processo edilizio.

Oltre a questo, però, il Codice dell’edilizia e delle costruzioni promette molto di più: per esempio, riguarderà aspetti sanitari, tecnologici e fiscali.

Con le nuove regole, per esempio, l’unità minima abitabile è ridotta a 20 metri quadrati, come già previsto dal decreto Salva Casa. E questo comporterà non solo un fiorire di micro-monolocali, ma anche la necessità di rivedere i titoli abitativi connessi. Insomma, cambiare le regole è sempre complicato.

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