Dopo la battuta di arresto dovuta alla pandemia, le grandi catene Gdo destinate al fai-da-te, ma che servono anche il mercato professionale, hanno ripreso la corsa. Aumentano i punti vendita, crescono i fatturati. Ma c’è chi mette a segno un profitto maggiore di altri

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Nel mercato della Gdo, e in particolare in quello del fai-da-te, il 2021 è stato decisamente l’anno della ripresa per chi aveva subito nel 2020 uno stop e di un ulteriore consolidamento per chi, invece, anche nel 2020 aveva incrementato il proprio mercato.

Le dinamiche strategiche del settore, ben documentato dal monitoraggio annuale della rivista online Ten Diy And Garden (www.diyandgarden.com), raccontano di un settore che ha proseguito la sua espansione, aumentando complessivamente di 23 punti vendita la sua forza, arrivando a 812 negozi totali, dei quali 628 a gestione diretta e 184 affiliati.

Questa dinamica, già segnalata e presente da alcuni anni, prosegue il trend che sposta progressivamente il peso dai sistemi di affiliazione e di franchising alle insegne proprietarie e, dunque, attive direttamente nel mercato con i propri punti vendita. È una chiara strategia relativa al maggior controllo che la gestione diretta permette verso i punti vendita, secondo logiche che anche le nuove insegne, soprattutto quelle più innovative nei format, sembrano perseguire con costante attenzione ed efficacia, come avevamo peraltro già sottolineato anche lo scorso anno.

Il sempre maggiore controllo e focus sul proprio modello di business ha peraltro anche portato Bricoman a modificare la propria proposta, rinnovando il nome stesso dell’insegna, oggi non più Bricoman, ma Tecnomat, un deciso spostamento dalla logica del brico a quella dei materiali e della tecnologia.

Complessivamente le superfici di vendita, sempre secondo dati Ten Diy And Garden, sono aumentate di quasi 54 mila metri quadrati, raggiungendo la soglia di 2.265.274 metri quadrati, dei quali quasi il 50% è localizzato al Nord.

Le analisi dei bilanci 2021 delle insegne Gdo

Fin qui i dati strutturali del settore. Ma in termini di mercato il 2021 che cosa ha rappresentato per la Gdo? Ad analizzare i primi bilanci disponibili per le grandi insegne del settore, il 2021 è stato l’anno della ripresa per chi aveva rallentato e del consolidamento per chi aveva comunque incrementato il giro d’affari anche nel 2020.

Sono sette le insegne analizzate e rispetto all’analoga analisi proposta lo scorso anno manca solo Bricofer Italia, che non ha ancora il bilancio 2021 disponibile nel sistema camerale. Per tutte le altre, Leroy Merlin Italia, Bricoman Italia, Obi Italia, Bricocenter Italia, Brico Io, Ottimax Italia, Utility, i bilanci 2021 raccontano di un incremento medio complessivo per le sette insegne dell’8,5%, dopo il calo del 3,3% del 2020, portando la dinamica del biennio 2019-2021 a +4,9%.

Il trend positivo ha tuttavia un ampio range di diversificazione, che va dal valore minimo di crescita di Ottimax, che nel 2021 è aumentata del 2,7%, all’incremento più consistente, ovvero a quel +27,2%, fatto segnare da Bricoman, con il dettaglio che in quest’ultimo caso si tratta di una crescita dovuta all’apertura di quattro nuovi punti vendita. Ma molto importante è anche l’incremento di Leroy Merlin, +14,5%, e un buon risultato lo ha anche realizzato Bricocenter, con un aumento del fatturato dell’8,5%. Al di sotto della media complessiva, ma sempre con valori positivi, si trovano poi in successione Obi con +5,8%, Utility con un +4,3% e Brico Io a +3,6%. Nel caso di Utility e Brico Io va ricordato che nel 2020 le due insegne avevano presentato incrementi molto consistenti, in totale controtendenza rispetto al resto del campione.

Un campione che vale complessivamente oltre 3,9 miliardi di euro con utili medi complessivi al 2,2%, un valore medio positivo, ma non certo particolarmente interessante se non nella dimensione complessiva, ovvero nella quantità, perché in totale si tratta di utili pari a poco meno di 86 milioni di euro, diversamente distribuiti però nelle diverse insegne.

In pratica, oltre 78 milioni di euro di utili sono realizzati dalle prime due insegne, Leroy Merlin e Bricoman, con un peso rispettivamente del 2,4% e del 3,1% sul proprio fatturato, mentre percentuali minori le fanno registrare Bricocenter (1,6%), Brico Io (0,8%) e Ottimax (0,4%), mentre l’unico caso di perdite lo fa registrare Obi, con una perdita comunque molto contenuta, pari al -0,1% sul fatturato. Molto interessante invece il caso di Utility che, pur rimanendo l’insegna meno potente in termini di fatturato (38,5 milioni), realizza un utile in percentuale pari al 4,5%, segno di una forte competitività, giocata sul proprio modello organizzativo e di business.

