Ci sono alcuni convincimenti, abbastanza radicati nelle imprese, che non solo vanno sfatati, ma vanno assolutamente abbandonati. L’arduo compito è spettato al IV Convegno YouTrade Sud ad Alberto Bubbio, professore associato di Economia Aziendale, responsabile del corso di Programmazione e Controllo, presso l’Università Cattaneo-Liuc e responsabile scientifico YouTrade Education.
Attenti a fatturato e magazzini
«Il primo convincimento è quello del fatturato. Non si risolvono i problemi di finanza delle aziende, aumentando il fatturato, anzi così facendo si aumentano i problemi. Pensare di uscire dalle crisi finanziarie attraverso il fatturato è il modo migliore per chiudere l’azienda o svenderla, che è ancora peggio», ha ammonito il professore.
Secondo pericolo, l’assunto «il tempo è denaro», tanto in voga nella finanza. «La logica dell’efficientismo porta a cercare una rotazione dei magazzini altissima, ma il tempo deve servire a pensare al magazzino come una fonte di servizio per i clienti», ha affermato Bubbio.

«Il magazzino non deve girare, deve soddisfare il cliente. Certo, bisogna avere magazzini tendenzialmente vendibili, per questo è fondamentale scegliere bene i fornitori con cui lavorare. Attenzione ad avere un unico fornitore, ma anche troppi fornitori. Affidarsi a un solo fornitore non va molto bene, ma averne troppi rischia di portare a riempire i magazzini di merce che non si sa neanche di possedere».
Dalla finanza che segue alla finanza che guida
Secondo l’analisi del relatore, dall’era della finanza che segue stiamo passando all’era della finanza che guida.
«Quando il costo del denaro si alza, l’errore è di ragionare a breve termine, un errore che commettiamo tutti, propendendo verso acquisti e investimenti di breve periodo», ha commentato Bubbio. «C’è già stato un periodo in cui la finanza guidava. Gli imprenditori erano tutti finanzieri, si occupavano di business a supporto della loro attività finanziaria. Per fortuna quel periodo è finito.
Dal 1975 al 1985 il denaro era poco e costava molto, intorno al 12%; oggi, se è tanto, arriva al 3%», ha ricordato il professore. Mettendo in pratica la teoria dei monetaristi, per cui l’inflazione non è dovuta a un eccesso di domanda di beni, ma a un eccesso di circolazione della moneta, sono state avviate politiche di restrizione monetaria.
«L’unica legge dell’economia che non è mai stata smentita è quella della domanda e dell’offerta. Se c’è molta domanda e poca offerta, i prezzi si alzano», ha esplicitato il relatore. «Progressivamente la finanza ha assunto sempre meno importanza, finché oggi siamo di fronte a una finanza che segue e non guida».
Pericolo inflazione
Ma cosa succederà nei prossimi mesi, nei prossimi anni? «Se continua così», ha avvertito il professore «possiamo sperare che ci sia solo un problema di prezzi, con dinamiche del tutto imprevedibili. Venti di guerra generano crisi dei mercati finanziari e un aumento dei prezzi delle materie prime, in maniera proprio sequenziale. L’inflazione eroderà le disponibilità finanziarie e il costo del denaro schizzerà alle stelle.
Ci sarà una crescita monetaria non reale e l’inflazione genererà un drenaggio di liquidità», ha spiegato Bubbio che ha messo in guardia gli imprenditori in sala: «Se le vostre aziende sono già in tensione di liquidità, mettetevi a posto, perché l’inflazione peggiorerà le cose».
Per evitare di essere travolti dall’inflazione, il professore suggerisce alcune leve: gestire il credito «ricordando che la durata media di pagamento concessa ai clienti è come uno sconto», valutare con attenzione l’affidabilità dei clienti e capire molto bene cosa vogliono: finanza, con le dovute garanzie, ampiezza di gamma, disponibilità della merce, tempestività, consegna merce a domicilio, capacità di proporre soluzioni tecniche. Un’altra leva importante è la gestione del magazzino in ottica di servizio: avere «tutto» disponibile (tempestività) ma nel contempo solo l’essenziale, con un grande lavoro di pianificazione.
«Infine, l’ultimo e terzo argomento, che non smetterò mai di sottolineare quanto sia importante, è la marginalità dei punti vendita», ha concluso il relatore. «Dalla marginalità dipende la vostra capacità di generare liquidità. Nell’Its, così come nell’elettrico, le marginalità per tenere in piedi un’attività e vivere tranquilli, è minimo del 35%. Se è così per tutte queste realtà, non vedo perché la distribuzione edile debba fare eccezione».
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