Un’azienda relativamente giovane che, grazie alla sua solidità produttiva, logistica e patrimoniale, è cresciuta fino a diventare in meno di trent’anni uno dei principali player nel mercato europeo del fissaggio. Stiamo parlando di Tecfi, società napoletana con sede a Pastorano (Caserta), dotata di tre linee di produzione dedicate allo stampaggio a iniezione di plastica e gomma, allo stampaggio di lamiera con tranciatura e alla produzione di viti e ancoranti mediante stampaggio a freddo e rullatura.

L’azienda dispone inoltre di un laboratorio di oltre 500 metri quadrati (a breve, con il nuovo stabilimento, esteso a oltre 750 metri quadrati) con attrezzature all’avanguardia per prove dimensionali, meccaniche, metallurgiche, di corrosione accelerata e di scansione calorimetrica, e di oltre 7 mila metri quadrati di magazzini.

L’elevata capacità di stoccaggio garantisce al cliente la disponibilità continua dei prodotti, anche in situazione di domanda sostenuta o di incertezza del mercato, mentre l’efficiente servizio logistico permette di consegnare in Italia entro 24-48 ore, e all’estero in 72-96 ore, dal ricevimento dell’ordine.

Nell’ambito del piano di sviluppo aziendale, Tecfi ha ampliato il sito di Pastorano con un nuovo impianto che le consentirà di raddoppiare la superficie dello stabilimento e potenziarne la capacità produttiva.

YouTrade ha incontrato Gianluca Bertamino, ceo e co-fondatore dell’azienda, che ha raccontato i trend di sviluppo del mercato del fissaggio e le strategie di Tecfi per continuare a crescere.


Intervista a Gianluca Bertamino, ceo Tecfi

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Il mercato del fissaggio è diventato sempre più centrale. Come sta andando oggi?

Dopo la pandemia il mercato è cresciuto parecchio. L’euforia, alimentata anche dal superbonus, ha portato a un eccesso di domanda che ha poi avuto ripercussioni sul forte aumento dei prezzi delle materie prime e di conseguenza dei prodotti.

Dopo il 2022 e il 2023 si è iniziata a delineare una contrazione della domanda, anche se nella prima parte del 2024 si registrava ancora una coda dell’eccesso di richiesta e una forte instabilità sui prezzi delle materie prime e della componente energia.

Nella seconda parte del 2024, invece, c’è stato un ritorno alla normalità: la domanda e i prezzi sono cominciati a scendere, tranne l’energia per la quale andrebbe condotto un discorso a parte, con crolli anche del 30% e un ritorno degli stessi quasi ai livelli pre-pandemici.

Nonostante la normalizzazione del mercato, le aziende che, durante la fase di boom, hanno utilizzato gli extra redditi per realizzare investimenti strutturali, sfruttando anche i fondi del Pnrr per rafforzare i propri fondamentali, hanno continuato a crescere e a far segnare dati positivi, anche se con un lavoro molto impegnativo.

Quali sono le vostre previsioni per il mercato del 2026?

Secondo una ricerca realizzata prima della pandemia, le aspettative per il mercato del fissaggio mondiale parlavano di una crescita da 90 a 130 miliardi di dollari, un dato che, secondo me, si può inquadrare in quella scia di euforia a cui ho accennato prima. Diciamo che i sistemi di fissaggio sono ampiamente utilizzati in qualsiasi ambito delle costruzioni. Si tratta, quindi, di un mercato che dovrebbe reggere e, forse, anche crescere.

Per quanto riguarda Tecfi, mi aspetto di raccogliere i risultati degli investimenti strutturali che abbiamo effettuato negli ultimi due anni con l’avvio della nuova piattaforma produttiva e l’ampliamento della gamma dei prodotti. Anche per il 2026 mi aspetto, dunque, di conseguire buoni risultati, continuando il percorso di sviluppo.

Fissaggi meccanici o ancoraggio chimico. Come si divide il vostro mercato?

Nel panorama dei fissaggi strutturali, Tecfi presenta nella propria gamma sia fissaggi chimici che meccanici. Ci sono una serie di utilizzi in cui è meglio adoperare, o in cui è obbligatoriamente richiesto, il fissaggio chimico. A esclusione di queste casistiche, la rapidità di esecuzione del fissaggio meccanico, e il relativo costo per il prodotto e per l’installazione, fa propendere verso questa soluzione.

