Il cambiamento nel settore edilizia è un processo inevitabile, ma non lineare. È influenzato da fattori globali, dinamiche economiche e scelte politiche che spesso sfuggono al controllo delle singole imprese.


Periodicamente eccoci qui a parlare di cambiamento, un argomento che ha una sua definizione legata ai temi della modernità, e una definizione che è più legata alla realtà. Una versione astratta in cerca di collegamenti con la realtà del mercato, e una versione che, nel pieno rispetto delle caratteristiche del nostro mondo, si nutre di piccoli passi quotidiani che per molti sono una goccia nel mare, e per altri uno straordinario momento di evoluzione.

Anche il Convegno YouTrade che si è recentemente svolto a Bari ha affrontato queste tematiche, cui si sono aggiunte le riflessioni sull’attuale momento di incertezza a livello mondiale che condizionano, in modo direi pesante, anche il settore dell’edilizia.

Un mondo che non trova pace perché non la cerca, in primo luogo, perché gli interessi personali di pochi riescono ad avere il sopravvento sull’ordine mondiale, senza che nessuno abbia la forza, la convinzione, la capacità, la volontà di opporsi.

Nella situazione attuale è anche difficile concentrarsi sul tema sempre affascinante del cambiamento, che sarebbe pure necessario, se improvvisamente, come è già capitato in tempi recenti, non si dovessero affrontare problemi contingenti come il rincaro dei materiali dovuti all’aumento del costo del petrolio e dei suoi derivati, ai costi dei trasporti e di certe materie prime, e così via.

C’è quindi la visione virtuale di una ipotetica, realmente moderna attività distributiva nel nostro settore, più che altro legata alla diffusione (per ora ancora con il freno tirato) della digitalizzazione dei processi, mentre nel quotidiano i problemi da risolvere sono altri, e non sono cose da poco.

Qualcuno dirà che la risposta, la soluzione, a queste problematiche sia proprio nel cambiamento, nella capacità di adattarsi alla follia di un mercato sconclusionato che già deve cercare di parare il colpo del ridimensionamento degli incentivi e che già lo scorso anno ha pesantemente ridotto gli investimenti nella ristrutturazione, che è il nostro mercato di riferimento.

Non si può escludere che il cambiamento, ovvero l’utilizzo di nuovi strumenti operativi, organizzativi e gestionali, possa essere una soluzione, ma come in tutte le cose occorre trovare un certo equilibrio, e non è davvero il caso di tirare in ballo la selezione naturale della specie della rivendita di materiali edili.

Come mi sembra di aver già ricordato, quando i problemi sono seri, occorre affrontarli seriamente. Dobbiamo purtroppo anche ricordare che è sempre presente lo spettro degli insoluti, e qui non c’è digitalizzazione che tenga, vige ancora l’antico, ma sempre attuale, stimolo della prudenza.

Modificare i propri comportamenti in un mondo perfetto sarebbe sicuramente più semplice. Qui invece ci dobbiamo arrangiare con quel che c’è e nella situazione che stiamo vivendo, sperando che il mondo si dia un po’ di pace.

Con una botta di ottimismo, che non deve mai mancare, aprire la mente al cambiamento è sicuramente un esercizio utile. Non si tratta a mio avviso di una decisione contingente, il miglioramento dei processi dovrebbe essere una costante del pensiero imprenditoriale. Gli stimoli che arrivano ogni giorno da tutte le parti vanno raccolti e soppesati, e soprattutto confrontati con la realtà imprenditoriale di ognuno, se non altro per evitare sgradite sorprese.

L’approccio al mondo digitale non è una calamità, e approfondendo il discorso potrebbe anche diventare un prezioso alleato nella nostra attività di tutti i giorni, perché tutto ciò che può snellire il lavoro, limitare le possibilità di errore, tutto ciò che può consentire l’ottimizzazione dell’attività dei collaboratori, non ultima una gestione del tempo che consenta a tutti di frequentare corsi di aggiornamento professionale, è già di per sé un vantaggio competitivo. Insomma, ci si può provare.

di Roberto Anghinoni

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