L’allentamento delle tensioni internazionali è un elemento positivo assieme al dato sull’incremento dei prezzi. Ma c’è ancora incertezza.


Dopo il calo di agosto e la ripresa di settembre, l’indice nazionale di fiducia delle imprese di costruzioni fa segnare un ulteriore incremento, che porta l’indicatore su valori più elevati di quelli di un anno fa, a 4,7 punti oltre il valore di equilibro tra chi vede il mercato in crescita e chi lo valuta invece in flessione.

È la conferma di un buon segnale, che fa il paio con la ripresa che si registra anche a livello europeo, sia nell’indicatore relativo ai Paesi dell’area euro, sia per i Paesi che fanno parte dell’Europa a 27.

Anche gli indicatori europei fanno segnare una significativa ripresa, pur rimanendo sotto lo zero, ma con una dinamica minore rispetto a quella italiana, portando il divario tra l’indice nazionale e quello dell’area euro dai 5,6 punti percentuali di settembre a 7,6 punti, mentre il divario tra Italia e Europa a 27 è più ampio, nell’ordine di 9,5 punti percentuali, quasi 2 in più rispetto a quelli di settembre.

La notizia della crescita del clima di fiducia è comunque una notizia positiva e si dovrà vedere nei prossimi mesi se la tendenza proseguirà e in ragione di quali dinamiche.

Certamente a questo risultato possono avere contribuito alcuni piccoli allentamenti sul piano internazionale, in particolare per l’annunciata risoluzione del conflitto in Palestina.

Tuttavia, altri fattori potranno influire negativamente in futuro, se la spirale trumpiana dei dazi non si disinnescherà. Allo stato attuale, la situazione rimane di grande incertezza.

In ogni caso, analizzando l’andamento della fiducia delle imprese nei diversi settori economici a livello nazionale, oltre alla ripresa della fiducia delle imprese di costruzione, emerge un forte incremento della fiducia nel settore del commercio, dopo la flessione dei due mesi precedenti. Stabile il comparto dei servizi.

Altro dato positivo è la ripresa anche per il settore dell’industria, che risale lentamente la china intrapresa in passato, rimanendo comunque sempre in area negativa, ovvero sotto lo zero.

Altro elemento positivo è la crescita della fiducia dei consumatori o, meglio, la riduzione del valore negativo, che rimane comunque intorno a -15 punti percentuali, che dunque risale la china negativa registrata a metà primavera del 2025.

Dunque, il mese di ottobre porta alcuni segnali incoraggianti per la nostra economia e in particolare per il settore delle costruzioni, trainato dal Pnrr e dalla necessità di chiudere entro il mese di giugno 2026 tutti i lavori aperti.

Dal punto di vista della produzione nel settore delle costruzioni, il dato più aggiornato fornito da Istat è quello relativo al mese di agosto, che riporta un valore di 40,8 punti percentuali superiore a quello del valore medio della produzione riferito al 2021, anno come noto già molto positivo per il settore.

Questo decremento va letto nella giusta prospettiva, perché agosto è un mese fisiologicamente di rallentamento dei lavori, dunque il dato è coerente con l’andamento storico, e il mantenimento del livello sopra i 40 punti percentuali oltre la media del 2021 fa intravvedere come il settore sia comunque ancorato a una forte produttività.

Dal punto di vista dell’andamento degli indicatori anticipatori i segnali sono apparentemente contradditori, perché da un lato vi è un’attesa positiva per l’occupazione, che sicuramente dipende dalle necessità urgenti di chiusura dei cantieri avviati con i fondi del Pnrr, mentre sono in flessione, anche se sempre sopra la soglia dello zero, le attese per ordini e piani di costruzione, fattore che andrà monitorato nei prossimi mesi per comprendere la tendenza di più lungo periodo.

Sul fronte dell’inflazione, le stime per il mese di ottobre evidenziano una riduzione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), pari a +1,2% dal +1,6% del mese precedente.

La sensibile decelerazione del tasso d’inflazione si deve prevalentemente al marcato rallentamento su base tendenziale dei prezzi degli Energetici regolamentati (da +13,9% a -0,8%), degli Alimentari non lavorati (da +4,8% a +1,9%) e, in misura minore, di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +2,0%).

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano (da +3,1% a +2,3%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +2,3%).

La variazione congiunturale negativa dell’indice generale riflette la diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-6,7%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%), degli Energetici non regolamentati (-0,8%), dei Beni durevoli, dei Servizi relativi alle comunicazioni e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,3% tutti e tre), parzialmente attenuata dalla crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati (+0,4%) e dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3%).

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione pari a -0,2% su base mensile e a +1,3% su base annua (da +1,8% del mese precedente).

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