Tecfi ha deciso di continuare a investire nel mondo dei fissaggi meccanici sia in termini di lunghezze che di diametro dei prodotti. Tuttavia, abbiamo concluso rilevanti investimenti anche nel settore del fissaggio chimico, conseguendo importanti certificazioni.

Quali sono gli impieghi più richiesti dai vostri clienti?

Andando per macrocategorie, possiamo annoverare i fissaggi strutturali pesanti, i sistemi di fissaggio per le coperture, per i serramenti e le facciate, i fissaggi per il legno e tutto il mondo dei sistemi per il fai da te e il cliente professionale. Sono queste le sezioni in cui vogliamo essere sempre presenti e verso le quali facciamo grandi investimenti di produzione diretta o di certificazione.

Per quali materiali sono adatte le vostre soluzioni?

Siamo molto forti nella produzione di sistemi di fissaggio per calcestruzzo e murature, per ferro, metalli in genere e materiali lignei, ma abbiamo una gamma di prodotti anche per fissare su materiali meno resistenti come il cartongesso o su pannelli isolanti.

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C’è un trend di prodotto che si può individuare in questo momento?

Nelle grandi strutture, proprio perché se ne usano in grandissime quantità, c’è forte richiesta di fissaggi meccanici caratterizzati da un’elevata velocità di installazione, oltre che di fissaggi chimici prescritti dai progettisti.

Nel fissaggio strutturale, Tecfi si posiziona in Europa come uno dei principali produttori di viti per il calcestruzzo e di ancoranti in acciaio, con un’ampia gamma di prodotti, dai più piccoli ai più lunghi. Le viti per calcestruzzo rappresentano un trend in forte crescita, che andrà a contrassegnare il settore dei fissaggi meccanici in futuro.

Per quanto riguarda le murature, Tecfi può vantare un’ampia gamma di fissaggi in nylon con viti in acciaio al carbonio o in acciaio inox. Anche questi tasselli in nylon, nel cui panorama stiamo lanciando adesso la nuova gamma VS Easyflex, rappresentano un sistema molto efficiente e sicuro per ancorarsi a diversi supporti, a partire dal calcestruzzo e includendo quasi tutti i tipi di muratura, e indicano un’altra tendenza di cui tenere conto.

Infine, guardando ai supporti in metallo, direi che le viti autoperforanti in acciaio al carbonio e bimetallo raffigurano un’altra forte tendenza.

La qualità del fissaggio è considerata sufficientemente importante dagli operatori?

Per rispondere a questa domanda è necessario separare l’operatore professionista, che si avvale di congrui studi di progettazione, dal piccolo professionista e dalla rivendita.

Nella rivendita la qualità è collegata alla tradizione e alla ripetitività che il fornitore di fissaggio è in grado di garantire. Anche il piccolo professionista sempre più si rifà a tradizioni e modus operandi propri dell’azienda, ma comincia a guardare anche alle certificazioni, anche se non ha piena consapevolezza di tutto ciò che sta intorno a queste certificazioni.

Al contrario, il grande utilizzatore professionale, che si avvale di studi di progettazione, ha la consapevolezza degli obblighi normativi e delle analisi necessarie per selezionare e utilizzare un prodotto di fissaggio all’interno di una costruzione. In questo caso, la qualità del prodotto viene collegata alla certificata idoneità di quel prodotto per quell’impiego specifico. In realtà, la vera qualità di un prodotto è legata capacità del produttore di sistemi di fissaggio di garantire la ripetibilità del prodotto nel tempo, con performance molto stabili e certificate da enti terzi.

Cambiano i materiali che si utilizzano. Cambiano anche i prodotti per il fissaggio?

Ovviamente sì. La tendenza nel costruire strutture più leggere ha aumentato la richiesta di ancoraggi su calcestruzzi e metalli sempre più sottili. Anche alcuni nuovi materiali di base, come il gasbeton, hanno cambiato moltissimo il mondo dei fissaggi negli ultimi 20 anni. Il materiale di base rappresenta uno degli elementi principali per la scelta del sistema di fissaggio. Cambiando il primo, si evolve anche il secondo, e se non esiste deve essere inventato.

Negli anni c’è stato anche un mutamento del design dei tasselli?