Dal punto di vista economico-finanziario gli indicatori sono positivi e in miglioramento per tutte le insegne e dimostrano ancora una volta il buon stato di salute del settore. Gli indici di ritorno sul capitale proprio (Roe) vanno dal valore minimo del 2,7% di Obi al valore più elevato registrato da Bricoman, con il 15,9%, e nel mezzo valori medi compresi tra il 5% e il 9%, dunque con performance di redditività dei capitali propri certamente interessanti e in alcuni casi molto significativi per le proprietà.

Dal punto degli investimenti, la redditività misurata dal Roi presenta indici compresi tra il valore minimo di Ottima, pari all’1,3%, a quello più elevato fatto registrare da Brico Io, con un 15,5%. Molto buona anche la performance di Bricoman, che supera il 6%. Positivi anche gli indicatori relativi al Ros, l’indice che esprime la redditività operativa ogni 100 euro di vendite, che va dal valore minimo di Ottimax, pari allo 0,99%, a quello più elevato che è riferito a Utility, con il 6,9%.

L’indicatore di produttività, che abbiamo inserito dallo scorso anno nell’analisi, e che misura il rapporto tra costo del lavoro (costo del personale) e fatturato, evidenzia che le aziende adottano modelli gestionali molto diversi e l’organizzazione delle vendite in relazione al personale e agli spazi di vendita incide fortemente su questo indicatore, nel quale svettano le ottime performance di Bricoman e di Ottimax, con valori inferiori al 12%, mentre per le altre insegne gli indicatori sono mediamente compresi tra il 17% e il 21%.

Questo indicatore, associato a una lettura integrata dei dati economici con quelli dimensionali, in termini di superfici di vendita e di addetti, evidenzia le diversità dei modelli di vendita e indica in modo più netto perché alcune insegne hanno risultati economici e finanziari migliori di altre. Le sette insegne complessivamente contano 330 punti vendita, con una superficie complessiva di oltre 1,3 milioni di metri quadrati e 17.569 addetti, questi ultimi in forte crescita sull’anno precedente, grazie alle nuove aperture, in particolare quelle di Bricoman.

Il valore medio di fatturato per metro quadrato di superficie di vendita è pari a 2.978, in crescita rispetto ai 2.645 euro del 2020, con un valore medio per addetto pari a 222 mila euro, anch’esso un valore in crescita rispetto ai 205 mila euro dell’anno precedente.

Ma le medie, come nel caso del fatturato medio per punto vendita, nascondono le grandi differenze tra i modelli di vendita. Infatti, se da un lato vi sono insegne come Leroy Merlin e Bricoman che sommano rispettivamente tra i 31 e i 45 milioni di euro di fatturato per punto vendita, vi sono poi strutture come Ottimax che presentano fatturati medi pari a 12,5 milioni di euro per punto vendita, per scendere agli 8 milioni di Obi e ai 4,6 di Bricocenter. Vi è poi un netto stacco con le strutture di minore dimensione, come nel caso di Brico Io e Utility, dove il fatturato per punto vendita rimane inferiore o di poco superiore a 2 milioni di euro.

Chiaramente, la diversa disponibilità di metrature di vendita in rapporto al numero stesso dei punti vendita è l’elemento determinante in questa classifica, ma non va dimenticata la capacità di alcune insegne di avere una redditività per metro quadrato molto più importante di altre. In questo contesto il modello Bricoman è capace di sviluppare vendite per oltre 6 mila euro a metro quadrato, seguito dal modello Leroy Merlin che produce vendite per 3.700 euro circa a metro quadrato. Si scende intorno ai 1.800-1.900 euro per Obi e Bricocenter, mentre Ottimax, Brico Io e Utility presentano valori compresi tra 970 e 1.200 euro per metro quadrato.

Altro indicatore di performance è la capacità di vendita per singolo addetto, un’altra misura diretta della produttività, che presenta valori anche in questo caso molto diversificati, compresi in un ampio range che va dai 179 mila euro di Obi ai 307 mila euro di Bricoman. Nel mezzo ottima la perfomance di Ottimax, con 294 mila euro per addetto.

Conclusioni

I dati, dunque, presentano un 2021 assolutamente positivo, che ha permesso alle insegne della Gdo del mercato brico e fai-da-te di proseguire il cammino intrapreso negli ultimi anni, fatto di consolidamento e progressivo aumento non solo dei fatturati, ma anche dalla capillarità della rete di vendita, un fattore strategico per lo sviluppo competitivo del settore, che in questo modo e con alcune insegne in particolare diventa sempre più elemento competitivo per tutta la rete distributiva dei materiali edili, in particolare in alcune zone del Paese.

La grande dimensione e la forte capillarità sono elementi strategici sui quali queste insegne stanno investendo, in particolare quelle di grande dimensione che, forti proprio della loro taglia, hanno a disposizione risultati di esercizio che consentono forti investimenti, come dimostra Bricoman con la politica di ulteriori aperture di punti vendita e di cambio di insegna, per identificare ancora meglio la propria natura di partner tecnico per i materiali edili e non più solo per il mercato del fai-da-te, ovvero del brico-man. 

Ma i dati raccontano anche che nelle strutture di minore potenza e dimensione si possono attuare strategie vincenti per raggiungere risultati di mercato altamente performanti e competitivi. Un segnale da cogliere anche per le tante realtà della distribuzione edile che oggi possono guardare alle sfide del futuro sapendo che in molti casi possono misurarsi senza ansie con la Gdo.

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