Una giustizia sprint per far ripartire il Pil

Al momento l’attenzione è concentrata su dazi e guerre (speriamo arrivi presto un dopo). Ma, nel frattempo, i problemi che frenano lo sviluppo dell’economia italiana non sono scomparsi. Uno di questi riguarda la macchinosa, inefficiente, irritante giustizia civile. Secondo le parole, ahinoi inascoltate, pronunciate da Mario Draghi quando era governatore di Bankitalia, anche senza considerare l’intasamento da liti condominiali, un processo civile rapido ed efficiente potrebbe liberare 18 miliardi l’anno e far crescere l’occupazione del 3%. Sono passati 15 anni da quando Draghi ha pungolato la classe politica: «Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile: la durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i mille giorni e colloca l’Italia al 157esimo posto su 183 Paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale». Investire sulla macchina della giustizia (investire non con un camion come vorrebbero alcuni, ma con mezzi finanziari) può portare a un’efficienza che, sempre secondo la relazione dell’allora governatore, può liberare fino all’1% sul Pil. Sarebbe un bel risultato, visto che da due anni la produzione industriale arretra e l’export delle aziende, come quelle della ceramica e dell’arredamento, è falcidiato dai dazi americani.

La dea bendata, immagine simbolica della giustizia
La dea bendata, immagine simbolica della giustizia

Crediti, appalti o abusi veri e presunti portati sui banchi dei tribunali sono invece una palla al piede. Anni fa un’analisi della Banca Mondiale aveva stimato che in Italia servono in media 1.120 giorni per recuperare un credito commerciale. Un freno a mano che colloca l’Italia al 111esimo posto su 190. Nel frattempo la statistica potrebbe essere anche migliorata. Ma di quanto?

Senza entrare nella polemica tra chi è impegnato a separare le carriere dei giudici da chi difende l’assetto attuale, non sarebbe invece una priorità velocizzare, eliminare le farraginosità e gli espedienti giuridici escogitati per non arrivare a sentenza e allungare il tempo dei procedimenti? E la causa della lentezza non è data dal diritto romano alle fondamenta del nostro diritto. Per esempio, in Spagna, con un sistema analogo a quello italiano, una sentenza civile arriva dopo 510 giorni e in Germania 499. Insomma, durano la metà rispetto a quelli nostrani. Va detto, per amore di verità, che sui tempi della giustizia ci sono anche stime diverse. La Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej), per esempio, ha accorciato tutto, riducendo a 514 giorni la durata di un processo civile di primo grado in Italia, ma che resta comunque più lunga rispetto ai 282 giorni della Spagna e i 196 giorni della Germania. Insomma, la nostra (in)giustizia impiega il doppio del tempo. E, sempre per amore di verità, la colpa non è solo della politica, ma anche del comportamento dei cittadini. Nel 2015, a Napoli le iscrizioni presso i giudici di pace delle cause di «risarcimento danni da circolazione» rappresentavano il 44% di tutte le iscrizioni nazionali.

La durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i mille giorni
La durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i mille giorni

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il commento
Inserisci il tuo nome qui