La nuova tendenza a progettare strutture con materiali più flessibili e meno pesanti ha richiesto la progettazione di nuovi prodotti, con design differenti. Le richieste principali hanno riguardato l’ideazione di ancoraggi con inserimenti più piccoli o, al contrario, sistemi per fissare elementi di maggiore spessore, come i pannelli isolanti.

Inoltre, se occorre effettuare un fissaggio su una muratura dotata di pannello isolante, occorrerà sommare allo spessore fissabile anche lo spessore del pannello isolante, richiedendo così fissaggi molto più lunghi.

Ci sono particolari aspetti ai quali bisogna fare attenzione nell’utilizzo dei sistemi di  fissaggio?

Una volta che il progettista ha espresso le proprie esigenze di fissaggio, ci sono alcuni dettagli indispensabili per la scelta. Innanzitutto, occorre considerare la tipologia del materiale di base a cui è necessario ancorarsi, il suo spessore e il comportamento del materiale di base sottoposto all’applicazione di un carico, ad esempio tenendo conto di calcestruzzi in zone tese o compresse.

In secondo luogo, bisogna valutare lo spessore e il peso del materiale da fissare. Negli ultimi dieci anni, inoltre, è cresciuta l’attenzione anche al comportamento del materiale di base in caso di sisma: qualora, quindi, venissero richieste speciali performance del prodotto in caso di applicazione in zona a rischio sismico, il fissaggio dovrà garantire un certo tipo di prestazioni, valutate con prove specifiche secondo normative europee precise.

Come si identifica il tipo di prodotto da utilizzare?

Come detto la scelta del fissaggio deve tener conto di alcuni parametri importanti che, in un’applicazione strutturale, devono però essere definiti con precisione dal progettista. Questi parametri possono essere soddisfatti dalle performance dichiarate all’interno dei benestare tecnici europei dei prodotti di fissaggio, i cosiddetti ETA (European Technical Assessment).

Qualora, invece, le esigenze del progettista non venissero soddisfatte da nessun prodotto presente sul mercato, la nostra azienda ha la possibilità di eseguire test ad hoc e proporre una soluzione customizzata, grazie a un laboratorio di ricerca, sviluppo e certi cazione all’avanguardia.

Quando è nata Tecfi?

Tecfi è nata nel 1997. Il progetto aziendale è stato ideato da me e finanziato inizialmente da mio padre Enzo e Antonio Guarino, altro socio fondatore. Le due famiglie erano già attive nel settore dei prodotti da costruzione e ferramenta, a livello puramente commerciale.

Terminati gli studi, ho desiderato avviare lo sviluppo di un’attività di produzione in proprio e di conseguenza mi sono lanciato in questa avventura. Ovviamente ciò ha comportato un grosso investimento industriale, oltre che nel laboratorio, che rappresenta l’anima di questa azienda.

La storia di Tecfi passa attraverso una forte consapevolezza della componente tecnica e una forte volontà di industrializzazione, oltre che una grande velocità nella realizzazione dei prototipi che servono per poter realizzare le certificazioni dei prodotti.

Quali sono stati i passi più importanti della vostra storia?

Come tutte le aziende, abbiamo avuto due fasi propedeutiche a quella in cui ci troviamo oggi.

La prima coincide con la nascita dell’azienda: per quanto i nostri prodotti fossero buoni, ci siamo trovati a competere con le altre aziende presenti sul mercato. In questa fase è difficile riuscire a far recepire al mercato la vera qualità, quindi abbiamo puntato tutto sulla presenza, la disponibilità di prodotto e un’offerta commerciale economicamente coerente.

In seguito, abbiamo messo in campo velocemente la fase due, in cui abbiamo promosso la nostra capacità di ripetere il prodotto in maniera stabile in termini di qualità. Al tempo stesso abbiamo ampliato la gamma e iniziato a supportare tecnicamente il mercato, anche con certificazioni europee (ETA).

Abbiamo percorso queste tappe in maniera molto veloce: in cinque anni, siamo passati da essere una società a responsabilità limitata con un capitale da 20 milioni di lire a una società per azioni da 2 milioni di euro, dotata dal 2001 di certificazione Iso 9001 e dal 2024 di certificazione Iso 14001, proprio per trasmette il messaggio di un’azienda con standard di gestione incentrati sulla qualità e la responsabilità ambientale.

