A fare da apripista della seconda giornata di lavori al Primo Convegno YouTrade Roma è stato Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, che ha focalizzato il suo intervento su elementi chiave quali il rinnovamento del settore, lo sviluppo di nuove competenze e la capacità di generare una maggiore attrattività nei confronti dei giovani.

«Ci troviamo di fronte a una frattura della storia», ha esordito il professore. «Non stiamo vivendo un momento come altri. Fra cent’anni verrà indicato come un periodo in cui la storia economica ha cambiato direzione. Ciò esplicita da un lato la necessità di un cambiamento, che deve tener conto delle specifiche situazioni di contesto in cui ciascuno si trova ad operare, dall’altro apre grandi opportunità». A patto che si conosca cosa si vuole diventare.


giuliano noci convegno youtrade roma 2026

Perché manca personale nell’edilizia

«La domanda di lavoro c’è, i giovani non ci sono», ha proseguito il relatore, che dal 2024 è anche direttore dell’Hub della Conoscenza, un progetto di formazione per fornire alle nuove generazioni competenze d’eccellenza da mettere al servizio del territorio, esteso alle province di Brescia, Mantova, Lodi, Cremona, e prossimamente anche di Bergamo.

«Il più grande vincolo alla crescita è la mancanza di risorse umane e questo problema aumenterà. Secondo le analisi demografiche in Europa perderemo 10 milioni di occupati in 20 anni», ha rilanciato Noci, affermando che, come riportano anche i dati di Union Camere, il 70% delle imprese edili lamenta difficoltà elevate nel reperire profili professionali.

E se nel settore sono richiesti circa 300 mila lavoratori, tra operai, tecnici e specialisti, l’età media in cantiere resta elevata: 55 anni. «L’Italia è il paese con l’età media dell’imprenditoria più alta d’Europa. Questo è un problema. Un problema che possiamo trasformare in opportunità, se siamo consapevoli del vantaggio di cambiare. Non vuol dire che gli imprenditori «diversamente giovani» debbano farsi da parte totalmente, ma devono concepire la realtà di impresa in modo diverso e devono vivere un’ibridazione, dando linfa ed energia attraverso i giovani».

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Il ricambio generazionale è la sfida delle imprese

«Ci troviamo nel momento di più grande passaggio generazionale della storia industriale moderna dell’Italia. Tutti quelli che hanno costruito le imprese dopo la Seconda guerra mondiale, dopo il boom industriale, hanno tra i 70 e i 90 anni. Abbiamo un problema di ridare linfa al nostro sistema economico», per evitare di vendere. «Costruire fondamenta manageriali e mettere innesti giovanili significa creare le fondamenta per una proiezione futura dei vostri centri di distribuzione».

Secondo i dati di un sondaggio intitolato Giovani, futuro e nuovi poteri: cosa ne pensano davvero le nuove generazioni? presentato in anteprima al Festival dell’Economia di Trento e realizzato dall’Hub della Conoscenza su 6.300 studenti della Lombardia, è emerso «che i ragazzi sono molto meglio di quello che pensiamo», ha affermato Noci.

«Se provocati, se stimolati, se si stabilisce con loro un rapporto di fiducia, i ragazzi sono straordinariamente positivi e sono in grado di dare un grande contributo, anche perché sono soggetti nati con un sistema operativo nativamente digitale. I ragazzi di 25 anni sono già vecchi, sono quelli di 15 anni a cui dobbiamo guardare. Sono loro che potranno mettere l’energia e la linfa che serve al nostro sistema economico e alla nostra filiera».

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Cosa cercano oggi i giovani

Dal sondaggio emerge il quadro di una generazione più pragmatica, ma preoccupata dal futuro. «I giovani non rifiutano il lavoro», ha continuato il professore. «Il vero tema è che, mentre in noi la funzione obiettivo di vita è quella di massimizzare le opportunità nel lavoro, in loro la funzione obiettivo è massimizzare la qualità della vita. Il lavoro è una componente importante, ma non è il valore assoluto. E questo lo dobbiamo accettare».

Sempre secondo il sondaggio presentato dal professore, il 45% dei ragazzi teme di non trovare opportunità lavorative adeguate. «Siamo alla ricerca disperata di persone, ma c’è un profondo mismatch tra domanda e offerta. I ragazzi non trovano un corrispettivo che parli a loro e allora vanno da un’altra parte, tanto più che muoversi in Europa è ormai facilissimo».

Un altro elemento che emerge dall’indagine è un senso di incertezza profonda. «Il temere di non essere all’altezza si accompagna a un forte bisogno di accompagnamento, di orientamento. Dobbiamo lavorare con loro».

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L’edilizia può diventare un settore di futuro

La scuola fa molta fatica a coniugare un legame con il mondo delle imprese. Che cosa possono fare, invece, gli imprenditori del settore?

«In primo luogo, come distributori di materiale edile, dobbiamo costruire una strategia per diventare quello che vogliamo essere nel futuro. Diventare soggetti che abilitano spazi di vita di qualità è una narrativa straordinariamente interessante e accattivante per i giovani. È chiaro che occorre avere la capacità di passare dalla teoria alla pratica, quindi tradurre tutto questo in scelte organizzative chiare», ha chiarito Noci.

«In secondo luogo, avvicinarsi al mondo della scuola e costruire percorsi progettuali. Se non costruiamo connessioni, resta un dialogo tra sordi». Terzo elemento, costruire percorsi di crescita professionale. «Dobbiamo invertire la logica. Sono loro che scelgono, non il contrario. Se hai capacità attrattiva, le persone arrivano perché colgono le opportunità».

Nativi digitali e propensi al lavoro di squadra, i ragazzi sono la risorsa su cui investire per il futuro e «l’edilizia può diventare piattaforma di futuro», ha ribadito il relatore. «L’edilizia costruisce spazi di vita, spazi di futuro declinati sia in ambito residenziale che in ambito urbano. I ragazzi hanno una voglia nativa di contribuire al futuro e il mondo dell’edilizia può essere una straordinaria opportunità. L’attrattività dobbiamo declinarla guardandoci dentro», ha proseguito Noci.

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«In questo momento di cambiamento, come quando il mare è in tempesta, occorrono una bussola e un timone. La bussola consiste nell’avere chiare alcune dinamiche del vantaggio competitivo, come dare nuova linfa all’impresa attraverso il contributo dei giovani. L’altro elemento è uno strumento di governo, cioè un sistema chiaro di responsabilità, deleghe e strumenti di gestione coerenti con lo spirito del tempo».

In questo contesto di cambiamento così veloce, avendo i punti cardinali ben delineati, bisogna però anche avere la capacità di aggiustare il percorso. «Questo significa due cose. Avere la capacità di definire la direzione, senza avere la pretesa di far la scelta ottima. Navigare nell’incertezza può essere molto bello, farlo con i giovani è affascinante e portatore di grande valore».

 

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