Tutto questo ci ha consentito di proiettarci rapidamente nella terza fase, quella in cui siamo oggi. Abbiamo superato tutte quelle aziende che avevano 30-40 anni di attività alle spalle, sia in termini di fatturato che di certificazioni e gamma di prodotti, coprendo nel giro di sette-otto anni tutto il mondo del fissaggio su murature, legno, metalli, cartongesso. In più, siamo in grado di offrire supporto in tutto il mondo a livello tecnico e di marketing.

Qual è la leva che vi ha permesso di fare questi passaggi così velocemente?

Investire in maniera continuativa nel laboratorio in termini di spazi, facilities e persone che ci aiutassero a comprendere in quale direzione indirizzare le nostre ricerche e i tipi di prodotti da sviluppare e produrre, sia internamente che all’esterno.

Avere la produzione diretta e un laboratorio come il nostro ci ha permesso di garantire una forte ripetibilità, anche per i prodotti realizzati da terze parti. I nostri disegni sono molto precisi e offrono dettagli sulla dimensionalità, la metallurgia, la calorimetria differenziale a scansione, la meccanica, la resistenza alla corrosione. Tutti questi parametri, che rappresentano il 99% del prodotto di fissaggio, vengono controllati lotto per lotto.

Quindi, avere un laboratorio proiettato sulla ricerca e sviluppo, possedere competenze produttive per essere veloci nella fase di realizzazione, essere in grado di controllare i risultati della produzione affinché siano conformi alle aspettative dei disegni industriali, sono state le leve che ci hanno permesso di commercializzare prodotti che hanno sempre funzionato.

Da non dimenticare poi la disponibilità della merce. Tecfi stocca migliaia di prodotti e i prossimi investimenti saranno proprio indirizzati al potenziamento della parte logistica oltre che, ulteriormente, di quella industriale.

Avete deciso di ampliare la nuova sede. Qual è il motivo?

I primi due stabilimenti Tecfi si trovano si trovano a Pastorano sulla Strada Statale Appia, a poche centinaia di metri dall’uscita Capua della A1 fra Napoli e Roma. Esaurito questo terreno, nel 2006 abbiamo acquistato un ulteriore grande lotto di terreno sempre nel comune di Pastorano, in un’area a poca distanza dalla prima, a cui poi si è aggiunto, due anni fa, un altro importante appezzamento, per un totale di tutte le superfici di oltre 70 mila metri quadrati.

I due nuovi lotti contigui ci offriranno la possibilità di costruire superfici industriali-logistiche per circa 30 mila metri quadarti coperti, di cui oltre 13 mila già realizzati. Obiettivi di questi ampliamenti: disporre di spazi adeguati per la progettazione e il controllo, adeguamento della capacità produttiva alla crescita aziendale, forte capacità logistica per garantire ai clienti la consegna in Italia in 24-48 ore e all’estero in 72-96, garantire gli impegni sulla sicurezza e sulla sostenibilità.

Quali sono i vostri progetti per il 2026?

La nuova struttura è ormai finita, aspettiamo solo alcune macchine nuove per farla partire nel corso del 2026, ampliando notevolmente il range di produzione degli articoli che già realizzavamo, con pezzi più grandi e più lunghi.

Subito dopo incominceremo ad espanderci ulteriormente: nonostante abbiamo appena concluso la costruzione di 5.500 metri quadrati, tutto lo spazio è già stato allocato. Non dobbiamo fermarci, anche per mettere a frutto i contemporanei enormi sforzi che l’azienda sta mettendo in campo sul fronte commerciale, investendo fortemente sul marketing e sul go-to market, a supporto della nostra rete vendita.

Negli anni avete avuto un momento difficile?

Abbiamo avviato importanti investimenti in ambito industriale poco prima della caduta del governo nel settembre 2011 e della crisi del 2012, a cui è seguito un forte crollo della domanda e dei prezzi. Noi avevamo comunque avviato dei progetti che non potevano essere fermati, per cui ci siamo trovati tra il 2012 e il 2013 in una situazione di forte instabilità.

Non ci siamo lasciati impressionare dalla situazione e abbiamo portato a termine il nostro programma di sviluppo, riportando solo un leggero ritardo di qualche mese. Dovevamo superare quel momento di difficoltà per tutte le aziende e uscirne più strutturati, con una grande capacità produttiva.

In un periodo in cui era forte la tendenza a esternalizzare le produzioni, noi abbiamo fatto il contrario, con attente analisi di make or buy. Quindi, tra la fine del 2013 e il 2014 abbiamo messo in campo molti investimenti e, in una situazione di fatturati stagnanti, sicuramente ne abbiamo risentito, ma eravamo convinti che accantonare riserve importanti sul fronte del capitale aziendale fosse la scelta giusta per far capire la nostra solidità sia agli enti istituzionali che a quelli bancari.

Terminati gli investimenti nel 2015, appena si è risolta quella particolare contingenza, Tecfi ha iniziato a crescere in maniera sostenuta, raddoppiando il fatturato negli ultimi dieci anni.

Uno dei trend è il fotovoltaico. Avete prodotti per il fissaggio?

Il fotovoltaico è stato un forte trend fino a una decina di anni fa. Tra il 2002 e il 2010 il mercato era sostenuto da importanti contributi, quindi si realizzavano moltissimi impianti di questo tipo. Il trend è durato fino al 2015, mentre negli ultimi dieci anni vediamo una propensione a costruire sempre più impianti a terra e meno sulle coperture degli stabilimenti.

Tecfi dispone di una gamma interessante per il fissaggio del fotovoltaico su metallo, calcestruzzo, legno, oltre a tanti accessori per le connessioni della sottostruttura. Il fotovoltaico resta comunque un comparto importante per chi vende sistemi di fissaggio, ma negli ultimi anni il settore dell’efficientamento energetico si sta focalizzando sempre più sui pannelli isolanti.

Il mercato richiede specifiche competenze per il cappotto?

L’installazione del cappotto è un compito molto serio e richiede competenze specifiche anche per il fissaggio. Per evitare il ponte termico si cerca di evitare l’utilizzo dell’acciaio. In più, bisogna considerare il grado di compattezza del materiale isolante, in base al quale andare a effettuare la scelta del tipo di fissaggio.

Quali sono i sistemi di ancoraggio specifici per l’isolamento?

Tecfi produce internamente una gamma molto interessante per questo tipo di applicazione, vantando in quest’ambito eccellenti competenze tecniche. I sistemi possono essere impiegati su tutti i materiali di base, dal calcestruzzo al gasbeton fino alle murature, permettendo al progettista di scegliere un solo prodotto, effettuando i dovuti calcoli per individuare il numero di ancoraggi da inserire al metro quadrato. Questo riduce notevolmente la possibilità di errore da parte dell’installatore.

Inoltre, abbiamo anche sistemi per fissare su, o attraverso, il cappotto. Nel primo caso si tratta di prodotti per fissaggi non strutturali e leggeri, nel secondo caso offriamo pezzi molto lunghi che consentono di fissare elementi pesanti e strutturali arrivando al materiale di base. Pronti a magazzino abbiamo sia viti per il calcestruzzo che tasselli lunghi 350 millimetri, certificati antisismici.

Quanto conta per voi l’utilizzo sempre maggiore del sistema di edilizia off-site, da montare in cantiere?

I nostri prodotti possono essere utilizzati per fissare a terra le strutture prefabbricate e per fissare le giunzioni. Al momento non abbiamo ancora affrontato questo settore con competenze specifiche, ma credo che in cantiere siano normalmente utilizzate le nostre viti per il calcestruzzo e per le giunzioni di parti in calcestruzzo, o prodotti similari. Vendiamo inoltre milioni di viti e piastre di connessione per il legno, che sicuramente vengono utilizzate anche nell’edilizia prefabbricata.

Tutte queste strutture, in calcestruzzo, metallo o legno, che sottostanno alle costruzioni off-site, montano poi elementi di facciata, carpenterie, infissi, ornamenti che danno un valore estetico aggiunto e vengono normalmente fissati con i nostri prodotti. I nostri tasselli in nylon, ad esempio, vengono utilizzati moltissimo nelle sottostrutture delle facciate, per permettere il fissaggio su spessori sempre più ridotti come richiesto nei prefabbricati che impiegano strutture strette e leggere.

La prefabbricazione è una tendenza che trovo molto interessante. Inoltre, la standardizzazione insita nell’edilizia off-site consente di eseguire attività di sperimentazione e conoscere precisamente il comportamento della struttura grazie ai test e all’esperienza accumulata nel tempo.

Per le aziende produttrici di pannelli e quelle di sistemi di fissaggio possono anche nascere collaborazioni per verificare la possibilità di creare connessioni non tradizionali, una necessità che viene sempre più richiesta dai progettisti. Essendo tra i principali produttori europei di fissaggi, spesso veniamo interpellati in tal senso.

Fornite anche servizi alle imprese?

Forniamo in maniera regolare un servizio di intervento sul cantiere, che può essere richiesto direttamente all’azienda o ai nostri rivenditori. In Italia operiamo attraverso i rivenditori che, in caso di richieste specifiche, ci mettono in contatto con i committenti per poi intervenire in cantiere. Spesso, veniamo chiamati dall’utilizzatore professionista che desidera ricevere una consulenza diretta sui sistemi di fissaggio utilizzati.

Quanto conta l’aspetto della sostenibilità?

Nel 2001, pochi anni dopo la nascita dell’azienda, abbiamo conseguito la certificazione Iso 9001 e nel 2004 la certificazione ambientale Iso 14001, mostrando la chiara volontà di Tecfi di tutelare le proprie maestranze e garantire elevati livelli di sicurezza e dimostrando la sua serietà non solo alle banche, ma a tutti gli stakeholders.

Siamo stati fra i primi a rientrare nei nuovi requisiti di Basilea 2 (accordo internazionale firmato nel 2004 che ha aggiornato i requisiti patrimoniali per le banche, introducendo un calcolo di rischio basato su tre pilastri: requisiti patrimoniali minimi, controllo prudenziale e trasparenza di mercato ndr).

Dunque, la sostenibilità e l’Esg in generale, che ne è la sua naturale evoluzione, sono sempre stati nel nostro Dna. Già nel nostro catalogo di venti anni fa citavamo la corporate social responsibility e abbiamo sempre agito in conformità a quei principi: quest’anno abbiamo raggiunto un altro importante traguardo pubblicando il nostro primo bilancio di sostenibilità.

Oggi il nostro rating è superiore di quattro-cinque punti alla media del settore e l’obiettivo è quello di arrivare in tre anni a 20 punti di differenza. Un traguardo di questo tipo comporta importanti investimenti dal punto di vista economico e finanziario, per disporre di maggiori risorse umane, facilities e spazi per migliorare l’approccio alla sostenibilità

Quali sono le vostre iniziative per la distribuzione?

Tanti anni fa ho messo a punto, insieme al reparto vendite, strategie di trade marketing mirate al punto vendita. Da tre anni abbiamo deciso di inserire la figura del direttore marketing strategico e go-to-market nella persona di Michelangelo Tursi, proveniente dal settore dei servizi e del largo consumo, per affrontare il marketing con un nuovo approccio strutturato e in grado di migliorare la nostra capacità di atterrare sui mercati.

Qual è il ruolo che deve avere il rivenditore?

Sono quasi trent’anni che supportiamo i nostri rivenditori con consegne in Italia in 24-48 ore, anche in porto franco. Permettiamo loro di effettuare anche ordini di poche centinaia di euro. Considerando tutto questo, i distributori sanno di potersi fidare di noi e per questo chiediamo loro di affidarsi a noi anche per ciò che concerne le attività di marketing.

Chiediamo loro di avvicinarsi all’utilizzatore professionale, anche quello che opera sui grandi cantieri, che spesso salta il canale della rivendita e trova aziende concorrenti pronte a soddisfare le sue richieste. Le rivendite devono fare un salto di livello, altrimenti il mercato si esaurirà e il terreno franerà loro sotto i piedi. Aspettare il cliente dietro al banco non è più sufficiente, bisogna uscire dalla rivendita, parlare con i progettisti, andare nei grandi cantieri.

Consapevoli di questo, sappiamo di dover aumentare i volumi e siamo pronti a investire molte risorse per supportare le rivendite in questa direzione. Dal canto loro, i distributori dovrebbero accogliere i nostri consigli su come allestire il punto vendita, quali prodotti inserire, come parlare a questi interlocutori. Abbiamo migliaia di clienti rivenditori che ci permettono di atterrare sul mercato: è indispensabile che loro si animino e noi gli daremo gli strumenti per poterlo fare.

Michelangelo Tursi: qualità e servizio per la rivendita

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«Siamo nati con le rivendite e vogliamo continuare con le rivendite, ma è evidente che il modello operativo utilizzato finora deve evolversi. Gli investimenti che stiamo realizzando per avvicinarci all’utilizzatore finale necessitano di rivendite più proattive e capaci di evolversi», afferma Michelangelo Tursi, direttore marketing e go-tomarket di Tecfi.

«Innanzitutto, vogliamo proseguire il nostro percorso di qualità assoluta sul prodotto e sul servizio, quello che permette alle rivendite di fare la differenza sul mercato. Puntare sul servizio significa continuare a investire sulla disponibilità del prodotto. Il nostro tasso di evasione nel 2025 delle righe d’ordine è stato pari al 97%, dimostrandosi una volta ancora un elemento di certezza per la rivendita, che sa di trovare in Tecfi un partner in grado di soddisfare qualsiasi esigenza, anche urgente, consegnando in 24-48 ore», prosegue Tursi.

«A fronte di questi cavalli di battaglia storici dell’azienda collegati alla componente logistica, stiamo implementando aspetti legati al supporto alla rete vendite, attraverso nuovi strumenti in grado di diffondere la conoscenza del marchio tra i clienti delle nostre rivendite e accelerare il processo di rotazione degli stock. Per esempio, abbiamo ingegnerizzato e reso disponibili, in omaggio per le nostre rivendite, dei kit di campioni gratuiti, banali nella loro concezione, ma unici perché nessun nostro concorrente ne dispone. Questi kit, disponibili all’interno di espositori da banco, permettono, in maniera molto semplice, di far provare e spiegare al cliente finale i benefici e le caratteristiche dei nostri prodotti».

«Oltre alle numerose iniziative di supporto alle vendite, è stato da poco implementato un progetto di rebranding. Un anno e mezzo fa abbiamo infatti deciso di ringiovanire il nostro marchio nei suoi aspetti testuali e grafici, con
una particolare attenzione anche all’aspetto cromatico, spostandoci sui colori grigio e giallo, particolarmente efficaci dal punto di vista della comunicazione visuale, consentendoci così un posizionamento distintivo rispetto ai nostri competitor, la maggior parte dei quali è focalizzata sui colori rosso e azzurro».

«L’altro elemento su cui stiamo investendo è l’allestimento nei punti vendita», prosegue Tursi. «Nel mese di gennaio 2026 siamo partiti con il lancio del nuovo catalogo di allestimenti punto vendita, con un forte rinnovamento sia dei prodotti utilizzati come scaffalature, pannellature e accessoristica evoluta. Oltre al catalogo per le soluzioni espositive, Tecfi ha sviluppato un nuovo modello operativo con squadre che opereranno direttamente sul territorio in modo da procedere in tempi estremamente rapidi, tra i sette-dieci giorni, dalla richiesta di allestimento; il tutto governato con sistemi digitali di  ordine e tracciabilità».

8 mila referenze per il fissaggio

Con un portafoglio prodotti estremamente ampio, composto da oltre 8 mila referenze divise in più di 800 famiglie, Tecfi si pone come uno dei maggiori produttori europei di sistemi di fissaggio.

Negli stabilimenti in Italia dispone di tre differenti linee di produzione (materiali plastici e gomme, tranciatura, stampaggio viteria a freddo da filo), oltre che di un laboratorio di ricerca e sviluppo e certificazioni con macchinari all’avanguardia tra cui una piattaforma per le prove sismiche sugli ancoranti sviluppata nel 2015 in collaborazione con il Politecnico di Milano.

Sono state sviluppate rigorose procedure legate alla produzione e alla commercializzazione dei prodotti aziendali. Tali procedure prevedono un controllo di qualità su tutta la filiera produttiva (dalla materia prima, ai semilavorati, al prodotto finale) attraverso il sistematico prelievo di lotti di produzione sottoposti a severi controlli di qualità nei laboratori Tecfi (prove dimensionali, meccaniche, metallurgiche, di corrosione e di scansione calorimetrica).

Solo a valle del superamento di tali controlli, il prodotto viene autorizzato alla commercializzazione. Le rigorose procedure di controllo qualità, combinate alla presenza su tutte le confezioni e imballi di uno speciale codice a barre finalizzato alla tracciabilità del prodotto, anche una volta uscito dagli stabilimenti (code 128), garantiscono al cliente la puntuale tracciabilità del prodotto finito e di tutti i suoi componenti.

L’adozione di un sistema di controllo della qualità così strutturato garantisce ai clienti di disporre di un prodotto Tecfi dagli elevati standard qualitativi garantiti nel tempo: le caratteristiche del prodotto non cambiano da un acquisto a un altro.

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